venerdì 16 gennaio 2015

Di Grandi Gnomi, satira e religioni


Noto, con una certa apprensione, che molti, pur dichiarandosi laici o agnostici, sostengono l’intoccabilità della religione e del sacro invitando a rispettare il credo altrui.

Ora, le cose sono due: 
- O si prendono i cosiddetti testi sacri per quello che sono, ossia un prodotto culturale dell’umanità al pari di qualsiasi altro, certamente interessante da studiare sotto il profilo antropologico - ma allora non vedo perché non debbano essere oggetto di satira, critica o quant’altro, del resto nessuno si sognerebbe di dire che non si può fare satira sulla Poetica di Aristotele o che non si debba mettere in discussione per rispetto del fu filosofo e dei suoi sostenitori;

- O li si considera effettivamente per quello che la religione pretende di spacciarli: testi sacri in cui si ritrova la voce di dio che ci parla attraverso i secoli il cui contenuto raggiunge un valore di sempiterna validità in virtù della sua natura di verità rivelata.

Allora, nel secondo caso, abbiamo un problema. Che è poi il problema delle religioni stesse.  
Dio ha detto, dio pensa, dio vuole, può esserci qualcosa di più arrogante di pretendere di dire cosa dovremmo fare e pensare pensando che sia scritto su un libro sacro? Il sacro, peraltro, è un oggetto sociale, dell'umana cultura. Insomma, è questa pretesa di verità che rende ogni religione pericolosa e che fa sì che essa non sia soltanto una mera consolazione spirituale da praticarsi intimamente, ma che assurga a sistema politico invasivo finalizzato a erodere sempre più i confini del privato e dell’individuale per farsi sistema morale vigente della collettività.

I testi cosiddetti sacri sono stati scritti in epoche pre-diritto ed avevano proprio la funzione di regolare e controllare l’ordine sociale. Oggi dovrebbero essere trattati alla stregua di qualsiasi altro testo arcaico avente come oggetto un trattato sui sistemi sociali. 
Invece vengono spacciati per testi portatori di verità rivelata, peraltro quando si fa notare che la Bibbia, ad esempio, mostra tutte le incongruenze del caso che rivelano la sua inadeguatezza rispetto al presente, i credenti rispondono che bisogna andare oltre il dato testuale per accedere all’interpretazione; peccato che di questa interpretazione però pretendano di avere totale appannaggio. Ogni volta che ho provato a discutere di religione con ferventi credenti mi hanno detto che non avevo le capacità di intendere gli insegnamenti del signore. Un po' come quando la messa si diceva in latino appunto per mantenere quell'aura di sacralità e inaccessibilità alle masse.

Ciò che mi preoccupa è che nemmeno i cosiddetti laici mettono in discussione la presunta sacralità della religione. Questo perché proprio a causa della pervasività degli insegnamenti religiosi e dell’indottrinamento che subiamo, anche indiretto, da quando nasciamo, sembra che veramente la Bibbia o il Corano o tutto ciò che ha appannaggio di fede e religione debba essere considerato sacro. 
Ma, come dicevo all’inizio, può essere pensato sacro solo se effettivamente si crede in ciò che professa, ossia nel fatto che esista un dio che abbia detto e quell’altro e che ciò costituisca la verità; altrimenti ecco che diventa un libro come un altro e la religione un pensiero come un altro che, proprio per questo, non può esigere un rispetto assoluto o ammantarsi di un’aura di intoccabilità.

Poi si può discutere semmai se la satira delle vignette di Charlie Hebdo fosse buona o cattiva satira (così se guardo un film comico posso dire se era buona o cattiva comicità, ossia ci si può attenere a un mero giudizio estetico; ad esempio io adoro la comicità di Woody Allen, mentre mi fa schifo poiché banale, becera, volgare, stupida quella dei film di Neri Parenti), ma quello che non deve essere messo in discussione è il diritto di fare satira. Magari chiarendo anche che la satira, per funzionare, deve colpire il Potere, smascherandone gli orpelli che non permettono di vederne le magagne e gli strumenti con cui opprime. La satira deve avere un obiettivo ben preciso quindi e non può essere rivolta, che so, a vittime o minoranze perseguitate e vessate, ma semmai ai persecutori. La satira deve rivelare, mettere a nudo, smascherare. Mettere a nudo cosa? La menzogna che il Potere - o le sue emanazioni - racconta, le contraddizioni, i sistemi che usa per confondere e schiavizzare i popoli. 
Quindi fare satira sulle religioni – oggi incarnate in istituzioni di potere come la chiesa – è legittimo. Tanto più quando queste religioni vessano, perseguitano, proibiscono, incarcerano e limitano i diritti degli individui. 
Perché? Mi pare tanto semplice: ciò che professa ogni religione è l’esistenza di dio, che rimane un fatto indimostrabile, pretendendo di far passare questa menzogna (dubbio per alcuni) per verità rivelata. 
Certo, mi si fa notare quando discuto, nemmeno io posso dimostrare che dio non esista. Ma infatti non predico l’ateismo, non lo spaccio per verità rivelata, non prendo un testo antico inventandomi che sia la voce di un non dio che mi parla dicendomi che lui non esista. Non ho fondato un'istituzione di enorme potere (in passato anche temporale, oggi dovrebbe essere solo spirituale, pure se vediamo bene quanto la religione, persino nel nostro paese che dovrebbe essere laico, influenzi decisioni politiche, di costume e sociali in senso ampio) come la chiesa.

Nota: scrivo in maiuscolo i nomi della Bibbia e del Corano perché lo tratto alla stregua di qualsiasi altro testo, il cui titolo, notoriamente, scrivo in maiuscolo; scrivo in minuscolo dio perché è solo una parola comune come un’altra. Come se scrivessi “alieno”, o “gnomo”. Il punto è che ci potrebbe essere qualcuno che crede nel “Grande Gnomo”, ma poiché non è dimostrabile che esista, per chi scrive gli gnomi resteranno sempre un frutto della fantasia. Poi, tizio che ci crede, può continuare benissimo a crederci. Il problema della religione, delle tre religioni monoteiste soprattutto, nasce quando i credenti – in virtù dell’indottrinamento subito a causa della pervasività della religione nelle nostre società, pervasività politica e sociale – sono tanti e tutti questi tanti non si limitano a pensare al grande gnomo in privato, ma lo spacciano per esistente e spacciano per verità ciò che gli avrebbe detto attraverso un libro. 

2 commenti:

Ariel ha detto...

ottimo articolo, e non è un'eccezione :-)

Rita ha detto...

Grazie Ariella. :-*