martedì 9 agosto 2011

Cazzi e Cazzotti (ovvero un post ove si sostiene la necessarietà di continuare a parlare del femminismo)

Quella che vi propongo non vuole essere una disamina dei vari movimenti femminili e femministi e delle loro origini e sviluppi nei vari paesi perché sarebbe un lavoro troppo complesso (e in questo periodo, per me, anche faticoso) e anche perché ci sono già tanti altri blog che affrontano dettagliatamente l’argomento. Premesso questo vorrei invece porre l’attenzione sul pregiudizio che spesso accompagna il termine “femminismo”, specialmente nel nostro paese. E userò questo termine in un’accezione un po’ estesa, riassumendo in esso tutte le istanze da parte delle donne che nel tempo si sono rese via via manifeste.
Mi sono resa conto che sono proprio molte donne a voler  prendere le distanze da questo termine, come se già la parola in sé evocasse idee malsane o estreme, o come se lo si ritenesse un argomento ormai superato e che non avrebbe più ragione di essere; esiste inoltre un fraintendimento di base che è quello di credere che le battaglie femministe siano state un tentativo da parte delle donne di prendere il potere sugli uomini, rivendicando così una sorta di predominio genetico.
Non è affatto così. E a me sembra banale anche scriverlo e doverlo specificare, ma tant’è.
I movimenti femministi e femminili (questi ultimi avevano una connotazione più specificamente politica) sono nati per ottenere tutta una serie di diritti - sociali, politici, culturali, lavorativi ecc. - che per secoli ci sono stati negati. Inoltre, almeno in Italia, molti di questi movimenti sono stati inizialmente uniti anche ad altri mirati all’abolizione di ogni tipo di sfruttamento e di sopraffazione, specialmente a quelli che rivendicavano migliori condizioni salariali, diritto alle ferie, al riposo per malattia, alla cessazione del licenziamento senza giusta causa e via dicendo; insomma, le donne - che erano le prime ad essere discriminate sul lavoro (a parità di mansioni e di ore lavorative percepivano stipendi notevolmente più bassi, non potevano accedere ad alcuni ordini professionali ecc.) - hanno fatto fronte comune per migliorare, sì le loro condizioni, ma anche quelle dei loro compagni, mariti, fratelli e di chiunque fosse sfruttato.
Inoltre - sul piano culturale e di costume - hanno iniziato ad esigere rispetto e pari considerazione pur nel riconoscimento di una diversità biologica; detto in altre parole, l’essere nate donne non avrebbe più dovuto in alcun modo rappresentare una deminutio o un motivo di discriminazione rispetto all’essere nati uomini, in quanto tutti dobbiamo avere i medesimi diritti (com’è noto, io sono anche una sostenitrice dei diritti degli animali, e ribadirlo una volta in più di certo non può far male!).
E di certo essere femministe non significa volersi considerare “superiori” o “migliori” degli uomini, bensì mirare ad un’eguaglianza (giuridica, politica, sociale ecc.) pur nella diversità biologica; una donna è sì diversa fisicamente (ha meno massa muscolare, ad esempio), ha un ruolo biologico diverso da quello maschile nella procreazione, è diversa nella psiche,  ha attitudini e caratteristiche mentali diverse, predisposizioni e capacità (nell’organizzazione dello spazio, dei pensieri ecc.) differenti, ma questa, chiamiamola pure “diversità” biologica, non è e non deve essere intesa nell’accezione di un’inferiorità o di una “menomazione”.
Non mi sembra che ci voglia molto a capirlo. Né, mi sembra - fatte salve alcune eccezioni, che pure ci saranno state e ci saranno sempre - che le femministe abbiano mai inteso qualcosa di sostanzialmente diverso. 
Quello che faccio fatica a comprendere allora è perché, oggi, molte donne, anziché ringraziare le paladine e promotrici di queste battaglie vogliano prenderne le distanze.
Eppure spesso sento frasi di questo tipo: “io non sono affatto una femminista, però è giusto che le donne... ” - “non per essere femminista, ma vorrei che le donne... “,  ah, io detesto le femministe, ma basta, è passata l’epoca di queste rivendicazioni” e via dicendo; mi domando allora se queste donne, dichiaratamente ed almeno apparentemente emancipate, sappiano di cosa stanno parlando.
Perché al solo pronunciare la parola “femminismo” storcono la bocca ed arricciano il naso come se il solo pensiero di venir considerate delle femministe fosse chissà quale vergogna? Non è che forse, sotto sotto, queste donne si vergognano di pretendere quel che spetta loro di diritto, ossia pari considerazione e rispetto a quelli degli uomini? Possibile che il modello culturale e sociale (e religioso, e qui, ci si sarebbe da aprire un capitolo a parte, ma non lo farò per il momento) della sottomissione ed inferiorità sia così ben radicato da non venire nemmeno considerato come “problema”? O forse, c’è di peggio: forse queste donne credono, sono convinte che ormai siamo riuscite ad ottenere tutto ciò per cui è stato necessario lottare in passato e che quindi oggi il termine femminismo non abbia più sostanzialmente motivo di esistere.  Per come la vedo io, se davvero queste donne non riescono a comprendere che siamo ancora ben lontane dal quel rispetto che meritiamo, significa che la visione maschilista della nostra società è stata così ben introiettata da aver raggiunto il proprio scopo.
Se è vero che siamo riuscite (grazie alle istanze femministe!) ad ottenere diritti politici e lavorativi (almeno nel nostro paese ed almeno in teoria, ché la realtà concreta spesso può essere ben diversa), siamo però ancora ben lontane da quel modello auspicabile di società in cui il fattore “sesso” non sia in alcun modo determinante.
Purtroppo la nostra società è intrisa di maschilismo fin nel midollo e, ripeto, lo è talmente che alcuni modelli e stereotipi culturali hanno finito per essere assunti come “naturali” (un po’ come accade anche per gli atteggiamenti specisti nei confronti degli animali). Lo è a partire dal linguaggio, dalla gestualità, dai comportamenti sociali, per finire con le più eclatanti manifestazioni di abuso e di violenza (fisica e psicologica, ed a tal proposito vorrei segnalarvi un interessante post che il sempre attento Ivaneuscar ha scritto proprio alcuni giorni fa).
Un esempio su tutti e che può servire a mettere ben in evidenza l’uso strumentale - spesso nella sola accezione sessuale -  che viene fatto della donna è quello della ben nota e frequente apostrofazione che le si rivolge quando commette un’infrazione all’atto della guida: “troia” - “zoccola” - “puttana” e via dicendo. Ora, mi domando quale sia l’astrusa associazione mentale che porti l’uomo a considerare una donna, che so, che si è dimenticata di mettere una freccia (il che la qualifica certamente come persona poco attenta, ma solo questo!), anche una zoccola, puttana, troia ecc., come se conoscesse nei particolari l’attività sessuale di quest’ultima; mi domando insomma quale sia, ed a quale titolo, l’attinenza sessuale con la guida (non mi pare il caso di scomodare Ballard e Cronenberg!).
Perché una donna che sbaglia deve essere sempre una troia?
Di esempi così potrei farne a migliaia. Perché migliaia sono i pregiudizi e gli stereotipi culturali e sociali che portano al totale fraintendimento dell’immagine del femminile (passando dai miti della letteratura e del cinema che tanto hanno contribuito a creare un’idea falsata e spesso dicotomica della donna: femme fatale o angelo del focolare - il sempreverde santa o puttana - bionda buona e mora cattiva oppure, di converso, bionda oca e mora intelligente e via dicendo) che rinforzano e nutrono certi atteggiamenti maschilisti che talvolta sopravvivono e si alimentano proprio della diffusione di questi luoghi comuni che faticano a venire estirpati da un certo immaginario collettivo.
Per questo e proprio per questo io invece - a differenza di alcune - sono fiera di definirmi femminista. Lo sono perché ogni giorno scorgo e vivo sulla mia pelle migliaia di atteggiamenti, gesti e comportamenti maschilisti, dal più “innocente” (ma, proprio per questo, più subdolo e quindi pericoloso!) a quello più diretto ed intenzionato.
Compito di noi donne allora è quello di provare a smascherare tutti questi comportamenti, di provare a leggerli non come un giocoso rituale di comportamento dei ruoli maschile e femminile, ma come l’ennesima forma di abuso, di sopraffazione  e di discriminazione  ben velata dalla consuetudine.
Mi rendo conto che avrei dovuto fare più esempi, ma confido nel fatto che molte donne sapranno riconoscervi l’oggetto (gli oggetti) del mio atto di accusa, e anche perché mi piacerebbe (vacanze d’agosto permettendo) che fosse magari qualche lettrice (e lettore) ad aggiungere episodi, esempi, punti di vista.
Chiudo con un racconto occorsomi qualche tempo fa, che mi fece - come si suol dire - ridere per non piangere: mi trovavo in visita a mia madre ricoverata in un ospedale per degli accertamenti e ebbi modo di fare due chiacchiere con la sua vicina di letto, una donna semplice (locuzione per non dire: una ruspante romanaccia) la quale - entrata in confidenza - si mise a raccontare la triste vicenda di un suo figlio che era stato lasciato dalla moglie. Questa signora ovviamente aveva preso le parti del figlio ed iniziato a parlare malissimo dell’ex nuora, dicendo che era una che non stava mai a casa, che voleva uscire con le amiche, che non trattava questo santo figliolo come avrebbe meritato ecc.; ora, non so e non mi interessava quanto di vero ci fosse in questo e quali fossero (e se lo fossero davvero!) le serie manchevolezze da parte dell’ex moglie del figlio, tuttavia ad un certo punto, la signora (la vicina di letto di mia madre)  se ne uscì con questa frase che, letteralmente, mi lasciò del tutto incapace di replica: “perchè a mii fijo, jelo dicevo sempre, tu sì troppo bbbono co’ tu moje, avevi da fà invece come te dicevo sempre io, alle donne je devi dà “cazzi e cazzotti”!!!”. E poi, rivolta a me ed a mia madre, con espressione seria, convinta ed anche un pochino da esaltata: “sì, sì, pe le donne ce vole solo questo: cazzi e cazzotti, tutto il resto so’ chiacchiere!”.

23 commenti:

Anonimo ha detto...

Non sono d'accordo per niente.
La parificazione di fatto credo sia stata più che raggiunta e la donna ha conquistato posizioni sociali in tutti i campi e in tutti i settori, può persino intraprendere la carriera militare, o non di meno presiedere un governo. Possiamo fare mille esempi. Se poi esistono ancora uomini stronzi, cioè ancorati al vecchio concetto di repressione femminile, si tratta di casi a sè stanti, non più preponderanti o generalizzabili.
Così come credo che se una donna nel 2011 voglia ancora impuntarsi sulle questioni femministe, spesso e volentieri cerca di nascondere un disagio di inferiorità personale.
Quello che posso constatare, se proprio volessi venirti incontro, è che sussiste ancora una certa discriminazione di tipo idealistico che pretende di vedere la donna unicamente come oggetto di allusione sessuale, che è pesantemente utilizzata nel modello consumista e alla quale la donna stessa però NON sembra volersi ribellare davvero, forse per comodità. Se per esempio cominciasse a pretendere di non entrare più gratis nei locali ma di pagare come fanno gli uomini, che spesso restano ugualmente fuori se non accompagnati da una presenza femminile... Se iniziasse a rinnegare (e qualcosa finalmente si sta muovendo) l'idealizzazione del corpo come facile scorciatoia per aprire tutte le porte, ribellandosi al concetto di velina/sciaquettina/escort e iniziando a prendersela con tutte quelle (tantissime) ragazze che lo assecondano per il semplice fatto che a loro conviene benissimo così... Se cercasse di meno il divorzio (ottenuto negli anni '70 per liberarsi da uno stupido dogma ecclesiastico e finito invece per essere utilizzato come arma di rivalsa femminile) senza pretendere l'affidamento totale del figlio come se fosse l'unica avente sacrosanto diritto a tenerselo... Se iniziasse a liberalizzare il concetto del sesso vissuto non più come strumento di sottomissione maschile ma come tabù da abbattere per riappacificarsi con l'uomo... Vedresti sparire di colpo tutto il fascismo estetico, le pubblicità perennemente allusive, i push up inutili e costosi, gli interventi di chiurgia plastica, ma soprattutto l'idea che per fare carriera basti andare a letto con l'uomo giusto, idea che non fa altro che limitarvi come persone e che ciò nonostante continuate a perseguire. E' la donna che si sta limitando da sola, utilizzando oggi - dopo aver giustamente ottenuto negli anni '70 quello che le spettava di diritto - lo stendardo del femminismo semplicemente come mezzo per rendersi ancora vittima dei limiti che lei stessa si pone. E bada che non sono un maschilista, semplicemente penso che ormai, nonostante tutte le sfumature, le nostre barriere culturali non ostacolino più nessuno dal perseguire le proprie aspirazioni sociali personali, indipendentemente dall'essere maschio o femmina. PS: hai letto Erin Pizzey, vero?

ivaneuscar ha detto...

Argomento importante. Sono d'accordo con ciò che scrivi, e del resto abbiamo già avuto modo di scambiarci le nostre opinioni sul tema.
Voglio ribadire che è un tema ancora sottovalutato. E' vero che la situazione della donna oggi in Italia non è più quella di cinquanta o di quaranta anni fa; molti passi avanti sono stati fatti, nella legislazione e anche nel costume, nelle abitudini diffuse e nella mentalità. Però da qui a dire che "non ci sono più problemi" o "è tutto risolto" in tema di rapporti uomo-donna ce ne corre...
A chi sostiene che ormai le donne "hanno la parità" o "hanno tutto ciò che vogliono", avrei alcune cose da far notare.
Innanzitutto, il pensiero femminista e femminile non si esaurisce nella "richiesta di parità": questo poteva essere lo slogan degli anni '60-'70, quando la donna in Italia era talmente discriminata che la priorità era il raggiungimento della pari dignità e dei pari diritti rispetto all'uomo. Col tempo, la riflessione delle donne si è ulteriormente articolata e ha cominciato a rivendicare il riconoscimento dell'identità di genere, e quindi il superamento di una "parità" fittizia, basata sull'omologazione dei soggetti sotto un comune denominatore "neutro", che in realtà era/è costruito su immagine dell'uomo (inteso come maschio).
Un mondo migliore, dicono oggi alcune pensatrici femministe, è un mondo nel quale ciascun soggetto, con le sue specifiche caratteristiche (di genere, e non solo) ha spazio e riconoscimento, senza essere "compresso" a forza in un modello (falsamente) neutro.
La standardizzazione - ovvero un sistema nel quale diventiamo "numeri senza qualità" e senza caratteristiche singolari - non fa bene a nessuno, in realtà, né alle donne né agli uomini, e questo conferma che le critiche svolte dal pensiero femminista alla società attuale sono importanti per *chiunque*, ed è importante conoscerle e confrontarsi con esse.
Corollario importante dell'identità di genere è però che tale identità dev'essere declinata a partire da ciò che il soggetto stesso esprime, elabora, sente, e non invece a partire dai desideri dell'altro: insomma, lo "specifico" del femminile dev'essere espresso, raccontato, elaborato, dalle donne stesse, e non dai desideri maschili, o sulla base di questi, com'è avvenuto troppe volte in passato; e viceversa.
In secondo luogo, c'è un rapporto dell'ONU che monitora, a trent'anni di distanza dalla sua entrata in vigore, l'applicazione della Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women (CEDAW): ebbene, secondo quel rapporto, l'Italia ha ancora molti passi da fare per essere considerata pienamente adempiente rispetto ai contenuti di quella Convenzione internazionale.
In terzo luogo, ancora oggi troppe donne sperimentano molestie in ogni ambito della loro vita sociale, fin dall'adolescenza. A molte, moltissime donne è capitato/capita di subire, specie a partire dai 13-14 anni, allusioni e apprezzamenti volgari ed esplicite avance da parte di uomini adulti (a volte perfino anziani), o palpeggiamenti, quando addirittura non sono/sono state costrette ad assistere ad atti osceni da parte dei maschi adulti suddetti. Se la cosa sembra "sporadica", è perché le donne di solito non parlano volentieri in pubblico di queste vicende, preferiscono dimenticarle; ma posso garantire che, quando sono in ambienti rassicuranti e con persone amiche o disposte ad ascoltarle, quelle donne rivelano ciò che hanno dovuto subire, in un giorno vicino o lontano della loro vita. E sono tante, vi assicuro, tante! troppe!
Quindi non è affatto "tutto risolto", nei rapporti uomo-donna... Tutt'altro!

ivaneuscar ha detto...

E ancora, a quante donne è capitato di mangiare da sole in un ristorante, e di essere avvicinate da qualche uomo che solo perché le ha viste sedute senza compagnia maschile a un tavolo, si è sentito in diritto di molestarle con avance sgradite e assolutamente non richieste? Questo succede ancora oggi, nell'anno di grazia 2011, e non sono eccezioni! Molte mie amiche mi confessano, a volte con ironia ma talvolta con fastidio e pena, di non sentirsi libere, appunto, di andare a mangiare da sole in qualche posto, perché c'è sempre, *sistematicamente*, qualche uomo importuno e inopportuno che le infastidisce.
Questi sono fatti di oggi, non di ieri! Ma perché una donna non può sentirsi libera, nel XXI secolo, di dedicarsi a qualche attività o svago *da sola* (senza compagnia maschile, intendo)? Perché, per quale ragione, deve essere considerato "automatico" ed "evidente" (??), da parte di un esercito di uomini senza nome ma dal cervello fatto in fotocopia (evidentemente), che una donna seduta da sola a un bar o a un tavolo di ristorante (o a volte in un cinema, al bordo di una piscina, in un autobus, ecc.) cerchi compagnia e "voglia" essere corteggiata (diciamo corteggiata...)? Dove sta scritto? Questa è continuazione del maschilismo con altri mezzi!
In moltissimi casi, quando una donna siede da sola in un ristorante (o in altri posti pubblici) vuole semplicemente starsene per i fatti suoi, senza essere infastidita dal corteggiatore sconosciuto di turno in "servizio permanente". E' così difficile da capire?
E, rispetto alla scarsa sensibilità che c'è ancora da noi su certi temi, si pensi al fatto che per ottenere una legge sullo stalking in Italia ci sono voluti decenni! E in questi decenni, molte donne hanno subìto soprusi gravi e maltrattamenti, in assenza di una legge che le tutelasse a dovere.
Quanto all'atteggiamento della signora, che citi nel post, posso dirti che anche a me è capitato di notare in certe donne un feroce atteggiamento misogino, molto simile a quello che descrivi. Le cause credo siano molteplici. Un elemento mi sembra da approfondire: alcune donne proiettano sul "figlio maschio" il maschile che nella subcultura patriarcale che loro vivono o hanno vissuto (con la mitizzazione del ruolo maschile su cui essa si fonda) loro avrebbero voluto possedere. Fanno di quel figlio la chiave d'accesso al privilegio maschile, e lo usano per castigare a loro volta, in maniera simbolica o reale, le donne che invece, diversamente da loro, riescono o sono riuscite in qualche modo a sfuggire ai condizionamenti del patriarcato, liberandosi. Bisogna ricordare che lo "schiavo" che si libera (o il povero che diventa ricco, ecc.) è molto spesso vittima dell'odio dei suoi ex compagni di sventura. E' un meccanismo psicologico abbastanza diffuso; coloro che lo incarnano, però, non ammetterebbero mai, ovviamente, lo scatenarsi in loro di tali pulsioni. Preferiscono piuttosto farsi paladini dell'ordine esistente, lo stesso che loro subiscono, pur di "abbattere" la fortuna di chi "ce l'ha fatta" a liberarsi dalle catene...

ivaneuscar ha detto...

Penso che ci troviamo in una fase di transizione fra mondi differenti. Sicuramente il "vecchio" mondo patriarcale, basato su privilegi e disparità di trattamento, non è più vitale, ma stenta a sgomberare il campo. Quindi il "nuovo" mondo è ancora frammentato, incerto... è anche per questo che i rapporti fra donne e uomini attraversano una fase di "assestamento", nella quale le incomprensioni superano a volte le cose condivise. Solo quando riusciremo a liberarci dagli stereotipi, che ci assillano e opprimono tutti/e, potremo veramente navigare "in mare aperto", conoscendo meglio la complessità dell'animo umano, che oggi ci fa in realtà ancora paura: per questo usiamo ancora gli stereotipi come "schermo protettivo" contro la *difficoltà dell'altra/o*.
Ritengo comunque che uno dei problemi da affrontare sia il (fuorviante) sentimento di possesso del quale coloriamo ancora i rapporti umani, specialmente quelli affettivi. E' un discorso lungo da fare, perciò lo tralascio, ma mi propongo di approfondirlo un giorno.
In ogni caso, un mondo in cui i rapporti fra i generi sono basati sul modello del conflitto ha qualcosa di sbagliato, in sé; perché mai si deve accendere una lotta per la "prevalenza" o il "predominio"? E si badi: la "guerra" non può cessare con la resa incondizionata di una delle parti in causa; questa è la pace del sopruso e della sopraffazione. Dobbiamo arrivare alla capacità di ascoltarci senza schermi di mezzo, appunto, e senza carte truccate, senza vantaggi precostituiti in base a teorie sempre opinabili e discutibili.
Scusa la lunghezza del mio commento, ma il tema merita attenzione.

Anonimo ha detto...

"E ancora, a quante donne è capitato di mangiare da sole in un ristorante, e di essere avvicinate da qualche uomo che solo perché le ha viste sedute senza compagnia maschile a un tavolo, si è sentito in diritto di molestarle con avance sgradite e assolutamente non richieste? Questo succede ancora oggi, nell'anno di grazia 2011, e non sono eccezioni! Molte mie amiche mi confessano, a volte con ironia ma talvolta con fastidio e pena, di non sentirsi libere, appunto, di andare a mangiare da sole in qualche posto, perché c'è sempre, *sistematicamente*, qualche uomo importuno e inopportuno che le infastidisce."


...


Cioè solo perchè un uomo si avvicina a una donna nel tentativo di corteggiarla vedendola sola al ristorante (forse perchè il suo cuore ha sussultato quando l'ha vista, l'ha trovata bellissima e non vuole perdere quella che potrebbe essere l'occasione di una vita) tu parli di stalking e maschilismo?
Mah, mi sembra un'uscita di una ruffianeria sconvolgente. Quindi se una donna prova ad avvicinare un uomo allo stesso modo si parla di società femminista e stalking femminile? Io dico che invece sarebbe un altro piccolo passo per un livellamento ancora più affinato della società paritaria.

ivaneuscar ha detto...

@Anonimo:
"Solo perché un uomo si avvicina..."
No, non è questo, e mi aspettavo l'obiezione, del resto: mi riferivo all'automatismo della situazione, al ripetersi degli stessi approcci, tendenzialmente aggressivi e/o invadenti, fatti di complimenti spesso pesanti in prima battuta (prima ancora di conoscere chi hai davanti), degli stessi stereotipi nell'avvicinarsi all'altro sesso... è questo che "non funziona".
Avvicinarsi a una persona, a una donna, iniziando una conversazione in sé non è un *dramma*. I modi però non sono un elemento secondario; perché si deve sempre cominciare dal "pansessualismo" dei discorsi? Perché non si pensa al fatto che prima bisogna rendersi interessanti, come persone, e poi eventualmente può nascere altro?
E poi, la diffusa "cafoneria" (invadente, ripeto) è disarmante, fa rabbia.
Anche perché come uomini si finisce per essere accomunati nel mucchio con quei "cafoni" lì.
E perché?
Poi, perché parli di "ruffianeria"? cosa intendi?
Nessuno ha il monopolio del "pensiero maschile", né io né tu, né nessun altro. Non parlo per ingraziarmi nessuna e nessuno, esprimo il mio pensiero.
Oppure, solo perché sono uomo, devo pensarla secondo un presunto "pensiero unico maschile"?
E chi stabilisce i canoni di questo pensiero maschile? non siamo liberi di articolare le nostre idee come ci pare, e soprattutto secondo coscienza, a prescindere dall'appartenenza "tribale"?
Sono un essere pensante libero, e ti assicuro che non sono mica sempre d'accordo con un'altra persona solo perché è donna! Dipende da ciò che dice, pensa, fa. Non parto però da un'idea preconcetta di "appartenenza".
E per questo, però, non comprendo chi senza mai aver approfondito testi scritti da pensatrici femministe, le critica (non mi riferisco a te o ad altri in particolare, ma ad un atteggiamento).
E comunque, non mi sento parte di nessun gregge, quindi non accetto nessuna idea di "fedeltà" a priori. Per alcuni uomini, un uomo che non difende a priori sempre e comunque gli uomini è un "traditore". Ma traditore di che?
Non ho giurato fedeltà a nessuna "setta", dunque non sono traditore di niente.
Ecco, anche questa idea del "tradimento" è uno stereotipo. Vorrei che (tutti/e) ci liberassimo da questi "pensieri automatici", pregiudizi, ecc., una buona volta. O poco per volta. L'importante è voler cominciare.
Così la penso io. Non sono la Verità, ma la penso così. Punto.

Anonimo ha detto...

"I modi però non sono un elemento secondario; perché si deve sempre cominciare dal "pansessualismo" dei discorsi? Perché non si pensa al fatto che prima bisogna rendersi interessanti, come persone, e poi eventualmente può nascere altro? "

...? Ma quello che dici secondo me è a discrezione dell'individuo singolo e non può essere generalizzato: c'è l'uomo che si avvicina perchè vuole solo sesso, quello che si avvicina perchè la trova carina ma è timidotto e prudente e in testa ha un'idea di compagna piuttosto che di avventura, e quello che invece si avvicina perchè magari incuriosito da un elemento della donna, il quale stabilisce una connessione amichevole e non sessuale; per esempio lei sta leggendo un libro al quale l'uomo era interessato a comprare, e magari costui è fidanzato e si avvicina con il solo scopo di chiedergli un parere e i due finiscono per chiacchierare.
Ho fatto tre esempi veloci di come la realtà sia troppo complessa e varia per essere classficata tout-court sotto un comune fine sessuale: sebbene questo aspetto venga comunque preso in considerazione anche solo per un attimo tra i due, esso riguarda istinti primoridiali inesorabili, e non può essere preso a campione per colpevolizzare l'una o l'altra parte. L'intelletto fa sempre il resto, ed è quello che non ci permette di generalizzare. Quanto alla cafonaggine, stesso discorso: non è colpa "degli uomini" se in giro ci sono anche tanti uomini ignoranti, così come non è colpa "delle donne" se il mondo è pieno di donne che lo sono altrettanto.

Biancaneve ha detto...

@ anonimo

Non ho letto Erin Pizzey. Invero ho letto pochissimi testi specifici sul femminismo: le mie riflessioni si basano innanzitutto sull'osservazione ed analisi accurata della cultura in cui viviamo tentando di capire come si arrivi e si sia arrivati (anche da una prospettiva storica) alla costruzione di determinati miti, stereotipi, schematismi, ruoli sociali ecc..
Attenzione che rivolgo non solo, ovviamente, alla questione delle donna, ma anche a quella del trattamento degli animali o a tante altre situazioni che reputo interessanti studiare ed osservare.

"La parificazione di fatto credo sia stata più che raggiunta e la donna ha conquistato posizioni sociali in tutti i campi e in tutti i settori, può persino intraprendere la carriera militare, o non di meno presiedere un governo."

Questo l'avevo già scritto anche io. Per quanto riguarda la parità giuridica, politica ecc. è vero che siamo riuscite ad ottenere molto, almeno sulla carta, conosco invero molti uomini che si rifiutano di assumere donne per non dover poi pagare i contributi della maternità o per non dover restare "scoperti" durante il periodo concessoci sempre per lo stesso motivo. E saranno anche casi singoli, beninteso, ma quando ci si trova di fronte a questi casi una, due, tre volte, forse allora è il caso - perdona la ripetizione - di iniziare a fare delle statistiche e a vedere che poi tanto singoli non sono. Ovviamente nessun professionista, imprenditore ammetterà mai di aver preferito assumere un uomo piuttosto che una donna per i motivi di cui sopra, magari addurrà altri pretesti, ma ti assicuro che invece è cosa piuttosto nota; tanto che ai colloqui di lavoro alle donne viene sempre chiesto se sono sposate, se hanni figli, se hanno intenzione di farne; ed è anche vero l’opposto, ossia di uomini che assumono donne preferibilmente giovani ed avvenenti (soprattutto in locali aperti al pubblico, tipo bar, pub, ristoranti, negozi ecc.) immaginando così di avere più clientela. Giuro. Di casi così ne ho sentiti moltissimi. Anche la discriminazione basata sull’età e sull’aspetto fisico è cosa che avviene molto spesso. Le donne giovani vengono assunte più di quelle con qualche annetto in più. Io ho 42 anni, e se volessi essere assunta come commessa in un negozio del centro, sarei sicuramente messa da parte a favore di una ragazza più giovane, pur avendo magari più esperienza, professionalità, capacità. Queste non sono supposizioni, ma constatazioni effettive.

Premesso questo, ossia che poi il principio di effettività di una legge non sempre è conforme a quello che l’ordinamento legislativo prevede, quando io parlo di società maschilista mi riferisco esattamente a tutti quegli atteggiamenti, anche apparentemente innocenti, che Ivaneuscar ha riportato nei suoi commenti e che mi sembra a questo punto ozioso ripetere. E, anche qui, non credo proprio di riferirmi a casi singoli, visto il ripetersi e protrarsi di certi atteggiamenti, diffusi a tutti i livelli sociali, anche tra persone cosiddette “istruite” ed emancipate, ché non si creda che sia solo il “cafone” o lo “stronzo” a comportarsi in una determinata maniera, anche se poi magari saranno differenti le modalità gestuali ed il linguaggio.
(segue)

Biancaneve ha detto...

@ anonimo (segue dal commento precedente)

La seconda parte del tuo post la trovo molto interessante ed, in un certo senso, ti do ragione. E’ verissimo che l’uso della seduzione e del corpo (che poi si esplica e declina in un’infinità di varianti) che le donne mettono in atto in alcune occasioni (tipo per ottenere favori e scorciatoie lavorative, per promuovere un determinato prodotto, nei media ecc.) è deprecabile (mentre invece, avendo un’indole libertaria - fors’anche libertina - sono a favore di una donna emancipata sessualmente, liberissima di sedurre quanti uomini desidera e facendolo con tutti i mezzi a sua disposizione (intelligenza, ma anche bellezza fisica). In altre, semplici, parole: se una donna usa il corpo perché vuole conquistare un uomo per motivi sessuali o sentimentali, sono affari suoi; se lo fa per ottenere un favore lavorativo o di altro tipo, allora no, lo trovo squallido.
C’è però da dire che quest’ultimo comportamento non è affatto - come pensi tu - prerogativa delle donne, ma ancora (e sì, ancora una volta!) una conseguenza della società a forte valenza maschilista in cui siamo immersi.
Dopo anni, secoli di considerazione della donna come solo oggetto sessuale, si è ottenuto questo risultato. Da donna (personalmente non lo faccio), potrei ragionare così: “se tu, uomo, mi vedi solo come oggetto sessuale, o al massimo come moglie, o amante, o madre e mai nella mia totale complessità, allora io cerco di affilare le uniche “armi” che mi sono concesse, ossia quelle della sensualità, della seduzione ecc.”. Faccio di necessità virtù, come si suol dire. E’ sbagliato. Certo. Ma immagina quanto può essere difficile per una ragazzina che cresce davanti alla tv (magari mediaset, la prima ad aver esasperato ed amplificato al massimo l’immagine della donna velina, letterina, con tette, bocche e culi rifatti ecc.), la cui mente si modella su quella precisa immagine della realtà, credere che esistano invece altri modi di rapportarsi e di comportarsi in società.

Allora, sul ruolo della donna oggettificata sessualmente nei media, ci sarebbe un altro discorso complessissimo da fare. Il sesso da sempre è stato prerogativa delle campagne pubblicitarie e questo per tutta una serie di ragioni di natura antropologica e psicologica.
Io, in parte, ne ho accennato qui:
http://ildolcedomani.blogspot.com/2011/03/piccolo-spazio-pubblicita.html

quindi, il discorso della donna che espone le sue nudità (in maniera fortemente erotizzante; non è la nudità in sè ad eccitare infatti, ma la costruzione intellettuale che sopra vi viene fatta, tanto che nell’arte classica le madonne, sante ecc. sono sempre state rappresentate anche a seminude, o con seni esposti, ma di certo la cosa aveva ben altra valenza) è fortemente collegato a tutto quell’altro discorso della rimozione della malattia, della vecchiaia, della morte che diventa necessario nel momento in cui si vuole allettare, vendere, anziché far riflettere. Sesso e morte sono legati a doppio filo. Il sesso è legato alla procreazione (ancestralmente, atavicamente, parlo di istinti insopprimibili) e quindi alla possibilità di restare sostanzialmente eterni (ti rimando, non solo alla lettura del mio post già sopraindicato, ma, ad esempio, all’analisi di Crash di Ballard - ed alla visione dell’omonimo film di Cronenberg - che riassume e contestualizza benissimo queste dinamiche, o anche alcuni romanzi di Philip Roth, che, in sostanza, non parla d’altro).

(segue ancora)

Biancaneve ha detto...

@ anonimo (ultima parte commento)

Apparire giovani, belli, in grado di procreare (le donne con il corpo, gli uomini con tutti gli ammennicoli che la tecnologia ha concesso loro, in quanto le donne hanno una sessualità più complessa, non basata sul solo uso della vista) significa contrastare la morte, tenere lontana l’idea di questa tragedia inevitabile (vista da noi, socialmente, come tragedia, anziché come l’evento naturale che dovrebbe essere). Ovviamente le pubblicità, ma tutta la televisione (che ci tiene a sviare l’attenzione dagli aspetti più oscuri e tragici dell’esistenza), si basano su questo semplice binomio del sesso e della morte. Sto riassumendo in maniera molto didascalica concetti che ho già avuto modo di approfondire nel blog.
Guarda, il nostro presidente del consiglio ne è un esempio plateale: non rassegnandosi all’idea di essere ormai un uomo anziano ha usato il potere economico per circondarsi di ninfette varie. E anzi, il potere, oserei dire, serve a molti uomini proprio per questo. Non per avere donne a disposizione, non per un motivo che può essere espresso in maniera così semplicistica, ma per illudersi di essere immortali.

In conclusione: sono d’accordo con te quando affermi che le donne dovrebbero cercare di abbattere tutti quegli atteggiamenti (anche inconsci) legati all’uso del loro corpo in cambio di favori e privilegi (soprattutto in ambito professionale), anche perchè, così facendo, non fanno che rimarcare, confermare e protrarre l’uso strumentale della loro persona; credo che altresì il compito spetti alla società tutta, anche agli uomini, che sono stati i primi a vedere noi donne solo in un’accezione specifica anziché nella nostra complessità di persone.
Quello su cui non sono assolutamente d’accordo invece è che dalla tv, dai cartelloni pubblicitari, dalla pubblicità in genere sparirebbe di colpo il modello della donna seducente, bella, che espone gambe, tette (con push-up, come dici tu), con labbra gonfiate fino all’inverosimile ecc., in quanto, come ho scritto sopra, per me l’uso del sesso in tv (in pubblicità ecc.) è legato a ben altri (e molto più sottili) meccanismi di natura antropologica e sociale. Tutte le società moderne tendono a rimuovere la morte e ad allontanare l’idea della vecchiaia e della morte. E, con l’evoluzione dei costumi, si è capito che la maniera migliore per rimuovere questi concetti è quello di promuovere corpi sempre giovani, disponibili, in cui gli organi preposti alla seduzione sono amplificati al massimo. Sesso=procreazione=sconfitta della morte attraverso l’illusione dell’immortalità.

Grazie per la tua partecipazione e per lo scambio che, seppure scaturito da una visione e da idee differenti, hanno permesso l'ampliarsi di queste tematiche così importanti, e di cui si dovrebbe parlare di più proprio per far emergere contraddizioni, cliché, stereotipi cui magari - così immersi come siamo nella cultura in cui viviamo - spesso non prestiamo la dovuta attenzione.

Biancaneve ha detto...

@ ivaneuscar

Come ho già avuto modo di dire anche all’anonimo dei commenti sopra, quando parlavo degli atteggiamenti, comportamenti, usi del linguaggio ecc. che affermano la visione maschilista della società, mi riferivo proprio anche a tutte quelle situazioni di cui hai accennato tu.
Sembra essere implicita nella visione maschile (-ista) della donna, che quest’ultima debba sempre essere disponibile al corteggiamento, alla conquista, o che, addirittura, la sua esistenza si esplichi solo in quanto oggetto delle attenzioni maschili.
E questo non c’entra assolutamente nulla con la liberazione ed emancipazione sessuale. Voglio dire, esiste un tempo per il corteggiamento e la seduzione (un tempo ben specifico, in cui, beninteso, uomini e donne dovranno pur approcciarsi, corteggiarsi ecc.), ma ne esistono infiniti altri in cui le donne sono altro e vogliono essere considerate altro. Magari professioniste, amiche, compagne, colleghe, semplici persone che vogliono sentirsi libere di vivere pienamente e senza fraintendimenti, pregiudizi o supposizioni la loro femminilità.
Perché una donna che passeggia da sola deve correre il rischio di sentirsi continuamente oggetto di sguardi ed allusioni maschili? Nel momento in cui un uomo avrà interesse di conoscermi, apprezzerò senz’altro la sincerità che mostrerà nel dirmelo, ma se invece camminando per strada un uomo, passando magari in moto o tirando giù il finestrino della macchina, mi si rivolgerà con un linguaggio dichiaratamente scurrile solo perché gli va di fare così, solo perché deve comunque mostrare che può farlo e allora lo fa, a me non starà più bene. Che senso ha per un uomo dire ad una donna che passa: “bella figa!”. Niente. Non è un modo per conoscerla (o, se pensa che lo sia, farebbe meglio a ricredersi), non è un modo per farle un complimento (davvero ci sono uomini che pensano che noi donne abbiamo sempre piacere nel sentire menzionate le nostre parti intime? Sembrerebbe di sì!), cos’è allora? E’ solo un modo per dare una dimostrazione di forza. Un modo altro per dire e sottointendere: “io sono un uomo ed a me è permesso tutto, anche di dirti “bella figa”, o di guardare con insistenza le tue tette, o di spogliarti con gli occhi, e peccato non poterlo fare davvero solo perché la legge non lo consente più”.
E tutto ciò non c’entra nulla con la libertà sessuale. Non sto dicendo che il sesso deve essere un tabù, ma che NON tutto deve essere “sessualizzato”.

Ci sono certi sguardi di certi uomini su certe donne che hanno tutto il sapore di una violenza psicologica. E questo alcuni uomini, purtroppo, non potranno capirlo mai. Semplicemente perché la sensibilità femminile è difficile da comprendere. Però, se vi diciamo che ci sà fastidio, ci imbarazza, ci offende, fidatevi! Insomma, prendeteci sul serio! Questo io vorrei dire agli uomini.
E già il fatto che la sensibilità femminile è difficile da comprendere per un uomo, la dice lunga sulla nostra peculiarità di soggetti, sull’effettiva diversità che esiste tra uomo e donna, diversità che andrebbe rispettata tanto per l’uno, quanto per l’altra, e che non deve essere appiattita sulla base di un unico comune denominatore (che è, come giustamente rilevi tu, il soggetto maschio).
(segue)

Biancaneve ha detto...

@ ivaneuscar
(segue da commento precedente)

Mi trovo molto d’accordo infatti su questa cosa molto importante ed interessante che hai scritto (e che amplia e meglio definisce il senso del mio post):
“Col tempo, la riflessione delle donne si è ulteriormente articolata e ha cominciato a rivendicare il riconoscimento dell'identità di genere, e quindi il superamento di una "parità" fittizia, basata sull'omologazione dei soggetti sotto un comune denominatore "neutro", che in realtà era/è costruito su immagine dell'uomo (inteso come maschio).
Un mondo migliore, dicono oggi alcune pensatrici femministe, è un mondo nel quale ciascun soggetto, con le sue specifiche caratteristiche (di genere, e non solo) ha spazio e riconoscimento, senza essere "compresso" a forza in un modello (falsamente) neutro.”.

Esattamente. Non saprei quali altre parole usare.
Ogni soggetto ha una propria specificità e diversità (in quanto uomo piuttosto che donna, bambino piuttosto che adulto ecc.) che non deve essere in alcun modo appiattità o eliminata.
Io, ad esempio, sono fiera di essere donna e, in quanto donna, di partecipare di una natura specificamente femminile la quale, per forza di cose (diversità biologica, psicologica ecc.) sarà necessariamente diversa da quella maschile. E per questo, per la mia imprenscindibile natura, voglio essere rispettata.
In effetti credo che il fraintendimento che c’è stato (e continua ad esserci) in merito alle battaglie femministe, sia stato proprio quello di credere che le donne - per emanciparsi - volessero negare la propria specifica natura, tentando di assomigliare e di imitare gli uomini (tanto nei costumi, quanto negli atteggiamenti). E credo che sia questo il motivo che fa dire a tante donne: “ per carità, no, io non sono femminista”.
Allora, diciamolo una volta per tutte. Noi donne siamo fierissime di essere donne (più fragili fisicamente, senza i vostri muscoli, con una complessità a livello di organizzazione mentale che è peculiare, con le nostre emozioni, anche, sì, perché negarlo, influenzate e determinate dalle variazioni ormonali, insomma, con tutto ciò che di peculiarmente femminile abbiamo nei geni, nel corpo, nella psiche e che non fa di noi persone migliori o peggiori degli uomini, semplicemente, diverse, e che, come tali, chiediamo di essere viste, ascoltate e rispettate) e non pretendiamo di essere come gli uomini (che non sono né migliori, né inferiori, semplicemente diversi). Ove la parola “diverso”, sta appunto a ribadire una peculiarità ed unicità e non a significare una sottrazione di valore.

Altra cosa importante che hai scritto:
“Corollario importante dell'identità di genere è però che tale identità dev'essere declinata a partire da ciò che il soggetto stesso esprime, elabora, sente, e non invece a partire dai desideri dell'altro: insomma, lo "specifico" del femminile dev'essere espresso, raccontato, elaborato, dalle donne stesse, e non dai desideri maschili, o sulla base di questi, com'è avvenuto troppe volte in passato; e viceversa”.

Appunto, se anziché affidarci a stereotipi o cliché culturali fossimo più attenti ed inclini ad ascoltarci, forse quel rispetto che noi donne sospiriamo da troppo tempo, verrebbe da sé, come conseguenza naturale di un’accettazione di diversi modi di essere e di stare al mondo.
Noi donne siamo “questo” e “quello”, e non si deve pretendere di cambiarci o modellarci sulla base di come gli uomini vorrebbero che noi fossimo. E viceversa per quanto riguarda la visione che le donne hanno del mondo maschile.
Le parole d’ordine, come sempre, sono: osservazione scevra di pregiudizi, analisi, consapevolezza ed accettazione. Consapevolezza ed accettazione che diverso non significa peggiore o migliore (lo stesso, ad esempio, dicasi per gli animali, specie diversa rispetto a quella umana, che richiede di essere rispettata nelle sue peculiarità e non di essere antropomorfizzata per poter essere meglio compresa).

Biancaneve ha detto...

Mi è piaciuto molto lo sviluppo di questo post, che è poi è quello che spero avvenga sempre.
Sono state dette cose più importanti e significative nei commenti, che nel post stesso, che, come tale, nella sua natura di spunto per una discussione, è stato il pretesto per ulteriori riflessioni. Questo è l'aspetto che più mi piace dei blog.
:-)

Volpina ha detto...

hahahah stupendo! Cazzi e cazzotti! No... assolutamente, non bisogna cercare di far prevalere il "dominio femminile" sull'universo, ma nemmeno farsi prendere sempre e solo a calci nel culo...
Io non mi ritengo "femminista" anche perchè non so nemmeno io che significato dare bene al termine (come hai detto tu, sembra quasi rievocare qualcosa di assurdo), però assolutamente non credo che i maschi ci siano superiori... dipende, come al solito, da caso a caso... ma per la signora che se ne è uscita con quella frase... bah! Chissà che piacere ricevere i cazzotti.

Biancaneve ha detto...

@ Volpina

Perdonami, io però intendevo proprio "criticare" espressioni come la tua: "io non mi ritengo femminista" senza sapere bene cosa significhi questo termine.
Per "femminismo" si intendono tutti quei movimenti che storicamente, socialmente, politicamene si sono succeduti per far sì che le donne acquisissero gli stessi diritti degli uomini (tipo, diritto al voto, diritto a non perdere il posto di lavoro a causa della gravidanza, parità di stipendio a parità di mansioni, e poi tutti quei diritti di costume tipo, poter uscire di casa la sera con le proprie amiche senza che per questo il marito giudichi la propria consorte una puttana).
Quindi, essere femminsta significa dare un riconoscimento a queste lotte che ci sono state.
NON, far prevalere la donna sull'uomo (come ho specificato), ma fare in modo che non ci sia alcuna discriminazione di tipo sessista.
Quindi, riconoscere le diversità (biologiche, di carattere ecc.) tra uomo e donna, ma senza che diventino pretesto per discriminare le une o gli altri.
Oggi abbiamo ottenuto tanti risultati (per questo può sembrare anacronistico parlare di femminismo), ma ancora c'è tanto da fare, se è vero che nella nostra società ancora sono ancora riscontrabili tutta una serie di comportamenti dal chiaro sapore maschilista (ne abbiamo parlato nei commenti).

Quindi, perché non dovresti ritenerti femminista? Forse non ti sono sembrate giuste le battaglie di chi ti ha preceduta per andare a votare o per non essere licenziata nel momento in cui vorrai (se lo vorrai) avere un bambino?

Quello era il senso del mio post :-D

Anonimo ha detto...

Ma la società non è più maschilista !! Ma come si può sostenere ancora il contrario ?? Forse lo saranno ancora certi uomini, ma non la società. Se qualcuna porta avanti (stupidamente, secondo me) il femminismo è perchè ha dei complessi di inferiorità personali che tenta di normalizzare cercando di traslarli su larga scala. Non ci si può attaccare agli "sguardi dalla violenza psicologica" o al fatto che "un uomo che si avvicina per provarci è maschilista" o corbellerie simili... Sarebbe come se un uomo dicesse che le donne sono tutte troie perchè si vestono con la mini e la scollatura... Avrebbe forse ragione? Per favore, cerchiamo di fare quelli con i piedi per terra, la società maschilista è morta, il femminismo non ha più senso, quello che stiamo vivendo è tutt'al più un battibecco di natura sessuale che ci è stato indotto dalla società dei consumi. Mi dispiace leggere certe conclusioni su un blog dove solitamente la superficialità non è di casa.

Anonimo ha detto...

Facciamo per gioco un ragionamento inverso:

La società è femminista.

Alcuni ruoli sociali sono esclusivamente ad uso femminile: commessa, assistente medica (pensate ai dentisti) standista, in generale in tutti quei ruoli dove viene richiesta una bella presenza che allieti la clientela viene scelta una donna.

Contemporaneamente, però, la donna è abilitata a svolgere qualsiasi tipo di lavoro, anche quello dai connotati più maschili, come lavorare con la polizia o l'esercito.

In una situazione paritetica tra uomo e donna, alla bella donna basta mettere in risalto le forme e fare un bel sorriso per ottenere subito un infavorimento delle situazioni.

In genere si dice sempre "prima le donne", come mai?

La donna entra gratis in discoteca, vive il lusso e la superiorità di non dover corteggiare nessuno, nella sua mentalità è perfettamente doveroso che siano gli uomini a farsi avanti (a branchi!) ed è lei a scegliere chi vuole. Però contemporaneamente ce l'ha con gli uomini perchè sono stronzi e non la capiscono.

La donna non resta mai sola, troverà sempre un uomo che si avvicina interessato. E ha ancora il coraggio di lamentarsi sentimentalmente. L'uomo se resta solo si tiene la solitudine, a meno che non vada lui per primo a conoscere altre donne.

La donna ha tra le tante armi quelle di recitare e illudere un uomo per ottenere qualcosa di ben preciso, salvo scaricarlo quando più le aggrada ("violenza psicologica").

La donna non ha bisogno di corteggiare, quasi mai si prende un rifiuto, quasi mai si mette in gioco e rischia di prendere una porta in faccia. Ha il potere di decidere se e cosa fare con un uomo che è interessato a lei. L'uomo deve rimettersi a subire la sua decisione e spesso viene rifiutato, soffrendo tantissimo, ma la donna pretende di essere quella che in amore soffre di più.

La donna non è sottoposta a nessuna dimostrazione sessuale, non ha ansia da prestazione, non ha i limiti sessuali dell'uomo che spesso possono costituire per lui un'umiliazione.

Vogliamo continuare con altre corbellerie o ne avete lette abbastanza? Riusciamo a distinguere quelle che possono essere schematizzazioni riconducibili a molte persone dalla vera e propria generalizzazione totale? Licenziata per la maternità? Guardate che nel frattempo è stata introdotta la PATERNITA', perchè se è vero che qualcuno vuole la parità sessuale allora non si capisce come mai il periodo di riposo per stare con il neonato non debba toccare al padre. Che per me è una cosa insensata, ma hanno fatto la legge. Quindi di cosa stiamo parlando? Il femminismo è stato un movimento sacrosanto finchè aveva motivo di esistere. Ora fa solo del male, chi continua a sotenerlo non fa altro che alimentare i rancori maschili, e con essi quello che viene chiamato "maschilismo". Finchè non faremo la pace e non ci renderemo conto che bisogna separare il sesso dalla società del denaro le cose non cambieranno mai.

Siamo in un circolo vizioso dove la donna si sente emarginata e allora deve usare il potere della malizia sessuale come rivalsa, mettendo in crisi gli uomini che per tutta risposta la emarginano. Questo è successo, alimentato molto dalle meccaniche consumistiche. Facciamo pace, iniziate a comportarvi in modo meno smaliziato e gli uomini non avranno più motivo di temervi e quindi di ostacolarvi. La società vi lascia fare tutto, potete diventare tutto quello che volete, l'unico limite lo mettete voi. Quindi smettetela di sentirvi perseguitate e il resto verrà con la serenità ritrovata. Baci ^_^

Biancaneve ha detto...

@ anonimo

Guarda che la società non è un organismo astratto che, come tale, riesce a prescindere dalla somma degli individui che lo compongono.

Ho fatto degli esempi concreti - attuali e veri - e se questi di certo portano a delle schematizzazioni e generalizzazioni (che per forza di cosa non potranno riguardare proprio tutti) - questo non significa che non siano di per ciò meno validi.

La separazione della femminilità dal denaro sono la prima a propugnarla (ed infatti rigetto questa forma di auto-strumentalizzazione che certe donne fanno del loro corpo, ma è anche vero che comunque l'acquirente lo trovano e lo trovano proprio - guarda caso - in società; ergo, è anche il meccanismo indotto dalla società consumistica che induce il legame tra il corpo ed il denaro, quindi riguarda la società tutta).

Inoltre discriminazioni sul lavoro avvengono ancora, e anche spesso. Se non ne sei al corrente, informati meglio.
Ai colloqui di lavoro viene sempre chiesto alle donne se hanno intenzione di avere figli (imprenditori, professionisti, soprattutto nel lavoro privato insomma) perché evidentemente pagare i contributi della maternità non fa tanto piacere. Questa per me è una discriminazione.
Fino a qualche anno fa io lavoravo in un'azienda dove, a parità di mansioni e titolo di studio, ricevevo uno stipendio più basso. Se non è un atteggiamento maschilista questo, spiegamelo tu allora, cos'è.
Ripeto, certi comportamenti avvengono soprattutto nel lavoro privato (non statale insomma), però avvengono.
Saranno pure casi singoli, ma, come ho scritto sopra, alla fine la società è da tanti singoli che è composta.

E poi scusa, se un uomo afferma che "le donne sono tutte troie" per me è maschilismo perché è comunque una visione distorta della figura della donna, ancora una volta ridimensionata nella sola accezione sessuale.
(continua)

Biancaneve ha detto...

@ anonimo (continua da post precedente).

"Per favore, cerchiamo di fare quelli con i piedi per terra, la società maschilista è morta, il femminismo non ha più senso, quello che stiamo vivendo è tutt'al più un battibecco di natura sessuale che ci è stato indotto dalla società dei consumi"

A me sembra che quello che non sta con i piedi per terra sia proprio tu (senza acrimonia, eh).
Forse perché, non vivendo da donna (suppongo tu sia un uomo perché dici "quindi smettetela... ) in questa società, certe sfumature ti sfuggono.

Gli esempi che riporti tu, quelli sì, possono essere compresi in quella serie di "luoghi comuni" che gli uomini e le donne spesso - anche per gioco - manifestano. Hai riportato infatti solo esempi, come dire, tesi a mettere in risalto tutte quelle diversità di natura biologica, sessuale e caratteriale che non si vogliono certo negare (e né che le femministe abbiano mai voluto negare).

Più leggo il tuo commento e più mi sembra che tu non abbia ben compreso questa cosa: il femminismo NON vuole affatto eliminare questi battibecchi (anche di natura sessuale, tipo, le donne non hanno l'ansia da prestazione, l'uomo sì), in quanto le diversità tra uomo e donna ci sono e sono evidenti; quello che è profondamente sbagliato è prendere a pretesto queste diversità per porre in atto delle discriminazioni.
Discriminazioni che ci sono ancora.
Se non ci credi, vai ad un colloquio di lavoro vestito da donna, e vedrai :-D (solo per fare un esempio, uno).

"Finchè non faremo la pace e non ci renderemo conto che bisogna separare il sesso dalla società del denaro le cose non cambieranno mai."

Su questo sono d'accordo (e del resto l'avevo anche già scritto nei commenti precedenti).
Le regole della società però vengono scritte anche dagli uomini, sai? Anzi, visto che a certi livelli di Potere ci sono soprattutto gli uomini.
Ripeto, soprattutto nel lavoro privato io ho assistito a tantissimi esempi di discriminazione (lavori che non vengono affidati alle donne perché ritenute meno capaci intellettualmente, predilizione di assunzioni maschili in certi settori, di contro, assunzioni femminili - quando fa comodo, per sfruttamento dell'immagine - in altri.
Questo E' maschilismo. O sessismo, o come cavolo lo vuoi chiamare.
Ed è ciò contro cui i movimenti femministi e femminili si sono sempre opposti.

Vedi, sarebbe come se io affermassi che la nostra società non è più razzista. Certo, sulla carta (lo dice pure la nostra Costituzione) tutti gli esseri umani sono uguali a prescindere dalla nazionalità, religione ecc.; di fatto poi, episodi e comportamenti di razzismo sono ancora in atto.
Per il femminismo è la stessa cosa.
Di certo la società, intesa come organismo burocratico (nelle sue emanazioni amministrative, politiche, economiche ecc.) non dovrebbe essere più maschilista, ma poi, nei fatti, tanti episodi smentiscono questo.
Ripeto, magari sono comportamenti sotterranei (non istituzionalizzati), però ci sono e bisogna lottare contro di essi.

Ti ringrazio per l'intervento e ricambio i baci, anche se non mi trovo per nulla d'accordo con quanto da te scritto.

(ah, per inciso, stai pur sicuro che se una donna si sente emarginata è perché di fatto E' emarginata. Ed il gioco dei ruolo non c'entra nulla. Anzi, quello è anche divertente).

Anonimo ha detto...

Se ci sono aziende dove ti viene chiesto in malafede se hai intenzione di avere figli, la cosa riguarda quelle aziende, non il mondo del lavoro.

Io sto in un'azienda dove le (tante) donne che ci lavorano hanno sempre avuto tutti i figli che volevano, senza che mai i capi avessero di che storcere il naso o fare ritorsioni.

La società è composta da tanti singoli, ma ognuno di loro è diverso e per quello non si può mai generalizzare. Si poteva farlo fino alla fine degli anni '70, quando appunto certi diritti non esistevano per legge nei confronti delle donne. Oggi non è più così.

Mi dici "dovresti nascere donna", ti rispondo "dovresti nascere uomo".

Continui a credere che le ingiustizie stiano tutte contro la parte femminile e quindi chiami la società maschilista. Non ti viene in mente che anche la parte maschile subisca molte ingiustizie e discriminazioni? Ti ho fatto molti esempi, non solo sul gioco di ruolo (che NON è per niente divertente, anzi, è un elemento cardine del rancore che maschi e femmine si covano vicendevolmente) ma proprio sulle possibilità sociali: forse non puoi diventare soldato, poliziotto, parlamentare, direttore di banca e anche primo ministro solo perchè sei donna? No, e lo sai. Ti assicuro che sarebbe molto più difficile per un uomo diventare segretaria d'azienda o assistente del dentista proprio perchè non è donna.

Non voglio ripetermi. Tu prendi una manciata di casi e pretendi di farne un assolutismo. Io riconosco che ci siano questi casi, così come riconosco che ci siano situazioni speculari dove è l'uomo ad essere vittima di ingiustizia, eppure non pretendo di farne un quadro generalista.

Certo che affermare "sono tutte troie" è maschilismo. Così come affermare "sono tutti stronzi" è femminismo. Tu davvero credi che tutti gli uomini pensino che siete tutte troie? Non direi proprio che lo pensino. Semplicemente perchè la società non è maschilista come credi. Quando pensi a tutte quelle situazioni in cui la donna è sottoposta alla cavalleria maschile (di esempi ce ne sono quanti ne vuoi), non ti chiedi se questo presunto maschilismo che vuoi vedere a tutti costi sia solo relativo ai tuoi occhi?

Saprai meglio di me quanti uomini siano disposti a sdraiarsi in mezzo al traffico per vedere felice una donna. Come puoi pensare che ci sia in atto una coalizione contro il genere femminile? Scusa se insisto ma secondo me la stai vedendo in modo proprio sbagliato, lo so di appaire grezzo ma continuo a vedere nelle sostenitrici del femminismo solo la manifestazione di un complesso di inferiorità, che non si capisce bene perchè debba ancora esistere in un mondo dove le possibilità sono ormai paritetiche, dove per esempio la forza fisica è completamente annnullata dal diritto legale, vivadio.

E scusa se insisto, ma ti consiglio davvero di leggere i libri di Pizzey, la fondatrice del movimento contro la violenza sulle donne. Ad un certo punto ha voluto mettere un limite alla mentalità femminista, che stava evidentemente degenerando, e le "care femministe" hanno pensato bene di ammazzarle il cane, a proposito di violenza sugli animali.

E guarda che non sono un barbaro... ci sono certi blog e forum che sostengono la questione maschile per i quali io provo veramente una tristezza infinita.

Saluti :-)

Biancaneve ha detto...

Io non sto assumendo nessuna posizione assolutista (ragionare per assoluti mi è proprio estraneo), né sto affermando (l'ho mai detto? E dove?) che in ogni questione ed in ogni frangente della vita sociale, politica, culturale del nostro paese ci siano manifestazioni maschiliste. Vivaddio no, non è così.
Ho detto però che comportamenti maschilisti esistono ancora (additabili ed imputabili a varie cause, tra cui l'ambiente familiare in cui si cresce e ad altri fattori) e che quindi, proprio per questo, è opportuno continuare a riconoscere un ruolo fondamentale ai vari movimenti femministi, anziché, come spesso capita, menzionare il femminismo come fosse chissà quale spauracchio da tenere a debita distanza.
Anche gli uomini sono talvolta discriminati, certo, ed infatti ciò che io vado sostenendo è che si debba lottare proprio per l'abolizione di ogni forma di discriminazione basata su sesso (così come sulla nazionalità, o la specie o le preferenze sessuali e qualsiasi altra cosa renda l'essere umano unico nella sua individualità).

Allora anche tu quando dici "le care femministe" stai generalizzando, non trovi? Chiunque sia arrivato ad uccidere un animale per rivendicazione contro l'autrice di un testo con il quale non si è d'accordo per me, femminista o meno, e prima di esser tale, è un pazzo esaltato.

Ci sono anche femministe stronze, come animaliste stronze, io non difendo nessuna categoria ad oltranza; quello che faccio è, semmai, riconoscere la validità di alcuni principi.

Per me gli atteggiamenti ed i comportamenti volti a discriminare le donne in quanto persone di sesso femminile ci sono ancora e contro questo mi batto, e contro questo dico che le battaglie femministe non sono solo un retaggio del passato.
(segue)

Biancaneve ha detto...

(continua da post precedente)

Poi tu dici: "in un mondo dove la forza fisica è ormai annullata dal diritto legale".
Oh, mi stai dicendo che siccome esiste una legge che punisce la violenza sulle donne e gli stupri e le molestie ed i casi di stalking allora questi - semplicemente, come per magia - non avvengono più?

Certo che sono puniti, ed infatti, COME HO SCRITTO, sulla carta la società NON è più maschilista. DI FATTO però, in concreto, episodi di violenza, molestie, discriminazioni, stalking ecc., avvengono ancora.
In antropologia culturale si distingue tra quello che è lo scheletro di una cultura (rappresentato dalle norme scritte) e poi la parte riempitiva dello scheletro (che è data dall'applicazione pratica e dalla consuetudine o meno di seguire determinate norme).
Ad esempio si potrebbe affermare che la società italiana vieta la corruzione (lo scheletro di una cultura), di fatto però avviene il contrario (consuetudini di un popolo che continua arbitrariamente ad esercitare la corruzione).
Sarebbe giusto allora affermare che poiché, sulla carta, la corruzione è illegale allora non si dovrebbe più lottare contro i singoli casi che continuano ad avvenire?
Allora, ancora sulla carta, l'Italia passa per essere un paese cattolico, mentre poi tante persone sono atee, o non professano.
La cultura di un popolo non si analizza sulla base di normative scritte, ma immergendosi in essa, sperimentando sul campo (ciò che differenzia l'antropologo dal sociologo, ad esempio).
E ancora: la nostra società è superstiziosa? No. Ci riteniamo infatti una società evoluta sotto questo profilo. Però a me risulta che persone superstizione esistano ancora (sì, le stesse che cambiano percorso se un gatto nero attraversa loro la strada, ed anche le stesse che spendono denaro per consulare maghi, astrologi ecc., fino a quelle che portano il cornetto appeso al collo o evitano di passare sotto una scala perché porta sfiga), quindi, di fatto, siamo ancora una società arcaica sotto questo profilo (pure se sulla carta non sembrerebbe). Insomma, la scala di misurazione atta ad analizzare una determinata società è data dalle dimostrazioni empiriche, non dalle normative giuridiche.
Non so più come dirlo.
L'esperienza mi insegna che episodi di maschilismo (anche lievi, anche talmente sottili da passare inosservati) esistono ancora.
Evidentemente la nostra analisi si basa su parametri diversi, oppure abbiamo una sensibilità diversa che ci fa notare e reagire diversamente agli stessi episodi.
Non penso che tu sia una persona gretta, o un barbaro (mai pensato!), dico solo che evidentemente partiamo da prospettive diverse, vediamo cose diverse.
Saluti a te:-)

Biancaneve ha detto...

P.S.:
ultima cosa: l'ho già scritto, ma lo ribadisco. Non ho detto che la società italiana è tout court maschilista, ho detto che ci sono ancora manifestazioni maschiliste, che il maschilismo non è ancora stato estirpato del tutto. Quindi non sto facendo di tutta l'erba un fascio (che è quello che tu chiamai generalizzare o assolutizzare), solo sostenendo che c'è ancora per cui lottare e per cui il termine femminismo ha ancora valore.