mercoledì 7 novembre 2018

Donne, animali, arte, scelte


Mi sembra che troppo spesso non ci si renda conto che molte scelte non sono davvero tali. 
Una donna di fede musulmana cresciuta in un contesto fortemente religioso e indottrinata sin da quando è bambina, sceglierà di coprirsi perché semplicemente è così che ha sempre visto fare all'interno della famiglia e della società in cui vive. Diversamente non sarebbe accettata, e in alcuni paesi persino picchiata e uccisa, espulsa dalla comunità.

Così nella nostra società molte ragazze considerano di mercificare il proprio corpo perché è un'opzione che ritengono valida, possibile, che hanno interiorizzato come opportunità per emergere, per guadagnare, per diventare magari qualcuno. Crescono pensando che esporre o lasciar usare il proprio corpo sia qualcosa di accettabile, che si è sempre fatto, che sempre si farà. Non scelgono veramente, fanno ciò che una società maschilista e patriarcale gli propone da sempre, implicitamente rafforzando la loro svalutazione. E tanto più questa oggettificazione dei corpi è presente, tanto più si acuisce la svalutazione del sé che porterà come conseguenza a considerarsi ancora più oggetto ornamentale o sessuale. 
Una donna sicura di sé pensa di avere altre possibilità. Ma la società in cui viviamo ci rende insicure perché quando cresciamo bersagliate da immagini moltiplicate all'infinito di noi stesse esposte come pezzi di carne in vetrina, senza rendercene conto interiorizziamo quella precisa idea di noi stesse. Quando ci viene ricordato ogni santo giorno che non siamo altro che bambole piacenti (e ci viene detto attraverso migliaia di messaggi subliminali e diretti, nei film, nelle pubblicità, sui giornali, in società) - e contemporaneamente i canoni di questa piacevolezza vengono spostati sempre un pochino più in alto per farci sentire sempre inadeguate e imperfette -, quando ci viene ricordato che siamo solo oggetti sessuali, è molto difficile riuscire a pensarsi come soggetti autonomi capaci di camminare alla stessa altezza degli uomini. Siamo sempre un pochino sotto, un pochino indietro, un pochino da parte, e in questo retrovia lo scenario che ci si prospetta spesso è quello che poi viene definito scelta: offrirsi al mondo per quello per cui si viene realmente considerate. 
Corpi da usare. Da ammirare, da criticare, funzionali a ruoli prestabiliti (mamma, casalinga, amante, puttana, suora e le varie declinazioni in cui siamo rinchiuse da sempre).

Persino l'arte classica ci ha allenato in questo senso: i nostri corpi sempre assoggettati a uno sguardo maschile.

Mi viene in mente un particolare: anni fa andai a vedere una mostra molto interessante sui Preraffaelliti e scoprii che i loro soggetti erano spesso donne del popolo che poi venivano dipinte e "corrette" secondo certi stereotipi (pelle candida, capelli rossi, lineamenti angelicati ecc.). Questo fatto mi colpì negativamente, ma all'epoca non riuscii a razionalizzarlo, a tradurlo in pensieri. Oggi so che ne fui colpita perché in un certo senso è l'equivalente artistico di quello che poi la modernità avrebbe sempre più esasperato: cambiare le forme femminili naturali per farle corrispondere a ideali maschili. E non solo: è quello che l'arte ha sempre fatto anche in poesia, letteratura ecc.; basti pensare al Dolce Stil Novo e alla donna angelicata, alla poesia cavalleresca, al romanticismo, e poi alle avanguardie ecc. in cui la donna è sempre e comunque corpo da modificare a piacimento per esprimere un ideale, una poetica, un'ideologia. Sempre asservita al potere o alla corrente di controcultura di turno, mai realmente se stessa nella sua vera realtà. Sempre simbolo, allegoria, altro rispetto alla sua natura. Vi ricorda qualcosa questo? Chi altro è sempre stato trattato così nella storia dell'arte? Gli animali.

domenica 4 novembre 2018

Maschiocentrismo

Maschiocentrismo: guardare alle donne da una prospettiva funzionale allo sguardo e soddisfacimento sessuale maschile. L'esistere delle donne in funzione del maschio (per esempio in questo articolo dove solo apparentemente si prendono le parti della donna e dove la funzione della donna è ridotta a quella di  dover rendere felici gli uomini). 
Costruzione di una fittizia scala di valori secondo cui il maschio è al centro e le donne sono contorno. 
Nell'arte, nel cinema, nella letteratura, nei discorsi quotidiani.

Non c'è solo la divisione in ruoli, dove ovviamente quelli attribuiti alle donne sono sminuiti di valore, ma c'è proprio un posizionamento di prospettiva che mette il desiderio e gli interessi del maschio al centro.

Ci educano così. Cresciamo così, con scarsa autostima, a inseguire l'amore, il rispetto, la stima del maschio di turno che ovviamente ci sembrerà di non conquistare mai abbastanza in quanto la posta in gioco non è il nostro valore individuale, ma la persona appartenente a un sesso preciso, sesso che è svalutato di default. Come donne, anche quando daremo il meglio di noi stesse, ci sembrerà sempre di essere un gradino inferiori.

Come dice una mia amica, il lavoro più grande da fare è quello di sconfiggere il patriarcato dalla testa delle donne, convincerci che non valiamo di meno solo perché nate di sesso femminile. Quando il patriarcato sarà spazzato via dalle nostre menti, allora avremo la parità perché comunque saremo massa compatta a lottare contro chiunque voglia sottometterci.