giovedì 27 gennaio 2022

Attraverso l'orrore

 

Quando andai a Berlino, nel 2017, visitai il Memoriale dell'Olocausto, un'opera in memoria degli Ebrei assassinati che  è composta di tanti blocchi di cemento di diverse dimensioni posizionati lungo un reticolo di corridoi in cui è possibile addentrarsi fisicamente. La sensazione, man mano che si procede, è quella di essere sovrastati da strutture sempre più opprimenti in cui è facile scomparire, come dentro un labirinto.

Ho percorso il Memoriale per un po' e ho provato lo stesso smarrimento di quando ho percorso un allevamento di maiali.

"Queste strutture assomigliano molto ai lager nazisti, sono concepite architettonicamente più o meno allo stesso modo. Corridoi in mezzo e stanzoni ai lati - con barriere, delle specie di vasche di cemento – pieni di maiali." ( Estratti dal libro "Ma le pecore sognano lame elettriche?", mi autocito).

Labirinti-non-luoghi in cui tutto si perde. 

Retoricamente si potrebbe dire "in cui l'umano ha smarrito se stesso", ma invece io penso che questi siano i luoghi in cui l'umanità ha trionfato perché il concetto di umanità è sempre stato elaborato e costruito in opposizione a qualcun altro, ridotto anch'egli a concetto, da annientare. Tanto sull'idea di un umano ariano perfetto, quanto su quella di un umano diverso dagli altri animali di cui può abusare per ribadire a se stesso la propria superiorità.

Se non ci sbarazziamo di questa idea di umanità qui, in opposizione all'animalità o a tutti coloro che via via saranno, per vari motivi, assimilati agli altri animali, questi non-luoghi infernali continueranno a essere il nostro segno distintivo.


lunedì 24 gennaio 2022

Senza titolo

 In poche settimane la nostra casa si è trasformata.

Se ne sono andati i due animali che avevano il carattere più allegro, che si facevano sentire in ogni momento, con una presenza costante e vivace. 

Marty e Silvestrino. 

Marty abbaiava, ci chiamava, ci seguiva in ogni stanza, riempiva le stanze con i suoi passettini e il suo respiro. Silvestrino era il primo a venirmi a dare il buongiorno la mattina, era un gatto loquace, comunicativo, stava sempre sulle spalle di Andrea e mi chiamava tutto fiero come per dirmi "Hai visto dove sto?". Quando ero sul divano mi saliva sul petto e mi ciucciava il lobo delle orecchie, un'abitudine che non ha mai perso nemmeno nell'età adulta. Poi adorava essere spazzolato, non appena vedeva la spazzolina impazziva.

È tristissimo non vederli più dentro casa, non sentirli, non poterli più accarezzare.

Il lutto per gli animali non è diverso da quello per le persone umane e in questi ultimi anni ne ho dovuto affrontare davvero tanti.

Ho perso i miei genitori, due zii carissimi, mia cognata e diversi animali. 

A un certo punto sembra che la vita si conti attraverso le perdite. Via via è tutto uno sfoltirsi di affetti, di presenze, di sostegno e di amore. 

Se dovessi raffigurare la mia esistenza con un'immagine userei quella della bilancia. Da una parte ci sono i sassolini del dolore, dall'altra quella dei piacere, che può essere dato da tante cose, grandi o piccole. Si è spesso in perdita, cioè sbilanciati, e mantenere un equilibrio o addirittura provare a far pendere di più la parte del piacere spesso comporta una fatica immane che in certi momenti ti fa dire "ma chi me lo fa fare?" e fa venire voglia di sprofondare. 

Ho una depressione atipica, nel senso che quando trovo un senso riesco a fare le cose che mi interessano, ma il problema è che fatico sempre di più a trovare questo senso perché tanto tutto è destinato a finire.

Non sopporto che le cose debbano finire, questo sentimento di rimpianto, chiamiamolo pure nostalgia, mi ha sempre accompagnata, sin da quando ero ragazzina.

Ricordo persino la prima volta che lo provai. Era agosto ed ero tornata dalle vacanze al mare. Sentii alla radio una canzone che avevo ascoltato spesso in spiaggia e in quel momento ebbi la consapevolezza che quell'estate era ormai finita, che non sarebbe tornata più. Sì, ce ne sarebbero state altre, ma non quella. Provai un dolore lancinante. E da allora l'avrei provato tante altre volte, per le piccole cose, come per le grandi. 

A un certo punto poi la vita è tutto un accomiatarsi. 

Mi capita spesso di andare in dei posti e di pensare che potrebbe essere l'ultima volta che li vedo. Eppure non temo la mia morte, ma quella delle persone care perché quando perdi qualcuno che ami è come la realtà stessa che ti circonda venisse trasformata. Nulla è come prima. Quindi sì, in un certo senso, saluto costantemente i posti, i luoghi che diventano altro perché c'era un prima e c'è un dopo. Gli eventi e le perdite sono dei marcatori della realtà. E di noi stessi perché cambiamo, anche se non ce ne rendiamo conto.

Quindi al lutto per le persone amate si aggiunge quello per noi stessi perché con loro perdiamo anche una parte di noi.

Dov'è la Rita che la mattina si alzava e salutava Silvestrino?

E quella che la sera telefonava ai propri genitori?

Quella che faceva le passeggiate con Marty? Dove sono finita? 

Ora cammino con passo diverso, dovrò trovare dei nuovi rituali. 

Lo sforzo immane è quello di cercare di non perdersi del tutto.

sabato 22 gennaio 2022

Vedere il lato positivo

 

Certe volte la vita ti prende a ceffoni fino a che non resti senza fiato. Poi si ferma, il tempo di un respiro e ricomincia.

È più o meno l'andazzo di questo inizio anno, che del resto non prometteva bene sin dalle consegne di quello vecchio, cioè la morte di Marty, il nostro amato cagnolino. Poi io e mio marito ci siamo presi il Covid, durante la malattia uno dei nostri gatti ha iniziato a stare male e stamattina è morto. Silvestrino Marcellino, 14 anni (di lui ho parlato sicuramente qui: http://www.ildolcedomani.com/2020/03/un-micio-al-giorno-leva-il-medico-di.html).

Poi certo non ha aiutato leggere Houellebecq, per esempio: "Quello che non poteva sopportare, si era reso conto con inquietudine, era l'impermanenza di per sé; era l'idea che una cosa, qualunque cosa, finisse; quello che non poteva sopportare, non era altro che una delle condizioni essenziali della vita". 

Poteva andare peggio. Per esempio potevamo morire di Covid. 


lunedì 10 gennaio 2022

Revenge

 

Non perdetevi questo film. È del 2017, ma adesso si trova su Tim Vision. 

Sembra un filmetto, ma invece: è girato benissimo; è volutamente esagerato; è volutamente poco realistico perché quello che conta sono i simboli e il percorso della protagonista che da ragazza ingenua si trasforma in una macchina da guerra per salvarsi. 

Attenzione ai particolari perché sono tanti, sparsi un po' per tutto il film e tutti insieme concorrono a esprimere vari significati.

Simboli fallici che penetrano le carni (ma che poi vengono coraggiosamente espulsi e le carni si rigenerano), rovesciamento e corrispondenza di gesti dalla vittima al carnefice (es. la violenza dello stupro viene ribaltata e fatta provare al carnefice quando si conficca la lama nel piede ed è costretto ad allargare la ferita per estrarla, provando un forte dolore e sanguinando copiosamente); c'è una corrispondenza di tanti elementi che evidenziano la pavidità dei predatori e il coraggio della ragazza che da preda si trasforma in predatrice. 

Primi piani e piani sequenza da urlo, specialmente l'ultimo inseguimento dentro la casa. 

Ripeto, non è realistico, quindi non soffermatevi sul fatto che una ridotta come la protagonista non sarebbe mai riuscita a sopravvivere o su quello che riesce a fare. Soffermatevi invece sui particolari, sulla fotografia meravigliosa che rende il paesaggio, già onirico di per sé, un luogo veramente quasi mistico (e non a caso, ma già ho svelato troppo), sullo sguardo vigile della protagonista che a poco a poco diventa tutt'uno con gli elementi della natura. Soffermatevi sul suo percorso, appunto.

E buona visione!

P. S.: La regista è, ovviamente, una donna e si chiama Coralie Fargeat. Perché solo una donna poteva avere la sensibilità di capire il dolore di certe ferite e trovare poi il modo di risanarle creativamente. 


Manuale su come rispondere alla gente stronza

 Mi sa che faccio una rubrica. Una delle tante.

Oggi vado al negozio che vende cibo per animali, spiego cosa mi serve, nel mentre do un'occhiata alle offerte. In tutto avrò impiegato massimo cinque minuti. Ma in questo brevissimo lasso di tempo è arrivata un'altra cliente che è rimasta in attesa a scalpitare fuori dalla porta (il negozio è piccolo e si può entrare solo una alla volta).

La negoziante mi mette fretta: "Ti devi sbrigare, c'è una persona fuori che sta aspettando". Quindi prendo al volo quelle quattro scatolette, ordino i sacchi di sabbia che mi deve recapitare a casa. Pago pure in anticipo. E mi dimentico la cosa più importante, i croccantini speciali per un gatto anziano e malandato. Ok, di questo me ne accorgerò solo una volta arrivata a casa. Quando apro la porta per uscire, la tizia fuori a momenti mi travolge e con tono super scocciato mi fa "Era ora, me stavo a mori' de freddo!".

Le ho risposto: "Mi scusi. Mi dispiace." Perché sono una persona mediamente gentile e pure perché non è che sempre ci si può fare il sangue amaro. 

Ma poi in realtà il sangue amaro viene comunque ad abbozzare e a essere gentili con la gente stronza.

Quello che in realtà avrei voluto e dovuto (perché le stronze vanno anche rimesse al posto loro) rispondere è: "ah, che peccato che stavi a mori' de freddo, a saperlo ci restavo altri cinque minuti dentro al negozio, così magari ci restavi!"

Quello che invece avrei dovuto rispondere alla negoziante quando mi ha messo fretta: "faccio prestissimo, guarda, vado direttamente da un'altra parte."

"Ci sono cose più importanti a cui pensare!"

 Se porti da mangiare ai senza tetto sei una brava persona, se porti da mangiare ai gatti sei "'un'animalara" (e poco importa che magari si facciano tutte e due le cose).

La teriofobia non è soltanto la paura irrazionale o coadiuvata da narrazioni pregiudizievoli sugli altri animali, ma per estensione si applica anche a chi si prende cura degli animali stessi come se desse fastidio vedere che qualcuno si adoperi per esseri ritenuti ontologicamente inferiori. 

In definitiva è sempre l'antropocentrismo che spinge per affermarsi e per farlo necessità di una continua presa di distanza dall'animalità. 

Come se si potesse essere abbastanza umani solo rinnegando, distanziandoci e trattando in modo diverso gli altri animali. 

Quindi per la chiesa non sei abbastanza umano e cristiano se preferisci cani e gatti ai bambini, mentre per la società non hai valore e riconoscimento, politico e sociale, se ti dedichi alla causa animalista (sei uno che non ha niente da fare tutto il giorno e che anziché andare a lavorare si preoccupa degli animali quando ci sono persone che soffrono e problemi ben più gravi ecc.). 

La gerarchia di valore delle diverse forme di vita genera ovviamente la gerarchia di trattamento e considerazione. 

Lo specismo in fondo è razzismo applicato alle altre specie. E la teriofobia ne è il cuore.

domenica 9 gennaio 2022

Un addio e un nuovo inizio

 

Caspita, non aggiorno il blog dal 24 dicembre, anche se a dire il vero su questo blog ormai non riverso più molti pensieri, mi limito a riportarci i post sull'antispecismo che scrivo di getto su FB o qualche riflessione su film e libri letti e anche prima non è che fosse uno spazio proprio personale, anche se secondo me si possono capire molte cose del carattere di una persona anche da quello che scrive su un film o su un libro (ho messo qualche anche di troppo).

Vabbè, detto questo, il 31 dicembre abbiamo salutato per sempre il nostro cagnolino Marty. Aveva 19 anni, quindi non è stata una morte a sorpresa, stava anche (di nuovo questo anche) piuttosto male già da un po', ma chiunque abbia vissuto con un cane (o qualsiasi altro animale, persona umana e non umana che sia) per un così lungo periodo sa che tipo di vuoto e dolore lascia quando non c'è più. 

Tante volte ho scritto del lutto, dell'assenza, della morte, non c'è molto altro da dire, se non ribadire che è un evento che ci sconvolge sempre per la sua definitività. Definitività. Mi piace questa parola e mi fa paura allo stesso tempo. Dalla morte non si torna indietro. Almeno questo sappiamo scientificamente. 

Mi consola sapere che, almeno, Marty se ne sia andato senza soffrire. Questa morte serena ha avuto però un prezzo molto alto: quello di aver dovuto fare una scelta difficilissima, cioè decidere di chiamare il veterinario a casa per fargli l'eutanasia, dal momento che negli ultimi giorni aveva iniziato a soffrire e non solo non c'era alcuna possibilità che potesse migliorare, ma aveva crisi convulsive sempre più violente e sarebbe morto molto male durante una di queste. 

Il momento più terribile del 31 pomeriggio è stato quando sono dovuta andare a lavarmi e vestirmi per decenza perché doveva venire questo medico a casa. Non so se ci avete mai fatto caso, ma nei momenti più tragici della nostra esistenza compiere quelle operazioni banali ma anche necessarie come lavarsi, pettinarsi, mettersi le scarpe, mangiare, bere diventa surreale, assurdo, insensato. 

Cioè, vestirsi per aspettare il medico che viene ad addormentare per sempre qualcuno di amatissimo che in quel momento ancora vive e che poi smetterà di essere perché lo hai deciso tu, beh, credetemi, è stata una delle esperienze più tristi della mia vita. 

Razionalmente so, sappiamo - è una scelta che io e mio marito abbiamo preso di comune accordo - di aver fatto la cosa migliore per lui, ma emotivamente dover fare i conti con questa decisione è tutto un altro paio di maniche.

E quindi abbiamo saluto il 2021 con questo evento triste e sono anche molto stressata per via della condizione sociale in cui ci troviamo tutti da un paio di anni. 

Ci sono due cose positive che però sono riuscita a fare nel 2021: una, vivere un po' più nel momento presente, ovverosia controllare meglio l'ansia, i pensieri negativi che si intorcinano su se stessi e che trasmettono al cervello l'idea che qualcosa di terribile stia accadendo, quindi attivando uno stato di malessere; due, veder pubblicato il mio libro sull'antispecismo. 

Una cosa strana che ho provato riguardo al libro è che pensavo mi sarebbe piaciuto un sacco fare le presentazioni e invece no, per niente. Non amo parlare (anche se poi, una volta che ho preso il via e se sono in un giorno buono, non vorrei fermarmi più), mi imbarazza sentirmi fare i complimenti. Intendiamoci, non che non mi facciano piacere, ma mi imbarazzano allo stesso tempo.

La scorsa estate ho iniziato anche (anche, anche, ma perché uso tutti questi anche? Anche rispetto a cosa?) un romanzo, mi manca poco per finirlo, forse (dipende ovviamente da quanto mi ci applicherò e io sono la regina della procrastinazione) quindi speriamo che nel 2022 riuscirò a dare alla luce anche un altro libro. 

Per il resto, faccio le cose di sempre: aiuto gli animali come posso, leggo, guardo tantissime serie tv e film. Dormo molto e mi alzo più tardi di quello che dovrei, ma nel 2022 conto di migliorare un po' sotto questo punto di vista. Mi piace sempre tanto sognare. Alcuni sogni sono dei luoghi a cui ritorno sempre volentieri e che mi lasciano una sensazione di benessere generale.

A proposito di dormire, sognare, ho fatto caso al fatto che in quasi ogni foto che ho sto con gli occhi chiusi o socchiusi. Penso che sia un po' il simbolo del modo in cui ho sempre affrontato l'esistenza: spesso lottando a occhi chiusi, tirando colpi alla cieca per paura di guardare bene in faccia il nemico, altre imponendomi proprio di non guardare la realtà, ma soprattutto, sempre, facendo appello a una vista interiore, non in senso mistico ovviamente, ma nel senso di nutrirmi di vita interiore, fantasia, immaginazione, sogni, pensieri. 

L'altra sera mi sono scattata questo selfie nell'androne di casa. Sono io, nel senso che mi rappresenta, un po' sognante, un po' crepuscolare, un po' rivolta all'interno anziché all'esterno: 


Comunque ho deciso che voglio iniziare a usare questo blog in modo diverso. Lo userò anche come diario personale per raccontare qualcosa di me, della mia vita, di quello che penso, più che altro. Più intimista e meno sociale. Lo so, lo so, è assurdo, in un'epoca in cui i social e la comunicazione sui social cambiano alla velocità della luce, io decido di tornare indietro, di riprendere a scrivere su un blog alla vecchia maniera, per raccontarsi, più che per sensibilizzare (farò anche quello, comunque). Che poi, non è che abbia una vita così ricca di eventi. L'evento più avventuroso di oggi sarà uscire per andare a fare la spesa, cosa che comunque mi genera sempre un po' di ansia, non so perché. Chissà nella mia mente cosa mi aspetto che ci sia là fuori. A volte esco con la determinazione di chi va ad affrontare chissà quale nemico feroce, poi una volta fuori invece sto bene e non vorrei più rientrare.
Dopo la spesa riprenderò a leggere il nuovo di Houellebecq, Annientare. 700 e passa pagine, ma io amo i libri di tante pagine.
Il primo capitolo è scritto divinamente. Houellebecq lo si può condividere o meno nelle sue idee, ma di certo non si può dire che non sappia scrivere ed è anche uno dei pochissimi scrittori che vorrei davvero incontrare per farci due chiacchiere.
Dopo La carta e il territorio, che considero uno dei suoi migliori romanzi, forse il migliore, avevo anche pensato di scrivergli, il francese un po' lo conosco, ma è una di quelle cose che poi ho lasciato stare.