lunedì 19 aprile 2021

Una rondine non è una rondine

 

Vi racconto una storia, ma per dirvene un'altra.

L'arrivo delle rondini mi fa pensare a mia madre. 

Qualche mese prima che morisse fu ricoverata in ospedale e rimasi qualche notte a vegliarla. 

All'alba mi affacciavo alla finestra del corridoio e guardavo le rondini adulte che andavano e tornavano ai loro nidi situati sotto le grondaie dell'edificio di fronte. Ogni volta portavano nel becco qualcosa, ora un filo di paglia o un rametto per costruire o rifinire il nido, ora un insettino (porello) da far mangiare ai piccoli, che sentivo pigolare in attesa.

Mettevano allegria, c'era aria di festa. In quei momenti di quelle mattine sapevo che mia madre stava morendo, eppure quelle rondini mi aiutavano ad affrontare il dolore. 

I passerotti e altri uccellini invece mi ricordano mio padre perché, anche se non era diventato vegano, stava comunque imparando a guardare gli animali con occhi nuovi e a rispettarli; tutti i giorni metteva del mangime sul terrazzo e volatili di piccole dimensioni arrivavano a frotte, talvolta portando i loro piccoli, mostrandogli dove si trovava il cibo e talvolta azzardandosi anche a zampettare fin dentro casa.

Le rondini però non sono belle perché simbolo della primavera, della terra che rinasce, perché ci ricordano qualcuno o perché, come nella bellissima poesia di Pascoli, simbolo della malvagità dell'esistenza terrena, dell'iniquità della morte.

Le rondini sono belle perché, come tutti gli altri animali, sono individui senzienti con un loro valore intrinseco.

E così i passeri e altri uccelli e ogni altro animale. 

Io questa volta ho fatto una cosa che non dovrei fare: ho parlato di altri animali per parlare in fin dei conti dei miei genitori, di me, dei miei ricordi. 

E così la narrativa, la poesia, le arti figurative, i dipinti, il cinema hanno sempre parlato degli altri animali, tranne rare eccezioni, in rappresentanza di qualcos'altro. Come simboli. Mai in quanto individui.

Nella prima parte del mio libro sull'antispecismo che sta per uscire affronterò anche questo discorso qua, ossia l'uso degli animali e il posto che gli diamo nell'ordine delle cose da noi stabilito, quindi lo specismo, nella letteratura, nell'arte, nel cinema.

Perché poco importa che si parli di altri animali, se non lo si fa nel modo giusto, ossia spazzando via lo specismo. 

Servono altre narrazioni.

*Lo so, do questa notizia così, en passant, ma tanto quasi tutti voi lettori del mio blog mi seguite anche su FB e quindi immagino che lo sappiate già. Se invece non è così, abbiate pazienza, ve ne parlerò prestissimo. 



giovedì 15 aprile 2021

L'orrore l'orrore

 Un altro dei miei sogni/incubi a tema antispecista: ero entrata, non so come mai, in possesso di un tir pieno di maiali che dovevano essere liberati. Cioè, anziché andare al macello, sarebbero andati in un rifugio.

Il tir viene rubato. Io lo inseguo, riesco a raggiungere il conducente e dico che c'è un errore, quel tir non deve andare al macello, deve assolutamente riportarlo indietro. 

Nel frattempo, non so come mai, si era ribaltato. I maiali sono tutti schiacciati, sofferenti, agonizzanti. Vedo i corpi ammassati, quelli sotto stanno morendo, impossibilitati a muoversi, a respirare.

Mi metto a urlare disperata chiedendo aiuto per rimetterlo dritto. Mi sveglio.

Credo che i maiali nel sogno fossero anche le lumache che ho visto ieri in un video girato da una tipa (non voglio scrivere parolacce) mentre le stava bollendo vive. Le lumache si erano tutte ammassate sul coperchio nel tentativo di fuggire, ma la tipa le rimetteva giù e mescolava. 

L'orrore quotidiano che entra anche nei sogni. 

L'orrore l'orrore, grida il Colonnello Kurtz in Apocalypse Now. 

L'orrore di cui la nostra specie è artefice.


lunedì 12 aprile 2021

Io sono una persona disagiata

 Ieri una persona ha detto che chi fa attivismo (in qualsiasi ambito di riferimento) è un disagiato.

Lì per lì mi sono offesa. Io faccio attivismo e non sono una disagiata.

Poi però ci ho riflettuto meglio e ho capito che ha ragione, ma mentre probabilmente per questa persona il termine ha una connotazione negativa, per me ce l'ha positiva.

Infatti chi fa attivismo è colui che riconosce esserci qualcosa di profondamente ingiusto e sbagliato in questa società e questo qualcosa, che l'attivista si adopera a combattere, fa sì che non si senta mai perfettamente inserito, a suo agio, nella società stessa. 

Il disagio inoltre aumenta quando abbiamo a che fare con ideologie oppressive ma invisibili, cioè che la maggior parte della società nemmeno riconosce come tali. 

Come potrei sentirmi a mio agio passando di fronte a una macelleria, per esempio? 

Come potrei sentirmi a mio agio nel constatare quanto ciò che di più pericoloso e dannoso esiste non è nemmeno la violenza in sé, ma l'indifferenza dei più?

Come potrei sentirmi a mio agio nel constatare che la maggior parte delle persone, persone perbene anche, non solo si comporta come se niente fosse di fronte a certe ingiustizie, ma ne è essa stessa responsabile e corresponsabile senza che sappia riconoscerle poiché normalizzate e naturalizzate?

Di fronte a tutto questo, sì, sono una persona disagiata. Profondamente disagiata. E non ne vado fiera o altro, semplicemente non potrebbe essere altrimenti.

Due estranei

 

Quando avete mezz'oretta di tempo guardatevi su Netflix questo corto candidato agli Oscar 2021. 

"Due estranei" racconta la storia di un ragazzo nero che dopo aver trascorso la notte a casa di una ragazza esce per tornare nel suo appartamento, dove lo aspetta il suo amato cane; solo che rimane intrappolato in un loop temporale e, ogni volta, qualsiasi cosa cerchi di fare, viene ucciso da un poliziotto. 

La trama sembra che dica già tutto, ma vi assicuro che è potente e toccante. 

Meraviglioso!

domenica 11 aprile 2021

The Serpent's Way: riflessioni su donne e animali

 

Ieri sera ho iniziato a guardare un film svedese del 1986 intitolato The Serpent's Way, diretto da Bo Widerberg.

La trama è semplice: ci troviamo in un villaggio rurale, secolo non ben precisato - credo ottocento, dagli abiti, ma potrebbe essere anche prima o inizi novecento, comunque si va ancora a cavallo - e un commerciante prima, suo figlio poi, abusano di più generazioni di donne di una famiglia molto povera per riscuotere i debiti che aveva contratto il loro padre, ormai deceduto. Il commerciante diventa proprietario della loro modesta casa e ogni anno passa a riscuotere l'affitto in cambio di prestazioni sessuali. 

Una storia quindi di violenza e abusi in cui i corpi delle donne sono usati come moneta sonante, come merce di scambio. 

La cosa che più mi colpisce è la correlazione stretta tra animali e donne, infatti questa famiglia povera possiede una vacca e una capra, da cui prendono il latte (imprecisione scientifica significativa, dal momento che sia la capra che la vacca vengono rappresentate come animali da mungere per il latte, ma non si parla di gravidanze, non ci sono i cuccioli e non c'è nemmeno il montone o il toro); la vacca viene offerta in cambio dei servizi sessuali. 

Quindi, il corpo della donna è mercificato sessualmente dal commerciante, quello della vacca è mercificato dalla donna. 

Il commerciante valuta il valore economico della vacca, soppesandola con lo sguardo, tastandole il corpo, quindi dice che è troppo magra per essere mangiata, che dà poco latte e che macellarla per la sola pelle non avrebbe reso molto. 

Donne e animali sono entrambi beni di scambio, ma la differenza sostanziale consiste nel fatto che la vacca è usata anche dalla donna stessa e dai suoi figli: per lei è semplicemente un oggetto che produce reddito, e sarebbe stata disposta a mandarla al macello.

La donna, inoltre, per un certo periodo ha una relazione con un uomo che in qualche modo riesce a pagarle il debito con il commerciante almeno per un anno, quindi per un anno è, diciamo, esonerata dall'offrire servizi sessuali al commerciante, mentre vacche e capre continuano a essere usate per tutto il tempo della loro esistenza, per poi finire al mattatoio. 

Le analogie tra femminismo e antispecismo sono molte, ma gli animali sono sempre e solo vittime, in funzione del reddito. 

I loro corpi talvolta si sovrappongono nell'uso da parte di chi detiene il potere economico, ma anche l'affrancarsi dei poveri finisce sempre, in qualche modo, per passare attraverso lo sfruttamento degli animali (significativo il fatto che oggi molte donne diventino imprenditrici mettendosi ad allevare capre).

Questo perché, al di là delle analogie tra donne e animali, la differenza di specie tra animali umani e non umani produce precise gerarchie ontologiche. Combattere lo specismo significa combattere questa gerarchia qui, quindi l'antropocentrismo. E non è soltanto un discorso economico, ma culturale in senso ampio, cioè che riguarda il modo in cui innanzitutto pensiamo, immaginiamo, nominiamo prima, e usiamo poi gli altri animali. E di come poi talvolta ricorriamo ad essi per spingere anche l'umano nell'insieme di valore inferiore che attribuiamo agli animali in quanto credenza e pregiudizio dato per valido senza bisogno di essere confutato, per definizione.

mercoledì 7 aprile 2021

Pandemie e cambiamenti sociali

 Sto pensando che ogni pandemia importante è sempre stata il pretesto per cercare di rifondare l'ordine sociale ed economico.

Nel Decameron di Boccaccio si racconta proprio questo, i giovani e le giovani che si raccontano le novelle cercano di far rivivere, restituendogli valore e quindi invitando i lettori a ripristinarli, quei valori della società cavalleresca che ormai erano stati soppiantati da logiche mercantilistiche. 

La peste quindi come occasione per riflettere e cambiare la società. 

Parlando di Boccaccio, ovviamente lui guardava con nostalgia al valori del passato. Oggi, beh, oscilliamo tra derive autoritarie, ma anche riflessione sugli effetti del capitalismo. Il problema è che mi pare che il capitalismo, anche se in altre forme, rimane sempre in piedi. Stiamo distruggendo le piccole imprese a tutto beneficio dei grossi colossi come Amazon o multinazionali simili.

Poi c'è il discorso dello smart working e DAD, utile per ridurre inquinamento, ma causa di enormi conflitti familiari e anche di aumento delle violenze domestiche. E ovviamente sono avvantaggiate le persone ricche che posseggono spazi ampi e che possono permettersi baby sitter, mentre le fasce sociali più povere vivono enormi disagi. Quindi diventa anche una scelta che esaspera il conflitto di classe e da cui le donne, come categoria, continuano a  uscirne svantaggiate, sia per il carico maggiore di lavoro che è quasi sempre sullo loro spalle, sia perché sono quelle che vengono più facilmente costrette a lasciare il lavoro. 

Quindi che valori stiamo ripristinando noi? Chi ne esce sempre svantaggiato?

Io non amo gli animali

 La battaglia antispecista non è amore per gli animali. 

Così come la battaglia contro il razzismo non si fa per amore delle persone di etnia diversa, quella LGBT non si fa per amore delle persone gay, lesbiche o trans, e quella femminista non si fa per amore delle donne.

Tutte le battaglie contro le diverse oppressioni e discriminazioni si fanno per giustizia, per rispetto della diversità (che sia di appartenenza a un sesso, o di specie, o d orientamento sessuale ecc.), per chiedere uguaglianza di trattamento morale e non, banalmente, espressione di sentimento di amore.

Lo specismo non è mancanza di amore verso gli animali, ma diverso trattamento morale in base a una gerarchia di valore del vivente, ove gli altri animali sono l'alterità assoluta in opposizione agli umani.