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martedì 14 maggio 2013

Gabbie



Intorno e dentro di noi gabbie infinite, gabbie della cui esistenza non ci rendiamo nemmeno minimamente conto.
A volte mi domando: se per tanti anni ho partecipato del sistema di sfruttamento degli animali, mangiando carne, comprando prodotti derivati, pelle ecc., se per tanti anni ho considerato "normale e naturale" vedere cosce di maiali nei supermercati, animali sventrati, fatti a pezzi, senza che riuscissi minimamente a mettere in discussione la cultura specista che giustifica e legittima ciò e su cui ho aperto finalmente gli occhi, ora, quante altre cose ci saranno ugualmente terribili, ma che io continuo a ignorare?
Quante altre gabbie imprigionano i miei pensieri, la mia mente, la mia evoluzione?

domenica 12 maggio 2013

Maternità

Auguri a tutte le mamme!








Priorità



Penso che la crisi economica attuale che stiamo vivendo un po' tutti non abbia solo effetti negativi, al contrario stia aiutando molte persone a rinegoziare le proprie priorità e valori esistenziali; vedo gente che sta rinunciando ad usare l'automobile in favore della bici o dell'andare a piedi, così contribuendo meno all'inquinamento e guadagnandoci anche in benessere fisico, gente che compra nei negozietti dell'usato, scoprendo il gusto del riciclo e dando un calcio al consumismo eccessivo, gente che sta riscoprendo il piacere di uscire anche per una semplice passeggiata nei parchi o per le vie della città, senza avvertire l'impellente bisogno di comprare per dare un senso alle proprie giornate, gente che anziché andare a mangiare nei ristoranti riscopre il piacere della convivialità a casa, gente che anziché spendere per andare a visitare mostre a pagamento, entra nelle chiese e osserva i capolavori dei nostri pittori e scultori oppure approfitta delle serate in cui si possono visitare i musei gratuitamente, gente che si scambia libri, che si ingegna, che inventa, che riesce a ottenere il massimo con poco, gente che cena con gli aperitivi rinforzati (vabbè, l'happy hour) e si scambia informazioni sui locali dove con cinque euro si mangia, e non si mangia soltanto, si mangia bene! Io, per dire, stasera dal locale turco sotto casa, con quattro euro e mezzo, ho mangiato felafel e verdure fresche fino scoppiare, e senza nemmeno dover cucinare, sporcare piatti o consumare gas a casa. Gente che di contro alla preoccupazione dello stare senza lavoro, riscopre il tempo per sé, il tempo di vivere. C'è una certa euforia nell'arte dell'arrangiarsi, del campare alla giornata. Certo, finché si vive all'interno della società ci sono le bollette da pagare, le tasse e tanto altro, ma ho sperimentato sulla mia pelle che davvero si può vivere con pochissimo, rinunciando al superfluo. Fino a qualche anno fa, a Roma, solo i poveracci e i giovanissimi prendevano la metro, oggi la prendono tutti, manager in giacca e cravatta (un po' ridicoli, tutti uguali, tutti omologati nel vestire), ragazzi e ragazze, signore, signori, vecchietti e vecchiette e a me piace tantissimo, più che altro trovo che finalmente la gente si sia rinsavita perché prima mi sembrava davvero assurdo che nonostante avessimo la comodità di due linee metropolitane, nessuno le usasse, mentre fuori il traffico impazziva. Mi spiace solo per tutte quelle persone che cadono nella disperazione e arrivano a suicidarsi. E non vorrei sembrare superficiale, lo so che stare del tutto senza soldi, perdere il lavoro, la casa, soprattutto se si ha una famiglia cui pensare, dei figli piccoli, è una tragedia, però penso che una soluzione alla mancanza di denaro ci sia sempre. Che sia possibile davvero vivere arrangiandosi, certo sapendo rinunciare a tante cose, come racconta il tizio di cui si parla in questo articolo.

Qui invece l'etimologia della parola crisi. Interessante.

martedì 7 maggio 2013

Madri e figli


 

È giusto causare tanta sofferenza per un bicchiere di latte, quando in commercio ne esistono moltissimi altri tipi in sostituzione di quello vaccino, ugualmente buoni e certamente anche più sani (i grassi animali ostruiscono le arterie e sono la principale causa di patologie cardiovascolari)? Domandiamoci come mai siamo l'unica specie tra i mammiferi a consumare latte materno (sebbene delle madri di altre specie) anche in età adulta. Le mucche producono latte per i loro figli, non per noi. Dell'orribile sfruttamento che è dietro la produzione di latte e derivati ho già parlato altre volte, quindi non starò a ripetermi. E comunque credo che questo video parli da solo. Ricordo soltanto che i vitellini maschi poi verrano macellati, dopo essere stati separati dalla madre, a soli pochi mesi di vita. Mucca e vitello piangono per giorni e notti interi dopo la loro separazione.

domenica 5 maggio 2013

Di cinema e mattatoi

 
"Dicono di avere abolito i sacrifici animali! Soltanto il rito hanno abolito: li sterminano ininterrottamente, illimitatamente, senza bisogno: il sacerdote si è fatto industria."

(Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, 1979)
Poche sere fa ho visto un film horror: "Non aprite quella porta", l'originale.
Per tutto il tempo non ho potuto fare a meno di pensare che gli animali nei macelli ci vedono esattamente come gli sventurati ragazzi del film vedono il serial killer protagonista che gira armato di una sega elettrica.
E credo che comunque il regista avesse in mente un'analogia del genere perché non può essere un caso che i membri della famiglia folle avessero tutti lavorato in un mattatoio.
A un certo punto c'è proprio una scena in cui si esorta il vecchio nonno a uccidere una ragazza prendendola a martellate sul cranio e uno dei suoi nipoti dice: "dai, facciamolo fare al nonno, ai suoi tempi una volta aveva battuto il recordo uccidendo 60 bovini al minuto...". E poi in generale la scenografia ricorda moltissimo gli interni dei macelli e ci sono tante altre frasi che rimandano all'orrore degli stessi.
Comunque sia ormai ogni volta che vedo un horror in cui c'è il pazzo di turno che insegue lo sventurato di turno per farlo a pezzi, non riesco a non pensare al terrore puro che subiscono gli animali nei macelli, non riesco a non pensare a come noi dobbiamo sembrargli tutti dei pazzi assassini.
Non c'è perversione maggiore di quella di creare la vita (in laboratorio) o di perpetuarla (negli allevamenti) al solo fine di distruggerla.
Alla faccia della razionalità.

martedì 30 aprile 2013

Antispecismo debole: la risposta di Leonardo Caffo al grido di dolore degli animali, una via concreta per agire ora


 Immagine di Andrea Festa (alias Giorgio Cara)

Il maiale non fa la rivoluzione. Manifesto per un antispecismo debole” è il titolo del saggio, attesissimo, di Leonardo Caffo, la cui uscita è ormai imminente.

E mi sembra opportuno partire proprio dal titolo, molto di più di una semplice boutade, per tentare di far luce su questa nuova proposta di intendere la liberazione animale, in qualche modo riconducendola e riconsegnandola a quella che è la sua etimologia originaria.
Ma prima un breve passo indietro – una premessa doverosa e necessaria direi – per capire come si è giunti fin qui e quanto sia necessario chiarire la specificità di tale battaglia, ma anche, soprattutto per capire se il termine antispecismo sia riuscito finora, nelle sue varie declinazioni, a mantenere quel che promette, ossia se, dichiarandosi come lotta contro lo specismo abbia saputo indicare una strada realmente percorribile in tal senso e capace di raggiungere il traguardo che si prefigge.

Continua su Eidoteca, la nuova rivista culturale online.

lunedì 29 aprile 2013

Animalità (e qualche foto dell'Animal Liberation Day)

A quelli che ci dicono che noi staremmo umanizzando troppo gli animali, rispondo così:

Non li stiamo difendendo perché simili a noi, ma proprio perché diversi da noi.

Li rispettiamo in quanto altro da noi, nelle loro differenze, convinti che non siano le somiglianze a costituire prerogativa di possesso di diritti, ma che anzi siano proprio le vite differenti a dover essere riconosciute e rispettate in quanto degne di esistere e vivere comunque.

Non rispetto il cane in quanto simile a me in alcune qualità, ma proprio perché è il cane.

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A seguire qualche foto della manifestazione che si è tenuta ieri a Roma, chiamata Animal Liberation Day, a un anno dalla liberazione dei cani da Green Hill e per ribadire l'urgenza e l'impegno della nostra lotta.










(le prime sei foto sono state scattate da Andrea Cavalletti, le altre sono in parte dall'album del Coordinamento antispecista e in parte da quello di Parte in Causa).