martedì 17 settembre 2019

Gli altri animali sono individui e non fattori inquinanti


Ormai si parla di veganismo solo in relazione all'ambiente.
Apparentemente può sembrare un fatto positivo perché il tema della salvaguardia del pianeta coinvolge molte più persone, ma in realtà non lo è perché si diffonde il concetto in modo sbagliato.
Se il veganismo non si inserisce in un'ottica antispecista di opposizione e lotta al dominio sugli altri animali perde forza e valenza e diventa un semplice suggerimento alimentare da seguire in modo del tutto indicativo.

lunedì 16 settembre 2019

Commemorazione per un amico speciale


All'inizio eri un incontro speciale, uno di quelli da ricordare scattando una foto, poi eri diventato un incontro abitudinario, come un amico che si incrocia durante le passeggiate quotidiane e con cui ci si scambia un cenno del capo, a volte due parole.
Ogni volta mi ripromettevo di portarti delle noccioline, ma poi me ne dimenticavo sempre. Conoscevo i tuoi luoghi, i tuoi alberi, sapevo dove avrei potuto scorgerti, dove ti abbeveravi, dove zompettavi in cerca di ghiande e altre scorte per l'inverno.
In tanti si fermavano a guardarti, specialmente i bambini. A volte qualche cane ti inseguiva. Una volta sono stata in pena per te perché un cane da caccia era stato quasi sul punto di prenderti. Oh, lo so, per il cane si trattava probabilmente solo di un gioco, di un istinto alla predazione, ma di certo non per fame o sopravvivenza.
E dev'essere così che è andata alla fine, un cane o qualche altro animale è stato più veloce di te e ti ha preso.
Ti ho trovato sotto un albero, il corpicino già rigido, squartato su un fianco. Probabilmente stavi cercando di arrampicarti per metterti in salvo, ma sei rimasto lì, in mezzo alle radici, chissà per quanto.
Una morte iniqua, come tante di quelle che avvengono in natura.
Non è vero che in natura gli animali soffrano meno: spesso, quando vengono feriti o si ammalano, devono sopportare ore o giorni di agonia prima di morire. Non c'è nessuno a soccorrerli e se c'è, quasi sempre, si passa oltre perché "È la natura."
Ma anche noi siamo parte della natura, eppure ci curiamo e ci soccorriamo. È lo specismo, non la natura, che ci fa mettere in atto comportamenti diversi e ci fa applicare una morale diversa in base all'appartenenza di specie.
Per me eri un amico e negli ultimi tempi sembrava persino che avessi imparato a riconoscermi anche tu. Non scappavi, mi guardavi e poi continuavi a fare le tue cose. Mai fidarsi degli umani, amico mio, ti sussurravo ogni volta.
Ti cercherò ancora negli alberi, mi ricorderò di te a ogni fruscio di foglie, sui rami più alti, quelli che toccano il cielo. Come se fossi andato in un lungo, lunghissimo letargo. Dormi bene, amico mio.

giovedì 22 agosto 2019

Antispecismo ed economia

Se i governi avessero veramente a cuore le sorti del pianeta dovrebbero tassare tantissimo i prodotti d'origine animale, aumentarne i costi in modo esagerato, così da disincentivarne il consumo e smettere di dare incentivi agli allevatori,  favorendo invece le aziende che accettano di riconvertire la propria produzione; poi dovrebbero tassare tutto ciò che consuma risorse idriche, energetiche e terreni con un rapporto sbilanciato di produzione. Produrre vegetali consuma risorse idriche, ma il rapporto è inferiore rispetto alla produzione di carne che si ottiene con gli stessi quantitativi di acqua ecc.

Questo che sto facendo non è un discorso propriamente antispecista perché l'antispecismo mette in discussione lo specismo, ossia il diverso sistema di valori in cui inquadriamo gli altri animali - e questo a prescindere dall'impatto che l'allevamento ha sul nostro pianeta -, ma sicuramente la liberazione degli altri animali passa anche attraverso un ripensamento dell'attuale economia, purché non si avalli il concetto di carne felice del contadino o metodi di allevamento più ecologici.

Diciamo che a una lotta dei consumi di prodotti che derivano dall'uccisione e sfruttamento degli altri animali va necessariamente affiancata anche quella contro lo specismo inteso come pensiero antropocentrico che considera gli altri animali inferiori e quindi sacrificabili per i nostri interessi.

Io non penso che ci sia un antispecismo politico e uno non politico, l'antispecismo è uno; semmai ci sono diverse strategie da applicare per arrivare alla liberazione animale e una può essere appunto quella di combattere l'economia attuale. Ma la lotta all'economia slegata da un discorso etico che includa il rispetto degli altri animali, lascerà sempre aperta la questione della sacrificabilità degli altri animali che potrebbero essere usati in modo meno impattante o in altri modi.

giovedì 15 agosto 2019

Il sistema prostituente opprime le donne

Il modo più subdolo usato da chi opprime per continuare a mantenere il dominio è convincere le vittime che la loro oppressione non sia tale, ma sia una scelta; convincerle che gli strumenti con cui sono oppresse siano in realtà utili alla propria autodeterminazione.
Ed è così che l'auto-oggettificazione diventa empowerment e che la prostituzione passa per essere una scelta lavorativa tra le tante.

Ora, a chi nega che la prostituzione sia la più radicale e antica forma di oppressione di un sesso sull'altro, faccio questa domanda: come mai non esistono bordelli di soli uomini in cui per guadagnare un tozzo di pane mettono in vendita l'uso del proprio corpo? Come mai nella nostra società non viene affatto incentivata la mercificazione del corpo maschile a tutto vantaggio del privilegio delle donne di poter comprare e usare i loro corpi per il proprio piacere? Ve lo dico io perché: perché la prostituzione è appunto il prodotto di una società maschilista e patriarcale in cui si esercita il dominio maschile sulle donne e non il contrario.

Dunque, la prostituzione potrà essere considerata, al limite, un lavoro come un altro quando paritariamente sarà esercitata anche da uomini bisognosi economicamente e non il contrario, altrimenti rimane una pratica di sottomissione e sfruttamento delle donne da parte degli uomini. Purtroppo i condizionamenti della società patriarcale e maschilista sono tali e talmente radicati che molte donne vengono educate a pensare che sia una libera scelta farsi usare e lasciarsi sfruttare e che sia anche un modo per autodeterminarsi. Ma nello sfruttamento e nella negazione dell'individualità non ci può essere autodeterminazione. Nel sistema prostituente e nell'industria del sesso in generale le donne non vengono considerate individui, ma solo oggetti da usare, buchi interscambiabili su cui svuotarsi. O si è merce da comprare (nei bordelli tedeschi i loro corpi sono in vendita nei listini "all you can fuck" dove per pochi euro il cliente può scegliere quanti più corpi e prestazioni desidera, insieme a una birra e a una salsiccia, a dimostrazione sempre che sono considerate al pari di pezzi di carne da consumare perché lo specismo e il sessismo, ossia lo sfruttamento di donne e animali, vanno sempre a braccetto), dicevo, o si è merce da comprare o si è individui, ma non si può essere entrambe le cose perché la prima condizione nega lo status del secondo.

Chi dice che esistono anche alcune donne che la scelgono liberamente, benissimo, nessuno vieta a queste donne di farlo, tant'è che in Italia non è vietata la prostituzione in quanto tale, come pratica privata, ma solo l'adescamento e lo sfruttamento da parte dei cosiddetti papponi. Invece chi vuole liberalizzarla sul modello tedesco e neozelandese non farebbe che depenalizzare i papponi e rendere legali i bordelli.

Ultima cosa: il femminismo radicale è solidale con le donne in prostituzione e favorevole invece all'adozione di un modello di legge che offra veramente alternative e percorsi di formazione così che possano essere LIBERE di smettere di prostituirsi.

sabato 10 agosto 2019

Il partito che vorrei

Vorrei un partito antispecista e femminista e soprattutto di transizione, cioè che accompagni le persone a pensare, ad autogovernarsi, a liberarsi dai concetti di delega, stato e partiti da votare. Sembra un ossimoro, ma l'anarchia che auspico sarebbe possibile solo a patto di una società consapevole, sveglia, in grado di autodeterminarsi e fare buon uso della propria libertà. Una libertà nel rispetto di tutte, ma proprio tutte le soggettività viventi. 
Un partito che inviti e formi al pensiero critico volto al disconoscimento e distruzione del partito stesso una volta sopraggiunta la maturità per autodeterminare le proprie esistenze.
E nel frattempo invece prendo tristemente atto del fatto che per scongiurare una pericolosa alleanza di destra, becera e conservatrice, tocca auspicarsi una collaborazione tra PD e Cinquestelle. Un PD che ho sempre detestato perché per nulla progressista sui temi che mi interessano.

giovedì 8 agosto 2019

Il modo in cui trattiamo gli animali ci parla di noi


La maggior parte delle persone non conosce affatto gli animali di cui si ciba; ne ha un'idea stereotipata funzionale al mantenimento del loro sfruttamento.
Ora, è spesso vero che alcuni stereotipi corrispondono alla realtà, ma dovremmo chiederci come ci si sia arrivati a formare una data realtà. 
Per esempio, è vero che i maiali negli allevamenti sono pigri e grassi, che pensano solo a mangiare, che mostrano comportamenti limitati, o aggressivi o che fanno cose stupide, e sono sempre sporchi e puzzano poiché si rotolano nei loro escrementi. Ma questa è la realtà che noi abbiamo creato per loro. Siamo noi che li costringiamo in spazi esigui e li teniamo tutti ammassati e in mezzo ai loro escrementi. D'altra parte, se costringiamo questi individui a vivere così, cosa potremmo aspettarci dal loro comportamento? Ovvio che non abbiano possibilità di interagire e socializzare in modo sano e che si riversino sul cibo perché è praticamente l'unica gratificazione che viene loro concessa. 
Ora, fate lo sforzo di immaginare individui appartenenti alla vostra stessa specie nati e cresciuti dentro una stanza lurida, senza mai avere il minimo stimolo dalla realtà del mondo fuori. Come credete che vi comportereste? Sareste delle bestie fuori controllo oppure apatiche, prive di ogni volontà.

La cosa più terribile che facciamo a questi animali non è soltanto quella di farli nascere per trasformarli in prodotti e ucciderli, ma è soprattutto quella di privarli della loro etologia ed evoluzione. Gli animali negli allevamenti si comportano tutti allo stesso modo perché vivono tutti allo stesso modo, o meglio, sopravvivono, in quel lasso di tempo che passa dallo svezzamento all'ingrasso e fino a che non vengono spinti sui camion per essere portati al macello.

Quando dite che i maiali sono stupidi, sporchi e aggressivi state soltanto descrivendo il modo in cui noi li trattiamo.

E così è per le galline, le mucche e tutte le altre specie che schiavizziamo e uccidiamo.

Foto presa dal web.

martedì 23 luglio 2019

"Mettiamoci pure il vegano, che va di moda"


Devono aver pensato così gli sceneggiatori della terza parte de La casa di carta, vista la scena penosa in cui criticano un personaggio (Monica) che dice di essere vegana. Non solo, l'altro personaggio che la critica fa proprio una tirata in cui dice che il cibo è convivialità e che non ci si può riunire con gli amici e festeggiare davanti a un mazzo di carciofi, ma bisogna farlo davanti a un capretto o a un maiale o a una mucca. L'argomento etico non viene menzionato, cioè ci si focalizza sull'aspetto salutistico. Solo en passant si dice "mi dispiace per la mucca, ma...". Una serie tv vista da milioni di spettatori in tutto il mondo fa passare un messaggio sbagliatissimo.

E la cosa non finisce qui: c'è poi un'altra scena in cui devono aprire, cioè squartare, un maialino (già morto, cioè non si vede mentre lo uccidono) per imparare a fare una cosa su veri tessuti di carne (non è chissà quale spoiler, tranquilli) e un altro personaggio afferma che lui non può farlo perché ama gli animali in quanto in guerra aveva incontrato un cane che gli era rimasto sempre accanto. Ovviamente il personaggio in questione, in quanto amante degli animali (come se fosse una sua peculiarità, quindi la questione del rispetto e della giustizia non viene minimamente menzionata) viene esonerato dal compito, ma gli altri, meno sensibili (quindi squartare o meno un animale rimane una mera questione di sensibilità individuale), procedono come se nulla fosse.

I personaggi de La casa di carta sono degli eroi positivi, combattono il sistema e lo stato. Sono la Resistenza, lo dicono e mostrano più volte, e il popolo si riconosce in loro.

Che una questione importante come quella del veganismo e del rispetto per gli animali venga così travisata e mostrata come mera inclinazione personale dovuta alla sensibilità o al fatto che un tizio abbia capito che un cane sappia essere fedele più degli umani (quindi l'animale ancora una volta è premiato solo perché utile all'umano, visto e considerato solo in funzione degli interessi della nostra specie e soprattutto viene ribadita la differenza ontologica animale Vs umano, in questo caso a tutto vantaggio dell'animale, ma solo perché è un cane e comunque ripetendo un luogo comune, quello sulla sua fedeltà, che poi spesso questa presunta fedeltà viene intesa come sottomissione totale all'addestramento, ma qui si aprirebbe un altro argomento immenso, magari ne parliamo un'altra volta) non può essere un semplice caso di ignoranza. L'intenzione è quella di inserire un paio di personaggi vegani e amanti degli animali (ma attenzione che poi quello che dice di essere amante degli animali non accorre in difesa del personaggio vegano, quindi probabilmente ama gli animali, ma non viene detto che è vegano) per essere politically correct, ossia per dare spazio alle minoranze, così come si inserisce il personaggio gay o il nero o la donna: ovviamente sempre in modo stereotipato, a confermare e rafforzare ruoli.

Ora, la si potrebbe vedere anche in modo diverso, cioè sforzarsi di vederci invece un lato positivo: ci sono ben due personaggi che mostrano una sensibilità verso gli animali, di cui uno vegano. Certo, la questione dell'oppressione animale non è narrata in senso politico, ma solo come sensibilità individuale, però almeno se ne parla. Ma io rimango convinta di una cosa: parlare in modo distorto della questione animale e del veganismo, non aiuta, è più deleterio del non parlarne affatto.

Detto questo, ma che cavolo, non si può interrompere una terza parte così, va bene il cliffhanger, ma questo non è nemmeno un finale di stagione, è proprio aver spezzato così gli episodi a caso. Sapete qualcosa della quarta parte?

Ci sono diverse battute che invece contrastano il sessismo, ma c'è un'affermazione molto grave che non viene contraddetta in modo chiaro, ossia quella per cui il piacere delle donne e il loro desiderio sessuale sarebbero sempre finalizzati alla procreazione. Vero che tale frase viene pronunciata da un maschilista, ma mentre in precedenza viene contraddetto, qui invece i personaggi femminili rimangono in silenzio, si scambiano delle occhiate, si alzano e se ne vanno; certo, probabilmente il senso è che il tipo non meriti risposta, ma non è chiaro, può sembrare come se chi ha sempre la battuta pronta ora non sappia come replicare.  E poi, inutile che mi fai battute antisessiste, se poi ogni due per tre mi mostri il culo di Tokio. E anche qui, quindi, si ha l'impressione che l'antisessismo sia solo di facciata, tanto per essere sul pezzo.

Giudizio su questa terza parte, al netto delle riflessioni sopra: adrenalinica, ti prende, si lascia guardare, ma a mio avviso il tutto non regge, è troppo pretestuoso e alquanto improbabile, sia dal punto di vista delle emozioni e delle relazioni tra i personaggi, sia da quello dell'azione (peraltro spiegata anche male). Il pretesto per rimettere in gioco tutto quanto è veramente debole. Non spoilero, ma se l'avete vista possiamo parlarne nei commenti.