giovedì 16 agosto 2018

La non morte di chi non vive

Riflessione post ferragosto in seguito a una discussione in cui sono stata coinvolta durante una cena.

La maggior parte delle persone non considera gli altri animali soggetti morali e non tiene affatto conto dei loro interessi, ma solo dei propri. "Animale" è solo un concetto astratto che si sovrappone e confonde con quello di "natura"; nemmeno in opposizione a quello di umanità, ma proprio irrilevante, sullo sfondo. 
Ogni discussione con chi ha questa visione arriva inevitabilmente a un punto morto perché, semplicemente, non considerando gli animali come individui, non vedono la tragedia della loro morte.

Per costoro, come diceva Heidegger, gli animali non muoiono veramente perché in fondo nemmeno vivono, ossia non si riconosce il valore della loro esistenza. Sono enti riproducibili all'infinito, sono referenti assenti sul piatto in tavola, sono miti, leggende, storie, tutto fuorché quello che sono realmente, ossia individui che vogliono vivere le loro vite.

Sono amareggiata, ma non demordo.

mercoledì 8 agosto 2018

Come animali al macello


Vederli mentre stanno per varcare l'ingresso del mattatoio è un trauma che ogni volta si rinnova perché nel quotidiano noi comunque tendiamo a rimuovere questo pensiero, il pensiero che ogni momento vengono uccisi migliaia di individui senzienti per diventare salsicce, bistecche ecc.. Lo rimuoviamo altrimenti impazziremmo. Tendiamo anche noi a vederli come numeri. Poi invece quando sono lì, dal vivo, davanti a noi, li vediamo come individui singoli, ognuno con le proprie emozioni e carattere e questo, insieme all'impotenza di non poter far nulla sul momento, ci lascia annichiliti.

Il fatto che non si possa far nulla sul momento però non significa che siamo o dobbiamo restare sempre impotenti. Dobbiamo iniziare a pensarci come massa, seppur per il momento molto esigua, capace di lottare, contrastare, ostacolare, danneggiare la spietata macchina del dominio e del capitalismo che monetizza i viventi.

Quest'ultima frase mi conduce a un'altra immagine, ugualmente devastante. L'altro ieri, in un incidente, sono morti degli immigrati che stavano tornando da un campo dove erano stato condotti la mattina stessa per raccogliere i pomodori per qualche centesimo all'ora. La foto di queste persone tutte ammassate viene commentata così dai media: "Esseri umani trattatati come bestie verso il macello, ammassati, in piedi, senza nessun tipo di sicurezza e che vengono trasportati a bordo di mezzi vecchi, spesso anche rubati".

Non c'è differenza, se non nella diversa destinazione d'uso. Gli animali non umani vengono ammassati nei tir diretti al mattatoio per poi essere trasformati in prodotti. Gli immigrati venuti qui con la speranza di una vita migliore, in cerca di un riscatto, di un'esistenza degna di essere vissuta, vengono ammassati nei tir per poi essere schiavizzati per pochi centesimi. 
Il meccanismo di fondo che regola le loro esistenza è lo stesso: la monetizzazione. Sono corpi che il capitalismo vuole monetizzare e sfruttare fino all'ultima goccia di sangue o di sudore.
E anche loro, gli immigrati, tendiamo a vederli come numeri, mai come individui con una loro storia, una famiglia, un passato, la speranza di un futuro. 
Parliamo di questi fenomeni sociali, la questione animale, l'immigrazione, in astratto, troppo spesso dimenticando che abbiamo a che fare con persone, umane o non umane che siano.

sabato 4 agosto 2018

I miti attorno alla maternità

"Il capitalismo può benissimo permettersi di concedere alle donne di entrare nell'esercito, nella polizia. Il capitalismo è certamente abbastanza intelligente da permettere a un maggior numero di donne di fare parte del governo. Lo pseudo-socialismo può certamente permettere a una donna di diventare segretario generale del partito. Queste sono giuste riforme, come la Previdenza sociale o le ferie pagate. L'emanazione della legge sulle ferie pagate ha forse cambiato qualcosa nelle disuguaglianze del capitalismo? Il diritto delle donne di lavorare in fabbrica con paga uguale a quella degli uomini ha forse cambiato l'orientamento maschilista della società ceca? MA CAMBIARE TUTTO IL SISTEMA DI VALORI DI UNA SOCIETÀ, DISTRUGGERE I MITI CREATI INTORNO ALLA MATERNITÀ, QUESTO SÌ CHE È RIVOLUZIONARIO."

(Simone de Beauvoir - tratto da "Quando tutte le donne del mondo", raccolta di interviste, articoli, prefazioni ecc.).

P.S.: I caratteri cubitali delle ultime tre righe sono miei. Mi interessa "distruggere i miti creati intorno alla maternità". Non la maternità, che è una scelta, oggi, ma i miti intorno ad essa che ci inculcano nella testa sin da quando siamo bambine. I miti e gli stereotipi sulla poesia della gravidanza, allattamento e maternità in generale. Miti e stereotipi che hanno portato molte donne a sentirsi disperate e inutili se incapaci di procreare, che hanno portato all'aberrazione - prodotto del mercato capitalistico - dell'utero in affitto, che hanno portato molte donne a sentirsi pessime madri se non si annullavano per il proprio figlio. 
In generale trovo questo estratto attualissimo perché mette in guardia dagli errori di un femminismo che non sia radicale, che sia solo di facciata, riformista, ma incapace di mettere in discussione totalmente i valori della società patriarcale e l'oppressione e le condizioni svantaggiose in cui una donna si trova a vivere. Molta di questa oppressione è stata fondata anche sui miti intorno alla maternità. Il che non vuol dire, come ha asserito qualcuno, che la maternità non sia una condizione naturale, lo è, ma che a partire da qui è stata costruita una cultura funzionale a relegare le donne entro certi ruoli. Oggi, per fortuna, possiamo scegliere.