sabato 28 settembre 2019

Il diritto di guardare trasforma l'altro in oggetto

Da un piccolo episodio si possono apprendere tante cose, ad esempio il rapporto che intratteniamo con gli altri animali sin da quando siamo piccoli, sintomatico della cultura specista in cui siamo immersi.
Ci allenano allo sguardo oggettificante portandoci allo zoo, al circo, nei delfinari e negli acquari e per estensione cresciamo convinti che gli altri animali siano lì per noi, che esistano affinché noi possiamo osservarli, studiarli, giocarci. La scienza rafforza poi questo concetto, classificando, selezionando in razze da allevare, comprare, mercificare, da usare nei laboratori. Tutto ciò concorre a formare gerarchie di valori e distinzioni tra la vita umana e di chi umano non è, anche se senziente e capace di fare esperienza del mondo.

Ieri passeggiavo in un parco e a un certo punto ho notato un capannello di bambini, tra cinque e dieci anni, intenti a smuovere qualcosa per terra. La frase pronunciata da uno di loro, "non ucciderlo!" mi ha convinta ad avvicinarmi: stavano giocando con un piccolo rospo, spaventatissimo e che tentava di nascondersi dentro una specie di tombino che però aveva il coperchio sollevato, dagli stessi bambini. Li ho pregati, con tutta la dolcezza e gentilezza possibili, di lasciarlo stare e di non disturbarlo, cercando anche di fargli degli esempi che potessero portarli a provare empatia, "vi piacerebbe se qualcuno, un gigante, vi venisse a disturbare mentre dormite o state facendo le vostre cose?". Ma non c'è stato nulla da fare, volevano assolutamente vederlo, toccarlo, giocarci, prenderlo. Uno voleva addirittura ucciderlo, con una pietra. A quel punto ho chiamato Andrea chiedendogli di portarmi una scatolina, così l'abbiamo preso e messo in un posto al sicuro, tra gli sguardi delusi dei bambini che avrebbero voluto continuare a giocarci. In quei pochi minuti che sono rimasta in attesa dell'arrivo di mio marito con la scatolina, ho dovuto faticare non poco per impedire che lo prendessero e gli facessero del male. Devo dire che, a parte il bambino che voleva ucciderlo, tutti gli altri provavano solo sincera curiosità. In sé una cosa buona. Quello che non va bene è l'assoluta convinzione del diritto di poter guardare, osservare, giocare, spostare, manipolare un animale selvatico. Una convinzione che ha radici antichissime e che prende avvio dall'antropocentrismo, dal pensiero di cui sopra, ossia che gli altri animali esistano per noi.
Ho tentato di spiegargli che non è così, che gli animali non vanno disturbati e spero di aver magari seminato un pensiero diverso in qualcuno di loro, ma non ne sono molto convinta.

Purtroppo tutta la cultura in cui siamo immersi, che apprendiamo, ci dice il contrario. Dobbiamo lavorare tanto, tantissimo per abbattere questo sguardo dominante che abbraccia il mondo intero e che fa sentire ognuno di noi padrone di altre vite, solo perché diverse o più deboli costituzionalmente. Specismo, sessismo, razzismo iniziano tutti lì, da quel primo sguardo assoggettante che si sente in diritto di definire l'altro su un piano di disparità e dominio. A volte non c'è cattiveria, solo voglia di giocare, curiosità, ma gli altri animali sono soggetti della loro stessa vita e non giocattoli o prodotti.

venerdì 27 settembre 2019

La questione taciuta, negata, minimizzata, derisa


Mi domando: ma se Greta Thunberg anziché parlare dell'emergenza del cambiamento climatico dovuto all'inquinamento per più fattori avesse preso posizione contro lo specismo, avrebbe avuto la medesima risonanza mediatica e dato vita a un movimento come quello di Fridays For Future?
La domanda suona retorica perché sappiamo già che nessuno se la sarebbe filata, né migliaia di studenti e adulti sarebbero scesi in piazza (a parte i pochi che sono già antispecisti), però, oltre la retorica, ci dice qualche altra cosa, ossia che l'interesse per la causa ambientale, che ovviamente reputo importante, è diffuso perché comunque non ci chiede un drastico cambio di abitudini, né un ripensamento totale del nostro stare al mondo, ragion per cui tutti si sentono contenti di fare la propria parte, acquistando meno plastica, usando meno la macchina, facendo meno acquisti in generale ecc.; eppure, per quanto l'ambiente sia importantissimo, a me pare che sarebbe di gran lunga più importante spingere verso il riconoscimento della tragedia dello specismo, con tutte le sue drammatiche implicazioni dello sfruttamento e uccisione di miliardi di animali al giorno. E per affrontare questo problema non servirebbero riforme da parte di governi, bensì basterebbe la semplice, banalissima, presa di coscienza del fatto che gli altri animali non sono risorse rinnovabili, ma individui da rispettare. Di tutto ciò (e Greta, che è vegana, non può non saperlo), ne beneficerebbero indirettamente anche l'ambiente, le foreste, l'aria che respiriamo, il pianeta intero perché i dati parlano chiaro, gran parte del territorio del nostro pianeta viene letteralmente mangiato via a causa dell'impatto degli allevamenti.
Perché non si parla direttamente della questione animale, che è questione etica e ambientale insieme? Perché Greta nei suoi bei discorsetti scritti non accenna nemmeno in chiusura a parlare dell'importanza della scelta vegan?

Leggo che persino la Coldiretti ha manifestato per la causa ambientale, tutti sono a favore dell'ambiente, ma al riguardo della causa animale continua a esserci un assordante silenzio.

Non ne parlano gli studenti di Fridays For Future ed è inutile andare a queste manifestazioni con striscioni antispecisti che riportano slogan, la causa animale non è un tema che può essere sintetizzato in pochi slogan perché lo specismo è un'ideologia radicata e multiforme; l'intero concetto di umanità si è costituito in opposizione a quello di alterità animale ed è per questo che l'antispecismo non trova facilmente sostenitori perché significa mettere in discussione l'idea che abbiamo non soltanto del mondo, ma di noi stessi, come specie e nelle relazioni con gli altri animali. Mentre, al contrario, è facilissimo e di grande appeal parlare di ambiente e di cambiamento climatico.

Per questo a me Greta non dice nulla, non smuove nulla, non interessa. Mi interessa la causa degli altri animali che è questione di tragicità immensa e di cui veramente siamo sempre solo in quattro gatti a parlare: inascoltati, derisi, sbeffeggiati, tacciati di estremismo e fanatismo.

Nella foto: due fratelli diretti al mattatoio di Roma. Provenienti dal classico "allevamento bio del contadino dietro casa", poco impattante, ecologico. Il primo si appoggia col musetto all'altro, stanno vicini, stretti stretti, in un angolo, terrorizzati.
E no, mangiare meno carne non è una soluzione. Non per loro. Forse per l'ambiente, ma non per loro.

sabato 21 settembre 2019

Come alcuni uomini vedono le donne

Un mio ex contatto su FB scrive: mentre voi donne vi trastullate tra una manicure e un selfie, un sacco di uomini hanno inventato questo e questo e giù con una sfilza di nomi di scienziati del passato.
Costui sembra ignorare la realtà dell'oppressione che noi donne abbiamo subito per secoli e che in molti paesi ancora subiamo; nonché i profondi condizionamenti culturali che determinano ancora gran parte delle nostre presunte "libere scelte" - libere scelte che andrebbero sempre inquadrate nel contesto socio-culturale entro cui si formano. Mentre gli uomini, sollevati da ogni incombenza relativa all'accudimento della casa e dei figli, potevano dedicarsi allo studio e alla carriera, noi eravamo relegate entro quattro mura, impossibilitate a studiare, a votare, a esprimerci in pubblico, a svolgere lavori che non fossero di accudimento o comunque di semplice lavoro manuale.
Educate e cresciute in maniera differenziata ci è stato inculcato nella testa per secoli che esistono ruoli e cose da maschi e ruoli e cose da femmine. Non abbiamo mai scelto di passare il tempo facendoci la manicure, ma semplicemente ci veniva detto che una donna che non si presenta in un certo modo non è accettabile socialmente.
Siamo state e siamo tutt'ora corpi per fare figli o per sollazzare lo sguardo e il piacere maschili.
Il femminismo è la storia della nostra oppressione e della nostra progressiva emancipazione.

martedì 17 settembre 2019

Gli altri animali sono individui e non fattori inquinanti


Ormai si parla di veganismo solo in relazione all'ambiente.
Apparentemente può sembrare un fatto positivo perché il tema della salvaguardia del pianeta coinvolge molte più persone, ma in realtà non lo è perché si diffonde il concetto in modo sbagliato.
Se il veganismo non si inserisce in un'ottica antispecista di opposizione e lotta al dominio sugli altri animali perde forza e valenza e diventa un semplice suggerimento alimentare da seguire in modo del tutto indicativo.

lunedì 16 settembre 2019

Commemorazione per un amico speciale


All'inizio eri un incontro speciale, uno di quelli da ricordare scattando una foto, poi eri diventato un incontro abitudinario, come un amico che si incrocia durante le passeggiate quotidiane e con cui ci si scambia un cenno del capo, a volte due parole.
Ogni volta mi ripromettevo di portarti delle noccioline, ma poi me ne dimenticavo sempre. Conoscevo i tuoi luoghi, i tuoi alberi, sapevo dove avrei potuto scorgerti, dove ti abbeveravi, dove zompettavi in cerca di ghiande e altre scorte per l'inverno.
In tanti si fermavano a guardarti, specialmente i bambini. A volte qualche cane ti inseguiva. Una volta sono stata in pena per te perché un cane da caccia era stato quasi sul punto di prenderti. Oh, lo so, per il cane si trattava probabilmente solo di un gioco, di un istinto alla predazione, ma di certo non per fame o sopravvivenza.
E dev'essere così che è andata alla fine, un cane o qualche altro animale è stato più veloce di te e ti ha preso.
Ti ho trovato sotto un albero, il corpicino già rigido, squartato su un fianco. Probabilmente stavi cercando di arrampicarti per metterti in salvo, ma sei rimasto lì, in mezzo alle radici, chissà per quanto.
Una morte iniqua, come tante di quelle che avvengono in natura.
Non è vero che in natura gli animali soffrano meno: spesso, quando vengono feriti o si ammalano, devono sopportare ore o giorni di agonia prima di morire. Non c'è nessuno a soccorrerli e se c'è, quasi sempre, si passa oltre perché "È la natura."
Ma anche noi siamo parte della natura, eppure ci curiamo e ci soccorriamo. È lo specismo, non la natura, che ci fa mettere in atto comportamenti diversi e ci fa applicare una morale diversa in base all'appartenenza di specie.
Per me eri un amico e negli ultimi tempi sembrava persino che avessi imparato a riconoscermi anche tu. Non scappavi, mi guardavi e poi continuavi a fare le tue cose. Mai fidarsi degli umani, amico mio, ti sussurravo ogni volta.
Ti cercherò ancora negli alberi, mi ricorderò di te a ogni fruscio di foglie, sui rami più alti, quelli che toccano il cielo. Come se fossi andato in un lungo, lunghissimo letargo. Dormi bene, amico mio.