lunedì 26 giugno 2017

La violazione dei corpi altrui è sempre un crimine


Ieri pensavo e ripensavo alle parole dette davanti alla Asl di Frosinone sabato scorso (qui per vedere i particolari dell'evento, per chi non ne fosse al corrente).
L'elenco delle violazioni effettuate, delle tante pratiche fuori norma e via dicendo.
E più ci ripensavo e più provavo una sorta di disagio. 
Disagio dato dal fatto che purtroppo in questa società possiamo chiedere la chiusura di uno specifico mattatoio solo nel caso in cui si riconosce che al suo interno sono avvenuti maltrattamenti aggiuntivi e mancato rispetto delle cosiddette "norme sulla macellazione", quando la coscienza ci imporrebbe di chiedere la chiusura di TUTTI i mattatoi per l'enorme violenza che comunque, regolarmente, avviene tra quelle mura.
Ma... c'è un ma. I mattatoi sono legali. Sono socialmente accettati e giustificati. I macellai vengono visti come persone che sì, fanno un lavoro terribile, ma pur sempre necessario per la collettività. 
Ecco, finché questa insana normalità sarà accettata, percepiremo sempre questo sfiancante disagio emotivo: il disagio di sapere che prendere a calci un vitellino sul muso è illegale, ma sgozzarlo e farlo e pezzi invece è consentito dalla legge.
Io non lo so come nel 2017 ancora possano esistere persone razionali e dotate di un minimo di coscienza che giustifichino l'uccisione di altri esseri viventi. Sì, le abitudini, il consenso sociale, il gusto, l'ideologia carnista introiettata sin da piccoli, sono tutte e tantissime spiegazioni, eppure un qualcosa dentro queste persone, una vocina piccola piccola, un sussulto, un disagio - tale a quello che ho percepito io sabato - dovrebbe quanto meno indurle a porsi delle semplici domande.
Ma è giusto? Sì, si è sempre fatto, ma davvero è così necessario continuare a farlo?
Dovrebbe. E invece sono proprio quelle persone che più dovrebbero avere strumenti culturali per mettere in discussione l'ingiusto dominio sugli animali che si appellano a frasi fatte: la divisione tra animali da reddito e non, la domesticazione avvenuta tanti anni fa (e quindi?), la buona carne, il buon latte, la minore sofferenza degli animali rispetto a noi, il buon allevatore, il pascolo verde e idilliaco.
Ma per quanto tempo ancora potremo sopportare queste menzogne, queste assurde stupidità? Per quanto tempo ancora potremo fare buon viso a cattivo gioco e essere comprensivi con chi non vuole capire? 
La gentilezza, l'enorme pazienza dei vegani - a dispetto di chi afferma il contrario - mi stupisce ogni giorno.
Siamo costretti a sopportare ogni genere di insulto, a mandar giù ogni genere di boccone amaro: che siamo estremisti, che siamo fanatici, che collaboriamo alla fine dell'occidente (sic! Come ha affermato di recente l'ultra-cattolico Langone), che siamo misantropi, che siamo fuori di testa e via dicendo. Sopportiamo perché sappiamo che la nostra pazienza è nulla rispetto a ciò che subiscono ogni secondo gli animali, sfiancati da botte e ogni genere di privazione. 
Sopportiamo con la calma stoica di chi sa di essere nel giusto. 
Pur sempre consapevoli che intanto miliardi di animali muoiono nei mattatoi o vivono agonizzando negli allevamenti nell'attesa di raggiungere i loro compagni già fatti a pezzi - un pensiero che non ci abbandona mai -, sopportiamo perché ci crediamo. E ci crediamo con quella forza data dalla consapevolezza di quali siano i confini del nostro corpo - e del corpo degli altri, di chi è vivo come noi, di chi respira e vede e sente come noi - confini che mai, per nessuna ragione, dovrebbero essere violati. 
La violazione dei corpi altrui è sempre un crimine. Qui inizia la nostra lotta e non avrà fine finché anche un solo individuo verrà considerato di proprietà di qualcun altro.
La domanda che non dovrebbe abbandonarci mai, l'unica che dovrebbe muovere ogni nostra azione è: e se al loro posto ci fossi io?

giovedì 15 giugno 2017

Parole, parole, parole


Cari allevatori, il problema - per voi! - non è come chiamiamo i prodotti vegetali, ma il fatto che sempre più persone capiscano che si può vivere benissimo senza mangiare animali e derivati.
Che si chiami bevanda di soia o latte di soia, la verità è che l'industria del latte è in crisi comunque e non lo è perché le persone si confondono e prendono per sbaglio il latte di soia, ma perché hanno SCELTO di non finanziare più la schiavitù degli animali.
Tenetevi pure le vostre diciture. A proposito, in una nota si legge: “La denominazione latte è riservata esclusivamente ai prodotti della secrezione mammaria normale, ottenuti attraverso una o più mungiture, senza alcuna aggiunta o sottrazione”. 
Ecco, già che ci siete, dovreste aggiungere alla definizione - per esser più precisi, visto che ci tenete tanto - anche questa dicitura: mungitura che si pratica dopo aver separato il vitellino dalla mucca - considerato uno scarto e quindi mandato al macello - sottoposta a cicli continui di inseminazione e parto fino a che sarà in grado di produrre latte per un certo profitto, dopodiché, quando la produzione calerà causa sfinimento organico, sarà mandata al macello; stessa sorte toccherà alle vitelline.
Chissà, forse noi vegani dovremmo esigere che sulle confezioni di latte, pardon, di secrezioni mammarie, si spieghi proprio questo. 

P.S.: E comunque in nessun prodotto di origine vegetale c'è scritto veramente latte o formaggio, bensì "bevanda a base di", bevanda di soia", "preparazione vegetale" e via dicendo. 
Nel linguaggio comune parlato, invece, si dice, per praticità, latte di soia, cappuccino di soia, formaggio veg. Ma la linguistica ci insegna che è praticamente impossibile imbrigliare il parlato, a meno che non intervengano divieti puniti severamente. Cosa tipica dei regimi dittatoriali.

mercoledì 14 giugno 2017

Mente fallace


La dissociazione cognitiva indotta dall'ideologia carnista ci porta a non saper ricondurre la fettina di prosciutto all'individuo unico che è stato, ma anche a non saper vedere - letteralmente - gli animali cosiddetti da reddito. 
Provate a immaginarvi un tir contenente cani o gatti che sfili per le strade della vostra città, diretto al mattatoio. Provate a immaginare i musetti dei cani, dei gatti, i loro guaiti e miagolii, i tentativi di fuggire attraverso le sbarre; provate a immaginare quel camion fermo a pochi metri dal mattatoio e alcune persone che si avvicinino nel tentativo di fare una carezza agli animali rinchiusi. 
Una simile scena scuoterebbe l'opinione pubblica, porterebbe migliaia di persona in strada a protestare.
Poi, provate invece a immaginare la realtà: camion di maiali, mucche, vitellini, agnellini, polli stipati e sofferenti e una manica di individui con i loro cartelli in segno di protesta. Questa scena non scuote le coscienze, non scuote le masse, ma anzi, gli fa dire: "poveri scemi, rammaricarsi per un pollo".
È esattamente questo che fa il carnismo: vi impedisce di vedere, di usare la logica, di esercitare l'empatia, di discernere la giustizia dall'ingiustizia. Vi fa diventare ciechi e insensibili riguardo una specifica realtà.
Il carnismo è un'ideologia molto pericolosa e subdola. Non solo per gli animali, ma anche per la vostra mente perché una mente che scinde la realtà in questa maniera, incapace di ricollegare una parte al suo intero, è una mente fallace.

Nella foto: camion di maiali diretti al mattatoio ripresi durante l'ottavo presidio.

martedì 6 giugno 2017

Migranti


A Roma si sta diffondendo la fobia verso diverse specie animali, alimentata da notizie sensazionalistiche dei giornali.

Ieri sera stavo dando da mangiare ai mici delle colonie che gestisco e, come ogni sera, si è avvicinato un gabbiano. Anche lui, proprio come i mici, al calar della sera mi aspetta e chiede qualcosina.

Una signora lo guarda con aria tra il curioso e il divertito. Meno male, penso io, in genere c'è sempre qualcuno che ha qualcosa da ridire.
E infatti! Prima di andarsene, mi fa: per esser belli son belli, e anche simpatici, ma stia attenta, l'altro giorno uno ha aggredito una signora.

In questi giorni non è la prima volta che sento dire questa scemenza. 

Ora, non mi risulta che i gabbiani aggrediscano le persone. Non si è mai sentito dire, né a Roma, né in qualsiasi altra parte del mondo dove vivono i gabbiani. Una balla senza fondamento scientifico. 
Tutti li abbiamo ammirati nelle città di mare e a nessuno hanno mai dato fastidio. 
Purtroppo abbiamo inquinato i mari e li abbiamo svuotati di tutte le loro creature, così i gabbiani sono venuti in città, attirati dai rifiuti, dal cibo facile; e, come loro, altri animali selvatici si sono avvicinati in cerca di cibo, dopo aver assistito impotenti alla distruzione del loro habitat per mano nostra.

E poi ci sono le cosiddette specie "aliene" (sic!), ossia le specie alloctone che sono arrivate nel nostro paese sempre a causa dei comportamenti squilibrati dell’uomo. Animali esotici importati e comprati per divertimento e poi abbandonati. Allevati per denaro e poi immessi nel territorio quando il loro commercio non rendeva più. 

Specie vittime della capacità distruttiva della nostra e che ora si vorrebbero eradicare, cioè, uccidere - ma dire uccidere pare brutto, così dicono eradicare - poiché ritenute invasive o pericolose. 

Come si fa a fomentare un odio verso una specie? Si inventano aggressioni (ricordate il caso dell'orsa Daniza?), si ingigantiscono fatti, si attribuiscono cause. 

Un gabbiano ti vola un po' troppo vicino alla testa? È un'aggressione! 
Una nutria ti ha soffiato poiché le sei passato vicino e stava solo proteggendo i cuccioli? È un’aggressione.
Un piccione ti ha cacato in testa? È un’aggressione.
Una volpe ti è entrata in giardino? È un'invasione!
Un lupo è stato avvistato ai margini di un bosco? Trattasi sicuramente di pericoloso attacco all'uomo.

Niente, non ce la facciamo proprio a metterci in testa che il mondo, la terra, i boschi, il cielo non sono di nostra esclusiva proprietà e che non possiamo continuare a distruggerne porzioni sempre più vaste senza che, prima o poi, quelle creature che abbiamo sfrattato non vengano a farci visita. 
Ma non vengono a farci visita per vendicarsi o per aggredirci, non sono spietate come noi, bensì, semplicemente, in cerca di cibo, di un riparo, di un posto in cui vivere. 

Esattamente come i tanti migranti di cui abbiamo depredato terre e città. 

(Nella foto, scattata da Eloise Cotronei, Aureliano il gabbiano.)

Prestare attenzione

Disturba chiamare le cose con il loro vero nome: "pezzi di animali morti" anziché "carne", "i pesci", anziché il più generico "pesce".
Disturba e imbarazza persino noi attivisti perché temiamo il giudizio sociale, l'accusa di estremismo, l'esclusione dal gruppo di appartenenza.
Eppure son proprie le parole a distanziare più o meno dalla realtà o, al contrario, a renderla visibile, oltre il tendaggio pesante della sua mistificazione.
A me, per dire, dà fastidio "carne". Che vuol dire "carne"? 
Non esprime individualità, né vita, né morte. Solo un termine asettico per indicare un prodotto di un certo tipo.
Ma del resto gli animali uccisi non sono mai stati individui. Sono stati messi al mondo, concepiti già e solo per diventare prodotti.
Ciò che costituisce un'aberrazione massima, per i più è normalità. Come si può scalfire questa normalità, renderla imbarazzante, ingombrante, fastidiosa? Con gli atti, con le testimonianze, e anche con le parole.
A noi è richiesto uno sforzo immane, continuo: quello di non perdere mai di vista le vittime per cui stiamo combattendo, di prestare massima attenzione ai termini, ai modi di dire, ai pregiudizi, al nostro agire.
Non possiamo sbagliare perché non si tratta di un gioco, ma della vita di migliaia di individui.

venerdì 26 maggio 2017

Si può ridere della violenza?

Ridevano mentre lui moriva e quelle risa non si possono dimenticare.


Molto interessante quello che dice in un video l'avvocato della difesa, ossia che il gesto dei quattro sarebbe da considerare entro il contesto rurale in cui sono cresciuti e vivono, ossia un contesto in cui gli animali si uccidono quotidianamente per il cibo, e che quindi attenuerebbe la loro percezione del danno.
Come a dire: chi è a contatto con uccisioni e maltrattamenti di animali per lavoro pian piano si desensibilizza e perde la consapevolezza di arrecare un danno agli stessi anche in altri contesti.
Noi animalisti questo lo sappiamo bene. E dobbiamo darci da fare per farlo capire a tutti: quei contenitori di violenza che sono i mattatoi, gli allevamenti, i laboratori per la vivisezione, i circhi ecc., generano persone insensibili e possono portare gli stessi a commettere atti efferati nei confronti pure di altri individui, oltre a quelli di cui la legge consente l'uccisione per i più svariati scopi. D'altronde, se si è abituati a uccidere o veder uccidere un maiale, un coniglio, un pollo perché dovrebbe fare differenza uccidere un cane o gatto? E magari un bambino o picchiare una donna?
Chi pratica una violenza quotidiana o comunque ci è a contatto, molto spesso non è capace di fermarsi, di arginarla, giacché non si può regolamentare la violenza.
Il fatto che i tizi abbiano vissuto entro un contesto tale non può comunque, in nessun modo, costituire un'attenuante. 

È ora che chi commette dei crimini tanto efferati se ne assuma la piena responsabilità.

"Non sono dei mostri", dice ancora l'avvocato della difesa nello stesso video. 
Domandiamoci però che tipo di umanità sia questa che ride mentre tortura per oltre tre minuti un povero cane indifeso e che poi si vanta del proprio gesto continuando a infierire e sbeffeggiare la vittima. "Guarda... gira ancora gli occhi", dicono ridendo. 
Gli stessi gesti privi di sensibilità li abbiamo visti nei tanti video di quanto avviene dentro mattatoi e allevamenti. 
Domandiamoci, come membri di una società che vorremmo sana, chi sono queste persone che poi mettono al mondo figli, vanno in giro, si muovono tra noi. 

*** AGGIORNAMENTO ***


Poche ore fa è stata emessa la sentenza di colpevolezza dei quattro tizi: condannati a 16 mesi di reclusione con la concessione di poterli scontare scegliendo di lavorando per sei mesi in un canile anziché in carcere.

In un canile, ossia a contatto con individui indifesi; quando sono stati condannati proprio per l'efferato assassinio di uno di essi. 

Se anziché un cane fosse stato seviziato e ucciso un bambino, ben diversa sarebbe stata la sentenza emessa dal Giudice. 
Al solito è sempre lo specismo che si evidenzia: ossia la diversa considerazione morale e giuridica degli animali non umani.
Vero che per quanto riguarda i cani c'è già una sensibilità molto diffusa - a differenza degli animali cosiddetti da reddito - eppure non sono evidentemente ancora considerati individui da tutelare pienamente.
Ora, un sistema giuridico cambia con il cambiamento della cultura in cui si vive, ma è anche vero il contrario, ossia che la collettività può iniziare a considerare in maniera diversa gli animali quando anche la legge inizia a riconoscerli come soggetti di una vita.

E anche per questo motivo la sentenza così blanda nei confronti dei quatto tizi che hanno torturato e ucciso Angelo è veramente inaccettabile. Avrebbe potuto essere una sentenza illuminante, una di quelle che cambiano il corso della storia e danno un segnale forte; invece, al solito, si è preferito tutelare gli assassini anziché le vittime.

P.S.: io posso anche approvare una pena che preveda la riabilitazione tramite servizi sociali e, anzi, ho sempre pensato che sia meglio cercare di riabilitare le persone anziché punirle; quello che trovo assurdo è condurre questa sorta di esperimento sociale sulla pelle di individui che potrebbero nuovamente assurgere al ruolo di vittime.
Mi spiego meglio: gli assassini di Angelo potrebbero anche trarre insegnamento dall'esperienza in canile e diventare persone più sensibili verso gli animali, ma al momento tutto ciò non è ancora avvenuto. Chi mi assicura che non facciamo ancora del male a cani indifesi? Chi li controllerà? Siamo sicuri che non siano individui pericolosi socialmente?
E poi mi domando: per fare volontariato o lavorare in un canile non servono requisiti ben precisi? Come possono essere ammesse persone che hanno torturato proprio un cane?

Consiglio di leggere questa intervista, dove si legge, tra le altre cose: "Non utilizziamo mai, nella maniera più assoluta, gli animali per il trattamento perché se qualcuno trae gratificazione nel far loro del male, non vorremmo mai che la potenziale vittima debba averci a che fare." 

martedì 23 maggio 2017

Appunti dal futuro


- Salve, vorrei un cappuccino e un cornetto.

- Subito, signora.

- Una domanda, per caso ha quelli di una volta fatti con latte di mucca e uova?

- No, signora, mi spiace, quelli non li vendiamo più da tempo, gli allevatori sono tutti falliti e del resto sfruttare gli animali è ormai considerato un reato. Ma perché, lei vorrebbe bere del latte di mucca?

- Certo che no, ma sa, mi piaceva sentirmelo dire, dire e dire ancora.

NOmattatoio va a Frosinone: scopri perché.


AIUTACI A FAR CHIUDERE IL MATTATOIO DEGLI ORRORI DI FERENTINO CHIEDENDO AI CITTADINI LOCALI DI UNIRSI ALLA NOSTRA PROTESTA.

Questo l'evento Facebook della protesta che faremo domenica prossima al centro di Frosinone.

Durante l'ultima puntata del programma "Animali come noi" condotto da Giulia Innocenzi sono state mandate in onda delle immagini raccapriccianti di un macello a Ferentino, in provincia di Frosinone; le immagini sono state ottenute dal team investigativo Free John Doe che ha posizionato, in un arco di cinque mesi, telecamere nascoste all’interno di questa struttura di macellazione, che si è poi scoperto, grazie all’intervento del parlamentare Mirko Busto, essere la SIMET, sita sulla via Casilina sud all’altezza del km. 76,900.
Le immagini (il video potete trovarlo sulla pagina Facebook Free John Doe) mostrano episodi di inaudita violenza aggiuntiva rispetto a quella ordinaria, già di per sé condannabile e inaccettabile in quanto riteniamo che non esista un modo "etico" o "compassionevole" di uccidere gli animali.
In totale violazione di ogni norma sulla macellazione, si vedono bufalini presi ripetutamente a calci sul muso, storditi male o per niente, decapitati quando sono ancora vivi, ammucchiati e sgozzati sul pavimento anziché nell’apposita camera di macellazione, mucche sottoposte alle scosse del pungolo elettrico per innumerevoli volte, anche sul muso e sui genitali (la legge lo consente fino a un massimo di tre volte e non su organi sensibili) e perfino la presenza di un minore che infierisce sui poveri animali. Un minore dentro un mattatoio costretto non solo ad assistere a scene di enorme violenza, ma esortato egli stesso a commetterne; e poi ancora: mucche tenute legate sul piazzale esterno per ore ed ore senza acqua, né cibo e legate con una corda talmente breve che non consentiva loro né di sdraiarsi, né di muovere la testa. 

Successivamente al programma, è scattata l'immediata denuncia della LAV ai NAS, che ha di fatto ottenuto la chiusura del macello per una settimana, dal 19 al 26 aprile. 
La giornalista Giulia Innocenzi si è poi attivata per proseguire con l'inchiesta e ha rivolto alcune domande alla ASL di Frosinone per avere ulteriori informazioni: siamo così venuti a conoscenza del fatto che, purtroppo, il mattatoio ha attualmente ripreso la sua attività di macellazione, anche se parzialmente. 

In seguito alla riapertura del mattatoio, mercoledì 17 maggio abbiamo organizzato una doppia protesta, davanti alla ASL di Frosinone e davanti alla SIMET per chiedere l’immediata chiusura di questa struttura di macellazione; con noi anche la giornalista Giulia Innocenzi e il parlamentare Mirko Busto. 
La risposta che ci ha dato la ASL è inaccettabile: sembra infatti, da quanto ha dichiarato un responsabile (durante la diretta Facebook sulla pagina di Giornalettismo) che, al tempo delle investigazioni, i controlli in quella precisa struttura fossero raddoppiati in quanto alle autorità competenti era giunto un sentore della problematicità di quel preciso impianto a causa dell’aumentata mole di lavoro. 
Ma come, nonostante ci fossero controlli raddoppiati, sono avvenuti tutti quegli illeciti gravissimi? 
Questo evidenzia due cose, e delle due l’una: o i controlli sono del tutto inefficienti, oppure si è disposti a tollerare gravissimi illeciti e maltrattamenti sugli animali, di fatto violando ogni norma sulla macellazione e consentendo persino la presenza di un minore. 
QUESTA VOLTA ANDREMO QUINDI IN CENTRO A FROSINONE PER FAR CONOSCERE AI CITTADINI LA MANCANZA DI VOLONTA’ DELLA ASL DI FAR CHIUDERE UNA STRUTTURA DOVE SONO AVVENUTI ILLECITI COSI’ GRAVI E PER CHIEDERGLI DI UNIRCI ALLE NOSTRE PROTESTE. 
Nonché, per invitare comunque tutti a riflettere sulla violenza comunque sempre presente, legale o meno, all’interno di questi contenitori lager che sono i mattatoi e gli allevamenti. Oggi sappiamo che non è necessario mangiare animali e derivati per vivere bene e quindi sfruttare e uccidere animali costituisce una forma di crudeltà.


In occasione di questa protesta è stato rilanciato anche un nuovo evento di mail bombing dal Free John Doe.  Il mail bombing è ovviamente un evento virtuale cui ognuno potrà partecipare. Sull'evento trovate una bozza di testo, eventualmente personalizzabile, e gli indirizzi cui inviare la mail.

sabato 20 maggio 2017

Il cavallo: macchina o animale?


Ieri ho avuto modo di ascoltare le interessanti parole di Nadia V Zurlo, responsabile del settore equidi della LAV, intervenuta come relatrice in una conferenza dal titolo: "Il cavallo: macchina o animale?" organizzata da LAV Roma. Tra gli interventi anche quello di Gianluca Felicetti, Presidente della LAV nazionale, che ha spiegato dettagliatamente la situazione attuale al riguardo dell'abolizione delle botticelle: una situazione che, dopo la presentazione delle firme raccolte per l'iniziativa della delibera popolare, è stata fermata per mancanza di volontà politica da parte dell'amministrazione comunale romana, a dispetto di quanto dichiarato nel programma. Una situazione che la Lav si impegnerà presto a sbloccare, con l'aiuto e il supporto di tutti gli attivisti romani.
Oltre al tema delle botticelle, forma di sfruttamento gravissima e che a Roma si presenta come particolarmente oscura in quanto i botticellari sono protetti politicamente, sono rimasta molto colpita dalle parole di Nadia. 
Colpita per due motivi: uno: è vero che dello sfruttamento dei cavalli parliamo molto poco anche noi attivisti; due: ho realizzato quanto, tra tutti gli animali, i cavalli siano effettivamente tra i più sfruttati.
Una forma di sfruttamento che inizia sin da quando vengono al mondo e vengono domati e dura per tutta la loro vita. Non esiste una doma che sia dolce o etica, la doma è sempre la privazione dell'identità dell'individuo e della sua volontà di agire secondo quelle che sarebbero le sue caratteristiche etologiche. 
Per essere domati i cavalli subiscono delle vere e proprie torture: tutti e sempre.
A partire dai ferri che gli vengono infilati in bocca e che gli provocano dolori fortissimi, per proseguire con la violenza - fisica e psicologica - che subiscono affinché obbediscano ad andare al trotto e al galoppo, passando per la terribile imposizione di tenere il collo piegato in una posizione innaturale che gli causa danni gravissimi, fisici e psicologici, e dolori immensi.
Un cavallo viene usato dalla nascita alla morte. Nella sua vita, di media, cambia circa 25 proprietari a seconda della destinazione d'uso, giacché il suo valore è solo commerciale e un cavallo che non lavora non viene considerato.
Chiedete a coloro che praticano l'equitazione cosa faranno del loro "amato cavallo" una volta che non risponderà più alle esigenze richieste e vedrete che non avranno remore nel rispondervi che lo venderanno, lo passeranno a un altro proprietario, il quale, a sua volta, lo userà per altri lavori.
Ieri mi sono resa conto di una cosa: che persino per noi attivisti che ci battiamo per la liberazione animale è difficile comprendere fino in fondo la violenza sui cavalli e questo perché l'immagine del cavallo come amico dell'uomo che volentieri si presta a lavorare per noi è stata totalmente radicata in noi sin dall'infanzia.
O meglio, tra tutte le forme di sfruttamento, ci sembra che quella dei cavalli sia meno urgente perché il mondo ippico e dell'equitazione - dice Nadia - ha lavorato così bene nel tempo da edulcorare e mistificare totalmente la sua terribile realtà.
Sempre ieri, nella libreria in cui si è svolta la conferenza, abbiamo potuto constatare come a partire dai libri destinati ai più piccini si rappresenti l'andare a cavallo come un’attività piacevole per entrambi, cavallo compreso, e come pian piano riesca a passare il concetto che il cavallo esista per essere cavalcato in virtù della sua possenza fisica e naturale predisposizione al contatto con l’uomo. 
Non è così: nessun animale viene al mondo per essere usato, sfruttato e domato, nemmeno il cavallo.
Questa cultura che normalizza l’uso del cavallo è diffusa ovunque: nelle giostre per i bambini ci sono cavallini da cavalcare, nelle città ci sono carrozze trainate dai cavalli, nei film ci sono persone che vanno a cavallo, soprattutto in quelli storici. 
Il cavallo è sempre stato usato come mezzo di trasporto, come macchina. 
Ma non lo è. Nessun animale è una macchina. Nessun animale viene al mondo per essere usato da qualcun altro.
Purtroppo non di rado ho letto affermazioni anche da parte di antispecisti in cui l’uso del cavallo per lavoro non era affatto stigmatizzato e questo perché la cultura specista in cui nasciamo e il mondo dell’ippica hanno contribuito a diffondere l’idea di una collaborazione tutto sommato vantaggiosa anche per il cavallo stesso.
Non è così. La doma è una violenza non meno grave di quella che subiscono gli animali nei circhi.
Del resto, basti guardare i vari arnesi usati nella doma e per cavalcare un cavallo per capire quanto, affinché si possa cavalcare un cavallo, sia necessario un livello altissimo di coercizione e violenza: briglie, frustini, speroni, ferri in bocca e gravissimi condizionamenti psicologici.
Come ho promesso ieri a Nadia, da oggi cercherò, intanto, di informarmi maggiormente io stessa per comprendere meglio la natura del cavallo e poi a divulgare le terribile forme di sfruttamento che questi splendidi animali subiscono.

giovedì 18 maggio 2017

Resoconto della doppia protesta del 17 maggio per chiedere la chiusura del mattatoio di Ferentino



Come annunciato tramite evento Facebook, ieri NOmattatoio ha portato avanti una doppia protesta per chiedere la chiusura del macello investigato dal team Free John Doe che grazie alle telecamere nascoste posizionate all’interno della struttura per un periodo di cinque mesi ha potuto documentare la terribile realtà di quello che avveniva al suo interno: violenze e violazioni inaudite, illeciti gravissimi e persino la presenza di un minore che bastonava gli animali. 

Qui per proseguire nella lettura del resoconto: https://www.facebook.com/notes/nomattatoio/resoconto-della-doppia-protesta-del-17-maggio-per-chiedere-la-chiusura-del-matta/1521677841197081/


Anche Giornalettismo ha parlato di noi, così come due quotidiani locali (uno è su Cociaria oggi cartaceo e non abbiamo la versione digitale, non ancora almeno):

http://www.giornalettismo.com/archives/2216995/macello-orrore-bufalini-frosinone-simet/

http://www.linchiestaquotidiano.it/news/2017/05/18/ferentino--riapre-il-mattatoio-degli-orrori,-gli-attivisti/17007

E questo il resoconto scritto dall'Onorevole Mirko Bustohttp://mirkobusto.net/macello-degli-orrori-servono-piu-informazione-controlli-e-sanzioni/


martedì 16 maggio 2017

Sindrome da stress post-traumatico secondario


Noi che ci occupiamo della questione animale siamo spesso a contatto con la violenza, anche se in maniera indiretta. 
Condividiamo video che contengono scene di uccisioni e di maltrattamenti, postiamo foto molto crude, leggiamo testi che descrivono le violenze sugli animali per filo e per segno e, come se non bastasse, ne parliamo continuamente, a volte anche quando non vorremmo perché veniamo incalzati, nostro malgrado, dalle domande degli altri. 
Capita così di sentirci sempre in "trincea", non solo nei momenti dichiaratamente dedicati all'attivismo. 
Personalmente ho il ricordo di estenuanti discussioni durante momenti conviviali o di svago; discussioni che non avrei voluto affrontare, non in quei momenti che avrebbero dovuti essere di svago anche per me, ma cui ho dovuto prender parte per rispondere alle domande - spesso moleste e provocatorie - delle persone attorno. 
Mi è capitato più volte di esser messa all'angolo, subissata da obiezioni assurde e frecciatine maligne e di perdere infine la pazienza passando così per l'animalista aggressiva e rompiscatole. 
Dico "mi è capitato" perché oggi, per fortuna, ho imparato a gestire tutto ciò e difficilmente entro in una discussione se non ne ho voglia.
Perché vi racconto ciò? Proprio perché so bene come ci si sente in certi momenti: da una parte si vorrebbe stare in pace, dall'altra ci si sente in colpa se non si risponde alle domande perché si pensa di perdere un'occasione di dialogo in cui potremmo portare gli altri dalla nostra parte.
Il mio consiglio spassionato è di parlare della questione animale solo quando lo decidete voi.
Molti di noi soffrono, anche senza saperlo, di sindrome da stress post-traumatico secondario che si verifica quando assistiamo ad episodi di violenza pur senza essere noi le vittime. Ma anche quando siamo costretti ad affrontare certi argomenti in contesti e momenti non opportuni e senza che lo abbiamo deciso noi.
Ne parlò diffusamente Melanie Joy durante una lecture qui a Roma. 
Bisogna imparare a proteggerci e a staccare mentalmente ritagliandoci dei momenti di svago; consigliò di andare a visitare i santuari per incontrare anche quegli animali liberi che si sono salvati e avere così un messaggio di speranza.
Non discutere se si è da soli contro tutti - cercare almeno un appoggio, un sostenitore, pure se solo teorico - e imparare a lasciar andare.

venerdì 12 maggio 2017

NOmattatoio: presidio per far chiudere il macello degli orrori in provincia di Frosinone



Durante l'ultima puntata del programma "Animali come noi" condotto da Giulia Innocenzi sono state mandate in onda delle immagini raccapriccianti di un macello a Ferentino, in provincia di Frosinone, ottenute con telecamere nascoste, in un arco di cinque mesi, dal team investigativo Free John Doe. Le stesse sono poi state commentate in un video dal giornalista Andrea Scanzi (il video potrete trovarlo sulla pagina Facebook di Free John Doe).
Le scene mostrano episodi di inaudita violenza aggiuntiva rispetto a quella ordinaria, già di per sé condannabile e inaccettabile in quanto riteniamo che non esista un modo "etico" o "compassionevole" di uccidere gli animali.
In totale violazione di ogni norma sulla macellazione, si vedono bufalini presi ripetutamente a calci sul muso, storditi male, ammucchiati e sgozzati sul pavimento, mucche sottoposte alle scosse del pungolo elettrico per innumerevoli volte e perfino la presenza di un minore che infierisce sui poveri animali. 

Successivamente al programma, è scattata l'immediata denuncia della LAV ai NAS, che ha di fatto ottenuto la chiusura del macello per una settimana, dal 19 al 26 aprile. 
La giornalista Giulia Innocenzi si è poi attivata per proseguire con l'inchiesta e ha rivolto alcune domande alla ASL di Frosinone per avere ulteriori informazioni: siamo così venuti a conoscenza del fatto che, purtroppo, il mattatoio ha attualmente ripreso la sua attività di macellazione, anche se parzialmente. Sono inoltre in corso accertamenti per l'identificazione del personale inquadrato dalle telecamere nascoste. 

Riteniamo che, vista l'inaudita gravità di quando accaduto in questo macello, ci siano tutti i presupposti per chiederne l'immediata chiusura alla ASL di competenza.

Per questo motivo abbiamo deciso di organizzare una DOPPIA protesta: andremo dapprima DI FRONTE ALLA ASL DI FROSINONE per CHIEDERE la CHIUSURA DEL MACELLO e che siano individuati i responsabili di tali maltrattamenti, compresi i veterinari che non hanno agito; di seguito i PARTECIPANTI al presidio ci potranno seguire AL MACELLO DEGLI ORRORI.

Da oltre due anni, come NOmattatoio, organizziamo presidi di sensibilizzazione di fronte ai mattatoi, avendo sempre come referente la collettività. Questa volta invece abbiamo un obiettivo MIRATO e un REFERENTE BEN PRECISO (la ASL).
Vi chiediamo pertanto la massima DIFFUSIONE di questo evento e il massimo SOSTEGNO e PARTECIPAZIONE. 
Possiamo e DOBBIAMO far cessare l'attività di questo mattatoio. 
Lo sfruttamento animale purtroppo non finirà - o almeno non ancora: per questo dobbiamo continuare come sempre nella nostra opera di sensibilizzazione fino ad arrivare a una trasformazione sociale completa che includa il rispetto di tutti i viventi - ma raggiungere un risultato simile significherebbe moltissimo anche a livello simbolico. 

Sono benvenuti tutti, nel rispetto delle modalità di comunicazione e partecipazione dei presidi NOmattatoio. Vi invitiamo quindi a non portare simboli o bandiere di associazioni, ma di aderire come singoli individui che scendono in strada con i loro corpi in rappresentanza dei corpi degli altri animali che si vogliono difendere.

- dalle ore 10 alle 11,30: sit-in di fronte alla ASL di Frosinone che si trova in Viale Mazzini.

- dalle ore 12 alle 14,00: sit-in di fronte all'entrata principale del macello degli orrori.

P.S.: tutti i mattatoi sono luoghi di orrori, ma in questo è stata violata ogni minima norma sulla macellazione e c'era addirittura la presenza di un minore all'interno che contribuiva a infierire sui poveri animali.

mercoledì 10 maggio 2017

Chi sono i carnivori?


"Vegani contro onnivori", "cacciatori (o circensi, vivisettori ecc.) contro animalisti" è come spesso titolano i giornali e la tv.
La questione non andrebbe posta così. La questione andrebbe posta in questo modo: chi rispetta gli animali e li riconosce come individui, e chi invece continua a sostenere che sia legittimo il loro sfruttamento e la loro uccisione per profitto e abitudine.

Essere carnivoro indica un attributo particolare di alcune specie che sono costrette a uccidere altri animali per necessità, ossia per sopravvivenza.
La nostra specie invece è carnista, ossia mangia animali per convinzione ideologica e non per reale necessità. 

martedì 2 maggio 2017

Storie di animali


Ho letto diversi libri sull'antispecismo, di ogni genere, da quelli di filosofia, a quelli di sociologia e psicologia fino a quelli più divulgativi e che raccontano il personale percorso dell'autore. Da tutti ho appreso qualcosa. 
Ho notato però che quando argomento tendo a riferirmi più spesso alla teoria del carnismo espressa da Melanie Joy nel suo "Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche" , sebbene la sua sia una visione particolare che tende unicamente a concentrarsi sui motivi psicologici che portano a percepire come giusto e normale mangiare un animale e coccolarne un altro (anche se ovviamente poi fa riferimento al sistema di valori diffuso nella società in cui viviamo e quindi all'ideologia che subiamo senza rendercene conto). 
Credo che mi interessi l'approccio psicologico e i meccanismi sottesi alle nostre scelte perché io stessa, tutt'oggi, nonostante ci pensi continuamente, non riesco a spiegarmi come, pur avendo sempre amato gli animali, abbia potuto considerare normale e giusto mangiarli. Non mi capacito di questa cosa. Eppure mi sono sempre ritenuta una persona dotata di capacità critica.
Per cui, ecco, non dobbiamo aggredire le persone che ancora agiscono come se fossero degli automi al riguardo della questione del mangiar carne. Non è colpa loro. Un giorno si sveglieranno e gli succederà quello che è successo a noi. Si domanderanno come sia stato possibile non aver compreso prima l'enorme ingiustizia dello sfruttare, uccidere e mangiare animali. 
Come dice sempre la Joy, la maniera in cui comunichiamo è fondamentale. Bisogna sollecitare l'empatia e l'immedesimazione. Raccontare di noi, come è accaduto che aprissimo gli occhi, il nostro percorso; in poche parole, la nostra semplice storia di come siamo diventati vegani è una buona maniera per stabilire una connessione con l'altro, per fare in modo che ci ascolti e questo perché l'essere umano, da sempre, ama sentirsi raccontare storie e immedesimarsi. 
Ovviamente bisognerà poi trovare il modo di dire anche tutto il resto: il discorso della giustizia, del rispetto, dell'oppressione, del dominio, della mercificazione, del biopotere. Ma se si parte subito con discorsi così politici - per quanto tutto sia politica e lo è soprattutto il discorso relativo alle gestione dei corpi altrui - si rischia di rarefare l'attenzione, fino a dissolverla. Si rischia di inaridire i concetti, di scivolare nello slogan già pronto, di parlare di tutto, di molto e quindi alla fine... di niente per cui valga la pena lottare perché quando si dice troppo tutto insieme si scoraggiano le persone e le si induce, non volendo, alla rassegnazione. 
Parliamo di poche cose, facciamola semplice, parliamo di noi e di come percepiamo gli altri animali. Abbiamo i neuroni specchio, non dimenticatelo mai. Il dolore per l'ingiustizia che proviamo sarà leggibile e porterà gli altri a interpretarlo, a soffermarcisi, a vedere con i nostri stessi occhi anziché con le lenti indossate fino a quel momento. Siamo storie che camminano, testimoni viventi di chi ancora al momento non è visto come individuo da rispettare.

Fallacie logiche

Incredibile come anche le persone più intelligenti diventino incapaci di pensare quando si tratta di difendere il mangiar carne. 
L'obiezione "ma se dovessi scegliere tra un bambino e un maiale?" non è valida perché è un'ipotesi che non si verificherà mai e perché la solidità di una tesi non si costruisce sui casi limiti e improbabili. 
Anche tra un adulto umano e un bambino sceglieremmo allora quasi sicuramente il bambino, ma questo esperimento mentale non giustifica lo sterminio degli adulti umani. Concetto che non facciamo alcuna fatica a comprendere. Per la stessa ragione, anche ammesso che in un caso del tutto eccezionale si dovesse scegliere di sacrificare la vita di un maiale per salvare quella di un bambino, ciò non può giustificare lo sterminio sistematico di miliardi di animali e il dominio totale dei loro corpi che sono sfruttati fino al momento dell'uccisione. Non giustifica il mangiar carne dal momento che non è necessario e quindi non è affatto una questione di sopravvivenza. Però, per qualche strano, irrazionale, assurdo motivo questo concetto rimane difficile da capire. 
Lo strano, assurdo, irrazionale motivo ha tanti volti e tanti effetti: carnismo, specismo, antropocentrismo, relativismo etico, biopotere. 

domenica 30 aprile 2017

Corpi manipolati

Prendere in giro qualcuno per il proprio aspetto fisico non è una bella cosa. 
La bellezza (i cui canoni mutano di cultura in cultura e da periodo a periodo) è casuale (o meglio, un mix casuale di genetica, stile di vita, esperienze ecc.); il rispetto dell'altro, a prescindere dalle sue idee, invece si può e deve apprendere.
Mi piaccono poco anche le offese alle donne che decidono di rifarsi il naso o altre parti del corpo ricorrendo alla chirurgia estetica. Cosa diversa dalla curiosità che talvolta ci porta a chiederci, giustamente, dove nasca questa esigenza di voler apparire giovani a tutti i costi o di inseguire canoni di bellezza imposti dai media e standardizzati (e comunque sempre dipendenti dal tempo e dalla cultura in cui viviamo).
Non me la sento di giudicare chi, comunque sia e quale ne siano i motivi - spesso inconsci, soggettivi, difficili da decifrare - non accetta il proprio corpo e decide di cambiarlo; alla base c'è sempre qualcosa di più profondo: insicurezza, mancanza di autostima, fragilità emotiva, voglia di essere accettati in un determinato ambiente. 
Ma c'è anche dell'altro: invecchiare significa avvicinarsi alla morte. Non si accettano la corruttibilità e il progressivo disfacimento del proprio corpo perché non si accetta di morire. In generale, non si accetta la mancanza di controllo sul proprio corpo che è lo spostamento della mancanza di controllo sul proprio esistere: l'assenza di certezza, la paura dell'ineluttabile, della malattia, della morte.
Modificarsi, prendere la decisione di cambiare dà la sensazione di avere tutto sotto controllo.
Mi dispiace sempre molto leggere di donne che criticano altre donne in maniera violenta per come hanno deciso di intervenire sul loro corpo.
Io non sono né a favore, né contro la manipolazione del corpo e questo perché non posso pretendere di capire cosa ci sia dietro, i motivi che portano qualcuno a volersi modificare.
Del resto siamo sempre tutti soggetti a più o meno profonde mutazioni antropologiche e spesso senza che ce rendiamo conto. La biotecnologia, come ha ben raccontato Cronenberg nei suoi film, ci anticipa e ci conduce in territori inimmaginabili. L'importante è esserne consapevoli.

giovedì 27 aprile 2017

Travisamenti per interesse


Li chiamano animali da reddito perché sono finalizzati a produrre reddito.
Come si può pensare che in questa loro destinazione d'uso sia contemplata una qualsivoglia di rispetto? 
Seppur gli possa venir concessa una possibilità di esprimersi etologicamente come - nel caso degli estensivi - pascolare nei prati per poche ore al giorno, è evidente che viene totalmente travisata la comprensione del loro status ontologico: quello di essere individui che vivono per sé stessi e non già per soddisfare i nostri interessi.

martedì 25 aprile 2017

Corpi che attendono di essere liberati


Molto spesso per far capire l'ingiustizia dello sfruttamento degli animali facciamo dei paragoni con la schiavitù umana o con altre forme di discriminazione intraspecie. Però, al di là della logica della similitudine, le persone non arrivano a comprenderne la comune radice e scrollano la testa dicendo: "sì, ma quelle erano persone, esseri umani, non si possono paragonare agli animali".
Questo accade ovviamente per via della cultura specista e dell'opposizione ontologica tra noi e gli altri animali.
Forse, più che fare alcuni paragoni, dovremmo semplicemente far comprendere l'essenza dell'oppressione, ossia il concetto di dominio in sé sui corpi: il biotere che si esprime e che continua ad avere il suo meglio riguardo la questione animale.
Se non facciamo capire bene questo concetto di dominio che travolge tutti, non riusciremo a far comprendere l'ingiustizia dello sfruttamento animale.
E poi, ovviamente, contestualmente, dobbiamo lavorare per far capire CHI sono gli altri animali. Non sono come noi, sono diversi - come ogni individuo poi, peraltro, è diverso da un altro; ciò che è identica è la vulnerabilità dei nostri corpi che subisce il potere di chi li domina per profitto, cultura, tradizione.
È questo che abbiamo in comune con loro.  Nessuno può negare che gli altri animali abbiano un corpo che sente, soffre, percepisce, gioisce del vento e della libertà (quando ce l'ha).

In questo giorno che ricorda la liberazione dal nazi-fascismo, vorrei invitarvi a riflettere su tutti quei corpi che ancora attendono di essere liberati. 

Immagine di Andrea Festa.

lunedì 24 aprile 2017

Gli altri ci osservano


Vedere che ci sono così tante persone che si attivano per salvare o anche solo mettere in sicurezza un animale trovato ferito o in difficoltà, compresi i più piccini come gli insetti, mi dà speranza. 
Sono anche i piccoli gesti come questi che cambiano il mondo perché gli altri ci osservano e riflettono.
Più saremo in tanti a compiere gesti come questi e più appariranno come la normalità. Finalmente una sana normalità.
Abbiamo i neuroni specchio. Se noi riconosciamo un animale come individuo, anche chi ci osserva sarà pian piano portato a farlo.
Questo è anche uno dei motivi principali per cui riprendiamo i camion diretti al mattatoio durante i presidi NOmattatoio. L'altro che ci vede e osserva il nostro dolore, la nostra empatia nei confronti degli animali che vanno a morire, in quello stesso istante, vede anche loro, li vede come individui.
Foto scattata durante uno dei presidi al mattatoio di Roma. 

venerdì 21 aprile 2017

Oltre il muro


Andrea Scanzi, giornalista, scrittore e autore teatrale, vi guiderà con la sua voce in questo viaggio, che ha portato a svelare tremende crudeltà sugli animali, finalmente denunciate ai media nazionali, a milioni di persone e alle autorità preposte al controllo di questi luoghi.
Ad aver realizzato tutto questo è stato il team investigativo Free John Doe, che ha posizionato, durante il periodo di cinque mesi, diverse telecamere nascoste all'interno di un mattatoio in provincia di Frosinone. Per la prima volta in Italia sono stati filmati gli operatori loro insaputa, mentre infierivano con una violenza inaudita su bufalini, vitelli e mucche. Alcune scene sono già state mandate in onda martedì 18 aprile su Rai2, durante l’ultima puntata di Animali come noi, il programma condotto da Giulia Innocenzi.
Il video denuncia "OLTRE IL MURO" mostra immagini indubbiamente molto forti, ma è necessario che vengano divulgate per far conoscere a più persone possibile la terribile realtà di violenza che si cela all’interno di ogni mattatoio, a prescindere o meno dal rispetto del norme vigenti in tema di macellazione.


mercoledì 19 aprile 2017

Con umanità

Spesso si usa l'espressione "con umanità" come sinonimo di compassionevole, con connotazione positiva. 
In realtà il concetto di umanità così inteso, spesso contrapposto a quello di animalità, non è altro che un'invenzione culturale.
"Con umanità" vengono tanto commessi i crimini peggiori e le azioni più aberranti, quanto i gesti più solidali e altruistici.
"Con umanità" è quel che ci caratterizza, nel bene e nel male.
Non esiste un'umanità positiva e un'animalità negativa. Siamo tutti animali, poi noi, nello specifico, apparteniamo alla specie homo sapiens che si contraddistigue per alcune caratteristiche e ci rende diversi da altre specie.

martedì 18 aprile 2017

Solidarietà agli imputati e imputate al processo per l'occupazione di farmacologia


Il 20 aprile del 2013 alcuni attivisti e attiviste del Coordinamento Fermare Green Hill occuparono gli stabulari del Dipartimento di Farmacologia dell'Università degli Studi di Milano.
Lo fecero tramite un'azione non violenta, incatenandosi con i loro corpi alle porte per impedire di essere portati via dalle forze di polizia. 
Quel giorno accaddero tante cose importanti: 
- innanzitutto furono liberati 400 topi e un coniglio: individui senzienti che altrimenti sarebbero stati sottoposti ad esperimenti e poi uccisi e che invece sono stati adottati e hanno potuto vivere nella dignità del riconoscimento del loro diritto alla vita;
- vennero accesi i riflettori su quei luoghi di reclusione dove la vita animale è considerata solo merce di carico e scarico;
- vennero letti e fotografati documenti in cui si parlava di corpi usati come oggetti; corpi, migliaia di corpi numerati, ab-usati, torturati, uccisi; 
- venne avviato un dibattito molto proficuo sulla liceità o meno dell'aberrante pratica della sperimentazione animale: dibattito che ha visto scendere in campo da una parte la visione di coloro che sostengono l'inaccettabilità etica di questa pratica, a prescindere dalle motivazioni, e dall'altra quella dei pro-sperimentazione - dogmatica e paradossalmente antiscientifica, di evidente connotazione para-religiosa pur nella dichiarata apparente laicità; tale è infatti la visione di tutti coloro che, in barba a ciò che una vera scienza dovrebbe fare, ossia mettersi in discussione, anche di pari passo con l'evoluzione morale collettiva, continua a riproporre come un mantra ossessivo la necessità di usare corpi animali per fare ricerca medica. Peraltro assumendo vesti autoritarie e per nulla trasparenti: tali si comportano i ricercatori arroccati nella loro torre sporca di sangue dichiarando che non spetterebbe decidere al popolo su questioni siffatte. Una scienza che non dialoga con la collettività, con la filosofia, con la politica, con i vari settori della cultura umana non è più scienza, ma istituzione autoritaria. 
- fu dimostrato che la disobbedienza civile è ancora una pratica capace di far breccia e di aprire nuovi scenari politico-sociali: chi la mette in atto si assume i rischi della denuncia perché sa che le istanze di giustizia per cui agisce sono di gran lunga più importanti delle leggi in vigore e potrebbero, in caso di sentenza favorevole per gli imputati, fare da apripista per una società più equa.

Per questi motivi chiedo a chiunque abbia a cuore una società più giusta e meno violenta di sostenere tutti questi attivisti che il 28 aprile 2017 - che peraltro è una data storica perché ricorre la liberazione dei cani da quell'altro luogo infernale che era Green Hill - dovranno affrontare la prima udienza di un processo nei loro confronti - intentato dall' Università degli Studi di Milano e Consiglio Nazionale delle Ricerche – Dipartimento di Neuroscienze  - per invasione di edificio pubblico, violenza privata e danneggiamento.

Purtroppo abbiamo un sistema giuridico che considera legittimo imprigionare e violentare i corpi di invidui senzienti e giudica criminoso l'atto di volerli liberare. Un sistema giudirico schizofrenico che da una parte condanna i maltrattamenti degli animali - riconoscendone quindi implicitamente la capacità di soffrire, sentire, provare emozioni, quindi la senzienza - e dall'altra ne legittima il dominio, l'abuso, lo sfruttamento, la tortura, l'uccisione.

Sostenendo gli attivisti si sostiene la lotta per un mondo più giusto e libero per tutti, per un sistema giuridico più sano e libertario e più vicino ai valori del rispetto di ogni individuo - a prescindere dalla specie, genere o etnia di appartenenza - e anche, ovviamente, per una scienza che sia davvero tale, ossia capace di dialogare con la collettività e di trovare cure e rimedi efficaci senza dover uccidere individui considerati arbitrariamente inferiori.

Qui per seguire le varie attività a sostegno.

venerdì 14 aprile 2017

La realtà sommergerà la finzione


Ultimamente si parla molto di veganismo e a differenza di qualche tempo fa finalmente se ne parla anche in relazione agli animali.
Sto ricevendo diversi feedback positivi da persone del tutto esterne al movimento. Mi dicono che stiamo andando bene, che le immagini che passano in tv sono impattanti, che, al di là del singolo approccio di questo o quel conduttore, qualcosa gli arriva e stanno iniziando a mettersi in discussione.
La questione animale non è più argomento di nicchia, sta diventando popolare, con tutti i pro e contro che ne conseguono.
Ma deve necessariamente essere così. 
Amici miei, per noi la battaglia più dura è appena cominciata. Sono anni che combattiamo, ma lo facevamo restando sulle retrovie, ora invece è tempo di avanzare.
Abbiamo un punto di forza a nostro vantaggio: noi diciamo la verità, raccontiamo ciò che accade agli animali e chi sono gli animali. Gli sfruttatori invece mistificano, ma per quanto potranno farlo ancora?

mercoledì 12 aprile 2017

Insanità sociale

La mia è una vita piena di un sentire doloroso per tutte le ingiustizie che riconosco e provo a combattere. 
Ma non la scambierei mai con quella degli indifferenti.
Sapere che esistono forme terribili di male sociale e non fare nulla per provare a eliminarle poiché presi da sé stessi è quasi peggio, secondo me, che agire il male direttamente. Si tratta, in ogni caso, di distorsioni della personalità votate a un egoismo assoluto. Quando queste distorsioni diventano la norma comportamentale da seguire allora è la società intera a diventare insana, mentre quei pochi che provano a cambiarla vengono additati per pazzi.
Ieri sera, appena scoperto il corpo della micina investita, mi sono messa a urlare la mia disperazione in mezzo alla strada. Ho fermato le macchine, aiutata da alcuni passanti compassionevoli, cioè dotati di empatia, per poter avere modo di spostare delicatamente il corpicino. In quei pochi secondi che le macchine hanno dovuto stare ferme ho percepito tutta la follia della nostra società: tutti nervosi, strombazzavano, sbraitavano, premevamo sull'accelleratore pronti a schizzare, dribblavano il corpicino (rischiando di investire anche me) e più di qualcuno ha detto: "ah, ma tutto questo casino per un gatto...". 
Sì, un gatto. Un individuo. Un essere vivente. E allora? La sua vita vale forse meno degli stramaledetti cinque secondi del tuo tempo in cui ti sei dovuto fermare?
Disperazione, solitudine, la mia; alienazione, indifferenza, insensibilità, quella della massa. 
Ma, ripeto, non vorrei essere diversa. Una volta aperti gli occhi e il cuore non si torna indietro.

martedì 11 aprile 2017

L'aberrante pretesa di voler gestire e dominare le vite di altri individui


Tutti i mattatoi e tutti gli allevamenti sono luoghi di orrori. 
Provate a spostare l'attenzione dal concetto di maltrattamento a quello di dominio del corpo altrui e capirete quanto sopra. 
Dove c'è gestione sistematica dell'esistenza c'è sempre violazione dei corpi e quindi maltrattamento; anche nel caso in cui gli individui venissero comunque trattati in guanti bianchi.
Provate a immaginare una gestione totale delle vostre vite, dalla nascita alla morte prematura per uccisione. Una vita in cui non avrete relazioni sociali scelte da voi, ma imposte da altri e in cui i vostri figli, fratelli, madri vi vengano portati via. Una vita in cui vi sarà dato solo lo spazio - grande o piccolo non importa - concesso da altri e dove sarete considerati non in quanto soggetti liberi, ma prodotti o macchine produttrici per il profitto e l'interesse di qualun altro (che sia la società nel suo complesso o un singolo imprenditore). Non soggetti della vostra stessa vita, ma strumenti in vista di un fine utilitaristico.
In effetti un qualcosa del genere è già esistito e tutti abbiamo convenuto che fosse una delle massime espressioni del male sociale: il nazismo.
Oggi esiste ancora, riguardo gli altri animali. Si tratta di concetti certamente diversi sotto alcuni punti, ma identici nella stessa aberrante pretesa di gestire, controllare, dominare, schiavizzare la vita di altri individui sol perché di specie diversa dalla nostra.

domenica 9 aprile 2017

Bugie


Convincersi che gli altri animali possano sopportare privazioni, abusi, violenze, reclusione ed essere uccisi senza che ne siano consapevoli è una delle più grandi menzogne sulla quale si regge l'industria della carne e derivati.
Ogni animale, umano e non, a prescindere dalla specie cui appartenga, soffre la prigionia e l'impossibilità di esprimere a pieno le sue caratteristiche etologiche.
Come potete pensare che una gallina nata per volare possa stare bene chiusa dentro un capannone e ammassata insieme ai suoi simili? O che un vitellino non voglia stare con sua madre?
Ma, cosa più importante, se anche questi animali fossero tenuti nel migliore dei modi, è inaccettabile pensare che siano fatti nascere apposta per diventare prodotti. Vi ricordo che al mattatoio ci finiscono tutti e tutti giovanissimi. 

giovedì 6 aprile 2017

Di moscerini e dintorni



Anche la questione dei moscerini può essere risolta. Con la banale, semplice, logica.
Un conto è l'azione intenzionale (far nascere, imprigionare, uccidere individui per trarne profitto e per ignoranza culturale che ci fa credere che mangiare animali sia necessario e naturale); un altro è l'atto casuale, non prevedibile, di pestare una formica mentre si cammina. 
Purtroppo il vivere di per sé non è mai a impatto zero. Il semplice muovermi e agire può causare la morte e il danno altrui. Ma questa non è una giustificazione per accettare e tollerare anche lo sterminio e il dominio sistematico degli altri animali.
Poi, ovvio che potremmo evitare di compiere delle azioni che prevedibilmente causeranno danni ad altre specie; potremmo non andare in auto, in aereo, prestare attenzione quando camminiamo, ma tutto ciò rientra nel discorso antispecista solo marginalmente e rimane più una scelta personale (conosco infatti molti antispecisti che evitano il più possibile di andare in auto e che si muovono con cautela negli spazi in cui ci sono insetti sul terreno); comunque sia non indebolisce la lotta animalista che è una lotta di giustizia per il rispetto e la libertà degli altri animali; e non una lotta per la conquista dell'ascesi e della purezza assoluta.
Detto ciò, un margine di specismo c'è in tutti noi. Si fa quel che si può, si lotta per la macro-questione dello sfruttamento animale, non per l'annullamento di noi stessi. 
Non siamo giainisti, ma attivisti per la liberazione animale.

Sempre sullo stesso argomento, tempo fa ho scritto questo articolo