mercoledì 13 dicembre 2017

Strane parole


Chiamo gli altri animali individui, dico che non li mangio, racconto che sono schiavi costretti a vivere dentro lager fetidi e oscuri, definisco sorelle le mucche e le femmine di altre specie, faccio attenzione a non usare espressioni che, in maniera del tutto pregiudiziale, ne ribadiscano l'inferiorità, non dico i "miei" gatti, ma i gatti con cui convivo, tanto meno dico "mucche da latte", "cavallo da monta", "animali da circo" perché nessun individuo dovrebbe essere definito in base a una funzione a lui attribuita per trarne profitto e poi ancora dico animali non umani, a ribadire che animali lo siamo anche noi.
A volte le persone che non hanno dimestichezza con la questione animale mi guardano come se stessi parlando una strana lingua.
Eppure c'è bisogno di parole nuove per il mondo nuovo che vogliamo costruire. Se abbiamo mangiato animali e considerato normali tutti gli orrori che subiscono è perché da quando siamo nati abbiamo subito il linguaggio del dominio, specista, pieno di bugie e stupidi stereotipi, mistificatorio e ingannevole.
Certo, la mia voce arriva a pochi, non è pervasiva come quella della società in cui siamo immersi o della tv, ma se lo farete anche voi, se anche voi presterete attenzione alle parole, forse potremmo aprire squarci di verità nel buio di una menzogna diffusa.
La narrazione deve cambiare.

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