sabato 27 ottobre 2012

La banalità del dialogo


Non esistono nemici da abbattere, ma solo animali umani e non umani da liberare. Considerando lo specismo non più come un pregiudizio morale, ma come il risultato effettivo della consolidata prassi dello sfruttamento del vivente che prosegue pressoché indisturbata da migliaia di anni, non avrebbe molto senso imputare al singolo la responsabilità delle proprie scelte individuali (alimentari, di vita ecc.)  in quanto queste si formano e consolidano all’interno di un paradigma sociale che ne dirotta in parte o totalmente l’orientamento. Detto in altri termini, è la società che condiziona l’individuo a compiere determinati atti ritenuti più o meno legittimi in seno alla cultura nella quale si viene a trovare, condizione questa che rende vano e persino dannoso l’atteggiamento di chi aggredisce o colpevolizza il singolo il quale, agendo al riparo di consuetudini e leggi consolidate, non si interroga sulla legittimità delle stesse.

Nessun commento: