martedì 15 luglio 2014

Letture in corso

E che letture! 
Da Middlesex di Jeffrey Eugenides, premio Pulitzer 2003. Storia bellissima, scrittura superba. 

"Notizia storica: gli uomini smisero di essere umani nel 1013, l'anno in cui Henry Ford fece assemblare le vetture sul nastro trasportatore e costrinse gli operai a adeguarsi alla velocità della catena di montaggio. All'inizio gli operai si ribellarono. Lasciarono il lavoro in massa, incapaci di adeguare il corpo al nuovo ritmo della modernità, poi la capacità di adattamento prese il sopravvento: l'abbiamo ereditata più o meno tutti, basta guardare come ci adattiamo all'uso di joystick e telecomandi e a mille movimenti ripetitivi. 
Ma nel 1922 essere una macchina era ancora una novità. 
Dentro la fabbrica mio nonno fu addestrato in diciassette minuti. Parte della genialità del nuovo metodo di produzione consisteva nella divisione del lavoro in compiti che non richiedevano alcuna abilità. Così si poteva assumere personale non qualificato. E licenziarlo senza problemi. Il caposquadra mostrò a Lefty come prendere un cuscinetto dal nastro trasportatore, rettificarlo sul tornio e rimetterlo a posto. Con un cronometrò misurò i tentativi del nuovo operaio poi, con un cenno secco del capo, gli indicò il suo posto alla catena di montaggio. Alla sinistra di Lefty c'era un uomo di nome Wierzbicki; a destra un certo O' Malley. Per un momento furono tre uomini che aspettavano insieme, poi la sirena fischiò.
Ogni quattordici secondi Wierzbicki alesa un cuscinetto, Stephanides lo rettifica e O' Malley lo monta su un albero a camme. L'albero a camme percorre sul nastro trasportatore un giro della fabbrica, attraversa le nubi di polvere di metallo e le nebbie acide, fin quando, cinquanta metri più in su, un operaio lo prende per inserirlo nel blocco motore (venti secondi). Contemporaneamente altri uomini sganciano componenti diverse dai nastri trasportatori adiacenti - carburatore, distributore, collettore di alimentazione - e li collegano al blocco motore. Sopra le loro teste chine enormi stantuffi martellano pugni. Nessuno parla. Wierzbicki alesa un cuscinetto, Stephanides lo rettifica e O' Malley lo monta su un albero a camme. L'albero a camme percorre la fabbrica fino a quando una mano lo prende per inserirlo nel blocco motore, con un movimento sempre più frenetico, adesso, tra gli sciabordii nei tubi e i giri delle pale dei ventilatori. Wierzbicki alesa un cuscinetto, Stephanides lo rettifica e O' Malley lo monta su un albero a camme. Altri operai avvitano il filtro dell'aria (diciassette secondi), collegano il motorino d'avviamento (venti secondi) e montano il volano. A quel punto il motore è finito e l'ultimo operaio lo lascia andare lontano a mezz'aria...
Solo che non è proprio l'ultimo operaio. Più in basso alcuni uomini trasportano il motore per un tratto, mentre gli altri gli spingono incontro lo châssis, attaccano il motore alla trasmissione (venticinque secondi). Wierzbicki alesa un cuscinetto, Stephanides lo rettifica e O' Malley lo monta su un albero a camme. Mio nonno vede soltanto il cuscinetto che ha davanti, le mani che lo spostano, le rettificano e lo riappoggiano sul nastro mentre nel suo campo visivo compare un secondo cuscinetto. La catena di montaggio si spinge giù giù fino agli uomini che forgiano i cuscinetti e caricano i lingotti nelle fornaci; fino alla fonderia dove i negri lavorano con gli occhiali per proteggersi dalla luce e dal calore infernale. (...)

Dopo un discorso del caporeparto sulla necessità di incrementare la produttività, un giorno Lefty accelerò il ritmo rettificando un cuscinetto ogni dodici secondi, anziché ogni quattordici. Tornando dal bagno trovò la parola VERME scritta sul fianco del suo tornio. La cinghia era stata tagliata. Quando suonò la sirena stava ancora cercando una nuova cinghia nel contenitore dei pezzi di ricambio. La catena si era interrotta. 
<Che cosa diavolo combini?> gridò il caporeparto. <Ogni volta che fermiamo la catena perdiamo soldi. Se succede un'altra volta sei licenziato, hai capito?>
<Sì, signore.>
<Bene! Fatela ripartire!>
La catena ripartì. Quando il caporeparto si fu allontanato, O' Malley guardò a destra e a sinistra e poi si protese verso di lui. <Non provare a battere il record di velocità, capito? Perché sennò dobbiamo lavorare più in fretta tutti quanti.>"

6 commenti:

Marco Goi ha detto...

di eugenides ho adorato le vergini suicide, mentre questo devo ancora recuperarlo...

Rita ha detto...

Ho visto il film della Coppola, ma il libro ancora non l.'ho letto. Middlesex è il primo che leggo di Eugenides.

Chiara Solerio ha detto...

Questo post mi ha fatto venire in mente quanto scriveva Marshall Mc Luhan a proposito della tecnologia, evidenziando come stessero diventando delle protesi corporee, vere e proprie estensioni dell'organismo che, da un lato facilitano la vita, ma dall'altro impoveriscono gli sforzi del singolo, rendendoli vani

Rita ha detto...

Vero, in effetti da tempo siamo entrati nel post-umano.

Giò ha detto...

Il tuo post è evocativo della condizione in cui si consuma la deriva genetica post-umana, nelle praterie deserte di un centro commerciale! Ma leggendolo continuava a rimbalzarmi alle orecchie questa cosa: https://www.youtube.com/watch?v=AIw6a_rgSp0

Rita ha detto...

Ciao Giò, appena mi ridanno la connessione fissa a internet lo guardo, in questi giorni mi connetto solo dal cell e avendo pochi gigabyte devo risparmiare visioni di video. :-/