martedì 29 gennaio 2019

Come animali


I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo” diceva il noto filosofo Ludwig Wittgenstein, un’affermazione che molto semplicemente indica l’impossibilità di definire la realtà al di fuori di un linguaggio che sappia esprimerla e il linguaggio in ambito umano è quasi sempre un sistema di segni condivisi da una data comunità. In questo senso, il linguaggio è un creatore di mondi e un costruttore di senso e significati.
Nella neo-lingua orwelliana del romanzo distopico 1984 si dà vita a una serie di enunciati che ripetuti ossessivamente dalla propaganda del regime finiscono per diventare credibili, quindi reali. Non importa che qualcosa lo sia, basta ripeterlo fino allo sfinimento, farne, per così dire, un luogo comune e le persone finiranno per crederlo reale. In questo senso possiamo tranquillamente affermare che il linguaggio è sempre un atto politico.

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