lunedì 21 gennaio 2019

Natura umana


"In realtà le cose non andarono come previsto; il mondo esterno impose la propria presenza, e lo fece con brutalità: Camille mi chiamò quasi esattamente una settimana dopo, nel primo pomeriggio. Era in preda al panico, rifugiata in un McDonald's della zona industriale di Elbeuf. Aveva passato la mattinata in un allevamento industriale di galline, aveva approfittato della pausa pranzo per svignarsela e dovevo assolutamente raggiungerla, dovevo subito raggiungerla e salvarla. 
Riattaccai, furibondo: chi era l'imbecille della DRAF cui era venuta l'idea di mandarla lì? Conoscevo benissimo quell'allevamento, era un allevamento enorme, più di trecentomila galline, esportava uova fino in Canada e in Arabia Saudita, ma soprattutto aveva una fama orribile, una delle peggiori dell'intera Francia, tutte le visite si erano concluse con un parere negativo sulla struttura: negli hangar, illuminati dall'alto da potenti lampade alogene, migliaia di galline tentavano di sopravvivere stipate fino a toccarsi, non c'erano gabbie, era un "allevamento a terra", le bestiole erano spelacchiate, scheletriche, la loro epidermide era irritata e infestata dagli acari rossi, vivevano in mezzo ai cadaveri in decomposizione delle loro consimili, trascorrevano ogni istante della loro breve esistenza - al massimo un anno - a chiocciare di terrore. Succedeva anche negli allevamenti tenuti meglio, ed era la prima cosa che ti colpiva, quel chiocciare incessante, quello sguardo di panico permanente con cui ti fissavano le galline, quello sguardo di panico e incomprensione, non chiedevano nessuna pietà, ne sarebbero state incapaci, però non capivano, non capivano le condizioni in cui erano costrette a vivere. Per non parlare dei pulcini maschi, inutile per la deposizione delle uova, gettati ancora vivi, a manciate, nelle frantumatrici; tutte quelle cose le sapevo, avevo avuto modo di visitare molti allevamenti di galline, tra i quali quello di Elbeuf era senz'altro il peggiore, ma la bassezza morale di cui sapevo dar prova come chiunque altro mi aveva permesso di dimenticarlo.
Camille mi corse incontro appena mi vide arrivare nel parcheggio e si strinse tra le mie braccia, vi si strinse a lungo, senza riuscire a smettere di piangere. Come potevano gli uomini fare una cosa simile? Come potevano lasciare che venisse fatta? Sull'argomento non avevo niente da dire, a parte qualche banalità priva di interesse sulla natura umana.
Una volta in macchina, sulla strada per Caen, Camille passò a domande più imbarazzanti: com'era possibile che dei veterinari, ispettori della sanità pubblica, permettessero una cosa simile? Com'era possibile che visitassero quei posti in cui la tortura degli animali era quotidiana e li lasciassero funzionare, se non addirittura collaborassero al loro funzionamento, pur essendo, di base, veterinari? Confesso che su quel punto mi sono fatto anch'io qualche domanda: erano strapagati per mantenere il silenzio? In realtà non credo. In fondo nei campi nazisti c'erano sicuramente dei medici, gente con una laurea in medicina. Ma anche quella, a conti fatti, era una fonte di considerazioni banali e poco incoraggianti sull'umanità, preferii starmene zitto. 
Ma quando mi disse che era tentata di smettere, di rinunciare agli studi veterinari, intervenni. Era una professione liberale, le ricordai: niente poteva costringerla a lavorare in un allevamento industriale, e nemmeno costringerla a vederne un altro, e dovevo anche aggiungere che aveva visto il peggiore, la peggiore delle situazioni possibili (quantomeno in Francia, per le galline c'era ben di peggio in altri paesi, ma evitai di precisarlo). Adesso sapeva, tutto lì - era tanto ma era tutto lì. Evitai anche di precisare che i maiali non se la passavano meglio, e nemmeno, sempre più spesso, le mucche - mi sembrava che per quel giorno fosse già abbastanza."

(Serotonina - Michel Houellebecq)

N.B.: non si tratta di un romanzo antispecista, tutt'altro, anzi, il protagonista non esprime nessuna critica nei confronti degli allevamenti non industriali o sul mangiare animali; inoltre la visione che ha dell'universo femminile è a dir poco sessista. C'è da dire che il protagonista non è, per dirla in termini di narrazione classica, un eroe positivo, tutt'altro: è disilluso, cinico, amaro, sardonico, nonché profondamente depresso; riconosce la bassezza morale dell'umanità in generale di cui si sente un campione abbastanza rappresentativo. 
Proprio per questo, la descrizione realistica degli allevamenti di galline acquista particolare forza: se un uomo profondamente disilluso e amareggiato, cinico, sul punto di tagliare i ponti con la vita, è capace di restare ancora profondamente scioccato al ricordo di quanto vide anni prima, significa che effettivamente quella realtà, la realtà degli allevamenti, è qualcosa di insostenibile. Talmente insostenibile da essere paragonata ai campi nazisti. Peccato che, dice poi, la bassezza morale dell'umanità consenta di dimenticarsene e in questa considerazione sta la tragicità del personaggio e dell'umanità. Cionondimeno, l'assenza di retorica nella descrizione da parte di un personaggio che, ripeto, è sostanzialmente un cinico, così come le domande che si pone sul ruolo del veterinario, la rendono una testimonianza molto efficace. Efficace proprio perché da parte di un cinico. Lo stesso risultato non si sarebbe raggiunto se il personaggio, ad esempio, fosse stato sensibile, gentile ecc., il tutto sarebbe apparso come stucchevole.

7 commenti:

Jonuzza ha detto...

Houellebecq ha una forza che deriva dal suo "antiplatonismo" , non vede le cose come "dovrebbero essere " ma come sono, diventando così un personaggio sgradevole alla nostra coscienza occidentale di platonici con la coscienza spora. Grande Michel, egli ha sempre espresso un dolore universale che affratella ogni specie vivente in un unico destino....

Rita ha detto...

Vero. Io lo sento molto vicino. È uno dei pochi scrittori che mi piacerebbe tanto conoscere.

Erika 4567 ha detto...

Scimmie clonate per studiare insonnia, ti prego Rita scrivi qualcosa

Rita ha detto...

Ho letto Erika, una mostruosità, non riesco a dire altro, non saprei scrivere altro.

Rita ha detto...

Ho scritto qualcosa poi, più uno sfogo che altro.

guisito ha detto...

E non parliamo di quell'assurdo, efferato, sanguinario spettacolo che è la corrida!

Erika 4567 ha detto...

La Spagna permette quella mostruosità