domenica 22 agosto 2021

Cosa significa essere antispecisti?

 L'altra sera mentre mi facevo la doccia ho notato un ragnetto sul fondo che stava quasi affogando. Ovviamente ho chiuso subito l'acqua e ho preso un pezzetto di cartone di una scatolina che avevo a portata di mano per aiutarlo a mettersi in salvo. Appena ho avvicinato questo pezzetto di carta ha subito capito che era una specie di àncora di salvataggio e ci si è immediatamente aggrappato. Quindi l'ho preso e portato fuori. 

Ho provato una tenerezza incredibile nel vedere il modo in cui si è aggrappato a questo salvagente di fortuna improvvisato per lui. 

Se non lo avessi visto in tempo nel giro di pochi secondi sarebbe stato trascinato via dall'acqua e risucchiato nel foro di scarico. Una fine decisamente orribile. 

Era solo un ragnetto, penserà la maggior parte della gente, eppure la sua disperazione e il modo in cui si è aggrappato strenuamente a quel pezzetto di carta ci dice una cosa importante persino nella sua ovvietà: che tutti gli animali vogliono vivere e che noi che siamo così grandi e impattanti, a volte, diciamo spesso, possiamo davvero fare la differenza. 

Scegliere di salvare anziché di uccidere. 

Per questo provo tanto sconforto quanto mi sento rispondere che allora anche le piante sono vive e soffrono ecc. perché si tratta di un ragionamento di etica al ribasso che semplicemente spazza via tante scelte possibili solo perché esiste l'imponderabile o la necessità.

Sapete come si forma la coscienza, cioè quella che i credenti chiamano anima? Anche in base alle scelte che facciamo ogni giorno perché sono queste che poi creano dei precisi percorsi neuronali. Il cervello è plastico e le nostre abitudini non sono dei processi deterministici immodificabili. Allenarci in un senso o nell'altro modifica il nostro sentire, le nostre percezioni, il modo in cui facciamo esperienza del mondo.

Allenarsi a vedere e considerare gli altri animali, anziché ignorarli, calpestarli, spazzarli via, annientarli, rinchiuderli, consumarli, sfruttarli, sterminarli, ci allena a essere persone più sensibili, più empatiche e ci arricchisce anche mentalmente perché ci fa percepire la meraviglia dell'universo in tante sue manifestazioni. 

Osservare un altro animale e vederci solo cibo o un fastidio da eliminare ci rende invece persone povere, limitate mentalmente, ottuse. 

Il problema, a livello globale, storico, direi evolutivo, è che la nostra specie è stata allenata a dominare e a considerarsi il centro assoluto dell'universo prima, del pianeta terra poi. Quindi facciamo una fatica enorme a considerare l'altro, il diverso, specialmente se piccolo e non in grado di comunicare come noi. Siamo logocentrici, cioè attribuiamo al linguaggio verbale un valore morale, e, direi, antropocentrici, ossia attribuiamo valore a tutto ciò che sappiamo fare noi, disprezzando chi esiste e fa esperienza del mondo in modo diverso poiché si è evoluto e formato in modo diverso. 

Ma questa attitudine si può modificare. Certo ci vorranno secoli, però è importante provarci. 

Ecco, come vedete, pensare a un ragnetto, vedere un ragnetto, scorgerlo, cioè notarlo, considerarlo, considerare quindi il suo desiderio di vivere non è solo il gesto di una persona che "ama gli animali", ma un atto fondativo di un pensiero nuovo, non più antropocentrico, ma antispecista.

Essere antispecisti significa uscire dai propri limiti, sforzarsi di farlo, non immaginare come pensa un ragno, ché credo sia impossibile, ma meravigliarsi di quel ragno, sospendere persino la propria sete di conoscenza (che in una certa misura è essa stessa dominio e possesso) per arrivare ad accettare che esista e basta. Un ragno esiste. Non per noi, né per nessun altro. E sebbene nell'ordine più ampio dell'ecosistema possa avere una sua utilità (che so, mangiare altri insetti), non è per questo che dovremmo considerarlo, ma per la sua unicità. Per la meraviglia del suo stesso esistere. Epifanico, irriducibile a qualsiasi altro elemento. Egli è, semplicemente, così come siamo noi. 

Antispecismo è accettazione nel senso di accoglienza incondizionata delle altre specie.


3 commenti:

Filippo ha detto...

Trovo che, per quanto riguarda il discorso sull'anima personale, faccia bene ogni atto di bene, indipendentemente chi è o cos'è l'entità verso cui lo si fa.
Per quanto riguarda il discorso dell'antropocentrismo, penso che l'uomo abbia una dignità superiore a quella delle altre creature (Dio si è fatto uomo, non mucca o scimmia), perciò penso che all'uomo sia stato affidato il creato perché se ne prenda cura.

Rita ha detto...

Sai, a volte ci si dimentica che siamo animali anche noi (anzi, ho l'impressione che alcuni proprio non lo sappiano) e per di più della specie più distruttiva e violenta che possa esistere. Nessun altro animale ne uccide così tanti altri come noi. Migliaia al secondo solo nei mattatoi. Per non parlare delle stragi sistematiche negli oceani, nei boschi, perfino dentro il comfort delle proprie abitazioni e dei propri giardini.

Rita ha detto...

Quindi non venirmi a parlare di creato e di Dio perché è ridicolo.
Ammesso che Dio esista (fatto mai dimostrato, né dimostrabile) e ammesso che noi umani siamo fatti a sua immagine e somiglianza, visto quello che facciamo e che abbiamo fatto nei secoli anche in nome delle cosiddette sacre scritture, davvero potremmo dedurne che si tratterebbe di un Dio feroce e malvagio. Ma è ovvio che Dio è solo una costruzione della nostra cultura nata dal bisogno di rispondere ad alcune domande. Quindi, chi sente il bisogno di appellarsi a un Dio per giustificare lo sfruttamento degli animali comunque ha sicuramente meno dignità degli animali che usa.