lunedì 6 dicembre 2021

Da che parte della gabbia stai?

 

"Ce stanno ingiustizie peggiori", "Ma li trattano bene", "Semo tutti in gabbia", "Annate a lavorà", "M'avete fatto piagne er regazzino"

Proviamo a rispondere alle solite frasi fatte dette dalla gente che sta portando i bambini al circo.

"Ce stanno ingiustizie peggiori". 

Peggiori non lo so, perché non mi risulta che ci siano umani tenuti a catena tutto il giorno, soli, in ambienti del tutto inadatti, costretti a fare esercizi contrari alla loro natura dietro il ricatto della privazione del cibo o le promesse delle botte. 

Che ci siano anche altre tante ingiustizie, sì, è vero, ma non mi pare che siano considerate un passatempo divertente.  

E sì, perché portare i figli al circo in fondo è come portarli ad assistere a una manifestazione di bullismo invitandoli a riderci su. 

"Ma li trattano bene". 

E no che non li trattano bene perché intanto li tengono in gabbia, e poi li costringono ogni giorno a esibirsi dietro il ricatto della privazione del cibo e delle botte. Gli animali addestrati nei circhi imparano sin da piccoli a ubbidire perché, essendo ovviamente intelligenti, capiscono che se vogliono mangiare ed evitare le botte devono proprio fare quello che gli vien chiesto. Anche se questo consiste nel fare cose che da soli non farebbero mai. 

Sono animali selvatici isolati, cioè che vivono soli, separati dal loro branco d'origine o genitori (spesso vengono venduti da circo a circo, se li passano come fossero oggetti), impossibilitati a esprimere le loro emozioni, sentimenti, necessità. 

Come si fa a pensare che un elefante sia felice di esibirsi a comando sotto a un tendone con la musica a palla di fronte a degli umani che sghignazzano, schiamazzano, urlano? O una tigre, un leone, un cavallo, uno scimpanzé? 

"Semo tutti in gabbia". Dipende. Metaforicamente sì, in molti paesi se la passano molto peggio di noi, siamo schiavi del lavoro e della società che noi stessi abbiamo costruito con le nostre stesse mani. Ma almeno possiamo prendercela con noi stessi. Perché questa società l'abbiamo costruita noi. E possiamo anche attivarci per cambiarla.

Gli animali invece sono vittime assolute, sempre, da sempre. E per quanto si attivino per ribellarsi, la sproporzione del dominio che subiscono è talmente enorme rispetto ai loro tentativi di resistenza che in qualche modo finiscono sempre per soccombere. 

Sì, ogni tanto qualche leone o elefante si ribella e uccide o ferisce gravemente il domatore, cioè il suo aguzzino, ma poi viene ucciso o comunque picchiato e domato con ancora più ferocia. Figuriamoci! Non è che poi gli altri del circo gli dicono "bravo!".

E comunque, se tu sei qui per passare una domenica al circo, forse non sei proprio nelle medesime condizioni degli animali che stai andando a guardare, per i quali la gabbia è reale, continua, fino alla morte.

Loro sono in gabbia. Tu stai dall'altra parte. E questa mi pare una differenza non da poco.

"Annate a lavorà". Lavoriamo tutti, a parte i ricchi, e nel tempo libero ci dedichiamo a lottare contro la peggiore ingiustizia che sia mai esistita. Ah, se sei un circense a dirmelo, magari comincia tu senza sfruttare gli animali, che ne dici?

"M'avete fatto piagne er regazzino". 

Forse perché qualcuno gli ha detto la verità? 

Pensa un po' quanto piangono gli animali schiavi da una vita...

Grazie agli  Attivisti Gruppo Randagio per aver organizzato un bel presidio ieri, purtroppo penalizzato dal fatto che al solito le forze dell'ordine impediscono di posizionarci di fronte all'entrata rendendo quindi difficile volantinare e informare. 

Viviamo proprio nel paese di Pinocchio (vi ricordate la parte di chi sta in carcere e chi esce?): chi vessa individui prigionieri, gli usa violenza e ci lucra sopra è protetto dalla legge; chi lotta per combattere un'ingiustizia viene fatto passare per uno da "controllare a vista". 

Alla fine ho intercettato, dalla strada, per un attimo, l'elefante dentro al tendone. L'elefante, quello che il circo in questione usa come simbolo per farsi pubblicità. 

La cosa che più mi ha messo tristezza, credetemi, non è stata sapere che fosse prigioniero da una vita, ma che fosse solo. Solo.

Cioè quell'elefante non ha nemmeno la possibilità di comunicare a un altro suo simile l'angoscia del vivere in quella condizione. 

E i circensi cosa scrivono? Che guardare un animale negli occhi vale più di mille documentari. 

Sicuri sicuri?

Ma li avete veramente mai guardati negli occhi gli animali prigionieri? 

Sicuri di voler veramente sapere cosa ci trovereste? 

Ci trovate la vostra immagine riflessa. Perché le chiavi della loro prigione le avete voi. Loro sono in gabbia e voi dall'altra parte.

Ecco, dopo che l'avrete fatto, potrete scegliere se iniziare ad aprirla un po' quella gabbia oppure no.

Dalla parte delle bambine che siamo state

 Ho appreso che ci sono donne solidali con il molestatore della giornalista Greta Beccaglia e che hanno organizzato una tavolata nel suo ristorante per esprimergli, appunto, solidarietà.

Proprio vero che il patriarcato interiorizzato (esattamente come ogni altra forma di oppressione, specismo compreso) è quello peggiore da combattere. 

Io li capisco questi meccanismi, sono gli stessi che per tantissimo tempo mi hanno portata a essere accondiscendente verso gli uomini anche quando si comportavano palesemente da stronzi, mi molestavano e usavano (psicologicamente o fisicamente non ha importanza). 

Mi sentivo in colpa e mi vergognavo perché pensavo sempre che fossi io a provocare certi comportamenti e se qualche volta reagivo e li trattavo male subito me ne pentivo perché se c'è un qualcosa che, per fortuna, nel bene e nel male, anche a mio discapito, ho sempre posseduto è l'empatia, ossia la capacità di mettermi nei panni altrui, aguzzini e oppressori compresi. 

Fino a che non ho capito il perché di certi meccanismi, dove nasceva quel senso di colpa e di vergogna e quell'incapacità di portare fino in fondo le denunce e le reazioni. 

Nasceva dai condizionamenti di cui noi donne siamo vittime sin da quando veniamo al mondo. 

C'è un libro che mi ha dato il là per riflettere e che insieme ad altri poi mi ha fatto meglio comprendere cosa significhi nascere donne, ossia femmine, cioè persone di sesso femminile (al netto di identità di genere varie) in una società maschilista ed è Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti. Così come ho poi trovato puntuale il seguito aggiornato scritto da Loredana Lipperini, Sempre dalla parte delle bambine.

Che non è mettere donne contro uomini, ma mettersi dalla parte di chi ha talmente interiorizzato la svalutazione di se stessa da non riuscire nemmeno a portare a termine un discorso di denuncia. 

Alzare la testa e dire basta non significa diventare cattive. Significa reagire e fare un primo passo per sentirsi finalmente persone pari agli uomini. La parità sulla carta non serve a niente se non ci si emancipa interiormente.


domenica 5 dicembre 2021

Cos'è il totalitarismo?

 

La violenza sugli altri animali è invisibile perché loro sono invisibili.

I pesci e in generale gli animali acquatici lo sono ancora di più.

Non vengono nemmeno nominati al plurale, ma indicati con un termine singolare che racchiude una moltitudine, cioè "il pesce".

Le scene di pesca nei film non nascondono l'agonia perché non ce n'è bisogno, cioè non viene minimamente percepita.

Anche i bambini pescano e tirano su con l'amo creature che poi soffocano davanti ai loro occhi e lo fanno tanto al mare per gioco, quanto con i loro genitori appassionati di questa pratica crudele.

Del resto anche nei ristoranti "di pesce" migliori vengono mostrati individui vivi negli acquari senza che questo fatto susciti la benché minima riprovazione o disagio. 

Se ci fossero dei maialini o degli agnellini in un recinto e poi si assistesse alla scena di qualcuno che li afferra per metterli in pentola e cucinarli, così come sono, magari direttamente nell'acqua bollente mentre sono ancora vivi, la gente fuggirebbe inorridita o tenterebbe di salvarli; sì, quella stessa gente che comunque non dovendo assistere direttamente alle scene di cattura e uccisione, poi ordina maiali e agnelli e vitelli o li compra direttamente a pezzi nei supermercati, ma che ancora saprebbe riconoscerne la violenza se li vedesse vivi. Violenza che è pronta a giustificare e a minimizzare facendo appello alle credenze speciste, ma che comunque viene riconosciuta.

Per i pesci salta anche questo passaggio. Non si riconosce la violenza nemmeno quando è agita dai bambini. Non si riconosce la prigionia dei loro corpi costretti in acquari, non si riconosce il significato autentico di quello che si fa quando li si sottrae al mare, al lago o al fiume, cioè un vero e proprio atto di deportazione fisica.

Giorni fa un amico mi ha chiesto cosa significhi per me "totalitarismo".

Dopo averci pensato ho risposto che ne abbiamo un esempio costante davanti agli occhi, cioè gli allevamenti di animali, di qualsiasi tipo. Compresi quelli acquatici. 

Totalitarismo è controllo della vita, dell'esistenza, è programmazione dei corpi dal concepimento all'uccisione. Di più, è anche modificazione di quei corpi affinché i loro corpi siano sempre più funzionali allo scopo per cui vengono fatti nascere.

Totalitarismo è quindi programmazione e controllo della vita.

Cioè l'antitesi esatta di quello che dovrebbe essere la vita. 

Ma il totalitarismo è soprattutto l'insieme delle false sicurezze date dalle gabbie invisibili. Le gabbie invisibili che la cultura e il sistema in cui viviamo ci costruisce attorno giorno dopo giorno e che poi ci rende sopportabili facendoci indossare le lenti della propaganda, di qualsiasi tipo sia.

Lo specismo è propaganda, la politica istituzionale lo è, lo è la scuola, la televisione tutto. E sì, tutti ne siamo vittime in qualche modo, ma tra noi e gli altri animali c'è una differenza sostanziale, cioè che noi siamo sempre i loro oppressori (mentre tra noi siamo sia vittime che oppressori) e che essi subiscono il dominio nella forma peggiore che esista, dal concepimento in poi. Non potendo nemmeno avere il conforto dell'illusione della propaganda, per loro le gabbie sono reali e visibili in qualsiasi momento. Vedono e sentono la violenza sui loro corpi istante dopo istante. 

Una violenza che noi non sappiamo riconoscere o che, all'occorrenza, subito giustifichiamo e minimizziamo. 

Una violenza che deridiamo. Costantemente. Deridendo anche chi ha deciso di opporvisi, come le persone vegane.

Credo che non ci sia nulla di più becero di chi deride gli altri animali. Vittime assolute di ogni sistema che l'umano abbia saputo costruire.

Qualsiasi tentativo di progresso morale e politico che non tenga conto dello specismo è vuoto. 

Foto presa da Wikipedia.

lunedì 29 novembre 2021

Appunti di femminismo che prendono spunto dal quotidiano

 Un uomo tocca il culo a una giornalista che sta facendo il suo lavoro.

Altri uomini: non prendertela. 

Sminuire le molestie che le donne subiscono da parte degli uomini, così come le battute sessiste, è tipico della cultura patriarcale.

Magari quegli stessi uomini che hanno detto "non prendertela" non lo farebbero mai, cioè non si comporterebbero così, non toccherebbero il culo a una sconosciuta, ma continuando a restare accondiscendenti verso chi lo fa, diventano a loro volta complici della cultura patriarcale.

Inoltre, sminuire la gravità di un'azione è quanto di peggio ci possa essere per far sentire ancora peggio le donne che subiscono le molestie perché il loro disagio non viene riconosciuto.

E aggiungo che il gesto di toccare il culo a una professionista che sta svolgendo il suo lavoro è doppiamente grave: primo, per la molestia in sé, secondo perché si nega anche la sua professionalità; è come se implicitamente le si dicesse, tu non vali, tu sei solo un pezzo di carne. 

Idem quando a una professionista, nel suo ruolo di professionista, le si dice "sei bella", così evidenziando sempre il suo corpo, e mai la sua preparazione.

Credenze speciste

 



Lo specismo non consiste tanto nell'uccidere e usare gli animali - perché è ovvio che in molte pratiche c'entri soprattutto il profitto - ma nelle giustificazioni che adottiamo e che abbiamo interiorizzato e normalizzato per poterlo fare; queste giustificazioni assurgono al ruolo di credenze e convinzioni e non necessitano nemmeno più di essere poste al vaglio del pensiero critico e del dubbio.
Inoltre a loro volta producono effetti nefasti riguardo il ruolo degli altri animali in generale che continuano a essere visti sempre in funzione di qualcosa, cani e gatti compresi e ogni qualvolta questa funzione smette di funzionare (scusate l'allitterazione), allora si scatena tutta la teriofobia irrazionale possibile (vedasi animali selvatici come i cinghiali nel momento in cui superano i confini mentali e fisici da noi pensati e creati).

giovedì 25 novembre 2021

L' altra pelle

 

Negli ultimi anni ho letto spesso di progetti al femminile in cui giovani donne decidono di avviare aziende di produzione di formaggi mettendo su allevamenti di capre, pecore, mucche o aziende di salumi con maiali allevati in proprio. 

Ed eccolo qua l'articolo (già accennato tramite il post di Paola Gagliano condivido poc'anzi) che parla di questo progetto inclusivo per le donne vittime di violenza. 

Si chiama "La.b L'ALTRA PELLE" ed è un laboratorio dove si lavorano le pelli delle bufale per confezionare borsette: https://bit.ly/3p2pez8

L'altra pelle, cioè quella delle bufale anziché delle solite mucche (o coccodrillo, pitone ecc.). 

Lo specismo è evidente laddove riguardo un progetto inclusivo per le donne vittime di violenza, cioè per persone che hanno subito la violenza sulla loro PELLE, il collegamento con la violenza sulla PELLE di altre femmine dovrebbe venire naturale, se queste fossero riconosciute come individui senzienti e non soltanto come macchine viventi - cioè che respirano, mangiano, sì, ma che comunque non esistono per loro stesse, bensì sempre in funzione di (metteteci quello che volete, produrre latte, uova, carne, pelle); il termine "altra pelle" infatti continua a significare "altro materiale", cioè materiale diverso da quello usato solitamente e non "altra pelle vittima di violenza", come dovrebbe essere se gli altri animali non fossero visti attraverso la lente dello specismo.

La pelle delle bufale non è percepita quindi come pelle di un senziente, ma sempre con materia da usare.

Detto questo, un femminismo che non riconosce l'orrore che subiscono le femmine di altre specie e che anzi si afferma proprio sfruttandole per me è davvero miope. Io non sono nemmeno intersezionalista, cioè riconosco la specificità e unicità di ogni oppressione e quindi lotta - proprio perché appunto, riguardo gli altri animali, se non si analizza e mette in discussione lo specismo, ecco che continua a restare invisibile -, ma penso che a maggior ragione quando si parla di progetti di accoglienza per persone abusate, la critica per aiutare ad aprire gli occhi su quello che accade agli altri animali sia doverosa. E no, non è questione di benessere animale o etica del lavoro, di trattare questi individui più o meno bene, quindi di modalità di allevamento, ma di combattere proprio lo specismo intrinseco nel continuare a negargli il valore di individui e quindi delle loro esistenze.

Riscattarsi avviando allevamenti o aziende basate sulla lavorazione dei corpi animali è semplicemente riproporre un modello di dominio fondato su una gerarchia ontologica del vivente. Che è la stessa che poi discrimina anche noi donne, per secoli considerate inferiori agli uomini e viste unicamente nei ruoli di procreazione, accudimento dei figli e della famiglia o come oggetti sessuali che devono soddisfare sguardi e piacere maschili.

Come femministe abbiamo messo in discussione i ruoli assegnatici per una differenza anatomica e biologica, come persone umane ora dobbiamo mettere in discussione quelli assegnati agli altri animali per differenze di specie, quindi sempre biologiche e anatomiche.


mercoledì 17 novembre 2021

Il benessere animale è l'ingrediente segreto (dello specismo)

 Aspettando domenica, l'evento al Bookcity in cui si parlerà proprio della menzogna del benessere animale. 

Il consorzio che produce il parmigiano reggiano dichiara che l'ingrediente segreto della qualità dei loro formaggi è il benessere animale perché, in sintesi, meno stress per le bovine da latte (sic) consente la produzione di un latte migliore. 

Poi aggiunge che allevare animali nelle stalle, cioè tenerli sempre al chiuso, non è detto che sia un male, anzi, in estate è sicuramente un bene in quanto nella pianura padana all'aperto ci sarebbe un caldo eccessivo.

In sintesi: allevano mucche in funzione della produzione (bovine DA latte), le tengono tutta la vita chiuse dentro le stalle, gli sottraggono i cuccioli appena nati, quando la produzione calerà le manderanno al macello, però vogliono convincere che il benessere animale sia l'ingrediente segreto.

Infatti lo è: il benessere animale è l'ingrediente segreto che serve a perpetuare lo specismo. E di conseguenza l'ingrediente segreto che consente ad aziende e consorzi che traggono profitto dallo sfruttamento degli animali di continuare a esistere. Il benessere animale è una manna per gli allevatori e i consumatori, ma lascia inalterato lo specismo, ossia ciò che consente la normalizzazione dello sfruttamento degli animali.

Il problema al solito è parlare di benessere animale all'interno di un contesto di sfruttamento in cui gli altri animali vengono concepiti esclusivamente in funzione del prodotto che sono e che renderanno. 

Questo fatto del rispetto del benessere animale strettamente legato alla qualità del prodotto è dichiarato esplicitamente, cioè si dice "meno stress per le bovine consente la produzione di un latte di qualità migliore" però ci dev'essere un passaggio nella mente delle persone che gli consente di credere alla menzogna dell'allevatore che ama e tratta bene gli animali e a quella che sia possibile continuare a mangiarli e a trattarli come macchine senza che sorga un problema di natura etica. 

Questo passaggio io lo chiamo, citando Orwell, semplicemente bi-pensiero: ossia, sai che è una menzogna, ma continui a crederci.

Questo in alcuni casi. 

In tutti gli altri vale il solito specismo, ossia la convinzione diffusa, la mastodontica credenza che gli altri animali siano inferiori, che siano inferiori i loro sentimenti, che inferiore sia la loro sofferenza emotiva, psicologica e fisica, che inferiore sia la loro capacità di esperire il mondo (e quindi cosa importa se li teniamo chiusi in una stalla?), che inferiore sia la capacità di godere del sole, dei tramonti, di stringere relazioni, di interrogare il mondo, di fare esperienze emotivamente complesse, e quindi inferiore, cioè minimo, di poco conto, irrilevante, il danno che loro infliggiamo costantemente usandole e schiavizzandole per far guadagnare qualcun altro e per avere un sapore che è solo gusto apprezzabile poiché indotto dall'abitudine.

La cosa più grave oggi non è tanto che le aziende che usano gli animali parlino di benessere animale, ma che ne parlino anche associazioni animaliste così reiterando e rafforzando la convinzione che sia giusto usare gli animali (neowelfarismo).