sabato 12 marzo 2011

Solar di Ian McEwan


Nel corso della mia vita da lettrice ho incontrato autori che, dopo avermi accompagnato per un tratto, ho lasciato andare volentieri al loro destino, senza per questo rinnegare il tragitto percorso insieme; semplicemente succede che, ad un certo punto, come accade talvolta anche con gli amici più cari, si scopre che non c’è più molto da dirsi, che alcuni interessi in comune sono cambiati, o che quella sintonia di un tempo si è affievolita: l’affetto resta, la voglia di incontrarsi come un tempo, meno; al contrario, ci sono altri autori i quali, pur se non sempre all’altezza delle aspettative, continuo a trovare interessanti: Ian McEwan, autore inglese attivo da molti decenni, è senz’altro uno di questi. Certamente oggi non mi entusiasmerei come un tempo per Il giardino di cemento (suo primo romanzo, da cui è stato tratto anche un film) o per le sue prime raccolte di racconti, ma il piacere che mi dà la sua scrittura non è ancora venuto meno.
Non dico che tutti i suoi lavori, specialmente quelli degli ultimi anni, siano sempre stati eccellenti, anzi, talvolta ho come avuto l’impressione che continuasse a scrivere più per esigenze di contratto che non perché avesse qualcosa di essenziale da dire (mi riferisco ad esempio a Sabato o anche ad Espiazione - che pure hanno avuto molto successo di pubblico - lavori certamente ben scritti ma, a mio avviso, privi di quella verve e di quel “quid” che fanno la differenza), però il talento che quest’uomo possiede nel descrivere situazioni, stati d’animo, emozioni, personaggi resta indubbiamente notevolissimo. Esiste un piacere nella lettura che talvolta è dato anche soltanto dalla pienezza di una frase, dall’architettura efficace delle parole con cui si imbastiscono discorsi e riflessioni, e che compensa la debolezza della storia in sé.
Quello che mi ha sempre colpito di McEwan (a partire dai primissimi lavori) è proprio la capacità di raccogliere nella pagina anche tutte quelle sfumature di sensazioni e stati d’animo che sembrano apparentemente ininfluenti o poco significative ma che invece danno esattamente la misura della realtà e del carattere del personaggio e conferiscono spessore ed autenticità alla vicenda.
Trovo che abbia un particolare talento anche nello scegliere termini particolarmente evocativi (grande merito va ovviamente anche alla traduttrice in italiano, sempre la stessa dal principio), così da suggerire in breve tempo l’idea di un sapore, di un odore, di una precisa atmosfera. Ecco, il punto è questo, se dovessi attribuire a McEwan una qualità direi senz’altro quella di essere un descrittore di atmosfere, più che di storie. Le storie ci sono, gli intrecci spesso anche molto articolati e sorprendenti, ma più di ogni altra cosa il lettore faticherà a scrollarsi di dosso proprio le atmosfere che finiranno per restargli appiccicate, come una patina, anche dopo moltissimi anni. Chiunque abbia letto Il giardino di cemento non potrà dimenticare quelle atmosfere torbide e un po’ assonnate delle giornate a casa di Tom, Jack, Julie e Sue. Atmosfere che segnano più degli eventi in sé, evocate dalla descrizione di un odore, di un colore, di un abito, di una giornata assolata, e tutto grazie alla scelta ponderata di un preciso termine.
Per la sua ultima fatica, Solar, l’autore - come ha dichiarato in varie interviste - ha dovuto documentarsi a lungo ed ha dovuto persino compiere dei viaggi nel New Mexico per meglio studiare la location in cui ha scelto di ambientare parte del romanzo.
Solar unisce la vicenda di un singolo a quella del nostro pianeta; mescola, per così dire, il privato con il pubblico, la dimensione intima con quella globale. Protagonista è il fisico Michael Beard, premio nobel, uomo pieno di difetti sia fisici che caratteriali, meschino, cinico, incapace di autentici slanci di affetto eppure, a suo modo, passionale. Si trova coinvolto, suo malgrado potremmo dire, nella ricerca di energie alternative che possano sostituire l’uso del petrolio e del carbone, onde porre fine al surriscaldamento globale, il cui avanzamento non potrà che far precipitare il pianeta verso il disastro assoluto.
McEwan è abilissimo nel fondere gli eventi tragicomici di M. Beard con gli studi ed i progetti di portata universale della fisica attuale. Inoltre, come novità stilistica, introduce una vena comica, la quale, lungi dallo smorzare la serietà dei temi trattati, mette a nudo, in maniera drammatica e spietata,  tutta la difficoltà dell’uomo comune di far fronte a problematiche più grandi di lui. Ed ecco l’esilarante e significativo episodio in cui la portata e riuscita del compito che gli studiosi della terra si prefiggono - combattendo la miopia dell’uomo comune nel voler riconoscere il reale pericolo e la totale cecità dei finanziatori nel saper cogliere l’opportunità di investire in progetti che daranno il loro frutto non nell’immediato presente ma solo in un avvenire prossimo - viene sapientemente paragonato e ridotto in scala minore all’incapacità di un gruppo di persone (artisti impegnati e il protagonista Michael Beard, riunite al Polo Nord per una convention sul surriscaldamento globale) di tenere in ordine persino lo spazio modesto di uno spogliatoio, in balia del principio entropico del caos più totale. Come potrà l’essere umano - si domanda McEwan - prendersi cura di un pianeta morente se non riesce nemmeno a tenere a bada il caos di una singola stanza?
E’ evidente poi, in tutto il romanzo, la volontà di unire il compito che si propone lo studio della fisica di decifrare ed interpretare l’universo a quello, apparentemente più facile, della letteratura, di delineare una sua propria visione dello stesso, anche se di ordine puramente estetico e non numerico. Il paragone è evidente nello scambio che Michael Beard ha con un Prof. di Letteratura inglese di Hong Kong, dopo aver espresso a quest’ultimo quella che doveva essere stata la sua convinzione per diversi anni, e cioè l’estrema facilità dello studio della letteratura rispetto alle difficoltà e complessità dei principi della fisica, di cui lui - Michael Beard - aveva potuto avere personale conferma quando, in passato, per sedurre una ragazza che studiava letteratura ed amava Milton, nell’arco di una sola settimana era riuscito a leggere tutte le principali opere e saggi del suddetto poeta inglese, riuscendo perfettamente a padroneggiarli, nonché a conquistare la ragazza.
Sì, Michael, risponde a questo punto il Professore di Hong Kong, peccato ti sia sfuggito il nocciolo della questione: se avessi sedotto novanta ragazze con novanta poeti diversi, uno alla settimana per i tre anni di corso accademico, e alla fine avessi conservato memoria di tutto, di tutti i poeti intendo, e avessi sintetizzato le tue letture in una sorta di visione estetica d’insieme, allora in effetti ti saresti guadagnato una laurea in letteratura. Ma non venirmi a dire che è facile.
In fondo, non è forse vero, che poeti e fisici, sebbene si esprimano con linguaggi diversi, si sforzino entrambi di decifrare la complessità dell’universo? 
E da uno studioso ed amante della letteratura quale McEwan, cos’altro c’era da aspettarsi se non il racconto della tragicommedia di un uomo, il quale - prima ancora che essere un fisico premio nobel cui l’umanità ha affidato il compito di salvare il mondo - resta  indubbiamente un carattere letterario indimenticabile, volutamente descritto come odioso ma impossibile da non amare sin dalla prima pagina, in fondo  il ritratto dell’essere umano tout court, con le sue debolezze, fragilità, meschinità, e ridicole piccolezze di un’esistenza in cui noi tutti potremmo trovare un pochino di noi stessi? E non è forse questo, da sempre, il compito della letteratura, quello di raccontare parabole esistenziali le quali, per quanto simboliche o immaginifiche, o lontane dalla nostra quotidianità (non a tutti è dato essere un premio nobel della fisica!), restano purtuttavia frammenti esemplari dell’esistenza di ognuno di noi immersi in un universo di cui fatichiamo a comprenderne la reale portata o il fine ultimo?
La parabola di Michael Beard diviene così parabola della condizione non soltanto umana ma dell’universo stesso.
Resta inoltre, questo romanzo, un omaggio alla letteratura come dimostrazione che nulla possono le formule ed equazioni dei principi dell’universo contro la miopia del genere umano, il cui compito di metterla a nudo e raccontarla può spettare solo alla letteratura stessa.
Solar è un gran bel romanzo non solo per questo, ma anche perché è uno di quelli che davvero dispiace mettere via. E, cosa rara, è un’opera che, pur nella sua serietà di temi e problematiche affrontate, non di rado riesce a strappare una vera risata al lettore; uno di quei libri che - come ho anche letto da qualche parte - è meglio non leggere sul treno perché il rischio di scoppiare a ridere da soli è veramente alto. A me è successo! Giuro!  

3 commenti:

Annaelaneve ha detto...

Lo sto leggendo ora da fan di McEwan (anche se ho letto poco, quel che ho letto mi è piaciuto molto), finalmente una critica positiva!
Abbiamo parecchi interessi in comune! :-)

Biancaneve ha detto...

Ciao Annaelaneve :-)
McEwan, come avrai letto, è uno di quegli scrittori che seguo da tantissimi anni e che reputo davvero bravo.
Solar in particolare lo considero tra i suoi lavori più riusciti.
Perché dici "finalmente una critica positiva"? Io non ho letto tantissime recensioni a dire il vero, ma mi pare che quelle che avevo letto fossero abbastanza positive. Forse ricordo male.
Cos'hai letto di suo? Per me i suoi migliori sono Il giardino di cemento (bello anche il film), Cani neri, Bambini nel tempo, Lettera a Berlino, Chesil Beach, ma anche L'amore fatale, Espiazione non sono male. E' uno scrittore che ha sempre saputo rinnovarsi comunque, che si è evoluto nel tempo.
Mi fa piacere per gli altri interessi che abbiamo in comune, in special modo quello fondamentale: il rispetto per tutti gli esseri viventi. :-)
Grazie per essere passata, poi vengo anche io a trovarti sul tuo blog.

Annaelaneve ha detto...

Ciao! Scusa il ritardo, ma ora posso commentare meglio perché ho appena finito Solar!! Lui è sempre bravissimo anche stavolta una storia sulla giustizia, almeno così ho interpretato il finale! Sì io ho letto qualche commento negativo, l'unica cosa secondo me sono le descrizioni interminabili! Di McEwan ho letto Espiazione, Chesil Beach e Blues della fine del mondo. Sono ancora agli inizi e proseguirò! :-)