venerdì 2 dicembre 2011

Invito a Cena con Delitto


Ho scritto un nuovo articolo contro lo sfruttamento degli animali, sempre per la rivista online MENTinFUGA.
Perché parlarne non è mai abbastanza e perché loro, i nostri fratelli animali, hanno solo la nostra voce cui affidarsi ed il nostro impegno su cui contare.
Aggiungo una postilla: a molti specisti ed onnivori non andrà giù il fatto che io parli di violenza nel riferirmi all'atto - culturalmente e socialmente accettato e legalizzato - di mangiare una bistecca (o qualche altro animale). 
Comincio però ad essere stanca di sentire questo paradosso per cui noi antispecisti che abbiamo fatto la scelta di diventare vegetariani e vegani (ovviamente la scelta vegana è il punto di approdo e quella vegetariana il punto di inizio) veniamo talvolta accusati di essere intolleranti, intransigenti, estremisti, addirittura "violenti". 
Cioè, noi che abbiamo rifiutato la violenza rifiutando il sistema violento dello sfruttamento degli animali, saremmo dei violenti? 
Magari a volte useremo pure dei toni decisi e forti e mi è anche capitato di leggere e sentire attacchi di violenza verbale contro i cacciatori, i vivisettori, i mangiacadaveri (come viene definito in gergo chi mangia gli animali), ma questo è nulla - NULLA - nulla rispetto alla reale violenza che viene esercitata nei confronti degli animali nei tanti luoghi in cui vengono rinchiusi ed uccisi. Violenza fisica e psicologica; ci provassero i bracconieri a venire catturati da una trappola di quelle che mettono loro, ci provassero i vivisettori a trascorrere un'intera esistenza dentro una gelida gabbia, perennemente esposti alla luce artificiale, manipolati, torturati, usati per test farmacologici, tossicologici - e un giorno vi spiego come funzionano i test tossicologici - resi ciechi, ustionati, con gli arti fratturati per testare farmaci contro il dolore ecc.ecc. e così via fino a che la morte non sopraggiunge, come una benedizione; ci provassero gli allevatori di animali per pelliccia a stare chiusi dentro gabbie che definire anguste è poco, e poi venire uccisi con scariche elettriche o randellate sul cranio (per non rovinare il pelo) e poi ancora venire scuoiati (talvolta quando non si è ancora morti); ci provassero quelli che lavorano al mattatoio e dicono "è solo un lavoro" a farsi spingere come i maialini impauriti lungo la catena della morte, a sentire l'odore della paura e del sangue dei loro fratelli e sentire cosa sta per accadergli, e poi, talvolta, ad essere sfortunati da non morire subito, ma dal dover vivere un'agonia di cinque, dieci minuti.
Ci provasse tutta questa gente che giudica noi sostenitori dei diritti animali come degli estremisti esaltati violenti verbalmente a mettersi per un secondo nella pelle degli animali che mangia, indossa, sfrutta e poi capirebbe dove sta la vera violenza, qual è la vera violenza.
Chi è violento? Chi passando davanti alla vetrina di una pellicceria ha l'istinto di sputarci sopra o di tirare giù una bestemmia, o chi invece ha catturato animali che vivevano in libertà e li ha rinchiusi in gabbie strettissime, fatti viaggiare per chilometri e chilometri senza cibo ed acqua, messi al freddo e poi li ha uccisi con metodi che definire cruenti è un eufemismo e alla fine li ha scuoiati? 
Chi è violento? 
Io che vi dico queste cose, o chi in questo momento sta mangiando una fetta di prosciutto? 
Non vi dovete scandalizzare. La realtà oggettiva dello sfruttamento animale è questa. 
Certo, chi mangia il panino col prosciutto non è violento direttamente, ma partecipa di un sistema di violenza. 
E questo è quanto.
Io pure mi autoaccuso perché ancora talvolta mi capita di mangiare alimenti contententi del latte o uova (pure se non li acquisto più direttamente) e quindi, anche se in misura minore, continuo a partecipare dello sfruttamento degli animali. Sto cercando di diventare vegana e ne sono sempre più convinta. Non compro più scarpe o accessori in pelle. E compro solo cosmetici e prodotti per la pulizia non testati (con certificazione della LAV). Assumo raramente farmaci. E cerco di parlare il più possibile della ricerca alternativa, che oggi è scientificamente possibile e molto più affidabile (essendo il dna degli animali non uguale al nostro, e di questo avevo già parlato qui).
Non assolvo me stessa. Anche io per anni ho partecipato dello sfruttamento degli animali (anche se ho sempre amato ed aiutato gli animali in difficoltà, rifiutato le manifestazioni più ovvie di sfruttamento come le pellicce, gli zoo, i circhi, la corrida ecc.). Quindi, se un vegano mi dice che sono violenta anche io quando mangio qualcosa che contiene latte non mi offendo. Anzi, gli dico che ha ragione. E prendo il suo monito come spunto di riflessione. Ed inizio a documentarmi sempre più. E cerco le alternative. E mi metto in discussione.
Vorrei che a questo servissero i miei post. Non prendeteli come atti di accusa, ma come spunti per mettere in discussione le cose sbagliate che sono nella nostra cultura e società. 
Io sono la prima a mettermi in discussione. Se non ci mettiamo in discussione e non diveniamo consapevoli di ciò che comportano le nostre scelte, siamo come dei burattini privi di vita. Come Pinocchio. Siamo come Pinocchio quando era solo un burattino.

28 commenti:

Dinamo Seligneri ha detto...

Biancaneve, io preferivo il Pinocchio di legno... avere degli organi mi mette a disagio... la carne mi fa notevolmente schifo, ciao

http://ilpontelunare.blogspot.com/search/label/Pinocchio

de spin ha detto...

Grazie Biancaneve. Grandioso articolo.

Biancaneve ha detto...

@ dinamo

Beh, nella favola originale anche io preferivo il Pinocchio di legno, se non altro per simpatia, però in effetti non è che fosse tanto in grado di scegliere, si faceva trascinare a destra e a manca senza nemmeno rendersi conto che il più del volte volevano solo fregarlo ed approfittarsi di lui (vedi con la storia dell'orto dei miracoli con il gatto e la volpe).
Insomma, lui credeva di essere libero quando marinava la scuola e se ne andava in giro, ma una libertà senza scelta non è libertà.
E nel post ho usato il termine "burattino" proprio per indicare colui che non sceglie, che compie solo quelle azioni volute da chi muove i fili per lui.
Dopo vengo a leggere il tuo post su Pinocchio, che rimane uno dei miei libri preferiti. L'avrò letto un centinaio di volte quando ero bambina, ma anche un paio di anni fa mi è capitato di riprenderlo in mano.
Ecco, tieni presente che sulla fine del post ho voluto intendere il burattino anche in un accezione generica, come colui che compra la carne solo perché sta lì, a portata di mano, c'è, c'è sempre stata. C'è perché esistono le lobbies, potentissime, degli allevamenti e di tutto ciò he vi ruota attorno (così come le lobbies delle case farmaceutiche). Poi, associazione per associazione, ho pensato a Pinocchio. :-D

Mi fa piacere che a te la carne faccia notevolmente schifo. Ma infatti generalmente non piace a nessun bambino, solo che poi viene forzato a mangiarla e dopo, da grande, ci si abitua e finisce per considerarla buona. Considera anche che per mangiarla deve essere condita, salata, lavorata ecc., altrimenti, ma chi la mangerebbe? Pochi.
Un saluto e buon fine settimana :-)

Biancaneve ha detto...

De Spin, grazie :-)
Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Sei una persona che stimo moltissimo.
Come stanno i tuoi gatti?
Agostina, quella che ho trovato lo scorso ferragosto, sta crescendo bene, è vivacissima, ma anche dolcissima ed affettuosa e particolarmente intelligente. :-)

Biancaneve ha detto...

errata corrige:
un'accezione generica

(nel commento sopra, si era perso l'accento) ;-)

Dinamo Seligneri ha detto...

Biancaneve, ok per il ligneo Pinocchio...
grazie di esser passata da me, come hai visto sono anche io sono legato al vecchio libro, ti consiglio se hai tempo di vederti su youtube (c'è tutto) il Pinocchio televisivo di Carmelo Bene.
Pinocchio è una delle sue cose migliori.

Preciso, per non far sembrare quello che non è, (ma senza alcuna presunzione -ci mancherebbe-, né antagonismo fanatico contro chi giustamente compie questa scelta), che non sono vegetariano. Mangio carne raramente, ma è pur vero che raramente la mangio. Preferisco esaltare la cucina erbivora, come so che l'uomo nacque erbivoro e che cibarsi di carne è un'abitudine antropologica. So anche che provo grandissimo amore per gli animali per i quali ho rischiato più d'una volta di farmi ammazzare.
Se mai dovessi smettere del tutto di mangiare carne vorrei fosse una naturale estensione di questa mia insofferenza.

Buon finesettimana anche a te

Biancaneve ha detto...

Ecco, ti rispondo quasi in diretta ;-)
sì, l'avevo capito che non sei vegetariano, ma apprezzo molto che tu abbia voluto precisare, per onestà intellettuale :-)

In effetti si dovrebbe parlare di più della cucina vegetariana, anziché stare sempre a demonizzare i danni di quella carnivora. Anche perché diventare vegetariano non deve essere una rinuncia, ma una scelta. Una scelta bellissima, che dà un grande senso di liberazione. Vuoi mettere poter guardare negli occhi gli animali senza più ombre ad oscurare questo amore?
E dici bene, smetterai quando la tua empatia si estenderà in maniera naturale e quando metterti in bocca un pezzo di un animale ti provocherà più senso di colpa che non piacere. Per me è stato così.
Alla fine poi viene naturale smettere di considerare gli animali come un "qualcosa" di commestibile.

de spin ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
de spin ha detto...

Stanno bene, benissimo. Priscilla col passare degli anni (ne vanno a compiere 10...) è diventata sempre più affettuosa. Da "ragazza" era un po' schiva alle coccole intense, ma ora le cerca con insistenza!

Filippo sempre vivacissimo, super affettuoso.

Il fatto che stiano invecchiando mi riempie a volte di angoscia. Il pensiero che un giorno dovremo per forza salutarci mi appare insopportabile. E se non avessi adottato dei gatti ma per esempio dei maiali o delle galline scriverei le stesse cose.

Come fanno gli esseri umani a mangiare queste creature? Lo so, ci sono motivazioni antropologiche, filosofiche, psicologiche, tutto quello che vuoi, ma in fondo con tutte le razionalizzazioni del mondo io non capirò mai, e non penso che potrò mai fare pace con il genere umano.

Mi piace quello che scrivi sull'essere violenti. In fondo penso che noi vegani potremmo e forse pure dovremmo essere molto più violenti DIALETTICAMENTE (in maiuscolo per non essere frainteso).
Quello che accade qui ed ora è inaccettabile, è mostruoso, va oltre qualunque limite.

Eppure un articolo come il tuo non sarà mai promulgato dai mass media popolari, i video dei maiali ammazzati al macello non passerà mai nè in Rai nè in Fininvest, nè lì in Italia nè qui in Olanda nè in nessun altra nazione del mondo.

Speravo un tempo che con l'avvento di internet qualche cosa potesse cambiare. Ci sono stati miglioramenti, è vero, si possono scambiare meglio le informazioni, fare gruppo tra di noi, ma anche qui la razza umana online tace, si "inpinocchia" su s*****ate come facebook e se ne sbatte altamente delle informazioni accessibili in rete sulle crudeltà agli animali. Sa bene parlare di politica, di libertà, piange la morte di un capitalista (ti cito) come Steve Jobs, ma la generazione internet se ne strafrega dell'orrore sugli animali, se ne strafrega dell'alimentazione veg, non è disposta a rinunciare alla sua bistecca e al suo panino al prosciutto per niente al mondo.

Vorrei sbagliarmi, ma il fallimento della razza umana a me sembra totale ed irrimediabile, altro che Grecia...

Anonimo ha detto...

Post molto bello, ma non è utile generalizzare: la ricerca, mi riferisco a ricerca medica, è e dev'essere fatta.
D.

Biancaneve ha detto...

@ D.

La ricerca medica deve essere fatta, ma non utilizzando degli esseri viventi come cavie.
In rete, librerie, biblioteche troverai tutto il materiale possibile e tantissima letteratura che spiega quanto sperimentare sugli animali sia non solo inutile, ma dannoso. Oltre che eticamente ingiustificabile.
Ti faccio solo un piccolo esempio: molte cure contro il cancro vengono sperimentate sui topi, i quali, in natura, non contraggono il cancro. Questo significa che vengono fatti ammalare artificialmente. Ti sembra plausibile come attendibilità dei risultati?
Sai come vivono gli animali negli stabulari? Sottoposti ad uno stress indicibile. E sai cosa significa sperimentare su animali sottoposti ad uno stress indicibile? Che i risultati non sono attendibili.
Altro esempio: le case farmeceutiche non lo diranno mai, ma esiste una sana e valida controinformazione medica (fatta da medici stessi che hanno lavorato come vivisettori e che poi sono diventati obiettori) che informa su quanti e gravi danni hanno prodotto moltissimi farmaci che - testati sugli animali - andavano bene, ma poi somministrati agli esseri umani hanno dato tutt'altri risultati.
Queste cose che dico non sono generalizzazioni: sono dati. Ripeto, se vuoi informarti meglio puoi scrivere alla LAV, che in materia è senz'altro pertinente ed attendibile. O a qualche medico obiettore.

Da antispecista ti ribadisco che per me la vita degli animali è da rispettare quanto quella degli esseri umani. Senza "se" e senza "ma".
Per citare ancora le tue parole, "la ricerca è e deve essere fatta" sì, ma non su degli esseri che soffrono - fisicamente e psicologicamente. Altrimenti allora non vedo perché non dovremmo farla anche su degli esseri umani. Chi siamo noi come specie per arrogarci questo potere di decidere come e quanto far soffrire altri esseri viventi?
Ma non non sarebbe ora di ridimensionare questa visione antropocentrica?
L'uomo non è al centro dell'universo. Non è l'unico che si ammala e non è l'unico che muore.
Questo è un dato di fatto che va accettato. Nel mezzo, nel frattempo, dovremmo sforzarci di non aggiungere altro dolore superfluo.
Inoltre una civiltà che uccide milioni di esseri viventi e senzienti per fare ricerca, mi dispiace, ma non è né civiltà e né scienza.

Un ricerca medica alternativa, senza sperimentare sugli animali, di fatto oggi esiste ed è possibile. Ben venga allora. Questo vuol dire evolversi e progredire, non creare dei lager in cui rinchiudere migliaia di animali e fargli patire le pene dell'inferno.

Vedi caro D., giustificare la morte di un altro essere vivente per ottenere un presunto fine è cosa molto pericolosa. Perché così facendo domani si potrebbe arrivare a giustificare la morte di tutti quelli che hanno, che so, gli occhi azzurri, se, per puro caso, fosse ritenuto utile per compiere chissà quali scoperte mediche e scientifiche.
In nessun caso si dovrebbe giustificare di infliggere sofferenze ad altri esseri viventi, per nessun motivo o fine.
Le alternative di ricerca medica senza animali esistono. Punto.

Un saluto.

Biancaneve ha detto...

P.S.:
Pensare di provocare artificialmente il cancro ad un essere vivente per poi sperimentarci sopra delle cure, è cosa che solo l'arroganza della specie umana poteva escogitare. Per inciso. Eppure è questo che avviene per la tanto decantata ricerca medica.
Oh, ma 'sti medici facessero un po' la ricerca su loro stessi!
Ma perché non si sacrificano essi stessi per la scienza?
Scusa eh, ma chi giustifica la vivisezione (termine esatto, ché sperimentazione animale è solo un altro modo per definirla, un modo più politically correct, ma a me piace usare le parole in maniera schietta e limpida) per me equivale al male assoluto.

Biancaneve ha detto...

@ De Spin

Che dire?
Come sempre sono d'accordissimo con le tue considerazioni: la razza umana è un fallimento completo.
Ecco, il mio film mito è Il pianeta delle scimmie (già te l'ho scritto?) ed ho detto tutto ;-)

I miciotti che invecchiano diventano più coccoloni, è vero. La "mia" Pallina - che se n'è andata lo scorso giugno, all'età di 22 anni - gli ultimi tempi proprio non voleva saperne di stare da sola. Cercava sempre il calore ed il conforto di una carezza, di un grembo su cui salire e rannicchiarsi, e pensare che invece da giovane era una bisbetica indomabile ;-)

Il nostro compito è di dargli una vita serena e felice, e quando sarà giunta al termine, è la natura, non possiamo che accettarlo.
La morte è sempre terribile, ma la morte che sopraggiunge dopo una vita vissuta nell'amore e con dignità, lo è di meno.
Le morti inique invece, quelle che la specie umana causa agli animali per soddisfare egoismi e pulsioni barbare, sono inaccettabili.

Beh, dai un bacino da parte mia a Filippo e Priscilla. :-)

de spin ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
de spin ha detto...

Una sera era a cena a Leiden con un gruppo di italiani. Mi ritrovo seduto accanto a una tipa carina che non conoscevo. Mi racconta di essere lì come ricercatrice per una casa farmaceutica. In pratica con poche domande scopro che faceva vivisezione sulle cavie.
Dopo poco mi sono defilato con una scusa. Esausto. Esausto.

Chi siamo noi per prendere un animale e torturalo per il nostro tornaconto? Chi ci dà il diritto?
Mi chiedo, come è possibile tanta cieca crudeltà?
Io sono tutto meno che un santo, mi faccio le canne (tanto vivo in Olanda e posso dirlo), mi piace il gioco, mi piacciono le donne, ma mai e poi mai mi sognerei di fare volutamente del male a qualcuno.
Ma se si accetta di mangiare la carne, o il pesce, allora nessun problema ad accettare di usare gli animali per la ricerca.
Il cuore è chiuso, gli occhi sbarrati. Ogni cosa anche la più schifosa e crudele viene mandata giù con piatta passività.

Che razza di umanità è mai questa?

Biancaneve ha detto...

Brutta specie quella umana! Non mi stancherò mai di dirlo.

Io mi reputo una persona apertissima e per niente perbenista: per me va bene fare qualsiasi cosa piaccia fare nella vita, purché non si faccia del male e non si limiti la libertà di alcun essere vivente (animali e persone ovviamente).

Vivisezione, allevamenti di animali destinati all'alimentazione, allevamenti per pellicce, circhi, zoo ecc.: il concetto alla radice è lo stesso, si tratta pur sempre dello stesso orrore, seppure declinabile in diversi modi.

A me fortunatamente non è mai capitato di trovarmi faccia a faccia con qualche vivisettore. Immagino che in una situazione simile farei come te, me ne andrei.

Buonanotte De Spin, dai la solita carezzina a Filippo e Priscilla :-)

Martigot ha detto...

Un articolo molto bello, che condivido pienamente.
Anch'io, quando penso al modo in cui trattiamo gli animali, e lo faccio spesso, mi vergogno della razza umana. Vergogna e orrore, sono queste le sensazioni che lo sfruttamento delle altre specie mi ha sempre suscitato. Eppure fino a pochi anni fa non ero vegetariana, pur mangiando di rado la carne (e con sensi di colpa sempre più grandi). Ho sempre sentito che uccidere degli esseri viventi per mangiarli (o per qualsiasi altro scopo) è una cosa orribile. Eppure per anni non sono riuscita a diventare del tutto vegetariana. Potrei dire per golosità, per abitudine, per ipocrisia. Questo "sistema" in cui cresciamo fin da piccoli, il punto di vista che ci viene trasmesso da buona parte degli adulti quando siamo bambini, trovo che sia alla base del problema. Non è una giustificazione, certo, ma se non si possiede una sensibilità particolare è molto difficile, purtroppo, cominciare a vedere le cose da un punto di vista diverso. Io lo riscontro spesso, quando parlo della questione animale con qualcuno. Molti mi dicono, sì, hai ragione, è sbagliato quello che facciamo agli animali, ma che vuoi fare, purtroppo è così. Per la maggior parte della gente la cosa finisce qui, purtroppo, e non so se sarà mai diverso. Se avessi una bacchetta magica sarebbe una delle prime cose che farei. Soffiare nel cuore delle persone l'amore e il rispetto della vita degli animali.
Per la cronaca, anch'io ho un gatto, Hitchcock, di 14 anni, il nostro adorato bambino peloso :)
Poi c'è Freud, il gamaldo gatto dei vicini, che spesso si infila in casa nostra. Avete presente la storia di Riccioli d'Oro e i tre orsi? Quella bambina che mentre gli orsi erano fuori entrava in casa loro, si mangiava le loro provviste e dormiva nei loro letti? Ecco, Freud è esattamente così. Eppure è un mio grande amico felino.

Biancaneve ha detto...

Hitchcock è un nome bellissimo per un gatto! :-)
E Freud non è da meno. Anche a loro mando il consueto bacino d'ordinanza ;-)

Eh sì, la cultura che ci pervade e considera normale uccidere gli animali per cibarcene e per altri, purtroppo, innumerevoli, usi, è il motivo principale per cui la gente fa fatica a comprenderli come esseri senzienti, capaci di provare dolore, amore, gioia, tristezza proprio come noi.
Mettere in discussione la realtà che ci circonda, capire che ciò che avviene non è mai un dato di fatto, ma il frutto delle nostre scelte e della nostra mentalità, è uno dei primi passi verso la crescita, l'autonomia del pensiero, l'evoluzione della civiltà.
Purtroppo per farlo, bisogna mettere in discussione tante cose, non ultimo noi stessi. Ed è un lavoro faticoso che la gente non sempre vuole fare.
Far capire che nulla è dovuto, ma tutto è perché così vuole la gente e che volendo però quello che non ci piace lo possiamo anche cambiare, è il primo passo.
Bisogna far capire questo innanzitutto. E poi sensibilizzare, far aumentare l'empatia, mostrare che nell'altro, negli animali, ci siamo anche noi e viceversa.
Buona serata :-)

Anonimo ha detto...

Una curiosità: chi non sperimenta sugli animali su cosa lo fa?
E due (premetto che sfondi una porta aperta perché sono molto sensibile a questi argomenti): fidati, dopo che hai visto davanti ai tuoi occhi gente vicina morire di cancro perché non c'è ancora una cura, le tue idee cambieranno di un tantino...
D.

Biancaneve ha detto...

Senti D.,
chi ti dice che io non abbia già visto morire davanti ai miei occhi una persona (o forse più) di cancro?

E forse è proprio perché il dolore l'ho sperimentato che so di cosa parlo quando sostengo che non si può in alcuna maniera infliggerlo ad altri. Comprendi?

Per sapere cosa fa chi non sperimenta sugli animali, ripeto, basta informarti: chiedi alla Lav di mandarti del materiale informativo sulla ricerca alternativa. Intanto puoi cominciare a visitare il loro sito e leggere il settore che ti interessa.
Oggi la scienza ha messo ha disposizione tanti tipi di ricerca che non prevedono l'uso di animali. Fidati.

Biancaneve ha detto...

P.S.:
e comunque D. non hai risposto ad una domanda: perché dovrebbe essere considerato eticamente lecito uccidere e torturare migliaia di animali per curare il cancro?
Una cosa del genere la puoi sostenere solo se sei specista, ossia se consideri alcune specie inferiore ad altre.
Secondo questo ragionamento specista, allora avevano ragione i Nazisti - poiché, da razzisti, consideravano la razza ariana superiore a quella ebrea - a considerare lecito condannare alcuni esseri viventi solo perché da altri ritenuti inferiori.
Lo specismo ha la stessa radice deel razzismo, sai? Solo che alla parola popolo o etnia, ci si mette la specie. E' solo una questione di gradi.

Non so più come dirtelo: per me tutte le specie viventi, umane ed animali, hanno diritto a vivere e per nessun motivo (no, nemmeno per trovare una cura contro il cancro, tanto più che ci sono ricerche alternative) dovrebbero essere sfruttate, torturate, uccise.

E, visto che io comunque ho visto qualche persona morire di cancro, mi domando se invece tu abbia mai visto o letto o anche solo lontanamente immaginato quello che viene fatto agli animali nei laboratori dove si pratica la cosiddetta sperimentazione animale.
Io ho letto resoconti di medici obiettori (medici eh, quindi scienziati) da far accapponare la pelle. Ho visto foto e video e letto descrizioni da non dormirci la notte.

Biancaneve ha detto...

errata corrge:
"oggi la scienza ha messo a disposizione", ovviamente (e non ha messo "ha" disposizione come ho erroneamente scritto.
Abbiate pazienza, quando l'argomento mi preme, mi si infiammano i sensi.

Marco Poltiglia ha detto...

Io personalmente non mi ritengo un violento, quando mangio il formaggio e le uova. Da sette mesi ho smesso di mangiare carne, tranne quando inevitabile: a volte, per non offendere chi ti ospita a casa, specie nonni et similia anziani, che sono allevatori di ciò che mangiano e propinano, mangiare quello che mi danno, innegabilmente buono, lo trovo un atto dovuto. Preferisco non offendere una persona cara, che un animale morto. Sul veganismo, secondo me occorre fare dei distinguo, e soprattuto non bisogna pretendere di essere a impatto zero. Nessuno lo sarà mai, né potrebbe esserlo. L'importante, dal mio punto di vista, è tentare di incidere il meno possibile. Comprare le uova da un contadino che alleva le galline in piena libertà, o i formaggi da piccoli (e spesso bravissimi) produttori che fanno stare bene i propri animali. Evitare, quello sì, di vestirsi con animali. Ma nella vita, sinceramente, bisogna anche un po' godere, con i prodotti di cui sopra e regalando ogni tanto un bel tacco 12. A mio oggettivo parere. ;) Anche perché se si va a fondo della cosa, non se ne esce più. Una volta ho chiesto a un medico dell'Ass. Vegani: se io La invitassi a cena da me, e le offrissi un formaggio che ho fatto io con le mie mani, la mia mucca che vaga felice per la campagna, lei lo assaggerebbe? Mi rispose di no, che avrebbe rifiutato. Ecco, questo è cieco estremismo.

Biancaneve ha detto...

Ciao Marco :-)

E' un discorso complesso.
Io parto dal presupposto dell'antispecismo, e da lì ritengo opportuno far discendere le mie scelte alimentari.
A quel punto non diventa più solo una questione di violenza e non violenza (giustamente, dici tu, se uno allevasse una mucca o una gallina in un ambiente sereno, non violento, che male ci sarebbe nel consumare un po' di latte o le uova?), ma di dignità e di diritti dell'animale stesso.
Il punto è: chi siamo noi per poter decidere di prendere qualcosa a qualcuno? E te ne parlo mettendo in discussione in primis me stessa, visto che ancora saltuariamente mangio le uova e il latte.
Prenderesti del latte da una donna? Allora perché prenderlo da un animale?
L'antispecismo significa questo. Riservare agli animali non umani lo stesso trattamento che riserveresti agli animali umani. Né più, né meno.
Certo, nella società così com'è strutturata nessuno è a impatto zero, tanto più che i derivati animali li mettono ovunque, anche nei prodotti dove mai penseresti (ho scoperto di recente che persino il vino e la birra potrebbero essere lavorati con derivati animali), ma questo non significa che si debba rinunciare a prescindere. Dire: “siccome non posso arrivare a dieci, allora tanto vale che mi fermo a zero”, è un discorso pretestuoso e basta.
Lo sfruttamento degli animali si regge su alcuni pilastri fondamentali che sono: gli allevamenti destinati all'alimentazione umana, i laboratori dove si effettua la cosiddetta “sperimentazione animale”, gli allevamenti per l’abbligliamento ed accessori, gli allevamenti per tutte le cosiddette attività cosiddette “ludiche” e/o “tradizionali” (a divertirsi però non sono certamente gli animali). Se venissero a crollare questi pilastri, per forza di cosa andrebbero ad esaurirsi anche molti altri settori secondari. Il punto è che dagli animali allevati si cerca di ottenere il massimo profitto (è la logica insita al sistema capitalista), quindi nulla deve andare sprecato; per questo motivo i derivati animali vengono utilizzati nella produzione di tanti altri prodotti che potrebbero tranquillamente venire realizzati con materiali alternativi.
Una diversificazione della produzione oggi sarebbe possibile. Manca solo la volontà e questa volontà manca perché i singoli vengono tenuti all’oscuro della cruda realtà dei fatti.
Quello che manca è uno slittamento prospettico: animali non più visti come mere risorse rinnovabili, ma come esseri viventi dotato di un loro valore inerente, quello della vita, dell'essere vivi, appunto. E manca perché la cultura in cui siamo immersi ci bombarda con una propaganda continua.

Il concetto degli allevamenti biologici è una mistificazione terminologica. Sarebbe come dire "lager politicamente corretto".
La parola "allevamento" di per sé non può essere in alcun modo neutra ed il concetto di "sfruttamento" è implicito in essa.
Anche perché anche negli allevamenti cosiddetti biologici alla fine gli animali vengono comunque uccisi. Avranno vissuto meglio rispetto a quelli che vivono negli allevamenti intensivi, e forse verranno uccisi in maniera meno cruenta, ma secondo te può esistere un'uccisione che sia eticamente più sostenibile rispetto ad un'altra?
O sei a favore della pena di morte o sei contro. Non è che l'iniezione letale è più etica rispetto alla ghigliottina. La differenza non può farla il grado di dolore o sofferenza (sarebbe un concetto estremamente soggettivo), ma l'azione in sé.

Chi siamo noi, come specie intendo, per poter decidere del destino di altre specie solo perché ritenute intellettualmente inferiori?
La visione antropocentrica del mondo andrebbe superata. Noi siamo la specie più evoluta, è vero, ma non dovremmo usare questo vantaggio secondo una logica di sopraffazione per dominare tutte le altre.
(continua)

Biancaneve ha detto...

Quindi la questione non è tanto sul grado o meno di violenza che pensiamo o non pensiamo di esercitare, ma sulla nostra pretesa, in quanto specie, di detenere, allevare, usare, strumentalizzare, sfruttare in maniera arbitraria altre specie.

Secondo me è su questo che si dovrebbe riflettere. Ogni altro discorso poi è conseguente e secondario.
L'antispecismo si pone come obiettivo probabilmente la più grande rivoluzione culturale di tutti i tempi, per questo è così difficile da assimilare, comprendere, elaborare. E’ difficile perché tutta la realtà che ci circonda ci mostra come naturale e ovvio quella che invece è una precisa strategia di marketing con precisi interessi economici.
Ogni logica di potere tende sempre a mantenere lo status quo. Per questo in tv, nelle pubblicità, vedrai sempre famigliole felici in ambienti sereni e confortevoli che si divertono a passarsi fette di prosciutto o a fare barbecue in giardino.
Di converso non vedrai mai l’interno di un mattatoio. Perché la verità viene occultata? Perché ci sono grossi interessi in ballo.

Io ti capisco quando dici che non ti senti violento nel mangiare il latte o le uova, ma se tu solo sapessi cosa c'è dietro la produzione del latte e delle uova rimarresti scioccato.
Le mucche per produrre latte devono essere ingravidate artificialmente e costrette a partorire assiduamente, un parto dietro l'altro, in maniera artificiosa ed oltre i limiti della natura, così che nel giro di pochi anni sono sfiancate, indebolite e poi condotte a morire prematuramente.
Dopo aver partorito viene strappato loro il vitellino (e portato al macello) e non credere che non soffrano emotivamente entrambi.
Gli animali hanno una vita emotiva. Anche quelli cosiddetti da fattoria, ma la cultura in cui siamo immersi fa di tutto per rimuovere questa consapevolezza e per mostrarceli come “alieni”, come esseri distanti e diversi da noi.

Queste cose non le dico io perché sono una sentimentale (come spesso veniamo definiti noi antispecisti), ma lo dice la scienza. Lo sostengono gli etologi, gli scienziati, i medici, i veterinari, i biologi.

Capisco anche la tua sensibilità che ti porta a non voler offendere tua nonna quando ti offre la carne perché lei è viva e l’animale tanto è morto; tuttavia quell’animale non è morto di morte naturale, ma perché “qualcuno” - leggi: la cultura in cui viviamo che fa credere a tua nonna e a tanta altra gente che si tratti di una cosa naturale - ha voluto che morisse.
Perché pensi di offendere qualcuno sostenendo un principio di non violenza e di empatia?
I miei genitori non comprendono e probabilmente non comprenderanno mai la mia scelta di essere diventata vegetariana e se anche si dovessero sentire offesi perché non mangio le loro stesse cose sarebbe un problema loro. Mi è capitato di essere invitata a cena da persone che non sapevano che ero vegetariana e quando mi hanno messo davanti il piatto di carne ho gentilmente rifiutato spiegando loro le mie ragioni. Nessuno si è mai sentito offeso. Al limite imbarazzato, divertito, incuriosito, che so... ma offeso no.
(continua)

Biancaneve ha detto...

Capisco che tu possa giudicare estremo il vegano che si rifiuta di mangiare persino il formaggio prodotto da un animale che vaga felice nei pascoli e che non ha sofferto ecc., ma per un vegano semplicemente il formaggio non è più considerato un alimento.

Credimi, io ti comprendo, comprendo la tua perplessità perché anche io ho mangiato animali, ma quando poi inizi a considerare gli animali come tuoi simili e non come esseri da sfruttare (seppure senza violenza) allora ti verrà naturale non considerare più i loro derivati come alimenti, così come non considereresti mai un alimento il latte di una donna o la carne di un essere umano.
E’ un cambio di prospettiva di 360°.
Sono felice che tu mi abbia scritto questo commento e vorrei darti risposte più esaurienti, dirti molte più cose, offrirti quello che a tutti gli effetti è uno sguardo nuovo sulle cose, fornirti tutte le informazioni che ti servono, ma sarebbe inutile adesso; se vorrai io sono qui. Poi ci sono tantissimi siti di informazione. Ti consiglio, sempre che tu sia interessato, di dare un’occhiata al sito La Vera Bestia: trovi il link anche qui a destra, sulla lista dei siti e blog che seguo.
E vorrei soprattutto che ti fosse chiaro che io non sto cercando di “convertirti” perché l’antispecismo si fonda e parte da riflessioni basate su una realtà oggettiva dei fatti, che è appunto quella dello sfruttamento degli animali, e non su un credo o su una religione che, come tali, si basano su assunti non dimostrabili.
Insomma, la sofferenza degli animali causata dall’uomo è un fatto oggettivo. L’antispecismo si propone di abbattere ogni forma di discriminazione basata sulla specie. E’, se vuoi, l’evoluzione massima di quei principi mirati ad eliminare ogni residuo di razzismo, sessismo ecc..
Nessuna esaltazione in questo assunto, né estremismo.
La scelta di rispettare ogni essere vivente non è una scelta estrema. Come può esserci una via di mezzo? In base a cosa scegliere? Con quali criteri e sulla base di quali parametri?
Uccidere un animale perché è meno intelligente? Risparmiarne un altro perchè è più simpatico e carino? Ci pensi se applicassimo lo stesso concetto agli esseri umani? Non sarebbe mostruoso? E allora perchè farlo con gli animali? ;-)
Grazie e un saluto :-)

Marco Poltiglia ha detto...

@Biancaneve, so benissimo cosa c'è dietro la produzione di latte, uova, eccetera. E se è per questo pure delle verdure.
E allora provoco.
Cosa siamo noi, per avere diritto a sradicare le verdure dal terreno, o cogliere una mela da un albero, a coltivarle nelle serre imbottendole di veleni all'interno di un sistema anch'esso violento?
Non si mangia più nulla, allora. Facciamo così? Non sarebbe male, effettivamente, che gli umani scomparissero.

I veterinari dicono che una mucca, se non la si munge, si ammala facilmente. Così come i Labrador, per dire, devono fare cuccioli entro tot anni al fine di non incorrere nella (se non erro) displasia. Nel primo caso è violenza, secondo te, perché ci arroghiamo il diritto di prendere il latte alla mucca, e nel secondo è violenza perché incrementiamo il mercato del cucciolo.
Io rispetto l'antispecismo, le scelte radicali, ma se volessimo, lo ripeto, essere radicali al mille per mille, non vivremmo più.

Io credo ci voglia un minimo di buon senso, da questo punto di vista. La provocazione sulle verdure e la frutta da non cogliere non è, tutto sommato, una provocazione. Mi pare di averla anche argomentata. Se la mia mucca sta bene, mangia bene, viene coccolata (e non per essere mangiata una volta morta), e in cambio prendiamo del latte per fare, talvolta, ARTE, perché certi prodotti sono Arte Purissima, è impossibile vederci nulla di sbagliato. Se l'uomo non ci fosse, prospettiva tanto gradevole quanto remota, le galline o le mucche, per dire, verrebbero uccise dopo poco da qualche carnivoro. Io credo che la cosa migliore sia una compresenza pacifica tra uomo e animali, che si realizzi, pacificamente, in un sistema open air in cui la convivenza sia effettiva. Io ti nutro e difendo da chi ti mangerebbe, e in cambio mi prendo un po' di uova, di latte. Senza fare male a nessuno. E poi, perdonami se te lo dico, io ti posso capire - non condividere, ma accettare e capire ovviamente sì- perché ho tempo, immagino come te, di pensare a tutta questa serie di cose. Ma chiunque legga tesi del genere, per tutta risposta si va a fare una fiorentina in trattoria. E' un discorso inaccettabile e impraticabile, per persone normali, normodotate intellettualmente, e, spesso, frustrate. Sono sofismi che allontanano l'uomo comune. E se ci si masturba non si può pretendere che qualcuno goda a guardare. Tutto qua. :)

Biancaneve ha detto...

Una mucca, al pari di un essere umano, produce il latte per allattare il vitellino; ovviamente poiché il vitellino le viene tolto, allora tutto quel latte che le resta deve essere munto. Ma se lo desse al vitellino, così come madre natura ha stabilito, non ci sarebbe il problema della necessità della mungitura. Dai, sono cognizioni elementari. La mucca non produce il latte ad libitum, ma solo per nutrire il proprio vitello. Venendole impedito questo semplice atto d'amore, allora diventa necessario mungerla.
Alla provocazione delle verdure non rispondo perché la ritengo un'offesa alla mia e tua intelligenza. Mi sembra comunque ovvio che senza verdure, cereali, frutta, legumi non si possa sopravvivere, viceversa lo si può fare benissimo senza mangiare animali.
Oggi scriverò un post per sfatare alcuni miti e pregiudizi dell'antispecismo.

Comunque partiamo da visioni completamente opposte: tu parli di asservimento dell'animale all'uomo, seppure all'interno di una convivenza pacifica.
Io parlo di animali liberi, liberi se scegliere di avvicinarsi all'uomo oppure no.

Il discorso delle persone normodotate che non hanno tempo per pensare, frustrate ecc. - diciamo della "massa" - non è una giustificazione per smettere di pensare ad un mondo migliore.
Non sono sofismi questi, sono discorsi di evoluzione etica.
C'è stato un tempo in cui la schiavitù dei neri era considerata "normale" e certamente se qualcuno fosse andato a fare un discorso sulla parità dei diritti di neri e bianchi gli avrebbero detto la stessa cosa che tu hai detto a me: che erano sofismi.
Chi l'ha detto che dobbiamo subire la cultura della massa? Allora dovremmo tutti rincoglionirci davanti alla televisione perché la massa è frustrata, è stanca e non ha tempo o capacità per portare avanti dei discorsi un tantino elevati?

L'antispecismo comunque non è un discorso elitario, né impensabile o impraticabile visto che al mondo ci sono moltissimi vegetariani e sempre più stanno adottando questa filosofia di vita.
Io vivo a Roma, non in cima ad una montagna a meditare. Infatti. E sono una persona normalissima, normodotata. Al mondo ci sono ormai milioni di vegetariani, la sensibilità nei confronti degli animali sta cambiando, certamente ci vorranno secoli prima che cambi la cultura che li considera solo come risorse rinnovabili, ma è un discorso concretissimo ed attuale.
Basta solo informarsi.
Ovvio, chi preferisce guardare il Grande Fratello in TV non avrà mai tempo ed interesse di leggere il mio blog, ma non significa che il mio sia un discorso pieno di sofismi.
Con te adotto un certo tipo di linguaggio, ma potrei parlare anche ad un bambino usando altre parole. Di fatto mi trovo ogni giorno ad affrontare l'argomento dell'antispecismo e questa è la prima volta che qualcuno mi dice che è un discorso pieno di sofismi.
Se l'uomo mangia gli animali è perché lo trova comodo, perché lo considera normale, perché è un'abitudine ecc., e non perché crede che il contrario sia una masturbazione intellettuale.

A me, al contrario, pare un discorso semplicissimo (te le farei vedere io le masturbazioni intellettuali, altro che queste :-D).
Gli animali sono esseri viventi come noi e vanno rispettati. Punto.
La specie umana non dovrebbe arrogarsi il diritto di sfruttare altre specie.
Dov'è la masturbazione? :-D