lunedì 11 febbraio 2013

Re della terra selvaggia: la storia della piccola Hushpuppy conquista il mondo (ma non me)

Hushpuppy e il suo papà Wink vivono in un villaggio all’interno di una zona paludosa denominata affettuosamente dai suoi abitanti “la Grande Vasca” (the Bathtub), tagliata fuori dal resto del mondo da una diga. L’intero contesto, dichiara il giovane regista Benh Zeitlin, è un concentrato di tutti quegli elementi che caratterizzano la cultura e la vita nel sud della Louisiana, portati alle estreme conseguenze, narrati in maniera iperbolica e racchiusi in una sorta di racconto mitologico.

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4 commenti:

Sara ha detto...

Già puzza di buonismo, poi se al buonismo ci si aggiunge la "necessità" di uccidere gli animali....

Biancaneve ha detto...

In effetti... io l'ho trovato abbastanza retorico, anche se la bambina è deliziosa ed è soprattutto per la sua presenza, immagino, che il film sia così tanto piaciuto.

Mi hanno infastidito tante scene. In ogni film c'è gente che mangia animali, specismo e quello che vuoi, ma qui proprio mettono l'accento su questa "necessità" di dover uccidere, mostrare chi è il più forte degli animali ecc..

Volpina ha detto...

Guarda, sono sicura che un non veg^ saprebbe dirmi "ah ma qui non ti puoi lamentare! Qui sono nella natura! E' la legge del più forte, alla fine mica sono con i carrelli come dici sempre tu!".
Quindi alla fine dei fatti un modo o l'altro per non darmi retta lo trovano.
Non ho visto il film ma credo che dopo aver letto della scena del pesce ucciso a mani nude farò proprio a meno di vederlo.
Purtroppo c'è nell'immaginario collettivo, il concetto di uomo "selvaggio" e quindi a contatto con la natura ogni minuto della sua vita, inteso come di quello che ammazza, spacca e devasta.
Però credo che se ci buttassero in mezzo alla natura potremmo tranquillamente continuare a fare (o diventare) i vegani..no?

Biancaneve ha detto...

Certo che potremmo continuare a essere vegani, mica abbiamo bisogno della carne per vivere.
Ma poi il concetto di "natura" significa tutto e significa niente, lo si tira in ballo spesso a sproposito per giustificare ciò che facciamo agli animali in quanto effetto della legge della selezione naturale. Non è così. C'è molta ignoranza a tal riguardo. La specie umana innanzitutto non è affatto a capo della catena evolutiva perché non esiste un'unica evoluzione, ma tante evoluzioni, tante quante sono le specie in natura. Seconda cosa un conto è quello che potremmo chiamare uno specismo naturale, ossia quella preferenza naturale che i membri di una specie adottano nei confronti della propria (ovvio che il gatto preferità stare con il gatto, il leone con il leone e via dicendo), ben altra cosa è invece lo specismo INNATURALE, ossia quella discriminazione e sfruttamento che solo la specie umana ha messo in atto su tutti gli altri viventi sentendosi legittimata a farlo in virtù di un mero atteggiamento antropocentrico per cui ha posto sé stessa al di fuori della natura, definendo e disegnando il proprio status ontologico proprio in opposizione a tutto il resto del regno animale.