sabato 18 febbraio 2012

Per qualcuno l'antispecismo è una rogna

Ho sempre seguito con interesse Minima et Moralia che così si autodefinisce: blog culturale di Minimum Fax (Minimum Fax, per chi non lo sapesse, è una nota casa editrice); in questo blog vi scrivono vari autori, autori i cui articoli vengono pubblicati anche su altri spazi, riviste, quotidiani, siti vari ecc.; in genere si tratta di articoli di letteratura (io ho sempre letto soprattutto quelli), ma anche di cultura generale, cinema, talvolta di politica, teatro e molto altro ancora.
Da oggi non seguirò più questo blog.
Perché proprio oggi? Cos’è successo oggi? Cosa mai avranno pubblicato questi di Minima et Moralia?
Bene, la vostra curiosità è presto tolta: sulla pagina principale di oggi leggo un titolo come questo: Contro la rogna dell’antispecismo e, a seguire, intervista a Fernando Savater, filosofo che di recente ha scritto un saggio intitolato Tauroetica, in cui, sostanzialmente, si esalta "l’etica" (le virgolette sono mie) della Tauromachia (termine greco composto da tauros, toro, e machia, battaglia, che in origine stava a designare le lotte tra i bovini che si tenevano anticamente, ma il cui significato oggi viene esteso ad indicare l’impari lotta tra il toro indifeso  imbottito di tranquillanti  e quella raccappricciante figura umana anche chiamata “torero” che lo sottopone ad una serie di sevizie crudeli per poi ucciderlo davanti ad un pubblico assetato di sangue e violenza, altresì detta: corrida); l’articolo, il cui autore è Matteo Nucci (e suo, immagino, l’originale titolo in cui l’antispecismo viene definito una rogna) è apparso originariamente su Repubblica (quotidiano che ho sempre trovato particolarmente utile per il suo formato atto ad aderire perfettamente alla base delle lettiere dei miei gatti).

Ne avrei di cose da dire a Savater (ed anche a Nucci), ma lascio che a replicare sia qualcuno più titolato di me, ossia il brillante filosofo Leonardo Caffo, già autore di saggi sull’antispecismo e di molti articoli, sempre sull’antispecismo, comparsi su svariate riviste, sia online che cartacee, nonché - lo dico a titolo personale - persona gentile e disponibile sempre aperta al confronto; a seguire pubblicherò quindi per intero il suo articolo in risposta al saggio di Savater, apparso sul blog antispecista Asinus Novus, oltre che riportato, ovviamente, anche suo sito personale sopraindicato, nonché sul blog, sempre antispecista, Amiche per la pelle.

Prima di lasciarvi alle parole di Caffo, vorrei fare un’ultimissima, brevissima considerazione: dispiace che Minima et Moralia, che si autodefinisce blog culturale, dia spazio ad un articolo che nel percorso dell’evoluzione del pensiero etico viene a determinare un preciso passo indietro nonché a favorire quella che io chiamerei piuttosto un’INvoluzione dello stesso.
Vorrei inoltre porre l’accento sul termine rogna usato a proposito dell’antispecismo dallo scrittore Matteo Nucci: termine che anziché indicare quella che potrebbe essere una legittima, benché opinabilissima presa di posizione contro l’antispecismo (legittima perché ognuno è libero di manifestare il proprio pensiero, siamo pur sempre in democrazia, come un gentile commentatore mi ha fatto notare), pone piuttosto l’accento su una malcelata antipatia personale la quale va ad ottundere ogni altra pretesa di voler argomentare seriamente.
****          ****          **** 

Contro la Tauroetica di Fernando Savater 
di Leonardo Caffo
 
La forte opposizione di animalisti, e persone di buon senso, nei confronti della corrida ha portato alcune zone della Spagna alla sua abolizione. Conseguenza: molti toreri disperati (ma come vedremo, anche qualche filosofo). Alla base della richiesta abolizionista giace la consapevolezza che i tori, in quanto esseri senzienti, soffrono pene infernali ogni qual volta vengono sottoposti alle varie fasi della corrida – dalle percosse – alla morte. Recentemente Laterza ha dato alle stampe un libro del celebre filosofo Fernando Savater chiamato, a tal proposito, Tauroetica Questo saggio filosofico, se si ha il coraggio di leggere fino alla fine quanto vi è scritto, può essere definito il Mein Kampf dei diritti animali: un’invettiva contro l’animalità a sostegno delle sofferenze più varie nei confronti di chi non è umano, oltre a costituirsi come una sovraesposizione di un sarcasmo esagerato nei riguardi di coloro che hanno cercato di difendere il diritto alla vita degli animali non umani. Esistono due modi per contrastare le tesi (poche, e parecchio povere) contenute in questo volume: (1) inneggiando allo scempio morale di cui Savater è artefice; (2) distruggendo filosoficamente i pochi argomenti che Savater isola nei rari (rarissimi) momenti di lucidità. Ora (1), per quanto lecita, non è senz’altro una strada da prendere in considerazione contro un filosofo di professione, com’è il buon Fernando, che sono sicuro gradirà il tentativo che segue – ovvero la strada numero (2) – di spazzare via le premesse su cui si basano i suoi spesso, bisogna onestamente dirlo, validi (ma infondati) argomenti. Tauroetica è diviso in due parti: nella prima, Savater contrasta l’idea antispecista in filosofia secondo cui sia sbagliato moralmente uccidere o far soffrire, per svariati motivi, esseri senzienti indipendentemente dalla specie; nella seconda parte, concluso (secondo lui) il lavoro teorico della prima, si dedica a contrastare gli oppositori della corrida. La struttura, sostanzialmente, è la seguente: creare una metateoria (parte uno) in cui rendere lecito il massacro animale e discutere una teoria locale (parte due), quella delle motivazioni culturali della corrida, che viene automaticamente resa valida dalla presunta correttezza degli argomenti isolati in precedenza. Come afferma lo stesso Savater esistono due modi di leggere il suo libro, o partendo dalla fine per poi comprendere su quali basi si fonda la sua critica al parlamento spagnolo che discute di abolire le corride, o partendo dall’inizio per sapere da subito perché la corrida, come qualsiasi altra pratica di uccisione e sofferenza animale legata alla cultura umana, siano sempre giustificate moralmente. Procedendo con ordine Fernando Savater fornisce teorie, congetture, ed argomenti degni di considerazione – in un volume di un centinaio di fogli – soltanto nelle seguenti pagine: pp. 21 – 22, pp. 38 – 39, p. 47, pp. 51 – 52, p. 56, p. 101 e p. 111. Tutto il resto è sarcasmo, contorno di citazioni, battutine e acquolina in bocca per qualche alimento animale. Per inciso, nessuno degli argomenti di Savater è nuovo entro il dibattito filosofico, e ognuno di questi è stato confutato in precedenza da autorevoli pensatori il che, e non è bello, mostra una scarsissima attenzione di Savater nei confronti della letteratura specialistica cosciente, forse compiacendosi, che solo il lettore ‘non filosofo’ potrebbe trovare convincenti i suo argomenti. La prima mossa concettuale del filosofo spagnolo (pp. 21 – 22) risiede nel sostenere che gli animali non hanno interessi e che dunque, quando attribuiamo loro proprietà umane, stiamo operando una forzatura. Gli interessi, secondo Savater (che confonde tra individui coscienti ed autocoscienti, e tra istinti ed intenzionalità) sono tali perché possiamo averli o non averli e gli animali, questi automi cartesiani, sono tali (non umani) perché non hanno interessi dunque, continua Savater, se un animale x  non ha nessun interesse a non morire è giustificato trasformarlo in un salame. Almeno due problemi sono palesi in questo argomento, ammettendo (il che è falso, ma concediamo a Savater un po’ di grazia) che gli animali non abbiano davvero interessi. Esistono molti umani (si parla in filosofia di ‘casi marginali’), tipicamente malati cerebrali o terminali – comatosi, che pur essendo in vita hanno perso cognizione del mondo e non hanno (questi davvero, si pensi ad Eluana Englaro) interessi nei confronti degli stati di cose del mondo. Non avendo stabilito differenze pregresse tra animali ed umani Savater sarebbe costretto ad accettare un’industria che fa salami con malati di questo genere, e sappiamo bene che non sarebbe disposto ad un tale scempio. Concedendo meno a Savater, invece, rimane il dubbio di quali animali stia parlando. La nonchalance con qui il filosofo discute di animali che hanno, o non hanno, certe proprietà è imbarazzante: come se si potesse comprimere, diceva già il buon Jacques Derrida, tutto ciò che non è umano in una sola categoria. L’animal cognition ha dimostrato che esistono alcuni animali che hanno interessi, ad esempio certi primati e altri mammiferi, ma anche di questi in Tauroetica: nessuna traccia. Una decina di pagine dopo (pp. 38 – 39) Savater si diverte, dimostrando ancora una volta dubbie capacità filosofiche, a giocare con la parola ‘necessità’. Gli antispecisti, sostiene il filosofo dei toreri, sbagliano a sostenere che uccidere gli animali per l’umanità sia non necessario e innaturale, perché – in buona sostanza – il mondo è un grande ristorante e se sono necessarie le predazioni interne al mondo animale, lo saranno anche quelle di cui si rende artefice l’umano. A parte che qui Savater parla varie volte di volontà riferendosi agli animali, contraddicendo l’argomentazione che abbiamo discusso in precedenza, vale la pena sottolineare come continui il suo argomento sulla natura sostenendo che visto che gli animali da reddito, oramai sono frutto di selezioni genetiche umane, allora questi non hanno una loro natura e che anzi questa, se proprio va rintracciata, coincide con lo scopo per cui gli umani li hanno creati (argomento ripreso a p.101 e da cui deriva quello esposto alla fine di p. 111). Prima di tutto ‘necessario’, in filosofia, significa che un determinato stato di cose del mondo è così e non è mai possibile che non sia così. Tradotto in termini poveri, per Savater e toreri, sarebbe necessario per l’umano mangiare carne o vestirsi di animali solo e soltanto se la specie Homo Sapiens scomparisse privandosi di tale pratica. Attenzione: esistono molti mammiferi (come i gatti) carnivori obbligati, per cui l’argomento di Savater andrebbe benissimo. Ma l’umano, per sua natura, può mangiare tutto (è onnivoro) ma non deve mangiare tutto: la necessità di cui parla Savater è contingenza, e possiamo farne a meno senza problemi per noi, e con vantaggi per altri individui (gli animali non umani). In secondo luogo far coincidere la natura di un essere con lo scopo per cui viene creato è assurdo, imbarazzante, ed è quasi scortese sostenere una tesi di questo tipo. Pensiamo ad un padre (è noto il caso di Elisabeth da cui Paolo Sortino ha tratto il suo romanzo per Einaudi) che ‘alleva’ una figlia col solo scopo di violentarla e massacrarla di botte. Caro Savater: è quella natura di quella donna? Deve effettivamente subire stupri e nient’altro che stupri? Domande imbarazzanti, ovviamente, ma logica conseguenza degli argomenti di Savater che sostiene ancora (p. 51)  che bisogna salvare le specie in via d’estinzione per ragioni estetiche e non etiche, e che la caccia è uno sport nobile  (p. 52) perché senza di essa le campagne inglesi (lo dice davvero) perderebbero di fascino. Dulcis in fundo, il filosofo (p. 56), argomenta a favore dell’uccisione degli animali appellandosi al mistero dello “sfidare l’ordine del cosmo”, che poi bastava leggersi Girard e scoprire che il principio del sacrificio animale, purtroppo, ha come fondamento ben altro (la non vendetta degli animali sull’umano). Tauroetica, letto da un uomo ‘qualunque’ lascia perplessi, letto da un filosofo, imbarazza profondamente. Che il filosofo in questione, godendo della sua fama conquistata (meritatamente) in precedenza, possa dare alle stampe un saggio su argomenti di cui non sa palesemente nulla è molto triste, e ancor più triste è che a muovere questa invettiva filosofica siano motivazione legate al palato o al piacere estetico. Sostiene Savater che, in quanto attività su cui si è modellato l’umano, la corrida è cultura e che questa sia intoccabile. Anche i lager, secondo i nazisti, avevano funzione culturale ma, fortunatamente, anche la cultura – quando coincide con la violenza – può essere eliminata e diventare ricordo di debolezze e colpe umane di un (mai troppo) lontano passato. 

Ringrazio Leonardo Caffo per avermi concesso di pubblicare anche su questo spazio il suo brillante articolo.

16 commenti:

Giorgio Cara ha detto...

E' stato facile rinunciare in toto alle M&M's una volta scoperto che contengono - quelle rosse - coloranti d'origine animale (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/M%26M%27s#Coloranti_utilizzati ), figurarsi far meno d'una M(inima) & M(oralia) sola... e visto che vogliamo parlare in romanesco, preferiam loro i Magna Moralia (e costì restiamo in tema mangereccio).

Martigot ha detto...

Che dire? Leonardo Caffo ha già risposto in modo impeccabile. Meno male che ci sono intellettuali come lui!
La corrida è una cosa che mi ha sempre fatto orrore per la sua assurda crudeltà (ho in mente di scriverne, prima o poi), e trovare addirittura un filosofo che la esalta, bè, è davvero triste.
Mi piacerebbe che il signor Savater e tutti i suoi amati toreri provassero ciò che prova il toro in quelle orrende arene. Poi vediamo se ancora inneggiano a questa "tradizione", indegna di paesi che si definiscono civili.

Biancaneve ha detto...

A me fa ridere che parlando della corrida si inneggi alla naturale lotta dell'animale contro l'uomo: peccato che il toro venga preventivamente sedato e sfiancato dalle banderillas:

http://it.wikipedia.org/wiki/Banderillero

Come giustamente ha scritto un commentatore su Minima et Moralia: che ancora piaccia una pratica così barbara come la Corrida lo posso capire, ma non capisco perché volerci costruire una teoria "etica" sopra.

Biancaneve ha detto...

Ma poi, che scarsità di argomentazioni che adopera Savater nella sua intervista! Ancora a dire che è giusto continuare ad uccidere gli animali perché tanto la tigre continua comunque ad uccidere le sue prede... ma ancora con questa arrampicata sugli specchi per giustificare e difendere l'arroganza umana del predominio sulle altre specie e l'ormai superata visione antropocentrica del pianeta?

Sara ha detto...

I veri filosofi amano gli animali, ma sai la gente per un po'di notorietà farebbe di tutto!
Circa la stella di Natale non la potare e tienila in luogo un po'riparato dalla luce diretta dei raggi del sole. Quelle che vendono per le feste, sono coltivate in un mix di terriccio stopposo che impone frequenti annaffiature, nel caso, cambia vaso, ma non ora, più avanti quando si sarà ripresa.

maura ha detto...

Passo per il saluto della domenica e ti rubo il consiglio di Sara, prezioso anche per me.
Non c'è un momento più opportuno di altri per affrontare l'inevitabile e così, anche se stavolta era solo un libro, ho terminato di leggere la vita di questo bellissimo gattone rosso.
E' stata una profonda sofferenza, rafforzata da alcune similitudini riscontrate durante la lettura, non ultima la perdita comune e nello stesso periodo della mamma.
Che vuoi che ti dica, cara Biancaneve, noi non ci sorprendiamo che esistano animali che sanno toccare così tanti cuori e che sanno fare del bene con la loro sola semplice, discreta, sincera presenza.
Vedo di ricompormi, nel frattempo ti auguro una buona giornata.

Biancaneve ha detto...

@ Sara

Grazie mille per questo tuo prezioso consiglio, farò come dici allora. E speriamo che si riprenda. Ti farò sapere.

Biancaneve ha detto...

@ Maura

Intanto buona domenica anche a te. :-)

Mi dispiace tanto per la perdita della tua mamma. E' un dolore che fortunatamente non ho ancora provato, ma che so prima poi dovrò affrontare.

Vedi, il fatto è che al mondo di dolore ce n'è tanto ed accettare la morte - il pensiero della nostra che verrà e quella dei nostri cari - è sempre tanto difficile; per questo cerco, per quel che è nelle mie possibilità, di spargere amore e non odio, di risparmiare più sofferenza prossima al mio prossimo, animale o uomo che sia.

Il filosofo di cui sopra probabilmente è solo una personcina piccina piccina incapace di andare oltre il proprio ruolo, la propria maschera. A volte l'istruzione anziché allargare gli orizzonti, li restringe.
Poveraccio. Da una parte provo pena per un essere tanto insensibile.

Masque ha detto...

Se questo è un filosofo... Ho trovato una definizione che gli calzerebbe bene, se non fosse che non è nemmeno in grado di essere efficace:
http://it.wikipedia.org/wiki/Eristica

Ed ovviamente:
http://it.wikipedia.org/wiki/Demagogia

Spero che abbia una grande visibilità e, grazie a questa, possa venire sbeffeggiato senza sosta. :P

Biancaneve ha detto...

Sincronicità: ho appena lasciato un brevissimo commento sul tuo ultimo post.

Il tizio di cui sopra peraltro non ha capito proprio niente dell'antispecismo e lo dimostra quando dice:
"Sì. Salvo poi chiedere agli uomini di optare per soluzioni diverse rispetto a quelle che magari preferiscono, come mangiare carni, usare pelle animale per le scarpe e così via. Con il risultato paradossale che gli uomini dovrebbero rifiutarsi di uccidere la tigre ma certo la tigre non potrebbe che continuare a fare quello che fa secondo l’istinto, ossia anche divorare l’uomo. L’uomo sarebbe dunque l’unico tra gli animali a rispettare la nuova legge. Dimostrando quindi che qualche differenza tra lui e le altre specie in fondo c’è."

Ora, a parte il solito discorsetto trito e ritrito per cui sarebbe giusto mangiare gli animali visto che anche le tigri mangiano le loro prede, non mi pare che l'antispecismo abbia mia inteso negare le differenze tra specie, quanto di abolire le discriminazioni che finora vengono messe in atto a causa di codeste diversità; diversità che, ovviamente, non devono diventare base o pretesto per asserire la superiorità di una specie rispetto alle altre.

Come ho scritto nel post poi trovo molto offensivo che Nucci ci abbia definito, a noi antispecisti, come "rogna", e lo trovo molto poco professionale, una scarsa professionalità che arriva ad usare le offese personali a causa, evidentemente, della scarsità di argomentazioni.

Comunque, come dice Caffo, da una parte che questi si prendano la briga di offenderci e di volerci screditare in questa maniera può essere interpretato come un sintomo positivo: significa che finalmente qualcuno ci sta ascoltando.

stregaa ha detto...

Ironia della sorte, fu proprio un articolo di Repubblica (e proprio sulla corrida) a mettere per primo in crisi cose che davo per scontate (leggasi: sulle quali non mi ero mai fermato a riflettere).
Era un periodo in cui c'era acceso dibattito sull'abolizione della corrida in Catalogna (la corrida è finita poi per essere realmente abolita nella regione), e l'articolo criticava i politici catalani che si facevano portavoce della battaglia più per marcare la loro opposizione allo stato spagnolo (la Catalogna ha forti spinte indipendentiste) che per reale interesse animalista. L'autore scriveva più o meno che - opponendosi alla barbara uccisione dei tori nell'arena - avrebbero dovuto anche opporsi alla uccisione degli animali a scopo alimentare. L'intento era quello di screditare l'incoerenza dei catalani, ma ricordo che lo lessi in chiave ben diversa da quella prevista dall'autore. È stata una delle prime volte che mi sono fatto domande sull'incoerenza dei nostri atteggiamenti nei confronti del resto del mondo animale.

Biancaneve ha detto...

Vabbè, che c'entra, pure su Repubblica qualcuno ogni tanto dice cose giuste. Però, se ci fai caso, è un quotidiano molto incoerente, perché, come si suol dire, dà un colpo al cerchio ed uno alla botte.
Ogni tanto magari trovi qualche articolo sul vegeterianismo, poi però, accanto, come rinforzo per la massa e per confermare la cultura specista, la pubblicità dei wurstel, per dire.
Oppure si intervista il nutrizionista che parla bene della dieta vegetariana e poi però ci si mette in mezzo la frase "certo, comunque sia si tratta di una scelta difficile che può creare problemi di socialità, tipo quando si viene invitati a cena".
Insomma, non puoi, tu rivista o quotidiano che sia, scrivere articoli contro la corrida e poi pubblicarne altri a favore.
Non è serio. Non si può stare sempre al soldo delle lobbies di potere.
I giornalisti in teoria dovrebbero essere liberi, ma è ovvio che seguono le linee editoriali e in particolare Repubblica fa capo agli interessi imprenditoriali di De Benedetti.
Io penso che Repubblica online, ad esempio, sia vergognoso: le notizie davvero serie sempre nascoste, poco visibili, poi in prima pagine ormai tette e culi, oppure gossip di bassa lega, inchieste mediatiche di infimo livello.
Sai cosa mi dà fastidio poi di Repubblica? Il perbenismo, il bon-ton. Quando gli fa comodo sono progressisti ed anticonformisti, quando invece devono baciare il culo a qualcuno (tipo il Papa) o devono sostenere determinate tesi, sempre a scopo politico, allora diventano bacchettoni.
I tabloid inglesi, che però almeno si presentano come quotidiani di genere, ossia a mezzo tra il gossip e la cronaca, sono più seri, credimi.

Che poi articoli interessanti e giornalisti interessanti possano scrivere ovunque, persino su Repubblica, non lo metto in dubbio. :-D

La cosa migliore, per me, rimane sempre quella di non leggere più quotidiani, né riviste, nulla di nulla. E, ovviamente, buttare la tv dalla finestra.
Solo silenzio.
Mi sa che tra poco scaravento pure il pc dalla finestra. :-D

stregaa ha detto...

Hai ragione. Non per niente introducevo il commento con "ironia della sorte": lo scopo del giornalista era attaccare dicendo "ma se sostenete l'abolizione della corrida, allora dovete anche schierarvi contro i macelli", e faceva intendere che questo "schierarsi contro i macelli" fosse una cosa ingenua e impossibile. Leggendo, io la presi in maniera opposta...ecco, ora so che non è affatto impossibile.

Riguardo all'informazione, sfondi una porta aperta. Credo che Internet, se utilizzato con le dovute precauzioni, possa essere il miglior mezzo per formarsi idee su ciò che ci circonda. Certo non è l'eden, e le critiche che si possono fare ai media tradizionali possono essere trasposte almeno in parte anche alla rete, ma credo rimanga il mezzo che permette più pluralità. Per quanto mi riguarda i giornali cartacei son morti, i loro siti anche.

Biancaneve ha detto...

Ah, è vero, in effetti avevo interpretato male il tuo commento precedente; abbi pazienza, oggi ho avuto una giornataccia e stanotte ho dormito pochissimo. :-(

Sì, ovviamente è tipico di chi vuole screditare l'impegno animalista, il voler mettere in rilievo che allora bisognerebbe pure smettere di vestirsi con abiti in pelle ecc., come se poi l'animalista convinto non lo facesse già di suo.
Spesso mi sento dire: "eh, ma sei ipocrita a non mangiare gli animali perché allora non dovresti nemmeno comprare questo e quello... ", "embè", rispondo io, "infatti non compro nemmeno scarpe o borse in pelle, e nemmeno compro cosmetici testati e via dicendo".
Rimangono a bocca aperta, come se avessero appena sentito parlare un'aliena che si esprime in una lingua a loro incomprensibile. :-)

Poi, per lavarsi completamente le mani, tirano in ballo la parola "utopia".
A quel punto bisognerebbe ricordare quante volte nella Storia dell'umanità ci siano state idee ritenute utopiche, poi invece realizzatesi compiutamente (purtroppo anche nel male).
Negli anni cinquanta, negli Stati Uniti, sarebbe stato considerato utopico pensare che potesse essere eletto un presidente afro-americano.
Eppure. :-)

Biancaneve ha detto...

Aggiungo che a Savater consiglierei, prima di avventurarsi oltre su questo argomento, ossia quello sull'antispecismo, di leggere "I Diritti Animali" di Tom Regan, altro noto, stimato e valido filosofo.

Dinamo Seligneri ha detto...

Biancaneve, se posso permettermi, ti consiglio di continuare a leggere Minima e di continuare a lasciare i tuoi commenti lì e le tue idee che, se argomentate e ben scritte come hai più volte di mostrato di saper fare, divorano molti luoghi comuni tra un pubblico allargato.

ciao