lunedì 6 agosto 2012

Una proposta per i "botticellari"

"Botticellari" - da botticella -  dicesi in gergo nostrano (Roma e dintorni) i vetturini di carrozze turistiche trainate dai cavalli nel centro di Roma.
Saranno rimasti una cinquantina, mi dicono varie fonti.
Tra botticellari ed animalisti c'è una guerra in corso che si protrae da diversi anni.
Nei giorni scorsi si sono verificati tre episodi di cui si sono occupati anche i media.
Il primo risale a qualche settimana fa: un cavallo, evidentemente sfinito dal caldo o dal troppo lavoro, è svenuto sotto lo sguardo dei tanti passanti e turisti. Il vetturino pare che abbia cercato di rialzarlo con maniere non troppo gentili. 
Esiste un'ordinanza del Comune di Roma che vieta ai vetturini di far lavorare i cavalli nelle ore più calde, ma, visto il clima torrido di questo periodo non credo che il cavallo possa avvertire un gran differenza tra le due del pomeriggio o le quattro, non avendo nemmeno l'orologio a fungere da condizionamento psicologico per cui potrebbe dire "embè, via, sono le cinque, mica mezzogiorno... ora sì che lavorare in mezzo ai fumi puzzolenti dello smog, il traffico ed i rumori assordanti sarà un vero spasso". 
Sempre giorni fa invece è stato sorpreso un altro vetturino con ben sei persone a bordo, oltre il numero consentito per legge e, all'ordine di un vigile (avvertito da un'animalista del Partito Europeo per gli Animali) di far scendere i turisti pare si sia parecchio arrabbiato (soprattutto perché i turisti avrebbero rivoluto i soldi indietro e così si è svisto sfumare sotto gli occhi il pingue incasso di ben 600 euro) e se la sia presa con l'animalista in questione, addirittura inseguendola. 
Poi la questione di domenica scorsa. Ho visto uno dei tanti video in rete e non mi è sfuggito il sarcasmo della malevola frase che il vetturino ha rivolto all'animalista (per inciso, gli animalisti non è che stanno a monitorare le botticelle per passare il tempo, bensì per denunciare i frequenti episodi di abuso e maltrattamento; e sì, dicesi maltrattamento far salire sei persone su una carrozza che già pesa moltissimo di suo sotto il sole cocente - ma anche con clima più benevolo cambierebbe di poco lo sfruttamento oltre ogni limite  - e dicesi maltrattamento comunque usare un essere senziente come oggetto da reddito, come mezzo di trasporto o altro e costringerlo a circolare in mezzo al traffico di una città come Roma caotica per default, nonché a farlo arrancare persino su salite che già solo a guardarle viene il fiatone, come ho visto spesso con i miei stessi occhi), frase che riporto più o meno a memoria: "aho, ma 'nvedi quanto sei magro, ma magnate 'n po' de carne de cavallo, no!" - a testimonianza di quanto tale vetturino debba voler bene all'animale in questione. Com'era prevedibile, a tale rozza provocazione gli animalisti hanno reagito ed è scoppiata la rissa. Un animalista è finito a terra, il vetturino è stato portato via dalla Polizia. Il video lo mostra proprio nell'atto di salire in macchina mentre così apostrofa l'animalista: "aho, me stai affà carcerà, an'famone, me te magno". 
No comment. 
Tutto questo prologo tanto per fare un po' il quadro della situazione. 
Ora la questione si è fatta accesa ed ha avuto risonanza anche sul web, come ben spiega l'amica Serena nel suo post
Il punto è che ancora per parecchia gente quello dei "botticellari" sarebbe un onesto lavoro svolto da cittadini onesti. Esattamente come quello dei macellai, dei conciatori di pelle, degli allevatori, dei vivisettori ecc..
Ora, non starò a ripetere perché un lavoro basato sullo sfruttamento e schiavitù del senziente non sia un lavoro etico. Chi mi segue... e mi ama almeno un po', conosce a memoria le mie riflessioni.
Comunque sia io mi rendo perfettamente conto che di questi tempi infausti un lavoro - purchessia un lavoro, è sempre un lavoro (non per me, piuttosto andrei a battere per strada prima di guadagnare dallo sfruttamento animale ed umano o anche a mendicare qualche spicciolo. Non temo il giudizio sociale, se il giudizio sociale è quello che ritiene "onesto" e normale un lavoro che fa macchiare le mani del sangue di esseri viventi) - così  come mi rendo perfettamente conto che perderlo oggi, un lavoro, è una tragedia perché assai difficilmente potrà essere rimpiazzato da una nuova occupazione. 
Avrei pensato quindi ad una sana, salutare, divertente ed etica alternativa di lavoro per i botticellari. Ma seriamente, eh. La mia non vuole affatto essere una provocazione. (Alemmano, se mi leggi, cosa che dubito fortemente, questo post è rivolto anche a te, sul serio, pensaci a fare questa proposta ai botticellari).
Non so se qualcuno di voi è stato a Londra negli ultimi anni (o anche a Tokyo, mi dicono); ebbene, nelle vie del centro - specialmente in orari notturni e nelle zone ad alta densità di locali - si vedono questi risciò*, trainati da aitanti giovanotti (ma anche no! Insomma, l'essere aitanti non è richiesto ;-)) che, per di più, si tengono pure in forma senza dover spendere per la palestra.
Non inquinano, costano poco (giusto l'investimento iniziale per acquistarli, ma credo poco più il costo di una normale bici), non richiedono carburante se non quello dei propri muscoli, sono folcloristici e divertenti, ma, soprattutto... finalmente i cari botticellari potrebbero finalmente comprendere una volta per tutte cosa significhi scorrazzare turisti panzoni ed indolenti in mezzo al traffico. 
Vuoi vedere che nessuno farebbe salire persone in sovrannumero per guadagnare di più? 
Vuoi vedere che gli orari di riposo verrebbero solennemente rispettati? 
Vuoi vedere che le salite sarebbero evitate come la peste?
Dunque, caro botticellaro, se il lavoro che vuoi continuare a fare e che tanto ami è quello di portare turisti in giro, fallo con le tue belle gambine. Risparmi pure la palestra, ti tieni in forma e ti puoi reputare anche fortunato perché: lavori in proprio, non devi render conto a nessuno, quando sei stanco smetti, ma, soprattutto, non avresti nessuno a darti scudisciate sulla schiena per tenere il ritmo e a prenderti a calci se cadi a terra svenuto!!!

 * (ecco un esempio di risciò a Londra)


8 commenti:

delmangiarfiori ha detto...

Standing ovation! No alle botticelle, sì ai risciò!!

P.S.: Vado un po' off topic, ma te lo volevo dire: sentire i romani che si insultano, per me che sono lùmbarda, è una vera goduria. Trovo abbiate una parlata bellissima.

Biancaneve ha detto...

ahahahahhaaahha
eh sì, pensa che io non sono originaria di Roma, ci vivo da otto anni circa. Quando guardavo i film di Verdone o di Sordi pensavo che fossero dialoghi sopra le righe, esagerati, parodiati dalla realtà insomma. E invece no, il Romano doc si esprime proprio così, ma non solo quando litiga. Certo, poi quando litiga è il massimo... ti confesso che sto seriamente meditando di cominciare a girare con una videocamera nascosta per riprendere suoni e discorsi locali, un po' alla Lisbon Story di Wenders. C'è così tanto materiale... :-D

keiko ha detto...

Ho visto arrancare botticelle sulla salita del Celio e chi è romano sa di che parlo, per non dire dei sampietrini che non permettono l'aderenza degli zoccoli provocando a volte incidenti.
Brutto lavoro, stessa cosa che schiavizzare un uomo e gli animali purtroppo sono giuridicamente ancora classificati come cose non possedendo il libero arbitrio.

Biancaneve ha detto...

Proprio così Keiko, gli animali purtroppo giuridicamente non hanno diritti e il fatto che non possano richiederli direttamente rende sordi alle loro esigenze.

Anche io ho visto spesso i cavalli delle botticelle arrancare per salite assurde e ovviamente è a rischio zoccoli tutto il percorso che gli fanno fare sui sampietrini. Tempo fa ne vidi uno, alle due del pomeriggio, frustato dal vetturino, lungo la salita che da Piazzale Flaminio porta in alto costeggiando Villa Borghese. Bisogna sempre chiamare i vigili, solo che... risiamo lì, torniamo a quanto scritto nel tuo post.

Povere creature! Speriamo che questa "tradizione" assurda venga presto eliminata.
Ciao, un abbraccio.

CosmicMummy ha detto...

non è vero che gli animali non hanno diritti, è vero certo che non possono difenderli personalmente. magari i diritti che hanno agli animalisti non sembrano sufficienti, ma queste sono opinioni personali. comunque non bisogna essere animalisti per capire che si tratta di un abuso e un'infrazione, per esempio non sarebbe permesso portare 6 persone insieme, nè chiedere quelle cifre esorbitanti (c'è un tariffario ben preciso). eppure tutti lo fanno e i vigili urbani stanno a guardare. penso sia davvero quello il problema, qui in questo paese le leggi ci sono ma nessuno le rispetta o controlla che vengano rispettate. e questo vale per i cavalli delle botticelle, come per i bambini che vengono trasportati in auto senza seggiolino (anche loro sono totalmente sotto la responsabilità dei loro genitori e non possono decidere autonomamente per la loro salute). insomma secondo me va ben oltre la semplice difesa degli animali, si tratta di rispetto delle leggi che invece - specialmente a Roma - vengono messe costantemente sotto i piedi. e te lo dico da romana emigrata al nord.

Marco Maurizi ha detto...

ahah, bellissima proposta! I turisti panzoni verrebbero immediatamente centellinati :D

Per quanto riguarda il "dialetto" (sarebbe meglio dire la "calata" romanesca) io rimango sorpreso dal vedere il fascino che esercita al nord. I miei studenti mi imploravano di fargli una lezione intera in romano!! Non capisco...il toscano è divertente, il napoletano è buffo..ma il romano è solo greve e rappresenta bene pure la rozzezza degli abitanti della nostra città.

Però, aò, che ve devo dì? se ve piasce a voi! :)

(se scrivessi un articolo in dialetto secondo voi sarebbe meno frainteso? oppure dovrei fare un video vestito da Alberto Sordi ne "L'americano a Roma"..."specismo tu m'hai provocato e io me te magno!"...)

M

Biancaneve ha detto...

Marco ahahahahhah, sì, secondo me dovresti girare un video in cui fai la parodia di Albertone in Un americano a Roma; il titolo potrebbe essere, ovviamente, Un antispecista a Roma... oppure anche mettere su un discorso, ma così come si esprimerebbe uno dei tanti personaggi di Verdone, ovviamente declinandolo nelle diverse versioni, tipo quella di Furio il precisino, Ivano di Viaggi di nozze e via dicendo... cioè, (cioè pronunciato con tre ccc) il coattone antispecista.

Secondo me quello che affascina i tuoi studenti non è tanto la calata (hai ragione, qui si parla di calata, il dialetto romano vero e proprio è molto più comlesso, penso ai sonetti del Belli ovviamente, o a quello di certi personaggi di alcune novelle del Decameron, quelle ambientate nella campagna romana) in sé e per sé, ma la romanità, intesa come un certo modo - spavaldo ed indolente al tempo stesso - di guardare al mondo. Poi ovviamente il cinema ha contribuito tantissimo a far diventare simpatica la calata romana, pensa appunto a Sordi e Verdone.

Comunque, seriamente, sul coatto antispecista come personaggio ci farei un pensierino. ;-)

Un abbraccio.

Biancaneve ha detto...

CosmicMummy, se per diritti degli animali intendiamo quello di essere allevati, considerati risorse rinnovabili, ingabbiati, trasportati, condotti al macello, uccisi, mangiati allora sì, di quel tipo di diritti ne hanno anche troppi. ;-)
Per diritti però intenderei qualcosa di diverso, quello ad essere lasciati liberi di vivere la loro vita secondo le loro caratteristiche di specie, ad esempio, liberi nel loro habitat, e poi il diritto più importante di tutti, quello della vita.
In breve, noi antispecisti riconosciamo fondamentalmente due diritti (che dovrebbero essere imprenscindibili per ogni specie): quello alla libertà e alla vita.
Questo tipo di diritti gli animali purtroppo non lo hanno affatto; a quelli d'affezione (cani, gatti, furetti, qualche razza di coniglietto, cricetini... e poche altre specie) viene riconosciuto il dovere dell'uomo di tutelarli, ma tutto sempre è in rapporto all'uomo. Gli animali nella nostra società non contano di per sé, ma sempre in relazione all'uomo, come bene e proprietà dell'uomo. Pensa ai cani di Green Hill, sono comunque giuridicamente rimasti di proprietà di Green Hill. Se tu hai un cane, lui è riconosciuto come tua proprietà, poi certo, in caso di maltrattamento ti verrebbe tolto e tu saresti condannata, ma questo vale solo per gli animali d'affezione.
Il fatto è che purtroppo si tende a credere che un certo benessere debba e possa essere preservato anche negli animali d'allevamento e che questo basti, ma il concetto di benessere animale e sfruttamento non possono coesistere. Un animale tenuto in gabbia per essere mangiato, pure se tenuto al caldo, nutrito e trattato bene fino al giorno della sua morte, non godrà comunque del diritto che spetterebbe a lui, come essere senziente, di vivere liberamente la sua vita. Benessere e cattività sono concetti antitetici.
Per tutto il resto mi trovi invece d'accordissimo con te, i vigili a Roma non lavorano come dovrebbero e questo fa sì che si creino delle "caste" privilegiate che fanno quello che gli pare. Tutto ruota intorno ai soldi, ove c'è guadagno, la legge è calpestata. A Roma, come nel resto d'Italia, credo.
Un saluto. :-)