sabato 4 agosto 2012

Una Spina nel Cuore (di Piero Chiara)


Non è che bene. È tutto bene, che rende felici tutti e non fa male ad anima viva.”
Da qualche minuto sentivo una punta acuminata che mi penetrava nel petto.
“Ma lei” chiesi “non sente una spina nel cuore?”
“Una spina? No, non sento nessuna spina. Anzi, il cuore mi si allarga” rispose. Trasse un profondo respiro e spalancò le braccia come se volesse accogliere sul suo cuore il mondo intero.

In questi giorni di totale indolenza fisica, per via del caldo senza tregua suppongo, ma anche per una certa inclinazione all’oziare che mi prende qualche volta, ho ripreso a leggere romanzi a pieno ritmo, attività che forse proprio ozio non la si potrebbe definire, eppure non saprei come altro definire questa visione che ho di me semisvestita mollemente sdraiata sul letto in pieno giorno, con le tapparelle abbassate quel tanto che basta a lasciar passare un filo d’aria e quel tanto di luce sufficiente a farmi scorgere i caratteri sulla pagina, un filo di sudore che scorre lungo l’incavo del collo, sorda al campanello del postino che suona e ad ogni altra incombenza che non sia più che vitale, di me che esco solo quando ormai il sole è già calato e per la prima mezz’ora non faccio che continuare a restare in uno stato aleatorio di sospensione dalla realtà, un po’ presente, un po’ no, un po’ che cerco di riprendere fermamente il contatto con l’asfalto che si srotola sotto ai piedi e un po’ che continuo a subire i postumi dell’overdose letteraria; è che poi certe letture richiedono il loro mood, un’atmosfera propizia e la scrittura di Piero Chiara - di certo, tra tutte quelle che io conosca, la più sensuale (e non dimentichiamoci che Chiara è stato uno dei massimi studiosi di Casanova, non a caso) - direi che è l’ideale per certi pomeriggi pigri con sottofondo di cicale. E insomma, c’è che, anche incuriosita da questo post, ho voluto riprendere in mano quella che era stata una lettura giovanile, Una Spina nel Cuore, appunto, anche per darle una seconda chance, un po’ sporcata, com’era, nel ricordo e dal ricordo di una pessima trasposizione cinematografica di Lattuada, un filmaccio, detto in poche parole, ma siccome le immagini hanno sempre la capacità di fissarsi in maniera più indelebile rispetto alle parole, per me il romanzo di Chiara e il film di Lattuada sono sempre stati tutt’uno, con quel giudizio negativo del secondo a pesare sul primo. Ma una seconda visita a certi scrittori, meglio, a certe scritture (ché ci sono scritture che talmente vivono di vita propria da far sparire la mano dell’autore e, a mio modesto parere, sono le meglio riuscite perché quando uno comincia a chiedersi dell’autore significa che ha smesso di sognare sul romanzo) non la si nega mai e certe volte bisogna ammettere che ne vale davvero la pena.
Insomma, non starò a parlarvi tanto dei particolari di Una spina nel Cuore perché questa non vuole essere una recensione, ma vorrei fare giusto un paio di riflessioni, pure se, mi rendo conto, qualcosa della trama devo proprio dirla. Per farla breve, c’è un protagonista maschile senza nome, senza nome per davvero perché in tutto il romanzo mi pare proprio che non venga mai nominato, del resto è scritto in prima persona, è il protagonista che racconta di sé e di questa storia con Caterina, una ragazza di un piccolo paesino che un giorno ha incontrato in una stazione. La storia si svolge nei primi anni trenta, ma potrebbe benissimo svolgersi oggi, o negli anni sessanta, ottanta, tanto le situazioni, le sensazioni, i dialoghi, le sensaziono descritte risultano come universali e atemporali.
Caterina è una ragazza semplice, ingenua, eppure allo stesso tempo sfuggente, riservata, difficile da interpretare. Sembra che sia una ragazza-preda di quelle di cui ogni uomo potrebbe approfittarsi, e di fatto, come poi ella racconterà al protagonista, a soli sedici anni viene sedotta dal Dionisotti, una specie di signorotto volgare di provincia, arrogante e sicuro di sé, in tutto e per tutto rassomigliante a Mussolini  e di lui sostenitore. Così lo descrive Chiara e così lo ripeto io,  tanto per inquadrare il tipo. E poi c’è stato lo Sberzi, il proprietario del Metropole, l’albergo-bar dove il protagonista dà appuntamento a Caterina e la fa attendere in camera fino a notte fonda mentre lui se la spassa di sotto a giocare a carte con gli amici, e poi ancora altri ragazzotti del paese, un rinomato medico e poi chissà chi altri, e infine il Tibiletti, considerato lo sfigato del paese, un motoclista con il volto deturpato innamorato pazzo di lei, un personaggio tragico, talmente pazzo da fare le ronde con la moto sotto all’albergo dove lei giace con il protagonista e da accompagnarla pure agli appuntamenti con quest'ultimo.
Tutto questo però il protagonista viene a scoprirlo pian piano, dopo che Caterina, con vero colpo di scena, decide infine di accettare la proposta di matrimonio da parte del Tibiletti e lo lascia, è il caso di dire, con un palmo di naso. È a questo punto che la passione implode nel suo animo e che si scopre incapace di rinunciare a lei, quindi fa di tutto per cercare di venire a capo delle segrete pulsioni che muovono il comportamento di Caterina, di capire secondo quale oscura legge ella, pur passando di letto in letto, sembra non perdere mai il suo innocente candore, e così, disposto a tutto pur di riconquistarla, le fissa appuntamenti con la speranza di riuscire a farle infrangere la promessa di matrimonio data al Tibiletti dichiarandosi “pronto a sposarla e ad amarla per tutta la vita, perché era passata nel fuoco senza bruciare e nell’acqua senza bagnarsi, come in un giudizio di Dio.” 
Non rivelerò altri particolari, se ci riuscirà o meno, come andrà a finire ecc., quel su cui mi preme richiamare l’attenzione è piuttosto la maestria di Piero Chiara nel ritrarre, in maniera al tempo stesso rarefatta, astratta eppure così densa di particolari da imprimersi con forza nell’immaginazione del lettore, la realtà squallida e miserevole di questi paesini di provincia del nord Italia i cui abitanti sono giocoforza prigionieri di una mentalità gretta e borghese, pronta a marchiare col fuoco qualsiasi elemento estraneo che turba o può rivelare l’ipocrisia che cova ben nascosta sotto le vesti di insospettabili comportamenti. Il protagonista, ma anche gli altri personaggi, si ergono come figure dominanti, tanto su Caterina (che appare come una vittima indifesa prima e come una ragazza perduta dopo, pur graziata da un candore quasi indisponente), quanto su tutto il contesto di provincia. Lo sfortunato, quasi il capro espiatorio dei mali del mondo, figura, abbiamo detto, enormemente tragica, è il Tibiletti. Ma attenzione, perché questo è vero solo ad una lettura veramente superficiale. In realtà il Tibiletti è il vero eroe positivo del romanzo (e tragico solo nella misura in cui carattere e leggi della comunità si scontrano), figura dotata di un’umanità che quasi si innalza a sfidare le leggi terrene, un principe Myskin dalle fattezze di un freak di corte. Tibiletti è oltre la morale comune, così come Caterina infine. Gente dalla mentalità molto retriva potrebbe definirlo il cornuto del paese perché si sposa con Caterina l’infedele, ma egli non solo SA, egli accetta tutto questo di lei e lo accetta con gioia perché in fondo, come dirà al protagonista sbigottito: “Non è che bene. È tutto bene, che rende felici tutti e non fa male ad anima viva”. E Caterina, ragazza bellissima che potrebbe avere tutti gli uomini che vuole, accetta di sposare proprio lui non perché egli sia un fessacchiotto sottomesso ai suoi capricci, ma proprio perché la sua natura e indole è superiore a qualsiasi sciocca morale borghese relativa al possesso.
Esattamente come Gwynplaine e Dea di Hugo sono due anime che non appartengono a questo mondo e che non gli sono mai appartenute, così il Tibiletti e Caterina si ergono al di sopra della morale comune e dispensano bene a profusione persino in chi non sarà mai capace di riconoscerlo. Infine una nota di tristezza pervade tutto il romanzo, la tristezza di chi compie meschini raggiri ed è disposto a vivere nella falsità pur di avere qualche momento di piacere, quando invece vivere nella trasparenza e nell’onestà sarebbe molto più semplice e facile. A patto, certamente, di infischiarsene appunto delle leggi del vivere borghese e perbenista e di aprirsi alla vita, all’amore, alle gioie del sesso con levità e naturalezza. Oltre la malattia del possesso e gioendo a pieno cuore della felicità e dei momenti di pienezza dell’altro.

29 commenti:

alpexex ha detto...

e' vero. leggendo Piero Chiara la sensazione e' proprio quella che il tempo sia per certi versi immobile. che esista una trasversalita'. da un lato e' incoraggiante. perche' la sensazione che ne deriva, in parte e almeno i me, e' che certo tragico non senso, certo dissennato degrado, non sia proprio di questa nostra epoca. che insomma, l'apocalisse che oggi ci viene proposta sugli stendardi del tempo che viviamo, sia un fatto riguardante tutti gli abitanti di tutte le epoche.

Massimo Caccia ha detto...

Ho sempre amato la scrittura di Chiara e del nostro ho letto quasi tutto. Un mondo nel mondo, il suo, con il lago, le montagne, le storie che s'intrecciano...bello quanto hai narrato: il caldo, la lettura e tutta la sensualità che evoca.
I luoghi di Chiara mi sono famigliari, forse perché geograficamente vicini a Novara, alla cultura lombarda e di confine, a un tempo sospeso...bel post, comunque!
Buon fine settimana

Biancaneve ha detto...

@ alpexex

Vero, anche a me leggere storie del passato (ma anche di un lontano passato, tipo i tempi dell'antica Roma) e ritrovarvi segnali della medesima decadenza odierna o comportamenti umani sempiterni da una parte mi consola, però allo stesso tempo mi rattrista anche perché vedo che il progresso non riesce a debellare certi aspetti e penso che se le cose rimangono inalterate nei secoli allora abbiamo poche speranze di cambiare per il meglio.
Comunque se leggi gli autori latini che raccontano Roma, ci ritrovi davvero tante similitudini con oggi.

Biancaneve ha detto...

Ciao Massimo,
la scrittura di Chiara è davvero particolare, ad averceli oggi autori così...
Io invece non conosco per niente i posti che cita, non sono mai stata in quelle parti della nostra penisola, mi sono fatta l'idea di una natura bellissima, però appunto, almeno all'epoca, di posti con una mentalità un po' chiusa, ma come in tutti i luoghi di provincia del resto.
Buona giornata e grazie per la tua visita. :-)

keiko ha detto...

Ricordavo bene che il film, malgrado il regista, non rendesse onore al romanzo.
Tibiletti colpì molto anche me, la maestria dell'autore si vede tutta!!
Ciao, un abbraccio:)

Dinamo Seligneri ha detto...

Piero Chiara non l'ho mai letto, però mi sa che non mi piace se è sentimentale.
Invece mi è molto piaciuto questo post, scritto con la solita grazia e affascinante misura, un bell'esperimento tra narrativo e recensione. E so che la nostra Biancaneve ama mischiare i generi:))

ciao Bianca,
mi piace la tua attenzione/amore per le parole.

Biancaneve ha detto...

Ciao Dinamo,
guarda, ricevere complimenti per la mia scrittura è in assoluto la cosa che mi fa inorgoglire di più. :-)
Riceverli da te poi a maggior ragione, tanto ti giudico un gran letterato.

Piero Chiara non direi che sia un sentimentale, al contrario, ha una scrittura molto "maschile" (per quanto detesti parlare di scritture femminili e maschili, ma intendo più a livello di attenzione verso determinate componenti e sfumature dell'animo maschile che non di prosa o temi), devi assolutamente provare "La stanza del vescovo" (anche da questo è stato tratto un film). Anche io ho intenzione di rileggerlo perché, come Una spina nel cuore, l'ho letto tanti anni fa.
Un saluto caro e grazie ancora per avermi dimostrato il tuo apprezzamento. :-)

Dinamo Seligneri ha detto...

Grande letterato non me l'aveva mai detto nessuno... non so se offendermi:))) scherzo.
Hai una bella penna, lo sai da sola, e mi fa sempre piacere leggerti.

Su Chiara, sicuramente lo leggerò, magari partendo dai tuoi suggerimenti. Il fatto è che c'è davvero troppo da leggere... non si finisce mai di fare esperienze fondamentali di lettura...

un caro saluto

Biancaneve ha detto...

Eh, lo so Dinamo, c'è troppo da leggere. Io tendo a seguire molto l'istinto, prima magari ero più metodica.
Certamente quando scopro un nuovo autore intrigante poi sono portata a leggere compulsivamente tutto di lui.
Mi viene in mente un episodio di Ai Confini della realtà; c'è questo ometto mite, sottomesso da una moglie arpia, asociale, impiegatuccio di banca, tutto ligio a compiere il proprio dovere, con un solo sprazzo di gioia ad illuminare la sua esistenza: i libri, la lettura; legge in ogni momento libero, pausa pranzo, tra un cliente e l'altro, mentre aspetta che la cena sia pronta, mentre apsetta che il caffè salga su la mattina, sempre interrotto sul più bello da qualcuno che gli chiede di fare qualcosa; proprio si vede che tenta in tutti i modi di rubacchiare qua e là questi momenti di gioia, per lui gli unici di vita soddisfacente, gli unici davvero degni di essere vissuti. E sogna, sogna che un giorno la moglie possa sparire, e la banca sparire così che possa restare solo con i suoi amati libri. Poi... non mi ricordo bene come (l'episodio l'ho visto tanto tempo fa), accade un qualche evento di proporzioni planetarie, tipo lo scoppio di una bomba, un'epidemia, un terremoto boh... fatto sta che lui si ritrova ad essere l'ultimo uomo sulla terra. Sgomento, paura, stupore? Sì, ma poi realizza di essere davvero solo e quindi libero. E cosa fa per prima cosa? Ma ovviamente corre alla biblioteca nazionale! La trova intatta, è ancora lì e scoppia in una risata liberatoria, la gioia lo invade, finalmente, finalmente può realizzare il suo sogno di leggere tutti i libri che vuole senza interruzione. Si guarda intorno, contempla l'edificio dei suoi sogni e poi inizia a salire le scale... quasi correndo, in fretta... un gradino dopo l'altro, ma ecco che inciampa e rovina a terra... gli occhiali gli scivolano dal naso e cadono. Si rompono, le lenti in mille pezzi.
Proprio quelle lenti senza le quali non riusciva a scorgere nemmeno i caratteri sulla pagina!

(il mio incubo: perdere la vista).

Flosta5 ha detto...

Ho trovato per caso questo blog e volevo esprimere la mia riconoscenza e il mio apprezzamento per aver parlato cosi di questo libro che é uno dei miei due libri "cult". Ho letto circa 20 volte "Una spina nel cuore", tutto di Chiara (saggi compresi) e conosco molto bene i suoi luoghi, che adoro.

Conosco molte delle critiche che sono rivolte a Chiara e che comprendo.
Anche per questo apprezzo particolarmente molte cose che hai detto commentando la storia, i personaggi e il mondo descritto. Vorrei aggiungere un paio di impressioni mie.
L’umanitá di Chiara, che si stende su tutti, ora con l’ammirazione per gli “eroi” del romanzo, solo apparentemente velata dal distacco popolare per chi esce dal conformismo della mentalitá chiusa provinciale, ora con le strizzatine d’occhi, pieni di comprensione, proprio per la piccola societá che é il mondo dei romanzi di Chiara.
Chiara ama tutti, indistintamente, perché ama e descrive la genuinitá di una societá sostanzialmente semplice, sia da una parte che dall’altra. Genuinitá che salva tutti, nella filosofía della lotta per la vita quotidiana che giustifica o redime tutti.
Credo che Chiara in generale e Una spina del cuore in particolare, mostri anche una capacitá di evocazione di immagini folgorante e smisurata nel rendere sentimenti delicati e difficili, capacitá per me poetíca e romantica. Il titolo stesso rappresenta un capolavoro e, se forse non é corretto considerare Chiara autore di tale espressione (che pure non doveva essere molto corrente prima che il romanzo apparisse), mi piace immaginare che si attribuisca la paternitá morale a Chiara per avere dato all’espressione una descrizione cosí precisa ed esaustiva, cosí viva.

Biancaneve ha detto...

Grazie a te per il tuo interessante e articolato commento. :-)

Durante il resto dell'estate poi ho continuato a leggere Chiara e sono giunta alla conclusione che sia tra i migliori scrittori italiani.
La stanza del vescovo e Una spina nel cuore rimangono imbattibili, ma anche Saluti notturni dal passo della Cisa, Il Cappotto di astrakan mi hanno particolarmente colpita. Non ho letto ancora tutto, mi sono limitata alle opere che avevo già casa, ma pian piano ci arriverò. Sai, è uno di quegli autori che fa sempre piacere andare a ritrovare, sai che non deluderanno.

Hai scritto una cosa giustissima, lui ama tutti i suoi personaggi, indistintamente, tanto che non si riesce mai realmente a farsi stare realmente antipatico qualcuno. E poi mi piace la maniera con cui li introduce, senza descriverli direttamente, se non per brevi cenni, ma rivelandoli a poco a poco attraverso le azioni, i piccoli gesti. Una scrittura così precisa, essenziale, efficace, con poco dispendio di energie e parole rende tantissimo, restituisce tutto un mondo, luoghi, atmosfere.

Bene, mi fa piacere di aver trovato un estimatore di Chiara. :-)
E sì, hai ragione nel riconoscergli il contributo per aver reso l'espressione "una spina nel cuore" qualcosa di immediatamente comprensibile, ben identificabile in un preciso stato d'animo e sentimento. Complimenti per la tua intuizione.

Biancaneve ha detto...

P.S.:
E Buzzati ti piace? ;-)

Ho scritto qualcosa anche di lui.

Flosta5 ha detto...

Ammetti che hai letto i miei twit di quella sera. Avevo cominciato con citazioni di Buzzati e poi avevo avuto la folgorazione per una frase di Chiara, precisamente quella che dice piú o meno "quando cambi diversi posti e nessuno ti va bene, vuol dire che sei tu che non vai bene in nessun posto", che purtroppo non sono riuscito a trovare su internet e per varie ragioni non mi riesce di cercare nei libri (ed é da vari anni che non rileggo Una spina nel cuore). Ho trovato l’incipit di “una spina nel cuore” su internet e non c’é la frase. Quindi é forse nell’incipit di “Vedró Singapore?”... Peró mi sembra strano perché ho letto solo una volta “Vedró Singapore” e ho in testa di aver letto quella frase piú volte…

Mi piace molto che hai evocato “Saluti notturni dal passo della Cisa”, che mi trasmette un'atmosfera straordinaria, magica e lunare.
Mi piacciono i complimenti che fai, ai quali vorrei aggiungerne ancora uno: che alla fine sono tutti (o quasi) dei veri romanzi gialli, godibilissimi e divertenti (e ció spiega i tanti adattamenti cinematografici, probabilmente). In questi includo ancora Una spina del cuore, perché il finale é sorprendente e inaspettato quanto un finale al cardiopalma dei migliori libri gialli e non fá rimpiangere l’assenza di un delitto, cosa rarissima in un romanzo con finale a sorpresa che ha una struttura probabilmente simile a quella di un giallo.

Per quello che dici sulla sua maniera e capacitá di descrivere persone e luoghi, mi permetto di suggerirti di andare a Luino, per conoscere cos’é l’atmosfera di un lago grande come il fiordo di un mare, incastonato nelle montagne.
É tentatorio andarci d’estate, o magari in occasione della Pasqua o di un ponte, quando si possono fare delle splendide fotografie e fá poi piú colpo parlandone con amici e parenti, e infatti ci si trovano non pochi turisti.
Tu prova invece ad andarci ad autunno inoltrato, nella stagione della gita con Caterina nella baita degli spari. Oppure a Febbraio, Marzo, al massimo all’inizio (ma proprio inizio!) di Aprile. Possibilmente non andarci nel WE. Cerca di andarci in settimana, ma non di mercoledí, giorno di mercato.
Cosí potrai vedere i flemmatici avventori del locale che un tempo era il Metropole, bighellonare come ai tempi di Una spina nel cuore o de Il piatto piange. Potrai risalire lo stretto vicolo dove Piero Chiara é nato e cresciuto e sentire il vento che ci si infila scendendo dalle Alpi e serve, in quei giorni, a fermare il tempo, e che ti riporta agli anni ’30 e all’ambientazione di quei romanzi.
E forse scoprirai che Piero Chiara descrive persone e luoghi con la voce del lago e di quell’atmosfera. In realtá non descrive né persone né luoghi ma descrive solo il suo mondo, che é il lago e quell’atmosfera, e riesce l'acrobazia di descriverli utilizzando essi stessi come mezzo per la descrizione, perché la descrizione é intrisa di essi.
E che ha ragione lui quando dice che il suo mondo é immutabile e sempre lo sará.

Troverai anche una spina nel cuore. É lí. É il suo mondo, il mondo del lago luinese. É una spina nel cuore.
E ti verrá da pensare che Piero Chiara é terribilmente autobiográfico. Non solo perché ha messo molto sé stesso in tanti protagonisti dei suoi romanzi, tanto negli avvenimenti (i viaggi, le esperienze di lavoro lontano, ma anche episodi e vita luinese dei protagonisti, anche di Una spina nel cuore, sono reali e da lui vissute un prima persona) ma soprattutto nel sentire, nel percepire, nel riflettere suo, e in Una spina del cuore forse piú profondamente e íntimamente che in altri romanzi.

Flosta5 ha detto...

Ma torniamo a Buzzati. Non é un caso che ne hai parlato, vero? Sarebbe troppo incredibile…
Anche di Buzzati ho letto quasi tutto e mi piace tantissimo. Ma non é suo l’altro libro “cult” che ho letto una ventina di volte, come Una spina nel cuore.
Ho letto quasi tutta la bibliografía di altri autori, tra quelli che piú mi piacciono. Se un libro mi colpisce molto, ho la tendenza a volere leggere tutti i libri dello stesso autore. Per riprodurre le sensazioni del primo libro, affinarle e anche farle evolvere e diversificare, ma sulla stessa… “tavolozza” dell’autore…

E a te Buzzati piace? ;-)

Con calma andró a cercare e leggere quello che hai scritto su di lui.
Una cosa comunque speciale di Buzzati é che conosco molto bene anche i suoi luoghi!

P.S.: Vai a Luino anche di mercoledi se ti piacerá leggere “Pierino al mercato di Luino”, volumetto quasi (o apparentemente) per bambini che io trovo divertentissimo.

Biancaneve ha detto...

Guarda, sui twit di Buzzati hai ragione a metà: mentre leggevo il commento che mi avevi lasciato, ho pensato: dev'essere un appassionato di letteratura italiana, chissà se gli piace anche Buzzati? Poi ho cliccato sul tuo nick e sono arrivata ai tuoi twit.

Ti ringrazio per i consigli per una gita a Luino, in effetti sono zone che non conosco, spero proprio di riuscire ad andarci prima o poi, magari in autunno come suggerisci tu. Terrò ben presenti le tue raccomandazioni. ;-)

Vero che i suoi romanzi sono quasi sempre dei gialli, con rivelazioni e finali inaspettati e nella struttura. "Saluti notturni dal passo della Cisa", con quell'impossibilità di arrivare alla verità, mi ha ricordato tematicamente anche Pirandello.

La citazione che cerchi non è nell'incipit di "Vedrò Singapore", ho qui il libro sotto mano; sembra anche a me di averla letta, ma non riesco a ricordare dove, anche perché, tutto sommato, potrebbe benissimo trovarsi in qualsiasi suo romanzo. Forse La stanza del vescovo? Mi pare che sia quello in cui il tema del viaggio sia più attinente. Nell'incipit non c'è però, magari in giornata farò un controllo più accurato tra le pagine.
Comunque (non credo sia questo il caso, visto che la ricordo anche io) a volte succede di ricordare citazioni che poi, di fatto, non esistono; succede perché confondiamo suggestioni nostre con quelle dell'autore.

Concordo sul resto, sull'autobiografismo di Chiara, sull'indulgere nel suo mondo ma solo dopo averlo interiorizzato e trasfigurato dall'interno. In definitiva, a parte il resoconto fedele di descrizioni oggettive (la geografia del luoghi, i colori e rumori della natura ecc.), credo che il resto, soprattutto le atmosfere, sia riportato in maniera "impressionista": il suo mondo come lo sente dal di dentro.

Biancaneve ha detto...

Qual è l'altro libro cult che hai letto una ventina di volte? Mi hai incuriosita ora.

Anche io ho la tendenza a leggere tutta la bibliografia degli autori che mi piacciono, un po' per approfondire il loro pensiero - che poi si scopre sempre avere quei due o tre punti fermi declinati in una miriade di elaborazioni e soggetti - un po' per ovvio piacere di lettura, per andare sul sicuro, sapendo che certi nomi difficilmente mi deluderanno.

Su Buzzati in realtà, poi vedrai, ho scritto due post, uno in occasione del quarantesimo anniversario della sua morte, un altro accostando un suo racconto (Dolce notte) al film Antichrist di von Trier.
Ho anche l'edizione de La famosa edizione degli orsi in Sicilia illustrata. Mi piaceva molto pure come pittore. Non tantissimo tempo fa (forse la scorsa primavera? O proprio in occasione dell'anniversario della sua morte? Non ricordo... invecchiando il tempo si fa sempre più circolare ;-)) mi pare che c'era anche un'esposizione a Milano delle sue opere, avrei voluto venire, ma poi non ho potuto.

E invece della letteratura straniera che mi dici, a parte i super classici, ovviamente, che immagino avrai letto. C'è qualche autore contemporaneo che segui?

Flosta5 ha detto...

Fantastico! Hai associato Chiara all’impressionismo!
Adoro l’impressionismo (tutta l’arte figurativa di successo che viene dopo non la capisco, probabilmente ho dei limiti cerebrali… ;-)
Mi piace molto che anche se leggo Chiara da decine di anni scopro (o mi accorgo) di cose nuove, grazie a te.

Si, é vero. La técnica é forse diversa ma il risultato é lo stesso. Impressionismo….

Adoro Buzzati perché é una sensazione di freddo che ti entra nelle ossa. Perché é la discrezione e la riflessione profonda della montagna prima, ma poi anche dei montanari, come mia nonna, bellunese anche lei.
Metá del mio sangue viene dalle Dolomiti. Essere montanari non é un modo di essere. É una condizione fisica.
A 25 anni, per caso (si tratta di un fenomeno impercettibile per la maggior parte di esami ed elettrocardiogrammi) mi é stato riscontrato un leggerissimo soffio al cuore, totalmente innocuo.
Un cardiólogo mi ha spiegato che é normale per la gente di montagna.
É il risultato di una mutazione genética dovuta agli sforzi che fa compiere la montagna. Il cuore si é deformato leggermente in modo che quando sei in pianura e pratichi un’attivitá normale, le valvole del cuore “perdono” un pó. Solo sotto lo sforzo del camminare e lavorare per i monti, quando é necessario elaborare un volume straordinario di sangue, le valvole prendono a lavorare alla perfezione, garantendo piú potenza di un cuore di pianura….

Quando leggo Buzzati, il freddo che entra nelle ossa incotra il mio cuore, che lo riconosce e si sente a casa.

Degli stranieri e altre letture? Io ho un animo anarchico e anticonformista. (Trovo piú bello dire cosí che scrivere che sono un disordinato irrecuperabile… Ahahah!)
Non ho un percorso chiaro, coerente e neppure che abbia senso, o quantomeno che sia serio, nelle mie letture. Anzi, non ho neanche un percorso.
Per esempio non ho mai letto « il nome della rosa » di Eco, ma ho letto e sono innamorato ed entusiasta de “Il pendolo di Foucault”. Non so perché. Penso che un giorno leggeró anche il nome della rosa. Mi piacerebbe.
L’altro romanzo cult, che ho letto 20 volte e forse piú é Siddharta di Herman Hesse.
Banale, ingenuo, forse anche infantile o almeno adolescenziale, come dicono molti… E chi se ne frega? A me fa star bene leggerlo, l’ultima volta l’ho letto 3 o 4 anni fá e ancora mi ha fatto star bene.
Ho letto quasi tutto Hesse.

Ho letto tutto Cassola, Bassani, Pirandello, Kafka… devo sforzarmi per farmi venire in mente i nomi… non catalogo… A parte la tendenza a leggere tutto dello stesso autore, sono immensamente disordinato. E leggo di tutto. In questo momento sto leggendo una raccolta di rapporti e documenti di una conferenza sulla fine del periodo comunale e l’inizio delle signorie nelle Marche… una lettura che mi affascina.

Aggiungici che posso leggere con la necessaria conoscenza libri in lingua originale inglese, francese e spagnola e da quando posso fare ció, cerco di leggere solo gli stranieri che posso leggere in linga originale.
Mi piacciono particolaremente i francesi (banale…. Vedi impresionismo.. ;-).
Sto leggendo Gide, ho letto i Dumas (3 o 4 volte i 3 moschettieri…), Balzac….
Ma soprattutto adoro Simenon ... Ho letto circa due terzi dei suoi 400 e piú romanzi e racconti brevi. Di Maigret credo che mi manchi solo una decina del centinaio di titoli total, ma non lo so di sicuro perché non ricordo i titoli di quelli che ho letto e faccio fática a distinguere quelli che mi mancano…

Adesso smetto perché voglio sapere anche qualcosa di te, ma tutto il tempo a disposizione mi va via a parlare narcisisticamente di me.

O mi racconti di te, o sono costretto ad augurarmi che tu non mi faccia piú domande per non avere la scusa di scrivere e cosí trovare il tempo per leggerti…. ;-)

Biancaneve ha detto...

Guarda, riguardo all'arte contemporanea puoi stare tranquillo, non si tratta di avere dei limiti cerebrali ;-), non piace a tantissime persone e nemmeno a me (tranne rarissime eccezioni). Il fatto è che dalle avanguardie in poi l'arte è diventata concettuale, quindi tutto il discorso della forma diventa secondario a questa priorietà.

Il nome della rosa lo lessi da ragazza, all'epoca mi piacque molto, così come il film, ma sono certa che Il pendolo di Foucault sia in assoluto il capolavoro di Eco.

Noto con piacere che tra gli Italiani amiamo gli stessi autori, pensa che Cassola stavo per citartelo proprio ieri. La triade Buzzati-Cassola-Chiara per me è sacra, ma anche Bassani (Il giardino dei Finzi-Contini è uno dei miei preferiti), Elsa Morante (La Storia un altro dei miei romanzi preferiti), Tobino.
Visto che vuoi sapere di me - e che ho sempre pensato che non ci sia modo migliore di raccontarsi attraverso le proprie letture o ciò cui ci si appassiona - ti dico che forse l'autore che mi ha formata di più è stato invece Pirandello. Leggerlo e studiarlo è stato come imparare a vedere il mondo con nuovi occhi, mi ha spostato la prospettiva delle cose. Andando disordinatamente nel tempo, un altro autore cui sono debitrice (e che considero tra i migliori contemporanei, forse IL migliore) è Philip Roth (scoperto una decina di anni fa). Per fartela breve, sono cresciuta rubando dalla libreria di mio padre gli autori italiani di cui sopra, in mezzo ci sono stati i classici russi, inglese, francesi (che non ho esaurito, ad esempio non ho mai letto Guerra e Pace, ne, se non a stralci, Alla ricerca del tempo perduto e mi mancano alcuni autori che non ho mai affrontato, come Turgenev, per esempio), i moderni (novecenteschi) e qualche contemporaneo. Oggi continuo ad alternare classici, moderni e contemporanei. Comunque se intanto vuoi farti un'idea di alcuni tra i miei romanzi preferiti, ti consiglio di cliccare sul mio profilo (sotto alla foto, a destra del blog), dove trovi "visualizza il mio profilo completo") e poi ti si aprirà una pagina dove troverai una lista di libri e film (e sì, per non farci mancare niente, amo e seguo anche il cinema) amati.
Se invece, sempre sul lato destro del blo, clicci alla voce "letteratura", tra le etichette, potrai visualizzare tutti i post in cui ho parlato di libri, scritto recensioni. Scoprirai così che ho parlato di Simenon, Philip Dick, Philip Roth, McEwan e altri ancora. (continua commento sotto)

Biancaneve ha detto...

Ti metto qualche link qui:
(Simenon):
http://www.ildolcedomani.com/2011/08/sulla-lettura-ed-una-recensione.html

(Dick):
http://www.ildolcedomani.com/2011/02/un-oscuro-scrutare-e-qualche-nota.html

(Roth):
http://www.ildolcedomani.com/2011/06/nemesi-di-philip-roth.html

e qui: http://www.ildolcedomani.com/2012/11/philip-roth-non-scrivera-piu.html

Ci sono romanzi cui attribuisco un valore particolare, che porto proprio nel cuore, tra questi: Martin Eden di Jack London, La Storia di Elsa Morante (già citata), Il lungo addio di Raymond Chandler, Pastorale americana di Philip Roth, Le tre stimmate di Palmer Eldritch di Philip Dick, Grandi Speranza di Dickens... e altri.

La montagna: pensa che io sono stata sulle Dolomiti per la prima volta solo nel 2006. Mia madre è toscana, delle parti di Orbetello e quindi da bambina e anche dopo, negli anni dell'adolescenza, le nostre vacanze sono state sempre marittime e in quei luoghi. Io del mare potrei dire la stessa cosa che dici tu della montagna, lo porto nel cuore e, soprattutto, ne ho una nostalgia perenne, continua, che non si sopisce mai. Lo sogno, ne ricordo gli odori, certe sensazioni, il mio imprinting è avvenuto in quei luoghi insomma.
Quando sono stata sulle Dolomiti comunque non ho tardato a comprenderne il fascino. Poi mi piace camminare, sono una che ama la fatica fisica, le salite più delle discese, il pormi una mèta e impegnarmi per raggiungerla. Sono stata il primo anno nella Val Gardena, poi nel 2007 prima dalle parti di Canazei e poi a San Candido (ovviamente girando i dintorni). Ci sono luoghi e percorsi che mi sono rimasti fortemente impressi, ad esempio quando sono salita al Fanes. Peraltro nel ridiscendere a valle ci prese un temporale di quelli con lampi e fulmini, nel bel mezzo del nulla, proprio a metà percorso (quindi inutile tornare indietro al rifugio), uno spavento incredibile. Lì, come poche altre rarissime volte nella vita, ebbi modo di sperimentare quel sentimento che Schopenhauer ne "Il mondo come volontà a rappresentazione" definisce "del sublime": ossia quel sentimento che si prova se, presi nel bel mezzo di un temporale o di una tempesta sul mare, si smette di pensare alla propria incolumità fisica, si abbandona la preoccupazione di poter morire e ci si eleva così ad un livello di comprensione incondizionato della realtà, della natura, di ciò che ci circonda. A quel punto si percepisce la potenza del tutto, la sua meraviglia, maestosità e si diventa tutt'uno con la natura. Beh, lui lo spiega un po' meglio. ;-) Il passaggio avviene quando dal terrore (dettato dalla paura, lo sgomento, il cosiddetto terror panico) si passa all'abbandonarsi completamente allo spettacolo della natura, smettendo di percepire il proprio "io", di percepirsi, diciamo.

Biancaneve ha detto...

Fai bene a leggere in lingua originale quando ti è possibile. Io ho fatto il liceo linguistico e poi ho studiato lingue, quindi per forza di cose tanti classici me li sono letti in lingua originale, ora invece sono diventata un po' più pigra, ma è invece un'abitudine che dovrei riprendere. Per quanto una traduzione sia buona, è sempre comunque un atto creativo che si va ad aggiungere a quello originale, in qualche modo "inquinandolo", facendolo diventare altro. In taluni casi lo arricchisce anche. Goethe diceva che una buona traduzione è in grado di apportare nuova linfa al testo, facendolo rivivere.
Ora ti saluto, devo andare... sono felice di questa chiacchierata in progress, in cui si mischiano elementi biografici e letterari. :-) Sono sicura di aver dimenticato di citare autori significativi e che sono stati importanti per me... vabbè... li aggiungerò in seguito. :-)

Flosta ha detto...


Il vivere pareva mi si aprisse davanti come certe mattinate di primavera in campagna, quando ogni fiore, ogni foglia, ogni goccia di rugiada sembra promettere un miracolo, e la giornata che incomincia, piena d’aria e di luce, è proprio quel miracolo, quel comporsi d’ogni cosa.

Rita ha detto...

Ehi, quanto tempo...
Che bello questo pezzo...
Vedrò Singapore, se non erro, giusto?

flosta5 ha detto...

Ciao Rita!

Sono assolutamente imperdonabile!
Mi accorgo ora che mi avevi risposto!
Avevo aspettato qualche ora, forse il mattino dopo, e non vedendo subito la risposta, non ho pensato di cercarla piú tardi....
Mi spiace!
Si, era vedró Singapore...

Ora ero tornato qui, perché ho trovato oggi per caso questo e ho pensato che poteva interessarti.... tu sei la piú grande amante di Piero Chiara che io conosca...
A me ha interessato tantissimo leggerlo.

Enjoy!

http://www.ilcorrieredelverbano.it/cms/piero-chiara-tra-luino-e-udine-dialogo-tra-due-frontiere

Rita ha detto...

Grazie. :-)
Ha interessato molto anche me leggere quest'articolo, grazie di cuore. :-)

flosta5 ha detto...

Rita,

se ti va, ho raccolto un'accozzaglia di immagini e ricordi e l'ho scritta qua:

http://wp.me/p4hOr9-k

(Password: Pippi)

Non pretendo che tu lo legga tutto (tanto per me é solo un gioco, avevo voglia, anzi bisogno di raccontare) ma sarei particolarmente onorato se volessi dirmi qualcosa, qualsiasi cosa, anche solo sulle prime frasi.
:-)

Rita ha detto...

Grazie. Lo leggo con calma nei prossimi giorni. :-)

flosta5 ha detto...

Ciao Rita!

Se ti interessa. il 4 aprile esce il film "Il Pretore", che é ispirato al romanzo "Il pretore di Cuvio" di Chiara e ambientato nel luinese.

Flosta5

Rita ha detto...

Grazie, certo che mi interessa, pensa che giusto ieri ho notato la locandina del film e infatti mi sono ripromessa di andarlo a vedere. Poi semmai ci confrontiamo sulle reciproche reazioni. ;-)

Mi sono ricordata che mi avevi gentilmente lasciato del materiale da leggere, cosa che ancora non ho fatto per mancanza di tempo. Spero prossimamente.
Un saluto. :-)

flosta5 ha detto...

Per me.... non c'é fretta...
Nel senso che non saró in Italia fino a fine aprile e non credo che lo proietteranno qua prima :-(

Mi fará piacere leggere cosa ne pensi!
Bella l'idea del confronto, mi piace molto! :-)

Ciao
Flavio