venerdì 10 agosto 2012

X Agosto

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male! 

Giovanni Pascoli 

Questa del Pascoli è una delle mie poesie preferite, sin da quando ero bambina e mia madre me la recitava a memoria spiegandomene il significato, raccontandomi di come nella poesia si facesse un'analogia tra l'iniqua morte del padre del poeta (avvenuta appunto il dieci agosto) e quella della rondine, entrambi uccisi da un colpo di fucile e di come egli immaginasse che "le stelle cadenti",  particolarmente visibili appunto nella notte di San Lorenzo, fossero le lacrime versate dal Cielo ad inondare la terra, definita "atomo opaco del male". 
Solo oggi però ne "comprendo" e "vivo" pienamente il senso.
E quando penso alla straziante agonia di tutte le creature che attendono, che pigolano sempre più piano, tutto intorno e dentro di me si spegne e muore. La mia anima un piccolo puntino che si fa sempre più opaco fino a scomparire. E non c'è più "io", io sono tutte quelle creature che pigolano e attendono, io sono la rondine uccisa ed i suoi piccoli, io sono il poeta ragazzo che si strazia per la morte del padre (uno dei tanti lutti che Pascoli visse, la sua esistenza segnata come fu dalla perdita di tanti familiari), io sono la stella che si spegne, io sono la casa dove la tragedia si consuma, sono il pianto e la disperazione, ciò che è ineludibile. L'impossibilità di ogni gesto e senso.

8 commenti:

alpexex ha detto...

la so a memoria (questa e Fides) da che avevo 4 anni.. :)

keiko ha detto...

E' una poesia che ci insegnano quando siamo bambini,ce la propinano come una litania senza i presupposti per capirne l'intensità.
Quest'anno l'ho ristudiata a fondo aiutando mio figlio per gli esami terza media e , come dicevamo in precedenza, cambia la prospettiva cambiando l'eta.
Struggente l'immaggine dei rondini, l'ho sempre associata alla cavallina dell'altra poesia.
Un abbraccio

Biancaneve ha detto...

@ alpexex

Sì, anche io alla fine la imparai a memoria a forza di sentire mia madre. ;-)

Biancaneve ha detto...

@ keiko

Esatto. Infatti ho scritto che solo ora riesco a comprenderne pienamente il senso (di questa, come di altre sempre sue, compresa appunto quella della cavallina storna, o anche di Leopardi).
Sai cosa? Per quanto a scuola ce le facciano studiare bene (ed io, per dire, su Pascoli ho fatto anche proprio un esame all'università, quindi letto testi critici, ascoltato lezioni, conferenze ecc.), ci sono concetti ed esperienze dell'animo che si possono comprendere bene solo quando nasce un affine sentire, solo quando non è più comprensione intellettuale, ma esperire. Per questo vanno riletti certi classici.
Ora mi domando però una cosa, magari ci farò un post. Noi arriviamo a sentire allo stesso modo di certi poeti per un simile percorso esperienziale o perché magari la lettura delle loro opere, anche solo a livello subliminare, ci ha in qualche modo "segnati"? Che poi è la domanda che mi pongo nella breve stesura del mio profilo? Cioè, io sono diventata quel che sono in virtù, anche, di ciò che ho letto, oppure se ho letto ed amato certe opere è perché vi ero in qualche modo orientata?
Bella domanda, eh?
Ricambio l'abbraccio. :-)

Maura ha detto...

Sarà che oggi ho una giornata molto triste, sarà perchè domani vivo un doloroso anniversario, ma ogni volta che leggo le prime righe, anche il mio volto si riga di pianto...
Si, il cielo piange tutti i giorni guardando a questa terra soffocata da un uomo ingrato, incapace di capire che cosa si ritrova(va) tra le mani.
Quello che maggiormente mi addolora è che non abbiamo capito nulla: la terra è nostra, è il nostro giardino, la nostra casa, la nostra stessa vita e noi per contro la pigliamo a calci.
So che non riscuoterò favore, ma un poco mi dispiace che i Maya avessero previsto solo la fine di un calendario e non dell'esistenza per l'homo sapiens.
(che poi 200.000 anni non gli sono bastati per diventare davvero sapiens...)

Biancaneve ha detto...

Mi spiace per il tuo anniversario doloroso. :-(

Sul resto, che dire? Concordo tristemente con te.

Ti abbraccio forte.

(da piccola, quando mamma mi recitava la poesia, poi finivo inevitabilmente per piangere pensando al triste destino dei rondinini che attendono la mamma invano).

Martigot ha detto...

Pensa che mia mamma mi ha parlato di questa poesia proprio oggi, in relazione appunto con la notte di san Lorenzo...
Una splendida poesia.
Penso che certi autori e certi testi ci toccano in modo particolare perché esprimono mirabilmente un pensiero che in noi era presente magari soltanto ad un livello grezzo, come un semplice sasso che i poeti riescono a rendere con le loro parole una pietra preziosa. E tu dici, é un'immagine, o un concetto, che ho sempre avuto dentro di me, ma non lo sapevo, non avevo i mezzi per levigarlo fino a quel punto...
Credo comunque che bisogna già avere in sé una predisposizione, una simile visione del mondo, perché vi sia una sincera immedesimazione.

un caro saluto

Biancaneve ha detto...

Ciao Martigot,
sì, può essere che per "sentire" certe "immagini" poetiche si debba in qualche modo avere una predisposizione o averli comunque già presenti, almeno in nuce.
Di sicuro i poeti riescono a dare forma ad emozioni e sensazioni che in noi sono magari solo abbozzati.
Comunque alla fine credo non sia poi così importante stabilire come avviene e quando avviene questo processo, ciò che conta è trovare un comune sentire, un'affinità tra esseri umani che ci fa sentire meno soli ed incompresi, no? E conta anche l'imparare qualcosa in più su noi stessi grazie al poeta che ha acceso quella lucina dentro di noi.
Ieri sera poi mi sono dimenticata di guardare le stelle cadenti... ricordo una notte di tanti anni fa in cui stavo andando all'aeroporto per partire, erano le quattro del mattino circa e mi "investì" una vera e propria cascata di stelle. Bellissima.