giovedì 4 settembre 2014

Il lavoro sottopagato è un ricatto


Nel campo del lavoro si sta tornando alle condizioni pre-lotte sindacali. Ne ho le prove perché la quasi totalità delle persone che conosco è sottopagata rispetto all'attuale costo della vita e alle ore di fatica che svolge per lavorare.
Mi state dicendo che mio padre, organizzatore di tanti scioperi e lotte negli anni settanta per ottenere alcuni diritti fondamentali sul lavoro (quale quello di non essere licenziati senza motivo, di avere il personale in numero adeguato così che nessuno dovesse lavorare per quattro allo stesso stipendio, di avere gli straordinari pagati in busta paga, ferie pagate e malattia pagata, sostituzioni ecc.) - e con lui tantissime altre persone - si è fatto un culo così per niente?
Le persone che accettano di lavorare dieci ore al giorno per ottocento euro (senza nemmeno avere rimborso spese viaggio e pranzo), o otto ore al giorno per seicento euro, spesso domeniche comprese, lo sanno che così contribuiranno ad abbassare ancora di più il costo del lavoro? 
Nessuno, e per nessuno intendo nessuno, dovrebbe accettare uno sfruttamento di questo tipo. 
Idem per quei corsi che fanno le aziende per cui vi fanno fare un culo così e solo perché, vi fanno credere, ciò arricchirà il vostro curriculum. Lo capite o no che anche fare delle fotocopie deve essere una mansione pagata? Lo capite o no che qualsiasi cosa facciate gratis è sfruttamento e non vi dà nessun prestigio? Fare l'assistente del fotografo famoso o nella famosa redazione del famoso giornale a gratis non è prestigioso, non è un'opportunità che vi viene data, è sfruttamento. 
Non lo capite che quando rispondete "ma devo pagare il mutuo", "ma altrimenti i miei figli non mangiano" vi state sottoponendo a un ricatto? Non lo capite che state svendendo la vostra dignità e, quel che è peggio, l'esistenza vostra e di quei figli che vorreste tutelare?
Si sciopera, ci si mette d'accordo e si torna nelle piazze, tutti uniti! Non si subisce il ricatto del padrone, chiunque egli sia, mai. 
Qui non è soltanto in gioco la vostra esistenza e il far quadrare i conti a fine mese, ché tanto non quadrano mai, ma il futuro di noi tutti. 
Chi accetta di lavorare per seicento euro al mese per otto ore non è una persona che si sacrifica per un futuro migliore, è una persona che sta distruggendo il futuro.

Non esiste che diciate: "ma se non accetto io, accetterà qualcun altro" perché se una cosa è sbagliata e porta conseguenze terrificanti non la si fa e basta e perché rispondendo così state dicendo che allora sareste pronti a fare qualsiasi cosa, visto come va il mondo e ché tanto ci sarà sempre qualcun altro. 

Avete da mantenere i figli e da pagare il mutuo? Ma chi ve l'ha fatto fare di comprarvi la casa e di fare figli (il discorso figli è più complesso di così, spero che si capisca che non sto puntando il dito contro chi consapevolmente ha deciso di procreare, ma contro chi si sposa e fa figli solo per essere conforme al sistema)? 

Non capite che spesso si tratta di scelte che il sistema ci porta a fare proprio per renderci ancora più obbligati ad accettare condizioni di vita che ci fanno diventare sempre più simili ad automi schiavizzati?

Fate una cosa: la prossima volta che un datore di lavoro vi proporrà di lavorare otto ore al giorno per seicento euro, sputtanatelo, anziché riverirlo. Denunciatelo, anziché ringraziarlo.

9 commenti:

Chiara Solerio ha detto...

Concordo pienamente con quanto tu scrivi. A me in passato è capitato di fare dei lavori sottopagati, ma sono durati poco perché ritengo che la mia dignità valga di più rispetto a quei pochi euro, racimolati grazie ad una sorta di schiavitù. Ora ho un lavoro fisso ormai da due anni e (soprattutto) un ottimo stipendio, ma non ho mai smesso di portare avanti la lotta al precariato e allo sfruttamento, perché l'ho sperimentata sulla mia pelle. Quindi, qualora dovessi essere al corrente di qualche iniziativa al riguardo, sarò lieta se vorrai segnalarmela :)

Marco Goi ha detto...

e che dire del lavoro proprio non pagato?

Rita ha detto...

Ciao Chiara, sì, certo. Ma per quanto ne so al momento tutti si lamentano per poi chinare comunque la testa e accettare.

C'è anche un altro discorso da fare, molto più sottile: essere senza lavoro nella nostra società, a parte le difficoltà pratiche di non riuscire ad andare avanti (e queste le capisco), fa anche sentire frustrati, inutili, incapaci per cui si preferisce a volte accettare qualsiasi impiego, persino non retribuito, pur di dire che "si ha un lavoro". Io mi domando come facciano alcuni datori di lavori a proporre stipendi di quattrocento/cinquecento euro per otto ore al giorno? Ma non si vergognano?

Rita ha detto...

Marco, che dire?
Te lo fanno passare come un investimento che fai sul tuo futuro (ma quale futuro, mi domando?), come una specie di apprendistato, quando qualsiasi apprendistato, anche fare pratica in uno studio legale andrebbe retribuito. Perché poi non è che in queste situazioni ti fanno solo far pratica per imparare, ma spesso ti accollano tutte quelle mansioni noiose e pesanti che altri saliti di grado non fanno più; mi sta bene fare la gavetta, ossia svolgere lavori anche non conformi rispetto alle proprie capacità, ma dovrebbero essere sempre pagati perché comunque la persona che li svolge ci mette fatica, sudore, ore del proprio tempo.

Sara ha detto...

Io appartengo alla generazione del "pacchetto Treu", forse la prima che si è scontrata con forme contrattuali deliranti. Posso dirti che all'epoca erano le stesse Camere del lavoro a proporti questi contratti "per fare esperienza", ed erano già all'epoca una vergogna, il sindacato non doveva accettarli e invece li ha favoriti.. Erano i tempi di prodi e D'Alema per intenderci e la parola "flessibilità" l'hanno ampiamente utilizzata come slogan elettorale.
Ma ancora peggio credo che sia stato il fatto che negli stessi contesti lavorativi il personale precario , del quale io ho fatto parte per 9 anni e mezzo, sia sovente zimbello dei colleghi. Spesso il precario è quello più giovane, più qualificato, quindi il fatto che non abbia diritti , evita che ti scavalchi. E questa è la cosa più turpe.

Chiara Solerio ha detto...

Hai ragione, era successo anche a me: ti viene da dire “perché no? Almeno non sto chiuso in casa, e da cosa nasce cosa…” Tuttavia, esistono anche condizioni inaccettabili. Per quelle intermedie si possono trovare compromessi. Per altre, assolutamente no.
A Milano, poi, dove ho vissuto per molti anni, i datori di lavoro fanno leva sul fatto che molte persone sono in cerca. “Se lei se ne va, sa quanti ce ne sono fuori dalla porta?” Questo è ciò che mi sono sentita dire, dopo che mi avevano proposto di organizzare tre mostre per cinque euro all’ora.. lordi! La donna delle pulizie di mia mamma ne prende 10!!

Rita ha detto...

In questi casa bisogna rispondere: "sì, ci saranno pure persone in fila fuori dalla porta, ma io intanto la denuncio per sfruttamento del personale, poi vedremo...".

Per non parlare di un'altra cosa vergognosa che succede ormai sempre più spesso. I contratti di apprendistato o simili ovviamente contemplano uno stipendio più basso. Poi dopo un tot mesi, finito l'apprendistato, la persona dovrebbe salire di grado e essere assunta con un contratto diverso che prevede condizioni migliori. Ebbene, che fanno certi datori di lavoro per non pagare di più? Licenziano la persona e la riassumono, sempre con la tipologia di contratto precedente (lasciando passare un tot mesi) oppure assumono altre.

Anonimo ha detto...

Concordo in pieno. Nessuno pretende che alcuni lavori "semplici" debbano avere stipendi da urlo, ma neanche da fame...! A me è stato proposto di leggere i contatori del gas nella mia provincia a poco meno di 0,20 centesimi a lettura e con un rimborso chilometrico di 0,10. Fin qui tutto ok! Peccato che i centri grossi della mia provincia la società che mi assumeva NON li aveva in appalto, per cui si trattava di leggere i contatori del gas solamente nei paesi più piccoli e quasi tutti sparsi e in montagna.
Ho provato a fare affiancamento con un letturista, persona gentilissima, che mi ha effettivamente fatto capire quanto questo lavoro sia SOTTOPAGATO. Lui infatti avrebbe lasciato a breve se trovava qualcosa di meglio! E non perché mancava la voglia di lavorare, ma perché se uno si deve fare il mazzo a leggere contatori in paesi di montagna (dove se va bene ne leggi 150 al giorno esagerando) e devi usare il tuo mezzo, non conviene per niente! Le società vogliono solo gente da sfruttare! Io avevo bisogno di soldi, ma ho lasciato stare, perché se mi devo fare il mazzo 8 ore al giorno per tirare su 10 euro (contando che il resto lo spendo in benzina e usura del mezzo), tanto vale... Rendiamoci conto di come prendono in giro la gente!!!!

Rita ha detto...

Esatto, infatti spesso propongono lavori dai quali, detratte le spese per spostarsi, rimane un guadagno praticamente nullo. Allora tanto vale restare a casa, almeno si rimane padroni del proprio tempo.

Non ha senso alzarsi all'alba e star fuori tutto il giorno per pochi spicci.

Per non parlare degli inganni sulle offerte di lavoro: ti propongono una mansione da ufficio e poi ti portano in giro a bussare porta a porta, senza stipendio base, ma solo in base all'ottenimento di eventuali contratti.