mercoledì 17 novembre 2021

Il benessere animale è l'ingrediente segreto (dello specismo)

 Aspettando domenica, l'evento al Bookcity in cui si parlerà proprio della menzogna del benessere animale. 

Il consorzio che produce il parmigiano reggiano dichiara che l'ingrediente segreto della qualità dei loro formaggi è il benessere animale perché, in sintesi, meno stress per le bovine da latte (sic) consente la produzione di un latte migliore. 

Poi aggiunge che allevare animali nelle stalle, cioè tenerli sempre al chiuso, non è detto che sia un male, anzi, in estate è sicuramente un bene in quanto nella pianura padana all'aperto ci sarebbe un caldo eccessivo.

In sintesi: allevano mucche in funzione della produzione (bovine DA latte), le tengono tutta la vita chiuse dentro le stalle, gli sottraggono i cuccioli appena nati, quando la produzione calerà le manderanno al macello, però vogliono convincere che il benessere animale sia l'ingrediente segreto.

Infatti lo è: il benessere animale è l'ingrediente segreto che serve a perpetuare lo specismo. E di conseguenza l'ingrediente segreto che consente ad aziende e consorzi che traggono profitto dallo sfruttamento degli animali di continuare a esistere. Il benessere animale è una manna per gli allevatori e i consumatori, ma lascia inalterato lo specismo, ossia ciò che consente la normalizzazione dello sfruttamento degli animali.

Il problema al solito è parlare di benessere animale all'interno di un contesto di sfruttamento in cui gli altri animali vengono concepiti esclusivamente in funzione del prodotto che sono e che renderanno. 

Questo fatto del rispetto del benessere animale strettamente legato alla qualità del prodotto è dichiarato esplicitamente, cioè si dice "meno stress per le bovine consente la produzione di un latte di qualità migliore" però ci dev'essere un passaggio nella mente delle persone che gli consente di credere alla menzogna dell'allevatore che ama e tratta bene gli animali e a quella che sia possibile continuare a mangiarli e a trattarli come macchine senza che sorga un problema di natura etica. 

Questo passaggio io lo chiamo, citando Orwell, semplicemente bi-pensiero: ossia, sai che è una menzogna, ma continui a crederci.

Questo in alcuni casi. 

In tutti gli altri vale il solito specismo, ossia la convinzione diffusa, la mastodontica credenza che gli altri animali siano inferiori, che siano inferiori i loro sentimenti, che inferiore sia la loro sofferenza emotiva, psicologica e fisica, che inferiore sia la loro capacità di esperire il mondo (e quindi cosa importa se li teniamo chiusi in una stalla?), che inferiore sia la capacità di godere del sole, dei tramonti, di stringere relazioni, di interrogare il mondo, di fare esperienze emotivamente complesse, e quindi inferiore, cioè minimo, di poco conto, irrilevante, il danno che loro infliggiamo costantemente usandole e schiavizzandole per far guadagnare qualcun altro e per avere un sapore che è solo gusto apprezzabile poiché indotto dall'abitudine.

La cosa più grave oggi non è tanto che le aziende che usano gli animali parlino di benessere animale, ma che ne parlino anche associazioni animaliste così reiterando e rafforzando la convinzione che sia giusto usare gli animali (neowelfarismo).



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