venerdì 24 dicembre 2021

Gli ultimi

 

Alcune riflessioni dopo la notizia del divieto di allevare visoni e altri animali "da pelliccia" nel nostro paese.

Perché penso che sia una buona notizia.

L'Italia ha seguito la rotta già indicata da altri paesi europei riguardo l'abolizione degli allevamenti di animali "da pelliccia"; nel mentre molti grandi brand - i quali, che ci piaccia o meno, dettano tendenze nell'industria del fashion, contribuendo anche a condizionare socialmente l'idea che le persone hanno delle pellicce - hanno dichiarato che non confezioneranno o venderanno più pellicce.

Sì, è vero, le pellicce potranno essere ancora importate dai paesi extraeuropei o da quei pochi allevamenti rimasti in UE che allevano visoni e altri animali, ma oltre ai costi maggiori, c'è da considerare appunto l'impatto sociale che un simile passo comporta.

Da qualche parte si deve pur partire, i cambiamenti avvengono sempre gradualmente; l'importante - non smetterò mai di dirlo - è che siano passi in direzione abolizionista e non semplicemente protezionista o welfarista che dir si voglia.

E del resto ogni nostra azione, battaglia, campagna ecc. non potrà che essere limitata nel tempo e nello spazio: pensare a vittorie globali nello stesso momento è pura illusione. I cambiamenti iniziano sempre da qualche parte e poi semmai si diffondono. Oppure possono avvenire anche simultaneamente in più paesi, indice di cambiamenti culturali significativi diffusi globalmente in una certa misura, ma è impensabile che una pratica cessi dall'oggi al domani in tutto il mondo anche perché ogni paese ha le sue leggi e normative. 

Il nostro paese comunque intanto sta facendo un passo abolizionista. Attenzione, non welfarista o protezionista, non stiamo parlando di gabbie più grandi, ma di dismissione di queste gabbie. E questo è qualcosa di cui dobbiamo gioire. Per una volta possiamo essere d'esempio. 

A proposito di "benessere animale", noi sappiamo che è una menzogna, ma è su questa menzogna che le aziende italiane produttrici di pellicce basavano i loro "valori" e la loro "etica", cioè asserivano che le pellicce da loro confezionate venivano prodotte nel "rispetto degli animali allevati". Ora che in Italia non ci saranno più gli allevamenti e dovranno acquistare all'estero, sicuramente non potranno più dire la stessa cosa perché è risaputo che in Cina, per esempio, il benessere animale non è rispettato nemmeno come menzogna, cioè a livello di diritti animali sono ancora più indietro di noi. 

Le persone si lasciano ingannare facilmente dalla propaganda del benessere animale perché desiderano credere che gli animali non siano trattati poi così male.

Ora che viene a cadere anche questa possibilità di credere in una menzogna, forse smetteranno di acquistare pellicce o giacconi con guarniture di pelliccia. 

E del resto è la stessa cosa che è successa riguardo la chiusura di Green Hill (che tutti noi abbiamo accolto come notizia assolutamente positiva) e il divieto che ne è seguito di allevare cani destinati alla vivisezione nel nostro paese.

La vivisezione non è finita, purtroppo e cani continuano a essere comprati all'estero per poi essere torturati nei nostri laboratori, ma intanto quello è stato un traguardo che ha contribuito a un cambio di paradigma nei confronti della vivisezione e che ha acceso un dibattito e i riflettori sugli orrori compiuti nel nome della scienza. 

Lo stesso avverrà per le pellicce, che pian piano saranno percepite sempre di più per quello che sono: un prodotto frutto di enorme violenza sugli altri animali.

Alcuni chiedono: che fine faranno gli animali attualmente detenuti in questi ultimi allevamenti.

Ho letto che molti di loro, si spera tutti (sono più di 7.000 individui) potrebbero essere accolti nei rifugi. 

Io mi auguro che gli altri vengano semplicemente liberati. 

Ma ad ogni modo, se anche non dovessero farcela a vivere liberi o dovessero venire uccisi, almeno saranno gli ultimi. L'importante è che non saranno più fatti nascere per essere poi uccisi. Lo so, per quelle vite la loro esistenza è tutto e se fossimo noi al loro posto non diremmo così e non diremmo così nemmeno se fossero umani, ma la società è ancora specista e forse al momento per questi visoni è il massimo che ci potremo augurare (che siano almeno liberati). Questo problema riguarderà in futuro anche tutti gli altri animali nel momento in cui si deciderà di abolire altri tipi di allevamenti. Sicuramente non tutti potranno essere salvati.

Ci saranno gli ultimi uccisi, ma almeno saranno gli ultimi.

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