martedì 18 marzo 2014

22 giorni


di Alessandro Vettorato

Sono nato 22 giorni fa. Faceva ancora freddo e mi sono rifugiato nella lana calda di mamma.
Ho capito subito, appena nato, che fosse lei dal modo in cui mi ha leccato sulla testa, da come mi ha chiamato e, soprattutto, da come mi ha guardato.
I primi giorni li ho passati nel tepore del suo respiro. Era bello chiudere gli occhi e sapere che lei era lì.

Sono nato 22 giorni fa e, tutto attorno a me, altri agnellini. Dall’alto avremmo potuto essere scambiati per nuvolette. Correvamo per i prati, rendendo soffice l’erba che nasceva, rendendo soffice il richiamo di mamma, impigliato fra le fronde degli alberi ed il mio cuore.

Qualche giorno fa ho chiesto a mamma se fossi figlio unico. Lei ha sospirato e non ha risposto. È diventata all’improvviso triste e se ne è andata via.
Quella sera mi si è avvicinata una vecchia pecora, con il vello tutto stopposo, ma con gli occhi saggi.
Mi ha detto che ogni pecora non ha mai un solo figlio. Mi ha detto che ogni pecora è madre ogni anno e che ogni anno… ma poi non ha voluto continuare, gli occhi le si sono inumiditi, ha dato la colpa al freddo della sera e se ne è andata anche lei.

22 giorni.

Abito in un prato con la mamma, tante altre mamme pecore e tanti altri agnellini. Lo spazio non è enorme, a volte mi chiedo cosa ci sia al di là dello steccato, ma sono troppo impegnato a correre, giocare, mangiare, dormire, sognare per pensare ad altro.

Sono diventato amico di tanti animaletti. Talpe, ricci, galline, un tasso, qualche uccellino. Sono questi ultimi, però, che, ogni volta che parlo del futuro, di come mi cresceranno le corna in testa, di quanto sarà folto il mio vello da grande si lanciano strane occhiate e sospirano. Se chiedo il perché di ciò volano via.

22 giorni.

Mi sembra ieri quando ho aperto gli occhi per la prima volta ed ho assaggiato il latte della mamma.
La mamma ha lo sguardo pensieroso. Mi guarda come se dovesse non vedermi più.
Quando fa così vado da lei e le appoggio il muso sulla pancia. La sento respirare. La mia mamma è una culla. Mi addormento e faccio bei sogni.

22 giorni.

Qualche giorno fa sono scomparsi degli agnellini. È tutto talmente strano. Il giorno prima giocavano con me, il giorno dopo non c’erano più. sono andato a cercarli, ma il prato non è così grande e le sbarre troppo alte perché siano saltati dall’altra parte.
Perché non sono venuti a salutarmi? Siamo amici.
Le loro mamme piangono in un angolo della stalla. Hanno il muso tutto sporco di fieno e non vogliono mangiare. Incrocio lo sguardo di mamma. Mi sta guardando. Ha gli occhi stanchi. Vorrei chiederle qualcosa di questa situazione, del perché quelle mamme piangano, ma lei se ne va via.

22 giorni.

Altri agnellini sono scomparsi. C’è agitazione fra di noi. Tutti bisbigliano, nessuno bela a voce alta. Noi agnellini stiamo in gruppo e cerchiamo di capirci qualcosa, ma nessun adulto sembra volerci dare delle spiegazioni.

22 giorni.

Ho ancora gli occhi impastati di sogni quando gli esseri strani a due zampe entrano nella stalla e mi svegliano. Non lo fanno molto delicatamente, mi rovesciano a testa in giù e mi tirano su per le zampe. Mi fanno male, cerco di farglielo capire belando, ma quello che mi ha preso mi scuote, dice delle cose in un linguaggio strano, sembra arrabbiato. Cerco mamma con lo sguardo, la trovo, lei è sveglia e sta belando forte. Mi dice che mi vuole bene. Mi dice che sarò sempre il suo bambino. Mi dice che non mi dimenticherà. Mamma piange. Mi portano via. Il mondo a testa in giù è anche divertente da vedere, ma non voglio che mamma sia triste. Le mani che mi tengono le zampe stringono, fanno male. Vedo che stanno portando via anche altri due agnellini.
Dove ci portano?
Siamo fuori. Siamo fuori dal prato. Abbiamo superato le sbarre. Forse questo significa diventare grandi. Avere il vello folto. Ma la mamma mi manca.
Volto la testa verso il prato dove sono nato, voglio vederla, forse è lei con il muso infilato fra le sbarre che mi chiama, che mi chiama, poi entriamo in una stanza e qui ci sbattono a terra. Che posto strano. Ci sono dei ganci che pendono dal soffitto e ci sono delle macchie scure sui muri. Mi avvicino, ne annuso una, è un odore pungente che mi ricorda il sangue, ma non può essere sangue, sono macchie troppo grandi, poi quello strano essere che chiamano uomo afferra uno dei miei amici agnellini per le zampe, lo lega al gancio, fa lo stesso anche con l’altro, poi è il mio turno. Mi divincolo, ho paura, voglio la mamma, ma quelle braccia sono troppo forti e lo vedo, l’uomo, lo vedo mentre belo e piango a testa in giù, lo vedo che prende un oggetto da un tavolino, si avvicina a me, mi prende per la testa, me la solleva e l’ultimissima cosa che ricordo, prima che tutto diventi scuro, è che quando sono nato ed ho cercato di mettermi in piedi sulle zampe il muso di mamma era lì, a sostenermi, ed io ho pensato che ci sarebbe stato tutta la vita.

P.S.: 22 sono in media i giorni che vivono gli agnelli destinati ad essere ammazzati per pasqua

4 commenti:

Maura ha detto...

Ciao Rita.
Per raggiungere il luogo dove lavoro mi trovo a percorrere tutti i giorni strade in mezzo alla campagna.
Spesso mi imbatto in un piccolo gregge di pecore e caprette bellissime, sono marroncine e sembrano fatte di legno.
Più di una volta ho dovuto fermarmi per permettere loro di attraversare la strada ed è bellissimo guardarle zampettare felici di raggiungere il vicino bosco dove potranno brucare l'erba fresca.
Bel quadretto, poco dopo mi si stringe lo stomaco pensando a quanto potranno ancora stare tranquille le mamme di questi animali, pensando a quello che tra poco più di un mese succederà ai loro figli.
Vorrei dire al pastore che le accompagna che gli compero io tutti i cuccioli, così da poterli sottrarre a quelle mani assassine e senza pietà che ruberanno loro la vita...
Vorrei gridare a tutti quelli che si ciberanno di neonati che la loro pietanza oggi deve ancora nascere e che se proprio vorranno cibarsene devono avere il coraggio di guardare mentre la scannano!
Sono arrabbiata Rita, arrabbiata e con l'amaro in bocca per la mia impotenza...concedi al mio blog questo meraviglioso e doloroso post, lo pongo nella barra laterale.
Grazie, un abbraccio.

Rita ha detto...

Carissima amica, capisco benissimo la tua rabbia e senso di impotenza, lo provo anche io ogni volta che mi capita di incontrare nei miei sporadici viaggi in treno o in macchina delle greggi di pecore e noto che ci sono dei cuccioli. Già so che avranno vita breve e la loro vista mi dà gioia e dolore insieme.
Permettimi però di darti un piccolo consiglio, proprio perché so quanto tu ci tenga ad aiutare gli animali: mai comprarli, mai, perché non si farebbe che incrementarne il commercio. Anzi, poiché l'allevatore deve comunque soddisfare le richieste di chi comunque ha già deciso di mangiarla, se vede che gli affari vanno bene (a lui non importa se tu lo compri per salvarlo o per mangiarlo, per lui è soltanto merce), il prossimo anno deciderà di incrementare la sua attività. E comunque rimane un messaggio sbagliato: gli animali non si comprano, si liberano ;-) so che la tentazione è forte e indubbiamente possono esserci dei casi in cui per salvare la vita di un singolo animale si può fare un'eccezione, certamente un agnello comprato in più non fa cambiare le cose, ma non deve diventare una prassi. Lo scrivo perché purtroppo invece iniziano a sorgere gruppi che lo fanno come prassi. Ecco, così non si risolve nulla perché son comunque tutti soldi che entrano all'allevatore e anzi, magari, gli si dà una mano a risollevarlo da una situazione di crisi. Magari ci scrivo un post nei prossimi giorni, se riesco. Grazie per aver condiviso questo toccante racconto anche sul tuo blog. :-) Un abbraccione forte.

Maura ha detto...

Hai ragione amica mia, da sempre è la domanda che crea l'offerta...la mia considerazone è errata, dettata da l'impulsività e dalla rabbia.

"Una gabbia vuota è un animale LIBERO!"

Ti abbraccio, una buona giornata a te.

Rita ha detto...

Buona giornata anche a te amica, lo so che la rabbia e l'impulsività ci fanno pensare alla prima soluzione che ci possa venire in mente, succede anche a me. ;-)