mercoledì 11 settembre 2013

The dark side




Quando si parla di una certa attitudine al dominio connaturata alla specie umana, si viene accusati di essere misantropi. Non che ci sia qualcosa di male nell'esserlo, purtuttavia le cose non sono così semplici e al solito le etichette e le definizioni risultano molto strette. Cosa vuol dire misantropo? Letteralmente, ossia secondo l'etimologia originaria, significa colui che odia gli uomini.
Ora mi pare ovvio che parlando di attitudine al dominio e alla sopraffazione l'odio c'entri come i cavoli a merenda, ma tant'è. Non è tanto questione di odiare e odiarsi infatti, quanto di prendere atto di alcune nostre caratteristiche, riconoscerle come proprie, quindi accettarle, per poi provare a superarle insieme.
Fingere che non ci sia un lato oscuro nella nostra specie di cui prendere consapevolezza, significa restare per sempre nel cono d’ombra dello stesso; al contrario, è solo illuminandolo - facendone emergere le contraddizioni e risaltandone tutto ciò che ci disturba e ferisce il nostro orgoglio e amor proprio di specie - che potremo iniziare un percorso per affrancarcene.

Quello che a me pare evidente è che tale predisposizione al dominio, alla sopraffazione, alla violenza sui più deboli non è solo frutto del sistema sociale in cui ci si viene a trovare, ma ha radici più profonde che pertengono proprio alla maniera in cui noi ci siamo evoluti.

Se è vero, come sostengono l'antropologia biologica, la neurobiologia, la psicologia e altre scienze, che il cervello è plastico e si modifica col tempo in base alle azioni che ripetiamo - così come i suoi schemi, dinamiche e meccanismi cognitivi - mi pare ovvio che dopo millenni di devastazione e conquista del pianeta e dei suoi abitanti, animali umani e non, abbiamo interiorizzato questa attitudine così tanto da farne una reale caratteristica della nostra specie.
Ovunque l'uomo ha messo piede nel pianeta ha conquistato, distrutto, ucciso, modificato, alterato, dominato, violentato, sfruttato, schiavizzato. Senza risparmiare nulla e nessuno, né i suoi stessi simili appartenenti alla sua specie, né i nostri fratelli animali appartenenti alle altre, né la vegetazione, né i mari, né le montagne, nulla, nemmeno l’aria che respira.
Non ha avuto rispetto per nulla. Nemmeno per sé stesso e per i suoi stessi figli.
Ora, può essere che tutto ciò un tempo sia stato l'effetto di una qualche organizzazione sociale sbagliata, ma poiché questi effetti si sono protratti nei secoli, ormai tale vocazione al dominio ci è divenuta peculiare.
Ma questo non significa che non sia possibile – e proprio perché il nostro cervello e i nostri comportamenti sono modificabili nel tempo – fare un passo indietro e riuscire a far emergere e coltivare l’altra caratteristiche che pure ci appartiene e che è divenuta predominante in molti di noi: l’empatia. Se non credessi che ciò fosse possibile non sarei qui a scrivere, non mi impegnerei così tanto nelle tematiche e problematiche connesse alla liberazione animale. Per questo sostengo che parlare di misantropia sia fuorviante, non odio la mia specie infatti, solo ne riconosco il terribile lato oscuro.

Il primo passo da fare quindi è riconoscere che siamo specie dominatrice e votata alla sopraffazione dei deboli, e lo siamo ormai a prescindere dal sistema in cui ci veniamo a trovare. Riconoscendo questo, che non è misantropia, ma accettazione e riflessione su CHI siamo, potremo anche finalmente cominciare a elaborare una nuova idea di civiltà, quella che Rifkin chiama “dell’empatia”.

9 commenti:

Riccardo ha detto...

ciao Rita, riflessione interessante. Da parte mia però ignoro se i 10mila anni che più o meno ci separano dal neolitico, quando si presume abbia avuto origine lo sfruttamento sistematico di animali e natura, siano sufficienti, in tempi evoluzionistici, ad una modifica dell'indole. Se consideriamo che homo sapiens si presume abbia circa 200mila anni, 10mila anni non sono poi molti.

Bella l'immagine di 2001, significativo che kubrick-clarke abbiano fatto precedere l'uccisione dell'animale e poi a seguire l'uccisione del simile proto-umano...





(dimostro di non essere un robot)

Rita ha detto...

Ciao Riccardo,
se parliamo di modificazioni proprio biologiche del cervello, certamente gli anni sono pochi, ma per modificare schemi cognitivi e attitudini basta molto poco, davvero molto poco.

Continuamente nel corso della nostra vita modifichiamo i nostri schemi comportamentali.
Anche già divenire vegani ci modifica e modifica la nostra percezione e sguardo sul reale.

L'esposizione reiterata alla violenza, per dire, provoca desensibilizzazione, altrimenti non sarebbe possibile per alcuni svolgere alcune professioni.

Inoltre il dominio sugli altri animali c'è sempre stato, non solo a partire dal neolitico. Tanto che anche in altre società, non gerarchiche, non classiste, comunque siano gli animali si cacciavano, sfruttavano ecc..

Persino la caccia potrebbe essere intesa come una prima forma di dominio, in quanto quella umana ha caratteristiche diverse da quelle di altre specie.

Insomma, chi lo dice che la cultura del dominio sia avvenuta solo a partire dal neolitico? Si tratta di una teoria, non ci sono prove certe, tanto più che gli animali erano già considerati inferiori.

Secondo me l'uomo non appena si è reso conto di poter costruire utensili con cui modificare la natura (sia la scienza, che la religione discendono dlla magia, ossia la convinzione di poter modificare la natura, anche se ovviamente la magia era fondata su assunti errati) si è già considerati al di fuori della natura e superiore alle altre specie, ma questo è avvenuto ben prima del neolitico.

Ma senza andare così lontano, il cervello (sempre inteso nei suoi schemi cognitivi, non proprio biologicamente) si modifica in poco tempo... tanto che esiste la psicologia cognitivo-comportamentale.

:-D Curioso come un software - di fatto un robot - chieda a noi di dimostrare di non esserlo. Blade Runner docet. :-D

Rita ha detto...

Perdona qualche refuso e ripetizione, ho scritto di fretta...

Rita ha detto...

Comunque riporto pure qua un commento che avevo lasciato su FB e dal quale poi ho tratto "ispirazione" per buttare giù questo modesto e veloce pezzo: Sicuramente certe forme di sadismo e di logiche di dominio appartengono solo alla specie umana. Ovviamente c'è chi riesce ad affrancarsene e chi rimane schiavo di certe pulsioni distruttive e mortifere. E qui non si tratta di essere misantropi, ma semplicemente della necessità, per me, di prendere atto anche di queste caratteristiche tutte negative che ci contraddistinguono in quanto specie per poi, una volta accettate e riconosciute, cercare di superarle insieme. Se invece continuiamo a dare la colpa solo ai vari sistemi sociali, certe forme di violenza ce le ritroveremo sempre. Ovvio che la cultura, il sistema, l'ambiente in cui si è cresciuti incide notevolmente, ma infatti quanto io parlo di attitudine al dominio parlo di qualcosa di ancora più profondo che sottende gli stessi e che riguarda proprio la maniera in cui ci siamo evoluti. Noi ci siamo evoluti conquistando e devastando il pianeta, gli altri esseri viventi, tutto ciò che ci circonda e poiché il cervello è plastico e modificabile in base alle azioni, ormai abbiamo connaturata in noi questa attitudine. Ma non è troppo tardi, possiamo cambiare, altrimenti non crederei così tanto nella liberazione animale.

Basti capire che evoluzione significa proprio cambiamento e quindi nonostante l'attitudine al dominio, non siamo perduti per sempre.

Riccardo ha detto...

Rita, non sono molto d'accordo, ma non voglio aprire un dibattito perchè è un discorso molto complesso e andrebbe molto per le lunghe e dopo un po' io crollo ;-)
Comunque sul tema del dominio, un libro che mi è piaciuto davvero molto e che mi ha cambiato parecchio la visione delle cose è Un mondo sbagliato, di Jim Mason, e anche se, leggendo quanto hai scritto sopra, forse non sarai d'accordo con la tesi dell'autore, io l'ho trovato pieno di stimoli riflessivi, se non l'hai letto te lo consiglio davvero!



(accidenti, non sono un robot!)

Rita ha detto...

Di questo libro mi hanno parlato in molti e ci credi se ti dico che proprio ultimamente mi è stato consigliato ripetutamente da persone diverse?

L'ho già messo in lista prossime letture infatti, ti farò sapere.

(mi spiace per il "captcha", ma ho dovuto attivarlo perché altrimenti mi si riempiva il blog e anche la casella di posta - su cui mi vengono notificati i commenti del blog - di spam.)

Rita ha detto...

P.S.: comunque le mie sono solo riflessioni, ovviamente mettibili in discussione in ogni momento.

Ultimamente scrivo un po' così tutto quello che mi passa per la testa, anche semplici intuizioni...

SuperCoven ha detto...

Ciao!
Anche io sono d'accordo sul dover accettare il nostro lato oscuro, anche perché noto che molti o evitano il discorso, o ti tacciano subito di misantropia (aridaglie, avrò sentito più la parola "misantropia" in questi ultimi anni che in tutta la mia vita" xD), o sminuiscono la cattiveria umana in questione giustificandola o altro. Ma appunto, accettare la sua esistenza sarebbe più utile!

Rita ha detto...

Ciao carissima,

sì, per come la vedo io si tratta di fare i conti con questo nostro lato votato alla distruzione che ci portiamo dietro innegabilmente da troppo tempo, forse non dagli albori, forse non presente in ogni tipo di società (indubbiamente il sistema sociale in cui ci si viene a trovare amplifica o tiene sotto controllo tale insorgere di certi istinti), ma ormai comunque distintivo della nostra specie.

E proprio perché comunque siamo anche dotati di capacità di empatia e di solidarietà reciproche, si tratta di agire affinché si creino le condizioni per coltivare ed espandere queste caratteristiche.

Un saluto. ;-)