lunedì 30 dicembre 2013

Una mia brevissima considerazione sempre sul caso Simonsen


Perché i sostenitori della sperimentazione animale hanno evidenziato gli insulti di qualche scemo spostando così il discorso dal vero dibattito che è quello (o almeno dovrebbe essere) della liceità o meno di usare e uccidere migliaia di esseri senzienti provocandogli sofferenze atroci? Perché hanno voluto farci apparire (ci provano da sempre, in realtà) come dei violenti, aggressivi, sadici, cinici, quando la vera violenza reale è quella che si effettua dentro i laboratori?
Perché in tutto questa battage mediatico ci siamo dimenticati delle vere vittime della sperimentazione animale - tra cui non è certo la ragazza malata, ammalatasi per pura sfortuna - le quali vengono fatte ammalare appositamente?
Semplice.
Perché l'unico punto su cui i pro-vivisezione sono davvero in difficoltà, quello difficilmente difendibile, quello inaccettabile oramai per la maggior parte della collettività rimane, al solito, quello etico, che è, guarda caso, quello su cui noi battiamo sempre ed anche quello che riconoscono non esser in grado di controbattere efficacemente.
Per cui hanno spostato efficacemente il piano del discorso - debbo ammettere riuscendoci - dall'insostenibilità etica della vivisezione, all'insostenibilità etica degli insulti alla ragazza. Strumentalizzando vergognosamente le immagini sofferenti di Caterina, strumentalizzando la sua malattia e la sua speranza di guarire. Ma del resto da chi non si fa scrupolo di usare esseri senzienti come fossero cose, non è che c'è da aspettarsi molto di più.
Gli insulti e gli auguri di morte, come già detto, li condanniamo anche noi, ma nulla c'entrano con la giustificazione, di per ciò solo, della vivisezione. 
Per favore, siamo furbi, riportiamo la discussione sul tema che ci sta a cuore: la difesa degli animali uccisi nei laboratori, l'insostenibilità etica della vivisezione. 
L'operazione mediatica che i pro-test hanno provato a fare è questa: facciamo apparire gli animalisti come violenti, quindi li condanniamo eticamente, e quindi, per sillogismo, definiamo ingiusta anche la loro condanna della vivisezione.
Eh no! Se anche chi ha insultato Caterina ha mostrato di non avere rispetto per una malata, questo non significa che allora, di default, la vivisezione diventi per magia accettabile eticamente. 
Sempre una vergogna dell'umanità rimane.

11 commenti:

Giovanni ha detto...

grazie Rita, che hai riportato l'attenzione su CHI è davvero importante: gli altri animali prigionieri nei laboratori

grande tristezza: per la ragazza ammalata (e la malattia destabilizza i giudizi, a causa della debolezza), strumentalizzata lei per prima; per la reazione VIOLENTA dei media, tutti a montare il caso con rilevanza eccezionale (pagine e pagine sui tre maggiori quotidiani nazionali), subito schierati senza riflettere, senza dare spazio a una opportuna voce di dissenso (il cosiddetto 'diritto di replica' con gli animalisti va a farsi benedire); banalizzazione delle pur articolate riflessioni di pensiero animalista, elaobrate in anni di lavoro; appiattimento di tutti gli animalisti a quei 30 irresposnabili degli insulti; e, infine, nessuna considerazione verso gli animali - last but first

Alessandro C. ha detto...

Ciao Rita,

posso solo dire di essere completamente d'accordo con quello che hai scritto in questo post.

Vincenzo ha detto...

"inaccettabile oramai per la maggior parte della collettività": questo da quale sondaggio viene?
Rita, ti ringrazio per la tua disponibilità e vedrò di approfondire l'argomento, se mi sembreranno interessanti le tesi degli autori (anche troppi, lol) che mi hai indicato. Ma mi sembra difficile, perchè a me proprio l'antispecismo come principio pare insostenibile, e pure contraddittorio.
Siamo d'accordo che non sono eticamente condannabili i leoni che vanno a caccia di zebre, perchè l'erba proprio non fa per loro. Devono cacciare per vivere.
Bene, che differenza c'è tra mangiare una zebra e scoprire il vaccino per una malattia mortale? ai malati è ugualmente necessario per vivere. Lo "specismo", ossia pensare innanzitutto a te stesso e alla tua discendenza, altro non è che il modo stesso di evolversi previsto dalla natura, ed è sempre stato praticato da ogni forma di vita indistintamente.
Noi, al contrario dei leoni, possiamo mangiare vegano (che poi, antispecismo a parte, è tutta salute), possiamo rendere illegale un certo tipo di allevamento (che del resto può solo produrre cibo malsano) o il consumo di carne tout court, dobbiamo eliminare le orrende esibizioni di delfini e animali selvatici di ogni sorta.
Ma è contro natura dire "noi non dobbiamo minimamente essere, neppure ai nostri stessi occhi, più importanti di loro".

Rita ha detto...

Ma scusa Vincenzo, tu sei un leone? :-D
Perdona la battuta, ma l'antispecismo non intende combattere la predazione naturale degli animali che sono carnivori obbligati, bensì l'ideologia antropocentrica che giustifica, culturalmente lo sfruttamento delle altre specie.
Se leggessi alcuni testi teorici che ti ho indicato capiresti meglio cosa intendo, ora per me sarebbe troppo lungo spiegarti in due parole tutta la teoria.

Quello che rifiutiamo è proprio la gerarchia dell'importanza del valore di una specie rispetto ad un'altra. In base a cosa poi? All'intelligenza? Sol perché abbiamo capacità cognitive relative al pensiero astratto più raffinate? E perché non invece in base alla velocità del correre, dove allora ci piazzeremmo sicuramente dopo il ghepardo o altre specie?
In sintesi (molto in sintesi): la considerazione morale degli esseri senzienti non può e non deve risiedere nelle maggiori capacità intellettuali o fisiche perché questo è un principio del tutto arbitrario, per il quale peraltro rimarrebbero esclusi anche molti umani. I parametri non possiamo solo stabilirli in base a considerazioni antropocentriche, questo è antistorico e anche antiscientifico. L'homo sapiens è solo un animale tra gli altri.

P.S.: che la sperimentazione sia inaccettabile per la maggior parte della collettività ce lo dicono moltissimi sondaggi. Ora non ho tempo di riportartene qualcuno, appeno riesco lo faccio. Hai presente il caso Green Hill? Ecco, pressoché l'intero popolo italiano ha esultato per la liberazione a volto scoperto dei beagles.

Rita ha detto...

Grazie Alessandro, mi fa piacere, ma del resto non dubitavo che potessi essere d'accordo. ;-)

Rita ha detto...

Grazie Giovanni,
anche io sono tanto amareggiata per come i media hanno trattato l'intera vicenda e soprattutto per questa cosa che scrivi tu: "banalizzazione delle pur articolate riflessioni di pensiero animalista, elaobrate in anni di lavoro".

Rita ha detto...

Scusate se ho scritto un po' di fretta...

Giovanni ha detto...

vorrei aggiungere: non solo le riflessioni, ma anche le passioni, le convinzioni, le emozioni, scoperte da soli e poi seguite per proprio conto, anche queste in anni e anni,- anni di solitudine, a volte, e persino di timore - per cercare di non sentirisi inadeguati, in un mondo dove a volte sembra che sia 'bello ciò che è prepotente', o crudele, dove hai ragione se urli e picchi ... tutti questi vissuti biografici animalisti, - intendo, di 'individui' animalisti .... svaniscono, davvero, come lacrime nella pioggia

Rita ha detto...

Già... proprio così Giovanni.
Però voglio credere che non tutto svanisca, che qualcosa resti e che sia quanto basti per far germogliare un pensiero nuovo, per far immaginare una maniera diversa di stare al mondo tutti insieme, animali umani e non umani.

Tiziano Gioiellieri ha detto...

Ci sto con le tue parole e le condivido. Non solo idealmente ma nella mia rete sociale. Sei "una grande..." Tz

Rita ha detto...

Grazie mille Tiziano. :-)