mercoledì 13 maggio 2020

Specismo interiorizzato


Nell'immaginario comune chi si occupa degli altri animali viene dipinto come una persona che non ha di meglio a cui pensare e che sta sprecando il proprio tempo per una questione di secondaria importanza tralasciandone altre che invece sarebbero più importanti.
Questo pregiudizio è sempre un effetto dello specismo che stabilisce che alcuni soggetti contino meno di altri e di conseguenza anche chi si occupa di antispecismo si starebbe dedicando a qualcosa di minor valore.
Purtroppo è un effetto spesso interiorizzato anche dagli attivisti stessi per cui molti si sentono in dovere di giustificare il loro impegno in difesa degli altri animali dimostrando gli effetti negativi dello specismo sulla nostra stessa specie. Non di rado infatti si sente dire che praticare violenza sugli animali sarebbe una palestra di violenza anche sugli individui della nostra specie, in questo modo mettendo in secondo piano la gravità del danno diretto sugli animali; questo modo di argomentare non rende giustizia all'importanza della lotta antispecista e non mette al centro del discorso le vere e uniche vittime; è un atteggiamento simile a quello di alcune femministe quando per farsi ascoltare dagli uomini dicono che la cultura maschilista e patriarcale danneggia anche loro (gli uomini). Sì, certamente, ma il femminismo nasce come lotta contro l'oppressione delle donne e così allo stesso modo l'antispecismo nasce per combattere l'oppressione degli altri animali e non i danni collaterali che noi, come specie umana potremmo ricevere sfruttandoli. Ragionare in questo modo significa mettere ancora una volta i nostri interessi al centro e quindi rafforzare l'antropocentrismo e lo specismo.
Altre volte ci si premura di definirsi impegnati a 360 gradi pure su altri fronti per legittimare il proprio ruolo di attivisti, come se ci si vergognasse quasi di dire che si è attivisti per la liberazione animale.

A nessun attivista impegnato su altri fronti (per i diritti umani, o delle donne, o dei bambini ecc.) viene chiesto di dimostrare di essere impegnato a 360 gradi; succede solo a chi si occupa degli altri animali perché alle loro esistenza ancora non abbiamo imparato a dare il valore che meritano.

Siate orgogliosi e fieri di combattere per gli ultimi della terra. Ditelo ad alta voce, a testa alta: io sono un attivista per la liberazione animale.

Foto: Jo-Anne McArthur / Oikeutta Eläimille (allevamento in Finlandia)

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