giovedì 12 gennaio 2012

Il Sentiero (On the Path) di Jasmila Žbanić


Segnalo questo interessante film, Il Sentiero, che uscirà nelle sale il 20 gennaio p.v.; interessante per le tematiche affrontate ed anche per lo stile realista-minimalista, con dialoghi ridotti al minimo, scene ravvicinate di intimità domestica e di volti, gesti, corpi in primo piano, a tracciare una soggettività e l’idea di un’ineludibilità del proprio essere con la quale - prima di affrontare qualsiasi cammino condiviso ed anche dopo -  si è costretti a fare i conti.

In sintesi Il Sentiero è la storia di una coppia, Luna ed Amar, e del loro percorso insieme per costruire un futuro, un futuro nel quale progettano di formare una famiglia, avere un bambino e condividere l’esistenza. Poi, come in ogni percorso che si rispetti, si trovano di fronte ad alcuni ostacoli e ad un certo punto quel sentiero che avevano creduto in comune, si divide. Dapprima Amar perde il lavoro, poi incontra un ex compagno d’armi (la storia è ambientata a Sarajevo nei giorni nostri), divenuto wahhabita, e decide di seguirlo nella comunità religiosa in cui vive in cambio di un lavoro. Amar intraprende così un percorso che lo allontanerà da Luna.
Attenzione però, il film non vuole essere, come ha dichiarato la regista stessa, una presa di posizione contro il fondamentalismo islamico in particolare (“ho scelto l’Islam perché è la religione organizzata che conosco meglio”, ha detto) e nemmeno sulla religione in generale, bensì intende raccontare il percorso di vita di una coppia in cui, da un certo momento in poi, uno dei due decide di intraprendere un certo cammino che non potrà essere condiviso dall’altro.

Molte più informazioni in merito ed una riflessione un pochino approfondita potrete comunque leggerle qui, nella recensione che ho scritto per MENTinFUGA.

2 commenti:

Dinamo Seligneri ha detto...

Il minimalismo cinematografico, di ambientazione, produzione e origine europea, tedesca/francese e negli ultimi anni sempre più francese, mi sembra una reazione alla spettacolarità dei film hollywoodiani. Di questo filone, minimalista se vogliamo, ora mi camminano in testa due film che ho visto al cinema: La vita sognata degli angeli e Home. Il secondo è un capolavoro ed è superiore al primo, molto molto (il primo) invischiato di tematica sociale.
Sono film, i minimalisti, che si depongono alla critica quasi sempre con il marchio di qualità certificata, e la critica li rimbalza al pubblico dopo averci applicato anche il bollino del pollice verde.
Ad ogni modo, va bene lo stesso.

Il film di cui parli, ad occhio e croce, se parla di matrimonio islamico (a prescindere dalle intenzioni del suo regista), farà discutere, e, mi spiace per il regista (qualora fosse uno sprovveduto, ma non credo), per altre ragioni rispetto a quelle che si aspetta...

ciao Biancaneve,
ps: non badare troppo alle mie semplici teorie di cinema, l'altra sera sono andato a passare la serata con sherlock holmes 2, sono un impurista...

Biancaneve ha detto...

Ciao Dinamo,
i tuoi commenti mi fanno sempre tanto piacere, dici sempre cose interessanti, condivisibili o meno che siano. :-D

La vita sognata degli angeli è uno dei miei film preferiti. L'altro non l'ho visto, cercherò di recuperarlo.

Il minimalismo, specialmente francese, è uno stile appunto diretto, semplice, privo di orpelli, soprattutto tecnici, volto a riprodurre la realtà così com'è senza tutta la confezione plasticosa hollywoodiana. Non saprei dirti se può essere visto come una risposta intenzionale o meno allo stile hollywoodiano, lo è però di fatto, essendo un cinema tipicamente europeo, profondamente europeo e non solo nello stile, ma anche per dinamiche di sviluppo narrative, per contenuti, per tecnica recitativa e non ecc..
E' vero che spesso già l'aggettivo minimalista passa per essere un marchio di qualità, con me però in genere non funziona, io prima devo vederli i film. :-)
E non sono nemmeno io una purista, guardo di tutto.
Diciamo che la differenza dovrebbe essere tra cinema d'autore, in cui è appunto l'autore a decidere tutto ed è spesso sia sceneggiatore che regista, in più presiede ad ogni aspetto della lavorazione, compreso il montaggio, e tra cinema invece hollywoodiano, vera e propria industria, dove il regista è solo una parte dell'ingranaggio che porta al prodotto finale. Spesso non ha voce in capitolo nemmeno sulla scelta del cast, che gli è imposto dalla produzione. In questo senso non si può parlare di prodotto autoriale, ma sarebbe un errore pensare che non possa comunque venirne fuori un bel film.
Ripeto, la differenza è nel concepimento e realizzazione, ma quel che viene fuori dovrebbe essere analizzato senza preconcetti.

Questo di cui parlo qui è di una regista bosniaca e non tratta comunque di un matrimonio islamico, ma del percorso (da cui il titolo, Il Sentiero) di una coppia laica, moderna, sebbene rispettosa delle feste musulmane (un po' come accade a tanti di noi di festeggiare il Natale seppure non si è praticanti), solo che ad un certo punto il ragazzo incontra un suo ex compagno di armi che invece è wahhabita e da quel momento...
Nella recensione spiego meglio di che tratta il film.

Sherlock Holmes 2 ho in mente di vederlo anche io, il primo mi era piaciuto molto, e trovo che il regista Guy Ritchie sia parecchio bravo. Di suo, se non l'hai ancora visto, ti consiglio RocknRolla.

Un saluto. :-)