lunedì 1 luglio 2013

Selezione della specie

Curioso come la specie umana applichi il fatalismo della "selezione della specie" solo alle altre specie, ma mai alla propria.

Molto comune il seguente dialogo:

- Ho trovato un animale ferito, l'ho preso e portato dal veterinario.

- ah, ma non puoi prendere tutti gli animali feriti che trovi, così non si finisce più.

- dunque secondo te avrei dovuto lasciarlo lì?

- sì, dai, sarebbe potuto sopravvivere come anche morire, è la selezione della specie, funziona così, i più forti sopravvivono, gli altri non ce la fanno. Triste, ma è così.

- bene, come mai non applichi lo stesso ragionamento a te stesso?

- in che senso?

- nel senso che quando ti viene una malattia, tipo, che so, una polmonite, lasci decidere alla selezione della specie, senza curarti.

Antispecismo, come dice Oscar Horta, non è solo lottare contro lo sfruttamento istituzionalizzato degli animali, ma anche considerare il valore dei singoli individui delle altre specie al pari del nostro. Dunque, così come ci fermeremmo a soccorrere una persona investita da un'auto - e non ci verrebbe mai in mente di dire "lasciamola lì, la selezione della specie farà il resto" - lo stesso dovremmo fare nei confronti di tutti gli animali in difficoltà.

Selezione della specie... fuck you!

4 commenti:

Emanuele G ha detto...

Esatto!

Sara ha detto...

Con la selezione della specie di arriva ai campi di sterminio.

Tempo Immortale ha detto...

L'animale umano ha questa tendenza a ragionare sempre con due pesi e due misure, soprattutto quando i discorsi coinvolgono gli animali non umani. Prova ulteriore di quanto si senta "separato" da tutto il resto e, soprattutto, al di sopra. Non credo neanche si tratti di risposte che fanno comodo o che vengono pronunciate in malafede; appaiono del tutto ovvie e scontate per colui che le utilizza. Non si rende conto di quanto il confronto con analoghe situazioni che potrebbero riguardare lui stesso sia in grado di farle crollare e apparire di parte e insensate, semplicemente perchè non si sente e non si pone neanche come uno dei termini di paragone. Questo è la sensazione che molto spesso ne traggo.

SuperCoven ha detto...

Sembra che tu mi abbia letto nel pensiero!
Parlavo tempo fa con un conoscente del più e del meno, gli dicevo che io qualche mese fa ero in macchina con mia madre e ho visto un piccolo merlo spaurito a un lato della strada che tentava di risalire su un muretto, perciò abbiamo accostato, l'ho preso e messo lontano dalla strada.
Pure lui ha risposto con questa "selezione della specie de noattri", dicendo che ho fatto bene ma potevo pure lasciarlo lì, che se era forte abbastanza ce la faceva da solo. Gli ho fatto notare tutte le contraddizioni che comporta questo suo appellarsi alla selezione della specie, tra l'altro lui che con la moglie stanno aspettando un figlio e si sono sottoposti a mille cure per riuscirci, visto che lei non rimaneva incinta. Avrebbero dovuto lasciar perdere e vedere se ci riuscivano da soli oppure no, secondo la teoria che tanto sostiene.
Ma come ricorrono a questa legge le genti che per ogni minchiata prendono quattro antibiotici, hanno la macchina sotto il culo e tutto il resto!